Quando un amico…

Lo sguardo si abbassa, quando vince il silenzio, quando l’arte si spegne per far posto al vuoto. Un uomo cammina con passo sicuro, verso un precipizio, il cui limite pare franare sotto ai miei piedi. Mi affaccio e mi accorgo che è impossibile scorgerne il fondo, perché, forse, il fondo non esiste. Resto lì perplesso per molto tempo. La mano destra al mento, accarezza la barba, morbida, dai bei riflessi dorati. L’uomo che camminava con passo sicuro non c’è più. Qualcuno dice che si sia buttato di sotto, ma io l’ho visto volare. L’ho visto con i miei occhi staccarsi dal terreno, fermarsi per un attimo a guardare giù, con uno sguardo commiserevole, e poi prendere il volo verso l’alto, verso altre dimensioni. È diventato un puntino nel cielo, fino a scomparire del tutto, ma la gente continua a dire di averlo visto lanciarsi giù, verso il fondo senza fine. Ma quest’ultimo e il cielo infinito sono la stessa cosa, basta saper capovolgere l’immagine.

Sannio e Irpinia

Oggi durante gli Stati Generali di Cesvolab Sannio-Irpinia, mi è stata data la possibilità di intervenire per portare la mia esperienza da scrittore che rappresenta un ponte, non solo ideale, ma fisico tra Sannio e Irpinia. A partire dalla metà del novecento si è cercato di creare rivalità tra due province che storicamente sono state sempre unite: basti considerare il Sannio storico che andava dal Molise, alla provincia di Bn all’Irpinia, fino a comprendere per un breve periodo anche parte del salernitano, fino al Ducato di Benevento che naturalmente comprendeva anche l’Irpinia, oltre che tantissimi altri territori. Insomma, due entità simili e contigue, per territorio, per tradizioni, per cultura, separate solo per poche futili cose, tra cui il calcio, che io abolirei del tutto, per la sua inutilità e per i danni che porta nelle menti delle persone. Oggi abbiamo una grande occasione storica, quella di cominciare a mettere insieme i cocci delle due province. Siamo di fronte a sfide epocali, prima tra tutte quella dello spopolamento, che come un cancro, lentamente ci sta mangiando da dentro. Bisogna reagire con un approccio sistemico, che non lasci indietro nessuno. Ecco, proprio i miei libri portano un gran sollievo in tutto questo processo, parlando di territorio, bellezza e soprattutto di unità. Un messaggio rivolto soprattutto ai giovani. Un invito a rimboccarsi le maniche perché qui c’è davvero tanto da fare, e un grazie a Pasquale Orlando che mi ha voluto presente.

Il mio modo di stare al mondo

Dopo tre giornate intense, anche l’esperienza di Sanremo é finita e può essere archiviata.
Come è andata e cosa resta nel cassetto dei ricordi?
Bhe io dico che è andata bene, nonostante le mie posture eternamente sbagliate, nonostante il mio essere scontroso, il tutto accompagnato da un modo semplice di stare al mondo e da parole sempre affilate e pungenti al punto giusto.
Nel cassetto dei ricordi resteranno gli incontri con gli amici e le amiche nei tanti incontri pubblici e meno pubblici, le risate spensierate, il mare di persone riversate per le strade, gli studi televisivi dentro Casa Sanremo, la musica ballabile di Sal Da Vinci, le serate infinite al Casinò, il sapore morbido della farinata, i km fatti a piedi per andare a recuperare la macchina, parcheggiata sempre troppo lontano.
In fondo sono uno scrittore, il mio mondo non è il palcoscenico, ma il silenzio dei libri e dello studio, ma sempre iper connesso con il mondo della musica, che è la colonna sonora costante di tutta la mia vita.
E al momento dei ringraziamenti, ora voglio ringraziare solo la mia caparbietà, che unita alla passione, mi permette di andare avanti e di fare esperienze prima impensabili, andando sempre in direzione ostinata e contraria a chi spesso e gratuitamente mi ha remato contro. Ma un grazie va anche a due persone che mi sono state sempre vicine in tutta questa strada e sono Pietro Graus, il mio illuminato editore, e Maurizio Del Greco, mio Pigmalione e coach emotivo. Questo per dire che l’incontro di poche persone giuste al momento giusto, ti può cambiare la vita.

Arriva Sanremo

Un uomo del Sud

Stavo pensando che, nel bene o nel male, il Sud Italia me lo sono girato tutto, sia per lavoro e sia per piacere. Da uomo del Sud, che non ha mai voluto abbandonare il Sud, posso dire, con cognizione di causa, che la nostra è una terra meravigliosa, ma bistrattata dalla politica, o anzi dai politici, che è cosa diversa, che l’hanno impoverita e ridotta a loro corte personale. Purtroppo i popoli del Sud sono stati abituati nei secoli a subire diverse occupazioni, allenando la loro resilienza, ma anche la loro incapacità a ribellarsi, così come è avvenuto quando i Sabaudi ci hanno invaso, dando inizio al corso moderno della storia, dando origine ad una nazione unica, che è nata, però, non da una unificazione, ma da una annessione territoriale, da cui sono derivati quasi tutti i problemi atavici che attanagliano le nostre regioni. Se ne può uscire? Sì, con una politica lungimirante, e con l’istituzione ex novo di strumenti, come ad esempio una nuova Cassa per il Mezzogiorno, che possano diminuire il divario tra le due Italie. Anche perché non è assolutamente vero che al Sud la gente non vuole lavorare, ma è vero il contrario e cioè che la gente Vuole lavorare e per questo è costretta ad emigrare e questo sta determinando lo spopolamento di questa parte di mondo. Io, sinceramente, non credo che una sostituzione etnica possa rimpiazzare la nostra gente che emigra per trovare lavoro, ma credo che se avessimo più servizi ed opportunità, tanta gente ritornerebbe qui, perchè queste sono, di gran lunga, le terre più belle al mondo. Parafrasando Vito Teti, più che di restanza, ci vuole la ritornanza, e bisognerebbe lavorare solo per quello.

Il Sannio moderno e quello antico, riassunti in una persona

Salire a Montefusco, soprattutto nei giorni di sole, è una sorta di pellegrinaggio, perché Montefusco è come un tempio. Un paesino arroccato sulla punta di un monte nel bel mezzo di una delle valli più belle della Campania, cioè quella del Calore, diventa un punto di osservazione privilegiato tra Irpinia e Sannio. E guardando da qui ti accorgi davvero quanto siano uguali l’Irpinia e il Sannio, o almeno quello che oggi chiamiamo Sannio, ossia la provincia di Benevento, perché in passato questi territori non conoscevano divisioni ed erano davvero tutti Sannio, quello vero, ossia quella confederazione di popoli che era chiamata Sannio. Oggi i Beneventani e gli Avellinesi litigano per questioni futili, come le partite di pallone, chiudendo gli occhi su quanto potremmo realmente contare stando insieme, così come abbiamo sempre fatto lungo il percorso della storia. Qui ha davvero funzionato l’antico principio del “dividi ed impera”, creando rivalità fittizie anche dove non esistono. Per fortuna che io, per metà sannita e per metà irpino, faccio da ponte e da punto di contatto tra le due realtà, riportando tutti con i piedi per terra. Credo che dovrebbero darmi le cittadinanze onorarie da una parte e dall’altra, e visto che ci siamo, anche nel Molise, che pure anticamente era parte importantissima del Sannio.

A proposito di avvocati

Oggi uno dei miei avvocati mi dice: “Presidente, in merito a questa faccenda, avremo delle brutte rogne da pelare”.
Io lo guardo e gli rispondo: “preferirei avere queste rogne da pelare anche per tutta la vita, piuttosto che una sentenza infausta da parte di un medico”.
Cala il silenzio, questione risolta.

Il mio profilo

Qualcuno mi ha detto che il mio profilo é diventato iconico. Un po come era accaduto con il profilo di Hitchcock. Sarà vero?

Un segreto da scrittore

Ora vi confido un segreto da scrittore. E questo segreto ve lo posso, oramai, passare con certezza, avendo all’attivo dieci libri, e centinaia di incontri divulgativi, sia in Italia che in Europa. Ecco il segreto é questo: riesco a parlare meglio di un mio libro quando é passato un po’ di tempo dalla pubblicazione (almeno un anno). In quel tempo i personaggi del testo cominciano ad avere una vita propria, cominciano a parlarmi ed io parlo di loro con maggiore distacco, fisico ed emotivo. É il tempo che deposita le parole in un luogo che sta a metà tra il cuore e l’anima, ed è lì che i miei personaggi prendono vita, vivendo di vita propria, provando proprie emozioni, parlando secondo il proprio carattere e mai secondo il mio pensiero. Anche in questo caso, così come in tanti altri casi della vita, é il tempo a fare la differenza e a rendere immortali certe parole e certi personaggi.

Come si scrive un libro

Scrivere un libro non è solo una faccenda di tecnica. Dietro alla scrittura si nascondono anni di studio, giornate infinite di letture, di ricerche e, soprattutto dentro a un libro c’è tutta l’esperienza che un autore ha maturato nel proprio percorso di vita. Non tutti gli scrittori scrivono. Per quanto strano possa sembrarvi, però, accade che alcune persone abbiano le idee o le esperienze, ma non sappiamo concretamente scriverle. In questi casi si affidano a dei professionisti che lo fanno al posto loro, i cosiddetti ghostwriters. Io stesso sono stato un ghostwriters, in almeno un paio di casi. Ma adesso sta succedendo qualcosa di molto più preoccupante, e cioè l’utilizzo dell’intelligenza artificiale che molti “soggetti” utilizzano per organizzare le proprie idee in un testo. La cosa ancor più preoccupante è che, spesso, non servono nemmeno le idee, perché te le fornisce la stessa intelligenza artificiale. Stiamo finendo per davvero nel mondo del sottosopra, con il rischio che le idee vere, le esperienze vere, vengano surclassate da un algoritmo artificiale. E voi lo leggereste mai un libro scritto da un’intelligenza artificiale? Se avete risposto no, la cattiva notizia è che con grossa probabilità l’avete già letto, senza nemmeno accorgervene.