Leggere gli autori antichi è come fare un salto nel passato e dissetarsi alla loro fonte di infinita saggezza! “Eterno, anima mia, senza ombre mi prometti questo nostro amore. Mio dio, fa’ che prometta il vero e lo dica sinceramente, col cuore. Potesse durare tutta la vita questo eterno giuramento d’amore.” (Catullo)
Terre alte, terre di nevi, di primule e origano selvatico. Terre di transumanza, di formaggi caldi, di cuori affranti e di finocchio selvatico. Terre spazzate dal vento, sferzate dall’inedita, madide di sudore del dolce far nulla. Terre di Sud, terre di Est, terre di storia! Irpinia d’Oriente!
Ciao sono Roman, disse lui, tendendole la mano. Roman? Rispose lei, guardandolo con sospetto. Si, sono Roman Stepanovich Dorosh, piacere di conoscerti. Sono giorni che ti osservo. Ti dai un gran da fare per la nostra terra, la nostra patria e per i nostri uomini. Ciao, sono Natalka, Natalka Ivanivna Diachenko, rispose lei, sfiorandogli appena la mano, indaffarata com’era a portare sacchi di riso verso il lato sud della piazza. Fai presto Natalka, non perder tempo, urlava un gruppetto di donne, intente a cucinare su grandi fornelli da campo, posti proprio nella direzione in cui Natalka trasportava i sacchi. Tutto intorno c’era il caos: uomini e donne danzavano al ritmo di musiche popolari sparate a palla, altri gettavano mobili e quello che trovavano nel grande fuoco acceso ai margini della piazza. A stento i furgoni carichi di viveri, scortati da uomini della polizia, riuscivano a passare attraverso la Boulevard Lesi Ukrainky, arrivando fino alla piazza Nezaleznosti, che tutti, ma proprio tutti, ormai chiamavano semplicemente Majdan. Majdan in ucraino vuol dire piazza, ma nell’immaginario collettivo di un popolo quella si identificava con l’unica piazza della nazione, dove quaranta milioni di cuori battevano all’unisono, anelando quella libertà che per troppo tempo era stata negata. (Inedito da “Tecnica di Seduzione)
Circa due anni fa cominciai la scrittura di una storia molto complessa, i cui protagonisti, Natalka Ivanivna Diachenko e Roman Stepanovich Dorosh, si muovono tra l’Ucraina e l’Italia, sullo sfondo della guerra in Ucraina e le sommosse di Piazza Majdan. Il coprotagonista, l’italiano Tito Montella, si divide tra la propria realtà e quella del soldato Bohdan, che si muove su polverosi e fumosi scenari di guerra. Un’opera complessa, ricca di realismo magico, di riferimenti di storia contemporanea, di battaglie, di sentimenti ricambiati e non, che scava nell’animo umano in un periodo complesso per l’umanità, dove il confine tra la vita e la morte è sottile. Oggi ho deciso che sia giunto il tempo di rimettermi a lavorare proprio su quest’opera, e di portarla finalmente a termine.
Vi allego la recensione de “L’inaffondabile” fatta da La Biblioteca di Elisa su Instagram. Da leggere tutta d’un fiato!
“L’inaffondabile” è un romanzo incredibile edito @grausedizioni, scritto a 4 mani, il primo pensato per far luce sul tragico inabissamento del Bayesian, avvenuto lo scorso 19 agosto. Un evento disastroso, ancora avvolto nel mistero: Attilio D’Arielli e Giuseppe Tecce cercano di far luce sulle contraddizioni, gli opposti punti di vista, le teorie e le supposizioni che costellano questi drammatici fatti di cronaca.
Lo scopo degli autori è stato quello di scrivere un testo accessibile a tutti: ecco la scelta di trattare un argomento così delicato attraverso la forma del romanzo, caratterizzato da uno stile semplice, coinvolgente e diretto, che tuttavia trasuda di drammaticità ed inonda il lettore con un incontenibile groviglio di emozioni.
La tragedia è annunciata dal sogno premomitore della giovane Heaven, presagio nefasto da cui ha inizio la vicenda. Dalle narrazioni delle scintillanti giornate a bordo del Bayesian, la tensione cresce sempre più, raggiungendo il culmine al verificarsi dell’evento drammatico.
Ma questo romanzo è tanto altro. È la storia del Sian, un veliero perfetto ed inaffondabile; in grado sfidare il mondo, eppure squassato da una tempesta, spezzato come un fuscello.
Fu un errore di progettazione? Una distrazione del comandante? Era evitabile la tragedia? Infinite domande, ancora senza alcuna risposta. Dubbi che ancora riposano negli abissi del mediterraneo.
È la storia delle vittime che non ce l’hanno fatta, e dei sopravvissuti, che invece persero ogni cosa: è la storia delle loro emozioni e sensazioni, che diventano i veri protagonisti del romanzo. Il lettore empatizza e percepisce il loro dolore ed il loro terrore, la loro angoscia ed il loro tentativo di aggrapparsi alla speranza. Se ne viene travolti e, giunti all’ultima pagina, ci si sente destabilizzati.
Un romanzo che sfiora l’inchiesta giornalistica, capace di emozionare profondamente e, al contempo, di scatenare milioni di interrogativi a cui, ancora, non è stata data risposta.
Cara Teresa, è arrivato un altro inverno, ed è arrivato tardi, e sono ancora qui, con la mia tazza di tè, a guardare fuori dalla finestra in attesa di uno spiraglio di sole. Il freddo pungente non si è fatto ancora sentire, eppure siamo a fine gennaio, ma i meteorologi promettono neve nel prossimo fine settimana. Piove, ora, e rifletto su come i cambiamenti del clima stiano influendo sulle nostre abitudini di vita e sui cicli della natura. La neve, un tempo deprecata, ora viene chiesta, invocata, per i tanti poteri che contiene in se. Un contadino mi ha spiegato che la neve è il più importante diserbante selettivo: ha la capacità di distruggere in maniera mirata le erbe infestanti, quelle, per intenderci, che parassitano ai danni delle vigne, degli alberi da frutto e delle più importanti coltivazioni umane. E poi, contiene la preziosa acqua, che, imprigionata in uno strato di ghiaccio, viene rilasciata lentamente durante la primavera, irrorando di vita le valli ed i colli. Quanti beni preziosi possediamo, eppure ci consideriamo poveri. Ma poveri di cosa? O per cosa? O è, piuttosto, il nostro atavico senso di inferiorità che viene fuori, a tratti, per ricordarci che la nostra civiltà contadina si è discostata poco dai saperi dei nostri antenati. Sono cambiati i mezzi di produzione. Oggi il trattore si usa ovunque, ma i saperi restano immutati, le culture, i cicli lunari, l’avvicendamento delle colture, sono sempre uguali a se stessi, senza reali rotture con il tempo in cui si originò il sapere umano. Ancora oggi, riti pagani si mescolano a superstizioni e riti scaramantici, creando un unicum culturale che affonda le proprie origini nelle più antiche popolazioni che vivevano in questi luoghi. Teresa, io mi sento profondamente legato a loro e non vivo come senso di inferiorità, ciò che, al contrario, considero come importante punto di forza. Il contadino, a differenza dell’impiegato aziendale è il vero custode della vita su questo pianeta, perché attraverso la sua arte soddisfa il bisogno di sostentamento di centinaia di persone. Perché il grano ed il vino sono intrinsecamente dotati di una ricchezza che travalica quelle degli ori, delle corone e degli arazzi di qualsiasi re. Il suo sapere è alla base di ogni civiltà. Se un popolo non si alimenta in maniera corretta, quel popolo sarà destinato all’oblio per sempre. Poi ti succede di ascoltare storie di emigrazioni. I figli di Liliana sono andati via da Morra ed ora vivono in America, fanno la vita americana. Me li immagino mangiare cibi spazzatura, diventare obesi e vivere in casette piene di ogni confort. Ma non è mica vita quella, cara Teresa, ma l’anticamera della morte, fisica e soprattutto dell’anima e della cultura. Non si può tagliare i ponti con le proprie radici. L’anima si ammala se non sa da dove proviene, ed il corpo, a ruota, si trasforma, si deforma, si allarga. (Inedito tratto da “La Gente della Terra di Mezzo”)
Poco più di un mese fa ebbi un appuntamento con il Sindaco di Scampitella, comune posto nel cuore profondo dell’Irpinia dell’Est, terra di confine, a un tiro di schioppo dalla Puglia. Appena entrato nell’edificio comunale, edificio moderno per concezione e costruzione, la mia attenzione fu attratta da una serie di vetrine, incassate nel muro del corridoio, piene di reperti archeologici. Di fatto, una sorta di museo ante litteram, pieno zeppo di oggetti preistorici, testimonianza viva della presenza di insediamenti umani nella zona, sin da epoche estremamente remote. Un oggetto, in particolare, catalizzò il mio interesse: era un oggetto piuttosto piccolo, rappresentante, in apparenza un animale, che io identificai con un lupo stilizzato, animale molto diffuso in quelle terre montane e boschive e simbolo, attuale, delle terre irpine. Fu amore a prima vista. Così lo fotografai e mandai le foto ad un’amica, artigiana dell’oro e dell’argento, che prontamente me ne ha realizzato una copia identica. Ora quel simbolo ancestrale dondola attaccato al mio braccialetto. Per me, è e sarà sempre un amuleto portafortuna!
Cara Teresa, è da un po’ che non ti scrivo, ed ho avuto le mie buone ragioni per non farlo. Le giornate sono troppo brevi per scorrere queste terre, ed il tempo è ancor più breve per raccontarle. Il tempo, se esiste, è trascorso veloce, e sono invecchiato: le due ruote, che mi hanno accompagnato nelle indimenticabili giornate di luce e di sole, sono state soppiantate da quattro ruote, più stabili e sicure per chi comincia a tentennare e di sicurezze non ne ha più tante. Il polverone ha cecato gli occhi ai cani e siamo rimasti soli in mezzo alla via, la via che avrebbe dovuto portarci verso il futuro, il progresso, l’Eldorado, che a tratti ci era stato promesso. E così, oggi, sono tornato dove tutto ha avuto inizio, nei luoghi che mi hanno fatto innamorare di questa terra, di questa gente dura e dei formaggi crudi. Oggi sono a Rocca San Felice, perché è qui che tutto ha avuto origine, ed è qui che ritorno per raccogliere le mie energie, per ritrovare me stesso e per meditare. Ed è da qui che deve avere inizio il nuovo anno, che già si prospetta ricco di impegni e soddisfazioni, lasciando dietro il passato e accogliendo chi ha voglia e tempo di camminarmi al fianco. Cara Teresa, il tempo è poco per sprecarlo con chi è indeciso o non sa camminare al tuo passo. Forse ognuno ha il proprio destino, e ciascuno deve seguire la sua strada. Io farò la mia, e sarà meravigliosa: la via è larga per accogliere chi vorrà esserci, ma non è per tutti!