Quelle che vengono chiamate comunemente bombe termobariche fanno parte della più ampia categoria dei cosiddetti “esplosivi volumetrici”, che funzionano tutti secondo il medesimo principio.
Normalmente una molecola di esplosivo contiene al suo interno il carburante necessario all’esplosione e l’ossidante necessario a generare la reazione esplosiva, di solito ossigeno.
In una bomba termobarica (così come in tutti gli esplosivi volumetrici), la sostanza esplosiva è composta al 100 per cento da carburante, mentre l’ossidante utilizzato è l’ossigeno dell’atmosfera. Questo permette di avere bombe molto più efficienti a parità di peso, poiché non hanno bisogno di contenere il loro ossidante.
In concreto, questo tipo di esplosivo funziona in due fasi. Una prima esplosione nebulizza il contenuto della bomba: una mistura di combustibile e particelle metalliche. In questo modo si crea una nuvola di aerosol infiammabile che nelle bombe più grandi può raggiungere un diametro di decine e decine di metri.
Dopo la dispersione del carburante e dopo che questo si è mischiato con l’aria, quindi con l’ossidante necessario all’esplosione, una seconda carica esplosiva, oppure in certi casi una reazione naturale, incendia la nuvola creando un’esplosione gigantesca che genera a sua volta una potente onda d’urto.
Quando le fiamme si estinguono, nell’arco di qualche decina di millisecondi, nell’area dell’esplosione si crea una condizione di quasi vuoto che risucchia violentemente tutta l’aria circostante (da qui il loro nomignolo “bombe a vuoto”).
Oltre al concetto di unicità della storia e della cultura russa, vi sono due elementi che possiamo ritrovare in quasi tutti i promotori conservatori dell’Idea Russa: una postura nazionalista e antioccidentale e il perseguimento di un fine escatologico.
Per quanto concerne il primo aspetto, va ricordato che“l’Idea Russa”nacque come reazione tradizionalista alla forzata europeizzazione di Pietro il Grande. La rivoluzione culturale che egli promosse generò uno scisma profondo nel Paese, anzitutto tra Stato e popolo, ma anche tra classi ben istruite e contadini, aprendo in Russia, con un movimento apparentemente innaturale, una “finestra sull’Europa”, Pietro finì per favorire la nascita di un pensiero nazionale originale, attraverso l’opera di Puškin, Dostoevskij e Tolstoj. Nella sua rivelazione identitaria, l’Idea Russa prese pertanto forma rigettando nettamente i valori occidentali e quindi profilandosi da subito più come un’ideologia nazionalista che come un semplice movimento culturale. Si accompagnò infatti alla percezione complottistica di un Occidente che voleva indebolire la Russia perché mal sopportava la sua indipendenza. La riscoperta delle radici valoriali russe fu improntata sin dall’inizio ad un approccio difensivista. L’Idea Russa nacque “in opposizione” a qualcosa di esterno, senza accettare di fare sintesi tra valori diversi, perché espressione di una visione di modernità ispirata a una irredimibile unicità.
In merito al secondo elemento, fu in particolare Nikolaj Berdjaev a parlare di un’Idea Russa dal forte valore escatologico, votata alla trasformazione etica della società. Secondo Berdjaev l’Idea Russa aveva una radice spirituale, per cui “il popolo russo, secondo la sua Idea eterna, non ama l’organizzazione di questa città terrena ed è teso alla Città del Futuro, alla Nuova Gerusalemme”. Ma per Berdjaev la coscienza della Russia, la sua unicità, non era solo religiosa. Era anche messianica. Nel suo pensiero, l’Idea Russa rappresentava una nuova Idea dell’uomo e assortiva sentimenti apocalittici e massimalisti. Era pellegrinaggio spirituale, ascetismo e nichilismo, rimessa in discussione dei valori della storia. Era fede nella definitiva trasfigurazione del mondo intesa come salvezza universale.
In definitiva, partendo da questi aspetti qualificanti, l’Idea Russa promossa dai conservatori si basava sui seguenti princìpi, che sono altrettanti ideologemi: l’unicità (e per molti la superiorità) della cultura, della storia e del percorso di modernizzazione della Russia; una società etica orientata sui “valori ultimi”, sulla verità rivelata (dal cristianesimo o dallo Stato); una più elevata forma di comunità, secondo il modello dei villaggi contadini; un’uguaglianza di risultati e condizioni, non solo di opportunità, nella vita e nelle aspettative del popolo; uno Stato forte, centralizzato e paternalistico, lontano dalle concezioni liberali di stampo europeo; un’opposizione dogmatica all’Occidente e ai suoi valori; una missione universale che sarebbe stata declinata in forme diverse (Terza Roma, panslavismo, eurasianismo) a seconda delle diverse epoche storiche e che, nella sua versione laica, avrebbe aperto lo spazio alla tentazione imperialista di Mosca e alla sua ossessiva ricerca di uno status di grande potenza.
Esiste un modo per aiutare gli ucraini a ricevere un po di soldi? Ci pensavo da giorni e ora posso dire che Si, esiste un modo.
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Io sono d’accordo con Angelo Panebianco, con quello che ha scritto sul Corriere, ringrazio gli ucraini per averci ricordato cosa significa essere europei. Li ringrazio per averci dato la sveglia. Per aver risvegliato i valori occidentali nonostante gli occidentali. Nonostante gli occidentali che vanno in piazza con la Cgil a manifestare per la pace( minuscolo), cioè, per Putin. Perché le marce con i colori della “pace”, al posto di quelli dell’Ucraina o dell’Europa, di questi giorni, questo sono, rappresentano una “equidistanza”, che è distante, distantissima, dalla realtà di quello che succede.
Se diciamo che non vogliamo andare in guerra, ma nemmeno vogliamo dar loro le armi per difendersi, diamo ragione a Putin. Se ripetiamo, ossessivamente, ripetutamente, che le sanzioni non servono a niente, diamo ragione a Putin. Se diciamo che lo abbiamo provocato( quelli più stupidi dicono che lo abbiamo accerchiato), gli diamo ragione. Perché gli diamo ragione? L’ho già scritto. Lo ripeto. Putin ci considera degli smidollati. Gli europei, gli occidentali: smidollati. Ha da tempo sposato le teorie del filosofo bianco Il’in, riportate ad oggi, in forma minore, rozza, molto rozza, molto pericolosa, da Dugin. Ecco, per Il’in, per Dugin, per Putin, noi siamo smidollati. Le democrazie liberali sono “minorità morali”, “ciò che crea libertà, la democrazia liberale, è il male”. Da combattere. Con la “forza”, valore assoluto, oltre “la ragione”. Putin si sente “redentore”. La sua missione storica è combattere “ciò che crea libertà”.
Lui ha invaso l’Ucraina perché pensava di prendersela con un ruggito. Perché ormai contagiata dai disvalori occidentali. Lui pensava di poterlo fare perché gli smidollati europei non avrebbero reagito. Lui contava anche sulla mancanza di memoria degli europei. Pensava a Chamberlain. Quando il Premier inglese prendeva l’aperitivo con Hitler, mentre costui, affascinato da Il’in, guarda un po’, preparava il suo pasto più grosso, che comprendeva Chamberlain. E tutti noi.
E invece questa volta, l’Europa si è unita. L’Occidente si è unito. E, pensate un po’, anche la politica italiana si è unita. Tutto questo Putin non lo aveva previsto. Pensava fossimo tutti dei Landini qualsiasi. O degli smidollati come, non so, un Formigli, che invita “filosofe” da due soldi. O come un Bersani, affascinato da un Di Battista. E invece no. Siamo andati oltre quello che Putin pensa di noi e che lo ha spinto contro di noi. Sbagliando i calcoli. Di molto. E dobbiamo dire grazie agli ucraini. E a Zelensky. Ci hanno dato il coraggio che avevamo smarrito. Putin ha già perso. Perché può prendersi la terra ucraina, ma non avrà mai gli ucraini. Non avrà gli europei. A parte gli smidollati e gli smemorati. Ovvio. La guerra l’ha persa. Quella di prospettiva. Quella delle idee l’ha persa. Oggi discutiamo, dobbiamo discutere, di come ridurre le perdite umane. E dovremmo discutere di come andare oltre gli aiuti umanitari e l’invio di armi. Di come aiutare i bambini e le donne che cercano riparo e gli uomini che combattono. Con ogni mezzo. Con interventi di difesa umanitaria. Anche con la forza. Senza entrare nella terza guerra mondiale. Certo. Ci arriveremo. Dobbiamo arrivarci. A respingere la guerra sul campo. Quella delle idee è respinta. Grazie Ucraina.
Non posso esimermi dal raccontare , per quello che posso, il conflitto che sta tenendo il mondo col fiato sospeso, cioè quello tra Russia ed Ucraina. Due paesi fratelli , che per le mire espansionistiche di uno Stato vicino, armato fino ai denti si trova a sopportare perdite ingenti in termini di vite umane. La propaganda russa è una macchina micidiale: l’abbiamo vista in funzione in varie parti del mondo. Ora è in azione nel suo stesso paese, per spiegare addirittura ai bambini la propria versione del conflitto in Ucraina. Un conflitto che, a mio avviso, non ha nessuna motivazione di esistere, se non facendo riferimento alle mire espansionistiche del nuovo Zar, schiacciando l’autonomia e l’autodeterminazione di un popolo, già da tanti anni autonomo. Guardate il video e fate le vostre valutazioni, e sappiate che si tratta di propaganda messa in atto dal più grande tiranno d’Europa.
Oggi vi racconto la storia di un eroe Ucraino, che ha un pezzo di cuore nella nostra città. Si chiama Kazbek, ed è mio cognato.
E’ di origine russa, ed arriva in Ucraina poco prima del 2009, dove ha terminato gli studi giuridici già precedentemente avviati in russia. Si laurea con pieni voti ed entra nella magistratura con la funzione di Procuratore. Viene inviato alla Procura di Alushta, una ridente cittadina di mare, nel sud della Crimea, a pochi kilometri di distanza dalla ben più nota Yalta.
La vita lavorativa si svolge con serietà e regolarità fin quando, sul finire del mese di Febbraio 2014, la Russia occupa, di fatto, la Crimea e con un referendum, più o meno corretto, la annette.
Kazbek è presto preso di mira dalle autorità occupanti ed è costretto ad una rocambolesca fuga notturna che lo porta fino alla capitale Kiev. Arrivato nella capitale il Ministero della Giustizia si stava riorganizzando a causa dei terrtori perduti. Kazbek resta per circa due anni senza lavoro, fino a quando rientra a pieno titolo, in veste di Procuratore, presso la Procura della capitale. Inizia un nuovo percorso lavorativo, che porta avanti con rigoroso rispetto del ruolo rivestito.
Nel Marzo 2020 è protagonista di un episodio che lo riporta agli onori della cronaca. In una fredda notte un automobilista perde il controllo della propria auto e finisce nel fiume Dnepr, nel centro di Kiev. Passando sulla stessa strada, si accorge dei capannelli di persone formatisi nel luogo in cui l’autovettura era uscita di strada. Nel rispetto del proprio ruolo si ferma e trova la disastrosa situazione di un’auto semi sommersa nel fiume con due persone a bordo. Senza pensarci due volte si butta nella scarpata, raggiungendo l’autovettura già parzialmente in acqua. La temperatura era di parecchi gradi sotto lo 0, ma sprezzante del pericolo entra in acqua e facendo leva solo sulla propria forza rompe il vetro del finestrino anteriore, riuscendo ad aprire lo sportello e a tirare fuori le due persone.
Diviene allora un eroe nazionale, il Procuratore che sprezzante del pericolo non tentenna per buttarsi in acqua per salvare due vite umane. Nonostante il momento di gloria, continua imperterrito il proprio lavoro, fino a quando il 24 Febbraio scorso, i russi, le genti della sua stessa terra di origine, entrano in Ucraina per invaderla.
Ancora una volta non scappa via, ma ha le idee chiare sulla parte con cui stare: il paese che lo ha accolto e che è mosso da un forte fermento democratico e che si chiama Ucraina. Entra nella Guardia Nazionale e coordina il suo reparto di riferimento.
Kazbek ha un pezzo di cuore qui, perche la sorella, ed i nipoti vivono proprio nella nostra città, Benevento.
Carmen Diodato è una ballerina professionista che lavora stabilmente presso l’Arena di Verona e presso il Teatro Massimo di Palermo. E’ venuta per noi a Benevento, presso la Fondazione Ciccio Romano, dove ha danzato, nella bellissima biblioteca, per me, per noi del canale e soprattutto per LA PACE IN UCRAINA E NEL MONDO. Un piccolo gesto da una grande artista che trasmette energia positiva e coinvolgendo i cuori di tutti. Carmen è sorda dalla nascita, ma ciò non le ha impedito di inseguire il suo sogno e diventare prima ballerina. Con la Direzione Artistica di Antonio Parciasepe
Ci sono svariate retoriche che si incrociano sulla vicenda della guerra Russa Ucraina. La prima è quella che riguarda i comunisti italiani: mantengono ancora l’idea di una Russia Sovietica, baluardo degli ideali comunisti. Purtroppo non è più così da tempo. La Russia attuale è una dittatura camuffata da democrazia, imperialista e contraria alla difesa di qualsiasi diritto umano. Lo ha dimostrato Putin quando, nel discorso con il quale ha dichiarato guerra, aveva alle spalle la bandiera zarista, quella con le due aquile, per intenderci. La seconda retorica è quella dei nazisti ucraini. Ci sono i nazisti in Ucraina? Si… Come purtroppo ci sono in Italia, ci sono in Germania, in Austria e persino negli stati uniti. Ciò non significa che siano stati nazisti. Si tratta di frange di squilibrati che vivono secondo ideali sbagliati. L’Ucraina non è nazista, tanto che ha un presidente ebreo. L’Ucraina ha bombardato il Donbass. Supponiamo che una regione italiana, ad esempio il Veneto, si separi dallo stato italiano e si dichiari Repubblica autonoma. Bene, in questo caso l’italia dovrebbe assecondare la volontà separatista o dovrebbe combattere per riprendere il controllo dei propri territori? Questo ha fatto il governo Ucraino: ha combattuto contro i separatisti finanziati dalla Russia e probabilmente infarciti di militari russi senza bandiera. L’america ha colpe in questa guerra? Si, a mio avviso si, perché l’america cerca di affrettare processi storici che richiedono tempo. Dobbiamo essere orgogliosi di essere Europei? Si, senza se e senza ma. L’europa rappresenta il sistema di democrazie più equilibrate al mondo. Bisogna difendere il sistema Europa. Si prevedono 7 milioni di profughi, alla fine di questa tragedia. L’europa è l’unico sistema in grado di accogliere. La guerra delle fake news è la nuova frontiera della guerra. Aprite gli occhi ed informatevi bene.
Poiché molte persone, non riuscendo a capire quanto sta accadendo in Ucraina, hanno chiesto il mio parere e soprattutto un’analisi della situazione, ho ritenuto opportuno di scriverlo pubblicamente, in modo che chi volesse avere almeno un’infarinatura potesse averla. Per capire la situazione attuale bisogna fare un passo indietro quando nell’art.10 del trattato del 1949, che istituiva la NATO, si stabiliva che l’organizzazione sarebbe stata aperta ad accogliere nuovi membri. Infatti la NATO nasceva come organizzazione formata da 12 stati, cui si aggiunsero nel tempo la Turchia, la Grecia, poi la Germania e la Spagna. Il patto non scritto che fu fatto all’epoca, cioè nel 1949, era quello di non allargare ad est l’organizzazione, in modo da creare dei territori cuscinetto tra gli stati occidentali e quella che allora era l’Unione Sovietica. Le carte in tavola sono cambiate radicalmente quando nel 1994 la NATO, approfittando anche di una Russia debole dopo il crollo dell’Unione Sovietica, decise di allargarsi ad est, permettendo l’ingresso di una serie di stati che fino alla caduta del muro di Berlino, e quindi fino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, erano stati suoi satelliti, contravvenendo, di fatto, agli accordi non scritti del 1949. Questo significa che la Russia è sicuramente da condannare , perchè è anacronistico riportare la guerra nel cuore dell’Europa nel 2022, ma anche l’atteggiamento che ha avuto l’America non è stato corretto. Tra l’altro la Russia ha più volte avvisato gli stati della NATO di fermare l’allargamento ad Est dell’organizzazione, per evitare che fosse minacciato direttamente il suo assetto territoriale. Nonostante ciò la NATO è andata avanti, permettendo, di pari passo, alla Russia di armarsi fino ai denti. Questo è l’antefatto storico. Il fatto attuale lo leggiamo dai giornali. Certo nessuno si aspettava che ci fosse un attacco di queste dimensioni nel cuore dell’Europa. L’Ucraina si ritrova, ora, come una donna corteggiata e poi abbandonata sull’altare e l’Europa non sa che pesci prendere perché in qualunque direzione si muoverà, sbaglierà. La Russia va condannata senza se e senza ma, e tra l’altro già il solo fatto del rapporto di idolatria che hanno salvini e meloni nei confronti di Putin, fa capire di che tipo di persone stiamo parlando. Spero che le diplomazie abbiano ancora spazio per trattare e che la situazione rientri completamente, perchè mentre i potenti giocano alla guerra, la povera gente muore.