La terra di Rachmaninov nelle sue melodie

Rachmaninov è stato un compositore e pianista russo, uno dei più grandi compositori russi di tutti i tempi. Quello che più di ogni altro ha saputo esprimere in musica l’animo russo o, come sostengo io, la russitá, ossia quell’insieme di melodie che riportano immediatamente alla mente gli sconfinati spazi russi.

Bene, Rachmaninov era un esule. Nato in Russia nel 1873, si rifugia negli Stati Uniti subito dopo la rivoluzione del 1917, dove si naturalizza e continua la sua attività di compositore e concertista, fino alla morte.

La Russia è stata sempre una terra aspra, da amare e da odiare. Ma la sua cultura resta dentro a chi l’ha conosciuta, anche se costretti a viverne lontano.

Concerto n. 3 in D minore, op. 30
Sergej Vasil’evič Rachmaninov

Pussy Riot come in un film

Che smacco per il regime reazionario della grande madre Russia. Maria Alyokhina, storica componente delle Pussy Riot è riuscita a fuggire dalla Russia. Non è stata un’impresa semplice, ma l’ha fatto. Dapprima è stata ospitata, anzi nascosta nella casa di un’amica di Mosca, e poi da li è riuscita ad evadere, prendendo in giro la famosa polizia russa, camuffandosi da “RIDER”, ossia da fattorino per le consegne a domicilio. Da li, con una serie di peripezie è fuggita in Bielorussia e poi, con l’aiuto di un artista Islandese, è riuscita a raggiungere la Lituania. Insomma un’impresa epica, da narrare in qualche racconto. Che ne dite?

Maria Alyokhina, ora raccoglie fondi per aiutare la resistenza Ucraina

Leggere per riflettere

Dinosauri – Charles Bukowski

Nati così
in mezzo a tutto questo
tra facce di gesso che ghignano
e la signora morte che se la ride
mentre gli ascensori si rompono
mentre gli orizzonti politici si dissolvono
mentre il ragazzo della spesa del supermercato ha una laurea
mentre i pesci sporchi di petrolio sputano la loro preda oleosa
e il sole è mascherato
siamo nati così
in mezzo a tutto questo
tra queste guerre attentamente matte
tra la vista di finestre di fabbrica rotte di vuoto
in mezzo a bar dove le persone non non si parlano più
nelle risse che finiscono tra sparatorie e coltellate

siamo nati così
in mezzo a tutto questo
tra ospedali così costosi che conviene lasciarsi morire
tra avvocati talmente esosi che è meglio dichiararsi colpevoli
in un Paese dove le galere sono piene e i manicomi chiusi
in un posto dove le masse trasformano i cretini in eroi di successo
nati in mezzo a tutto questo

ci muoviamo e viviamo in tutto ciò
a causa di tutto questo moriamo
castrati
corrotti
diseredati
per tutto questo
ingannati da questo
usati da questo
pisciati addosso da questo
resi pazzi e malati da questo
resi violenti
resi inumani
da questo

il cuore è annerito
le dita cercano la gola
la pistola
il coltello
la bomba
le dita vanno in cerca di un dio insensibile
le dita cercano la bottiglia
le pillole
qualcosa da sniffare

siamo nati in questo essere letale triste
siamo nati in un governo in debito di 60 anni
che presto non potrà nemmeno pagare gli interessi su quel debito
e le banche bruceranno
il denaro sarà inutile
ammazzarsi per strada in pieno giorno non sarà più un crimine
resteranno solo pistole e folle di sbandati
la terra sarà inutile
il cibo diventerà un rendimento decrescente
l’energia nucleare finirà in mano alle masse
il pianeta sarà scosso da un’esplosione dopo l’altra
uomini robot radioatitvi si inseguiranno l’un l’altro

il ricco e lo scelto staranno a guardare da piattaforme spaziali
l’inferno di Dante sarà fatto per somigliare a un parco giochi per bambini
il sole sarà invisibile e sarà la notte eterna
gli alberi moriranno
e tutta la vegetazione morirà
uomini radioattivi si nutriranno della carne di uomini radioattivi
il mare sarà avvelenato
laghi e fiumi spariranno
la pioggia sarà il nuovo oro
la puzza delle carcasse di uomini e animali si propagherà nel vento oscuro
gli ultimi pochi superstiti saranno oppressi da malattie nuove ed orrende
e le piattaforme spaziali saranno distrutte dalla collisione
il progressivo esaurimento di provviste
l’effetto naturale della decadenza generale
e il più bel silenzio mai ascoltato
nascerà da tutto questo
il sole nascosto
attenderà il capitolo successivo

Un uomo deve provare tante donne per trovare l’unica, e se aveva fortuna lei sarebbe stata al suo fianco. Per un uomo sistemarsi con la prima o la seconda donna della vita è comportarsi da ignorante; non ha idea di che cosa sia una donna. 
Un uomo deve compiere il percorso fino in fondo, e ciò non significa solo andare a letto con le donne, scoparle una volta o due; vuole dire “vivere” con loro per mesi e anni. 
Non biasimo gli uomini che hanno paura di una cosa simile, significa mettere l’anima a disposizione di tutte. Naturalmente alcuni uomini si sistemano con una donna, rinunciano, dicono ecco, è il meglio che posso fare. Ce ne sono moltissimi, in effetti la maggior parte delle persone vive sotto la bandiera della tregua: si rende conto che le cose non funzionano in modo proprio perfetto, ma non importa, accontentiamoci, dicono, non serve a niente percorrere di nuovo tutta la trafila, che cosa danno alla tv, stasera? Niente. Bene, guardiamola lo stesso. È meglio che guardarsi in faccia, è meglio che pensare a “quello”. La tv tiene insieme più coppie male assortite di quanto non facciano i figli o la chiesa.(Shaskespeare non l’ha mai fatto, C.Bukowski)

Io e i miei studenti (1902)

Davanti al dipinto “Io e i miei studenti” (1902) dell’artista Arthur Zibelist

Correva l’anno 2003

Magazzini GUM

Correva l’anno 2003, e mi trovavo a Mosca per fare visita a Fatima, la mia attuale moglie. Ci eravamo conosciuti l’anno prima e andavo piuttosto di frequente a Mosca per farle visita.

Era il mese di Maggio, per me un mese come gli altri, sicuramente un mese più comodo, per via del clima mite, per visitare l’immensa città di Mosca. La conoscevo ancora poco in quell’epoca, e d’altra parte, ancora oggi non posso dire di conoscere bene una città così vasta, che conta oltre venti milioni di abitanti. Ma in quell’epoca ero davvero un novizio.

E fu per caso che mi trovai li proprio nei giorni a ridosso del 9 maggio.

Hotel Rossija

Soggiornavo in un Hotel che affacciava sulla Piazza Rossa. In verità, mi ci ritrovai in quel luogo, perché , all’epoca, la prenotazione me la fece un’agenzia di viaggi. E fu così che ebbi la fortuna, e forse l’onore, di risiedere nell’Hotel Rossija. In quel tempo era, per me, un Hotel come un altro. Ero giovane, avevo voglia di viaggiare e non mi soffermavo sui posti in cui mi ritrovavo a dormire. Quell’hotel , però, aveva qualcosa di innaturale: innanzitutto era enorme. Si trovava sulla Piazza Rossa, proprio di fronte alle mura del Cremlino. Aveva un aspetto austero. La facciata era altissima, squadrata, con linee dritte e molte spigolosità, pienamente in linea con i canoni dettati dall’architettura sovietica. Dentro era ancora peggio. Si entrava da diverse porte, poste sul davanti e piuttosto datate, accedendo ad una hall enorme, larga e lunga diverse decine di metri, e soprattutto alta almeno dieci metri. Ovunque c’erano pannelli raffiguranti opere in perfetto stile sovietico. Tutto all’interno era antiquato: avevo l’impressione di vivere in un luogo in cui il tempo si fosse fermato agli anni sessanta. I corridoi erano lunghissimi, e portavano in altri corridoi e poi in altri corridoi ancora, formando una sorta di circuito che portava il visitatore al punto di partenza.  Ad ogni angolo di quel luogo immenso c’erano negozietti, infermerie, sale mediche, sale per mangiare, ecc, ecc. E la particolarità era che tutti quei luoghi, presidiati costantemente da donne grassocce in divisa, con facce perennemente incazzate, erano presenti per ogni piano dello stabile. Non ricordo quanti piani avesse, ma ricordo che fossero davvero tanti. Qualche anno dopo, con maggiore maturità ed esperienza, scoprii che quell’hotel aveva ben 4000 camere e che altri non era, se non l’hotel della vecchia nomenclatura sovietica. Il luogo in cui si svolgevano i congressi del PCUSS e dove dormivano tutti i principali capi del governo sovietico oltre che i capi degli Stati esteri.

La finestra della mia camera dava sulla Piazza Rossa. Mi ricordo che mi ci affacciavo spesso. Ma la mia attenzione era attratta soprattutto dalla Chiesa di San Basilio, che con le sue cupole a cipolla policrome era il simbolo della Russia intera, e dall’enorme stella rossa che campeggiava su una torre che interrompeva le mura del Cremlino.

Erano i giorni di inizio Maggio e, in tutta sincerità, della festa per la vittoria del 9 Maggio , non ne sapevo nulla. Ma affacciandomi, in diversi momenti della giornata, sulla Piazza Rossa, avevo una posizione privilegiata che mi permetteva di accorgermi di strani movimenti che stavano accadendo. Passavano spesso squadre di soldati perfettamente allineati, che marciavano, con i fucili poggiati su una spalla. Erano tanti, divisi in squadre. Tutti marciavano, cantando canti , per me, incomprensibili.

Non sapevo, ma lo percepivo, che mi trovavo a vivere un evento storico. Erano le prove per la parata del 9 Maggio, giorno di festa nazionale, giorno della celebrazione della vittoria della Russia contro i nazisti tedeschi, culminata con la librazione di Berlino. E non sapevo che si trattava della festività più importante della Russia, e prima ancora dell’Unione Sovietica, che attorno ad essa avevano creato il mito della forza sovietica e del popolo russo, che mai sarebbe stato sconfitto da nemici esterni.

La parata del 9 maggio, non la vidi, se non in parte assiepato, come in tanti, lungo le transenne che circondavano la Piazza Rossa. Avevo assistito, involontariamente, ad un evento storico, l’unico evento che ha funzionato da collante tra i popoli russi, sin dai tempi dell’Unione sovietica. La serata, stranamente tiepida, la passai con Fatima, passeggiando sulle rive del fiume Moskva e godendo di un grandioso spettacolo di fuochi d’artificio.

Gatti che scovano Topi

Pare che ci siano gatti in grado di sentire l’odore dei topi, anche quando sono, semplicemente, descritti in un libro.
Vi ricordo che “Storia di un Presidente che si credeva un topo”, lo trovate ovunque, ma, magari, predilegete le librerie vere e proprie, che quello è l’habitat naturale dei libri.
❤️❤️❤️

Come sdoganare vecchie tradizioni

Anche nel circo c’è il concetto di “formazione criminale”.  Agli animali molto piccoli viene insegnato solo ad aggredire, spaccare, uccidere e morire.  Nei circhi, la formazione criminale è stata vietata dagli anni ’20 del 900.  Il regime di Putin ha riportato in vita la vecchia tradizione del circo e le ha conferito pieno potere sui bambini russi.
Nevzorov @nevzorovtv

Il 9 Maggio di Putin

Giugno del 1941, frontiera occidentale della Russia, un piccolo uomo con la divisa da ufficiale della guardia di frontiera osserva dal binocolo le truppe tedesche in offensiva. Noi conosciamo quel piccolo uomo – è Vladimir Putin. Eccolo a gettare una bomba a mano sotto un tank nemico nei pressi di Kiev. Ed eccolo in tuta bianca mimetica a correre, mentre spara col mitra, sul campo innevato vicino a Mosca, e dopo, al timone di un caccia, a sparare gli aeri nemici nei pressi di Leningrado. Ecco Vladimir Putin che prende dell’acqua con il casco dal fiume Volga a Stalingrado, e ora è un carrista nei pressi di Kursk – esce dal tank, pulendosi il viso dal nerofumo. Ecco Putin che guida un sottomarino sul fondo del Mar Baltico, e lanciando con maestria un siluro, fa affondare una nave tedesca accanto all’isola Rügen. E alla fine, nel maggio del 1945, a Berlino – Putin, stanco, con una grande bandiera sale sulla cupola del Reichstag. E’ la vittoria.
Pensate siano menzogne? Certamente avete ragione, ma il vostro parere non interessa a nessuno. Quella che in Russia viene chiamata la Grande Guerra Patriottica, da tempo è diventata una guerra personale di Vladimir Putin. E’ stato lui a sparare dal tank, a volare sul caccia e a guidare il sottomarino. Cercavano di ucciderlo, ma ogni volta era più forte di loro e ogni volta li ha vinti. A proposito, a chi ha sconfitto?
In termini formali – a Hitler, ma di Hitler ci si può anche dimenticare, Hitler non c’è più da tempo. Nel 1945 Vladimir Putin ha vinto tutti – ha vinto Obama, e Angela Merkel, e l’opposizione dentro la Russia, Boris Nemtsov compreso, ha vinto il movimento LGBT mondiale, e le Pussy Riot, e l’Ucraina, e la Giorgia, e i tre paesi Baltici, e ancora la Polonia, e in effetti ha vinto tutti quanti, perché tutti quanti sono nemici della Russia. La Russia ha un solo amico – è lo stesso Vladimir Putin. Ed è solo lui ad essere capace di vincere tutti i nemici.
Oggi pochi comprendono il reale straordinario significato storico della Seconda Guerra Mondiale per la Russia. Settant’anni di storia sovietica – è stata la più brutale dittatura terroristica da parte di un partito bolscevico e del suo apparato repressivo. Il regime sovietico era disumano e menzognero. La gente, privata non solo della maggior parte dei suoi diritti civili, ma spesso anche delle comodità basilari della vita, sentiva ogni giorno alla radio e dai suoi leader che viveva nella società più felice e più giusta. Il doppio pensiero, la discrepanza tra realtà e parole, per decenni è stata una caratteristica obbligatoria della società sovietica, isolata dal resto del mondo.
E solo la guerra, solo quattro anni su settanta – sono stati una straordinaria eccezione a tutte le regole della storia sovietica, un errore del software. Sì, la guerra è stata una tragedia e una catastrofe, ma allo stesso tempo è stata una vera macchia chiara anche per chi non avrebbe mai osato dirlo ad alta voce.
Per quattro anni furono interrotti sia la schiavitù che il doppio pensiero. Ieri eri un colcosiano, privato dei diritti civili, o un operaio edile che, per una porzione di sbobba, stava costruendo un altro “cantiere del comunismo”. E oggi sei un soldato che combatte da brav’uomo il vero male del mondo. Ieri il partito decideva per te cos’era il bene e cosa il male, e oggi stai combattendo dalla parte dell’Inghilterra e dell’America. Ieri ti assegnavano i nemici tra i tuoi amici, parenti e vicini, i quali venivano prelevati nel mezzo della notte in un’auto della polizia segreta e li portavano nei Gulag, oggi il tuo nemico non è inventato, ma un vero invasore straniero, che porta morte e distruzione sulla tua terra. Ieri eri un ingranaggio in un enorme meccanismo disumano, e oggi sei una persona, dalle cui scelte dipende ogni minuto del tuo destino, il destino del Paese e persino dell’intera umanità.
Quattro anni di guerra sul fronte sovietico sono diventati paradossalmente quattro anni di massima verità, libertà e giustizia per il regime sovietico. La guerra portò via milioni di vite, ma è diventata nello stesso tempo l’unico punto chiaro per decine di milioni di persone nella loro esistenza senza speranza. E anche negli anni del dopoguerra l’immagine sovietica del mondo era piena di bugie e omissioni, i carnefici erano considerati eroi, le persone oneste erano nemici, e solo il ricordo della guerra, quando i nemici erano nemici e le persone oneste erano persone oneste, fu l’episodio storico più umano e quindi il più importante. Trattare la guerra come un periodo storico speciale è l’elemento più importante nell’autoidentificazione nazionale di tutto l’ex popolo sovietico. Il crollo del comunismo nel 1991, che ha demolito tutti i valori sovietici, non ha influito in alcun modo sul valore di questa guerra, anzi, poiché la Russia post-sovietica non è riuscita affatto a creare la propria mitologia nazionale, è rimasta solo la mitologia della guerra come unico valore spirituale di tutta la Russia universalmente riconosciuto ed indiscutibile.
E quando Putin è salito al potere, lui, creando il regime del suo potere personale, non ha potuto fare a meno di fare affidamento sul mito militare. Il mito di un leader duro ma giusto era basato sul mito della guerra e, man mano che il regime di Putin si rafforzava, si unì ad esso. La Russia è Putin. La Russia è la vittoria del 1945. Da queste due uguaglianze si ottiene una nuova equazione: Putin è ora la vittoria del 1945.
La parata di Mosca prevista per il 9 maggio non è una parata in memoria delle vittime e degli eroi della guerra, è una parata di fedeltà a Putin e al suo Stato. Il nastro nero e arancione di San Giorgio, che formalmente simboleggia la memoria, è ora anche un segno di lealtà. I separatisti filorussi stanno combattendo mostrando questo nastro in Ucraina. È importante per loro sentirsi eredi dei soldati della seconda guerra mondiale, che si oppongono, non all’Ucraina moderna, ma proprio al male del 1941-45 contro cui hanno combattuto i loro nonni. La versione occidentale della guerra, che si tratti dell’Olocausto, o della divisione dell’Europa, o anche dei calcoli di Turing che hanno permesso di rompere l’Enigma, tutto ciò irrita la Russia moderna, che già accetta di considerare come suoi nemici del 1945 coloro che lo stato russo considera oggi nemici – l’Ucraina, la Georgia, e l’America. L’esperimento storico di Vladimir Putin ha distrutto la memoria, sostituendola con un costrutto politico utilitaristico. Questa costruzione è di breve durata, finirà insieme al potere di Vladimir Putin, e poi la società russa dovrà riformulare il suo atteggiamento verso la Seconda Guerra Mondiale.
Ma finora nessuno c’ha pensato. Vladimir Putin esce dal carro armato, asciugandosi la faccia fuligginosa, Vladimir Putin vola su un jet da combattimento, Vladimir Putin alza la bandiera su Berlino. Nella guerra che la Russia oggi adora, c’è un solo vincitore, Vladimir Putin.

Oleg Kashin, 2015. Traduzione di Fatima Tedeeva

Le guerre continuano a creare ricchezze…. a chi non le merita

Le entrate della figlia di Ramzan Kadyrov, che ricopre la carica di ministro della Cultura della Repubblica, sono aumentate di 50 volte nell’ultimo anno – da 845mila rubli a 44 milioni di rubli.

Che Allah l’aiuti…