Storia di un Presidente che si credeva un Topo nella più divertente delle presentazioni!

E’ on line la più divertente delle presentazioni del mio romanzo “Storia di un Presidente che si credeva un Topo”

Per quanto tempo ancora?

Putin continua a sfidare l’Occidente. Continua a farlo in maniera imperterrita, con la sua faccia gonfia di medicine e botulino, con il suo animo da diavolo a cui sta andando tutto storto. Capisco che si sta giocando il tutto per tutto, ma per quanto l’Occidente potrà ingoiare questi bocconi e tollerare altri attacchi ai suoi sistemi democratici. La farsa dei referendum è un film già visto, anche nel 2014 con l’annessione della Crimea.

E’ ancora tollerabile tutto ciò?

Non lo so, ma tutto ciò che sta facendo è un atto di sfida nei nostri confronti.

Ma, forse, dobbiamo mantenere la calma.

Un’astronauta che vale più di una nazione

Il 28 settembre Samantha Cristoforetti è diventata comandante della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). È la prima donna europea a ricoprire questo incarico in tutta la storia dell’esplorazione spaziale ma soprattutto è il grado più alto che può sognare qualsiasi astronauta in questo momento. Cristoforetti ha preso il posto di Oleg Artemyev, cosmonauta russo. Il passaggio di consegne fra i due è avvenuto con il consueto passaggio della chiave di ottone.

Il problema dove sta? sta nel fatto che la foto in basso, pubblicata per dare risalto alla notizia della nostra grandissima astronauta, ha ricevuto decine e decine di commenti sessisti, del tipo: “Vergognati, sei un astronauta scienziato (sic). Non un pagliaccio. Una donna non si presenta così”. E ancora: “Sei pessima. Manco la mamma sai fare”.

Samantha è la vera eroina della nostra nazione, altro che calciatori o buffoni vari. Gli italiani non meritano nemmeno una scienziata come lei.

Forza Samantha, siamo tutti con te, sei il nostro orgoglio. Un abbraccio.

Si vota domenica!

Berlusconi non deve chiedere scusa agli italiani, ma all’umanità intera.
Finora non mi ero pronunciato, ma ora due parole le voglio dire.
Domenica si vota, e sarà un voto importante, nonostante sia stata una delle campagne elettorali più brutte ed insignificanti della storia.
La prima cosa che voglio dire a tutti i miei amici e non, è di andare a votare. Votare significa esercitare la democrazia anche se con una legge elettorale che fa schifo.
E ricordate che votare a destra significa far piombare il nostro paese nel medioevo, senza diritti per i più deboli, per le donne e per tutti coloro che rappresentano, a loro modo di vedere, delle diversità. A sinistra nemmeno ci sono personaggi di spicco, ma vi sono persone aperte al dialogo, attente all’ambiente ed ai diritti di tutti.
Basta ascoltare le stronzate che ha detto Berlusconi, che, tra quelli di destra, viene considerato il moderato. Immaginate solo cosa possano avere in testa quegli altri due estremisti.
Quindi andate a votare… Votate a sinistra. E se questa sinistra non vi dovesse piacere, votatela lo stesso, che l’alternativa sarebbe il dispotismo, per non usare un’altra parola che mi fa rabbrividire.

Quello che non ti aspetti!

Una bella recensione che ho trovato in giro
“Il Portiere” è un libro che è piacevole da leggere, ma che ti fa riflettere tanto… Ogni capitolo è diverso dagli altri e descrive i diversi problemi della società di oggi, che per la maggior parte restano “dietro le quinte” perché si tratta di verità un po’ “scomode” per accettare il fatto che esistano… E poi, in particolare, c’è una cosa che mi piace personalmente più di tutto: si parla della guerra nel mio paese. In pochissime frasi si descrivono tante opinioni diverse. E bhe..purtroppo viene descritta la verità. Non tutti riescono a capire e comprendere la gravità e la tragedia che sta vivendo il mio popolo… E come spesso succede, dietro ogni opera d’arte, sia quadro, sia opera musicale, sia un racconto,  c’è il pensiero e l’anima dell’autore …. Dove si nascondono? In quale racconto? Bisogna leggerli tutti. Io I’ho fatto,  e credo di averli anche scoperti… Ora tocca a voi…. Comprate il libro su Amazon e leggetelo…..poi magari ne riparliamo.

“Prepararsi alla futura disintegrazione della #Russia.”

The Telegraph 13.09.22, Ben Hodges
(tenente generale (in pensione), ex comandante dell’esercito americano in Europa e consigliere senior di Human Rights First.)

“Sta diventando sempre più chiaro che l’Ucraina vincerà questa guerra e che il Cremlino dovrà affrontare una storica crisi di fiducia. In effetti, ora credo che ci sia una reale possibilità, che le debolezze esposte di Vladimir Putin siano così gravi, che potremmo assistere all’inizio della fine non solo del suo regime, ma della stessa Federazione Russa.

Questo vasto impero, che comprende più di 120 gruppi etnici, si basa sul fondamento insostenibile e, come in quella famosa citazione di Hemingway, il suo crollo all’inizio può essere graduale, ma potrebbe rapidamente diventare un evento improvviso, violento e incontrollabile. Se non ci prepariamo a questa possibilità nel modo in cui non siamo riusciti a prepararci al crollo dell’Unione Sovietica, potrebbe introdurre un’immensa instabilità nella nostra geopolitica.

Vedo almeno 3 fattori che potrebbero portare al collasso della Federazione.

  • Il primo è il crollo della fiducia interna nell’esercito russo, che è stato tradizionalmente al centro della legittimità del Cremlino. La sua umiliazione in Ucraina è ora quasi completa, con l’orgogliosa flotta del Mar Nero che ancora si nasconde dietro la Crimea, troppo spaventata per agire contro un paese, che non abbia una marina. E gli uomini russi, una volta allettati dalle offerte di paga dei militari, evitano il reclutamento in massa, sapendo del destino che il campo di battaglia riserverà a loro. Ciò ha esacerbato il reclutamento sproporzionato delle minoranze etniche dalla Cecenia e dalle altre regioni ai margini della Federazione – i gruppi più facili da usare come la carne da cannone – che ha già sollevato le lamentele che non saranno facilmente dimenticate. Se alcuni militanti ceceni decidessero di scatenare un’altra guerra di indipendenza, dove troverebbe Putin le risorse militari per combatterla ora, quando ha sprecato così tanto in Ucraina? Senza dubbio sarà consapevole del fatto, che se una tale guerra verrà vinta in modo rapido e deciso dai ceceni, potrebbe innescare un’ondata delle insurrezioni simili in tutta la Federazione.
  • In secondo luogo, i danni subiti dall’economia russa sono stati troppo devastanti per sostenere una popolazione di 144 milioni di abitanti. La perdita dei mercati energetici, che prima compensava la mancanza delle industrie moderne nel Paese, non può essere annullata. I governi europei non faranno più affidamento sul Nord Stream 1, dopo aver assistito alla facilità con cui può essere spento, e stanno già effettuando gli investimenti a lungo termine nell’approvvigionamento energetico nazionale. Anche la Russia aveva fatto l’affidamento sulle esportazioni delle sue armi, ma quale paese sarà interessato ad acquistare il suo equipaggiamento o le sue armi ora? Una tale crisi economica può essere sostenuta per qualche mese, nella malriposta speranza che un giorno gli affari tornino, ma anche in Russia il pozzo dello stoicismo ha i suoi limiti.
  • Questo ci porta al terzo fattore, che è la natura scarsa della popolazione russa. Perché nonostante possieda 70 volte la massa continentale del Regno Unito, la Federazione ha solo il doppio della popolazione. Questi numeri rendono difficile il raggiungimento della solidarietà civica anche nei tempi migliori, ma ora, con la metropoli in una posizione debole, qualsiasi senso di identità nazionale potrebbe deteriorarsi rapidamente. Le sanzioni occidentali costringeranno le élite di Mosca a fare difficili compromessi economici. Inevitabilmente salveranno le classi medie della capitale, che rappresentano una minaccia più immediata per i funzionari, a scapito delle minoranze nelle regioni costituenti.

Vista in questo modo, è scioccante quanto poco venga discussa una potenziale fine della Federazione Russa.

Dovremmo porci le domande difficili ora, per evitare che ci vengano lanciate all’improvviso addosso dal nulla. Ad esempio, come andrebbe a finire in un paese, che ha le notevoli scorte delle armi nucleari e pochi centri del potere? Chi estrarebbe le cariche nucleari? Come evitare la fuoriuscita delle armi e dei militanti russi negli stati baltici? Un grande conflitto interno è inevitabile o il crollo può essere contenuto nei limiti di un contesto politico? Insieme, questi dilemmi rappresentano una sfida molto significativa per l’Occidente.

Se sbagliamo, potremmo avere a che fare con il disastro. La nostra incapacità di arrivare preparati all’ultimo crollo russo circa 30 anni fa, ei disordini interni che ne sono seguiti, hanno probabilmente portato il paese alla presidenza di Putin. Non possiamo rischiare di essere impreparati la seconda volta.”

Ecco come va il mondo!

Ma va? Chi lo avrebbe mai detto? Secondo la CIA, dal 2014 la Russia avrebbe speso oltre 300 milioni di dollari per influenzare politici e partiti in oltre una dozzina di paesi in Europa, Africa del Nord, Medio Oriente e America Centrale.

Il bello è che intendono presto rivelare ai vari paesi interessati tutto ciò che sanno sui soldi inviati a ciascuno.

Magari, riguardo l’Italia, saranno così gentili da farci sapere entro il 25 settembre…

Altra notizia della giornata, è il viaggio di quel simpaticone di Papa Francesco in Kazakhstan, dove sperava finalmente di incontrare il nazi-Patriarca Kirill di tutte le Russie (che, invece, gli ha dato sonoramente buca). Incredibile la persistenza con cui il nostro eroe della pace cerchi in ogni modo di incontrare la Sua Beatitudine Patriarcale, grande amico di Putin, Dugin, e proprietario di beni stimati in 4 miliardi di dollari.

Il Kazakhstan è forse uno dei paesi con la minor concentrazione di cattolici al mondo. Ne trovi forse di più in Tasmania. Invece, in Ucraina, dove vivono quasi 5 milioni di cattolici, niente, non ci vuole proprio mettere piede.

Che c’entrano le due storie? Ovviamente, nulla!

Peter Kruger

https://apnews.com/article/russia-ukraine-putin-biden-politics-presidential-elections-03d0ae84fb34833b78b1753d0a9602db

La famosa democrazia russa

Vi mostro un documento straordinario.

Oggi in Russia si vota, diciamo per le amministrative. Una candidata indipendente viene avvisata che la presidente di un seggio sta per fare imbrogli. La candidata avvisa la polizia, entrano nel seggio e filma: la presidente viene invitata ad alzarsi ma non si alza. Dopo varie insistenze si alza e sotto al culo aveva una serie di schede già votate, da inserire nell’urna. Ovviamente tutte le schede riportavano voti per il partito di Putin. Cosa succederà alla candidata indipendente che ha scoperto e filmato l’imbroglio, non lo so. Spero nulla di grave. Ad ogni modo è una donna coraggiosa.

Il prezzo della pace

Lunedì scorso, peraltro, fatto passato inspiegabilmente in secondo piano dai media italiani, Putin ha approvato il concetto di azione umanitaria della Russia all’estero che ha come obiettivo la protezione delle comunità russofone che risiedono negli altri paesi. Un documento di 31 pagine in cui Il Cremlino definisce questa dottrina “una politica umanitaria”. La Federazione russa, si afferma, “fornisce supporto ai suoi connazionali che vivono all’estero” e deve “proteggere, salvaguardare e promuovere le tradizioni e gli ideali del mondo russo”. Di fatto è la riproposizione sotto mentite spoglie della dottrina del “Mondo russo”. Russkiy Mir, Mondo Russo è la linea guida seguita dal Cremlino in politica estera negli ultimi anni. “Ovunque ci sono russi è Russia” è la filosofia che sta alla base di questo approccio ultranazionalista che minaccia buona parte degli stati che hanno preso il posto dell’Unione sovietica. In tanti di questi, infatti, si trovano minoranze russofone che Mosca cerca di usare come quinta colonna per ricomporre, almeno in parte, l’impero antico e riaffermare inequivocabilmente l’egemonia e il controllo dell’ex spazio sovietico.

Mosca si riserva il diritto-dovere di intervenire laddove ritiene discrezionalmente che i diritti delle minoranze russe siano violati o a rischio. L’ha già fatto in Moldavia e in Georgia e ora lo sta facendo in Ucraina ma domani potrebbe farlo in Estonia e Lettonia o in Kazakistan, dove risiedono importanti comunità russe. Nessuno può sentirsi tranquillo in questo scenario. Bisogna mettersi nei panni di chi governa in questi Paesi per capire fino in fondo come sia complicato e sensibile affrontare la questione della sicurezza in queste condizioni. Fa un certo effetto, da questo punto di vista, ascoltare nei nostri talk-show, che sembrano più spesso “trash-show”, opinionisti di ogni risma che dal pulpito di un provincialismo spocchioso e presuntuoso a 3000 chilometri di distanza pontificano e pretendono di impartire lezioni a finlandesi, svedesi e cittadini delle repubbliche baltiche su come ci si deve comportare con la Russia di Vladimir Putin. Troppo facile e spregiudicato. La comoda posizione geografica falsa la percezione della Russia nell’opinione pubblica italiana che tende a vederla più come un’opportunità che una minaccia. Ma i conti con l’oste poi li pagano i Paesi confinanti mentre noi consumiamo gratis. È paradossale, così, che alla fine di questo conflitto scatenato dal Cremlino per impedire la presunta adesione dell’Ucraina alla Nato, che non era all’ordine del giorno, la Russia si ritroverà con un’alleanza atlantica allargata lungo altri 1300 chilometri di confine. L’architettura europea di sicurezza è in frantumi e va ricostruita anche se non può e non deve essere la guerra a gettare le basi per la pace.

Paolo Bergamaschi

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