“Ramme no picca re pane”, ha detto una mia amica durante la cena di ieri sera. “Ramme no picca re pane”. Ma quant’è bella questa frase, quanto è musicale, e quanto è letteraria? Sia per il significato che richiama al pane, l’alimento primordiale, sia per lo swing di questo dialetto. Dentro a questa frase ci sta tutto il suono delle cucine di una volta, il tavolo di legno, il pane spezzato con le mani durante le lunghe serate di paese. Insomma io ci sento lo swing… Per chi volesse documentarsi meglio sulle faccende irpine, può farlo da qui: https://amzn.eu/d/0apnHQdV
“Ramme no picca re pane”, ha detto una mia amica durante la cena di ieri sera. “Ramme no picca re pane”. Ma quant’è bella questa frase, quanto è musicale, e quanto è letteraria? Sia per il significato che richiama al pane, l’alimento primordiale, sia per lo swing di questo dialetto. Dentro a questa frase ci sta tutto il suono delle cucine di una volta, il tavolo di legno, il pane spezzato con le mani durante le lunghe serate di paese. Insomma io ci sento lo swing… Per chi volesse documentarsi meglio sulle faccende irpine, può farlo da qui: https://amzn.eu/d/0apnHQdV
In attesa della quarta edizione di “Letture dal Bosco”, che quest’anno (2026) si terrà il 19 di Luglio (terza domenica di Luglio) a Lago Laceno come di consueto, teniamo alta l’attenzione dei lettori e degli scrittori, nonchè di tutti gli amici che ci seguono, con “Letture dal Bosco” tutto l’anno. Abbiamo organizzato una rassegna libraria molto bella, che si svolgerà a San Giorgio del Sannio, presso il Bar Chic Caffè, in via dei Sanniti 40. Avremo con noi ben cinque autori, molto bravi e motivati a presentare i loro lavori. Alleghiamo la locandina degli eventi. Partecipare è grautuito, è un momento di condivisione e un modo per stare insieme con un buon bicchiere di vino e un bellissimo racconto, fatto direttamente dall’autore.
La Cina ha conquistato il mondo, ma non il Molise. Questo potrebbe essere l’incipit di questo post se stessi scrivendo un racconto. In realtà, la mia frase non è molto campata in aria. Il Molise è l’unica regione che io conosca dove quasi non esistono magazzini cinesi. Quei grandi magazzini dove si vende di tutto, dove i prezzi sono per lo più bassi, e che trovi anche agli incroci delle vie di campagna. Ecco, in Molise quasi non esistono e questo non vuol dire che sia un male…anzi, è una forma di resistenza, ma anche una presa di coscienza del proprio spopolamento. Oggi, sempre in veste di Direttore del Residence Geriatrico Bellavista di Pietracupa, me ne vado in giro a scoprire le bellezze del Molise. Oggi mi è toccato arrivare a Casalciprano, piccolo paesino dell’Appennino, dove lo spopolamento ha raggiunto punte così alte che i pochi rimasti si sono sentiti in dovere di realizzare un monumento all’emigrante. E lo ha fatto per davvero, piazzandolo in una delle belle piazze del paese, con tanto di targa scolpita nel marmo nero che inneggia alle doti che deve avere l’emigrante, quasi fosse una specie di supereroe del territorio. Il mio sentimento più profondo è che anche questi paesi possano trovare un riequilibrio nel riassetto della geografia mondiale e che possano avere un flusso di emigrazione al contrario, un incoming, che possa colmare i vuoti lasciati su questi bellissimi monti.
Sì è ufficialmente chiusa la due giorni dedicata ai libri in un luogo magico. Si tratta del mio primo “book retreat”, organizzato da Barattoli and co. in un eremo laico e contemporaneo (Eremito) nel cuore verde dell’Umbria. Una due giorni che mi lascia due insegnamenti:
1) ho scoperto un mondo che non conoscevo. Non sapevo che esistessero dei lettori così profondamente legati alla lettura, da fare due giorni di ritiro (quasi spirituale, o forse lo era) per immergersi nella lettura, in religioso silenzio. Il luogo, poi, si prestava pienamente allo scopo, con la sua imponenza austera e
immerso in una natura incontaminata. 2) Eremito, è un luogo magico, che si trova fuori dalle rotte classiche e commerciali. Ci si arriva prendendo, poco dopo Fabro, una strada sterrata che si inerpica per circa 10 km nel folto di un bosco, nel mezzo della Riserva Mondiale della Biosfera UNESCO del monte Peglia, in Umbria. Li ho compreso la vera fragilità della nostra società, che pensa di essere sempre iper connessa, mentre basta fare 10 km di strada sterrata per restare tagliati fuori dal mondo moderno.
Ad Eremito non c’era linea telefonica, né Internet e da poco era arrivata la corrente elettrica. E allora ti rendi davvero conto di come tutto il nostro mondo si basi su presupposti così fragili che tutto può essere stravolto in un attimo, e allora l’uomo moderno non sa più come fare. Senza rete, siamo fregati. Senza tutorial conta solo quello che sai davvero fare, tutto il resto scompare. Un luogo in cui potrebbe benissimo vivere il mio caro Ljuba senza scarpe. Un luogo che serve a riconnetterti con il mondo, con la vita vera, con i tuoi sentimenti e le tue paure. L’esperienza è ormai archiviata, ma è un’esperienza da fare. Intanto per chi volesse sapere qualcosa di più sul mio Ljuba: https://amzn.eu/d/0d0OubpD
La nostra associazione “Ver Sacrum” ha organizzato una rassegna di libri con 5 bravissimi autori. Gli incontri cominceranno il 20 marzo con il bel libro di Rino Cillo. Tutti gli incontri si svolgeranno a San Giorgio del Sannio, nel bello scenario del Bar “Chic Caffé”, in via dei Sanniti 40. Gli incontri sono aperti al pubblico e sono un modo per stare un po’ insieme in un luogo bello ed accogliente, ascoltando le storie dei nostri meravigliosi autori. Tutte le serate saranno presentate dalla nostra bravissima ed inimitabile Grazia Caruso. Un grazie, come sempre, al nostro ufficio stampa nella persona di Maria Baldares. Nel primo commento troverete la locandina con tutte le date e orari.
E’ finalmente uscita l’intervista che avevo rilasciato per Casa Sanremo. Una chiacchierata su “L’Inaffondabile”, il libro scritto a quattro mani con il mitico Attilio D’Arielli. Buon ascolto.
Quella che vedete dietro di me è l’antica Dogana di Flumeri, uno dei luoghi simbolo della grande via della transumanza. Qui passavano greggi, pastori, mercanti. Qui si controllavano e si tassavano gli animali che scendevano dall’Appennino verso la Puglia lungo i grandi tratturi. Per secoli questo posto è stato un nodo importante dell’economia del Regno di Napoli. Le pecore attraversavano queste terre a migliaia, e la lana, il formaggio, il commercio che ne nasceva tenevano in piedi intere comunità. La dogana serviva proprio a questo: registrare il passaggio delle greggi e riscuotere i diritti dovuti alla corona. Oggi restano le pietre, ancora messe molto bene, il silenzio e il vento che passa tra queste mura. Ma se ti fermi un momento e guardi bene, sembra quasi di sentire ancora il suono dei campanacci e le voci dei pastori che arrivavano da lontano. L’Irpinia è fatta anche di queste storie, di luoghi che raccontano secoli di vita, di lavoro e di uomini eternamente in cammino, come lo sono anche io.
Lo sguardo si abbassa, quando vince il silenzio, quando l’arte si spegne per far posto al vuoto. Un uomo cammina con passo sicuro, verso un precipizio, il cui limite pare franare sotto ai miei piedi. Mi affaccio e mi accorgo che è impossibile scorgerne il fondo, perché, forse, il fondo non esiste. Resto lì perplesso per molto tempo. La mano destra al mento, accarezza la barba, morbida, dai bei riflessi dorati. L’uomo che camminava con passo sicuro non c’è più. Qualcuno dice che si sia buttato di sotto, ma io l’ho visto volare. L’ho visto con i miei occhi staccarsi dal terreno, fermarsi per un attimo a guardare giù, con uno sguardo commiserevole, e poi prendere il volo verso l’alto, verso altre dimensioni. È diventato un puntino nel cielo, fino a scomparire del tutto, ma la gente continua a dire di averlo visto lanciarsi giù, verso il fondo senza fine. Ma quest’ultimo e il cielo infinito sono la stessa cosa, basta saper capovolgere l’immagine.