Fioccano le recensioni

Una recensione su “L’inaffondabile”, ben fatta, che coglie l’essenza stessa del libro.

Quando finisce un amore

Quando finisce un amore, non soffriamo tanto del congedo dell’altro, quanto del fatto che, congedandosi da noi, l’altro ci comunica che non siamo un granché. In gioco non è tanto la relazione, quanto la nostra identità; l’amore è uno stato ove non affermiamo la nostra identità, ma la riceviamo dal riconoscimento dell’altro; e quando l’altro se ne va, restiamo senza identità.
Ma è nostra la colpa di esserci disimpegnati da noi stessi, di aver fatto dipendere la nostra identità dall’amore dell’altro. Per tutta la vita cerchiamo morbosamente dei punti fissi a cui aggrapparci. E sono tutti rigorosamente esterni: gli oggetti, le persone, i luoghi, i risultati, le apparenze, il lavoro, i soldi. Lasciamo che siano gli altri a dirci chi siamo. Ma devi sapere tu chi sei. Ciò che gli altri dicono è irrilevante.
E allora, quando finisce un amore, il lavoro non è di cercare di recuperare la relazione, ma di recuperare quel noi stessi che avevamo affidato all’altro, al suo amore, al suo apprezzamento. Mi chiedi qual è stato il mio più grande progresso, diceva Seneca. «Ho cominciato a essere amico di me stesso.»

Umberto Galimberti

Le giornate di Colonia

Dopo tre giornate intense, fatte di strette di mano, di spostamenti più o meno lunghi, di presentazioni del libro, di conoscenza della grande ed accogliente comunità italiana che vive in questa parte di Germania, oggi, finalmente, un momento da turista. Finalmente al Duomo di Colonia, köln in lingua germanica.
Un abbraccio a tutti gli amici che in questi giorni hanno dimostrato il loro calore.
Per l’ennesima volta, posso dire che qui mi sento a casa!

La storia di Marinella

Quella di MARINELLA è una storia vera ed ha avuto luogo a Milano.

Forse non tutti sanno che “La canzone Marinella” è nata dalla tragica storia di una giovane ragazza, venuta dal sud Italia con il sogno di diventare una ballerina.

Forse non tutti sanno che “La canzone Marinella” scritta dal grande De André nel 1964 non è nata dalla fantasia dell’autore ma dalla tragica storia di una giovane ragazza, Maria Boccuzzi, venuta dal sud Italia con il sogno di diventare ballerina.

La protagonista della canzone di De André è Maria Boccuzzi, nata nel 1920 a Radicena in provincia di Reggio Calabria. La sua famiglia si sposta a Milano quando lei è ancora bambina, per cercare una vita dignitosa.

Maria voleva fare la ballerina

A 14 anni Maria incontra uno studente universitario e se ne innamora. La famiglia di lei è contraria alla relazione, così Maria decide di fuggire insieme al suo amato e andare a convivere con lui in una soffitta. La coppia però si sfalda dopo un anno e Maria si ritrova sola e disonorata. Si licenzia dal suo lavoro in una ditta che lavora il tabacco e decide che vuole fare la ballerina: così inizia a lavorare nei piccoli teatri di avanspettacolo, senza però arrivare a grandi successi, sotto il nome d’arte Mary Pirimpo.

Diventa l’amante di Luigi Citti, conosciuto come assiduo frequentatore di locali notturni. Quest’uomo le promette di lanciarla nel mondo dello spettacolo e la presenta a Carlo Soresi, impresario che in realtà è un protettore e che fa entrare nel suo giro la ragazza. Maria ha 20 anni e si ritrova per strada, ma dentro di sé ha ancora molti sogni, vorrebbe fuggire e aprire un negozio, provando anche a riallacciare i rapporti con la sua famiglia. Purtroppo questo non accadrà mai perché Mary Pirimpo viene uccisa da 6 proiettili e spinta nel fiume Olona dove verrà ritrovata la mattina del 28 gennaio del 1953.

Il colpevole non verrà mai trovato

I primi sospettati del delitto furono Luigi Citti e Carlo Soresi ma entrambi riuscirono e dimostrare di non essere presenti in quella zona della città quella notte e anche le poche prove che si avevano su di loro risultarono infondate. Di questo omicidio parlarono per mesi giornali nazionali e locali ma ben presto le indagini si arenarono perché non c’erano tracce da seguire. La morte di Maria Boccuzzi rimane ancora oggi uno dei misteri senza soluzione e senza colpevole. La sua storia è stata resa immortale da Fabrizio De André che le ha dedicato una delle sue ballate più famose.

Ottima la seconda a Duisburg.

La data del 19 agosto è per tantissime persone, sparse per il mondo, una data importante e tante persone ricordano cosa stavano facendo in quella data, quando hanno appreso della notizia dell’affondamento del Bayesian. Ciò era accaduto per eventi come quelli dell’11 Settembre o quando è morta lady Diana o per altri eventi di rilevanza mondiale. Questo libro suscita sempre grande curiosità, forse anche perché è il primo romanzo al mondo basato sulla storia del Bayesian, e sono certo che ci darà grandi soddisfazioni. Un grazie ad Attilio D’Arielli che è coautore del libro e a Pietro Graus che ha creduto tantissimo in questo progetto.

L’inaffondabile: buona la prima!

La prima presentazione al centro culturale italiano di Colonia è andata.
L’emozione è stata grande non solo perché è stata la prima presentazione di questa tournée in Germania, ma soprattutto perché è stata la prima presentazione in assoluto di questo nuovo libro, che, al tempo stesso, è il primo libro al mondo che si ispira alla tragedia del Bayesian.
L’inaffondabile è un libro davvero bello e ben fatto. Un libro che fa sognare e fa piangere, scorrendo da una pagina all’altra .
E in questa occasione mando anche un saluto al coautore del libro, Attilio D’Arielli che non è qui con me, ma con il quale mi vedrete presto insieme!

Cosa fare per il libro L’inaffondabile?

Cosa potete fare, amici miei?
Ordinare il libro, leggerlo e magari considerarlo come un bellissimo regalo per il prossimo Natale.
Carissimi amici, “L’inaffondabile”, scritto da me, a quattro mani con lo scrittore Attilio D’Arielli, è il primo romanzo pubblicato in Italia, che narra della vicenda vera del Bayesian, il veliero di lusso, considerato inaffondabile, di proprietà del magnate inglese Mike Linch. Il veliero, uno dei gioielli della Perini Navi di Viareggio, con un solo albero, alto ben 75 mt, contro tutte le aspettative, è però affondato in solo un minuto al largo di Porticello, a poche miglia di distanza da Palermo, durante una tempesta, la notte del 19 agosto, che, però, ha lasciato intatte, sia una goletta, nave famosa per la sua instabilità e per la sua facilità di capovolgimento, e sia le imbarcazioni ormeggiate al porto, a poche centinaia di metri di distanza. Il mistero legato alla morte di alcuni importantissimi personaggi della finanza e del jet set mondiale, rende ancora più intricante la vicenda.
Da tutto ciò, ne abbiamo tratto un romanzo, che illustra bene sia il clima festoso che vi era a bordo della nave, nei giorni precedenti l’incidente, e sia le tante ipotesi che si sono fatte e si potranno fare per cercare di risolvere il mistero, che, per ora, resta fitto.
Il libro è già in vendita nelle librerie e negli store on Line:
Ordinalo da qui, ad esempio,

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La data: 19 novembre 24

L’adrenalina sale….da domani si parte con questa nuova avventura.
Domani l’avviso sarà con i fuochi d’artificio!
Un abbraccio.

Fari nella notte del pensiero

Sì fa notte e, come di consuetudine, prima di dormire, quel poco che mi è concesso, leggo sempre qualche passo di due libri, sempre gli stessi, da anni:
“Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar e “Colloqui con se stesso” di Marco Aurelio.

Vi riporto qualche passaggio delle Memorie di Adriano, un’opera che dialoga direttamente con l’anima:
“È difficile rimanere fedeli a ciò che si sa essere giusto, quando si è soli a saperlo.”
“Bisognerebbe tentare di essere felici, non fosse altro che per dare l’esempio.”

Poi mi rivolgo a Marco Aurelio e ai suoi “Colloqui con sé stesso”, di cui vi lascio qualche stralcio:
“La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri.”
“Non temere il cambiamento, perché come tutto si rinnova nella natura, così anche tu sei chiamato a rinnovarti.”

Considero questi libri come dei manuali per un viaggio interiore, fari nella notte del pensiero.

Tra le anime degli scrittori russi

Era il tempo delle notti bianche, o giù di lì, quando scattai questa foto, sistemato su un ponte che sovrastava uno dei tanti canali di San Pietroburgo. Ero sulla Prospettiva Nevskj, proprio quella di cui cantava Battiato, con la sola differenza che lui era a trenta gradi sotto zero. Io i trenta gradi sotto zero li ho visti e li ho sentiti addosso, ma ero a Mosca, nel mese di Gennaio, e non erano per nulla piacevoli. La Prospettiva Nevskj è stata, nell’immaginario degli scrittori e dei poeti russi, un crocevia di colori, di vite, di affari, di malaffari e di uomini e di donne bellissime. San Pietroburgo non è una città antica, è nata nel 1703, ma è divenuta da subito un crocevia di bellezza, sia nell’arte, che nel gentil sesso.

Lo scrittore russo Nikolaj Vasil’evič Gogol elogiava la Prospettiva Nevskij, descrivendola come un luogo dove si potevano ammirare le donne più belle e quelle con i vitini più stretti. E lo fece, in particolare, nel suo racconto intitolato “La Prospettiva Nevskij”, contenuto nella raccolta “Racconti di Pietroburgo”.

Anche Fëdor Dostoevskij faceva riferimento al fascino delle donne di San Pietroburgo nelle sue opere, benché non si soffermasse specificamente sui “vitini stretti” come Gogol’. Tuttavia, San Pietroburgo era spesso celebrata dai letterati russi per l’eleganza delle sue donne, influenzata dalla cultura europea e dallo stile raffinato dell’aristocrazia e della borghesia.

Ancora un altro scrittore russo menzionava il fascino delle donne di San Pietroburgo: era Aleksandr Puškin, il padre della letteratura russa moderna. Puškin, nelle sue poesie e prose, esaltava spesso la bellezza delle donne di alta società, che si muovevano nei salotti e nelle strade principali della città.

San Pietroburgo, era la capitale culturale e mondana dell’Impero Russo, e ispirava molti scrittori a idealizzare l’eleganza e lo stile delle donne che vi abitavano.
Oggi è ancora una capitale finanziaria e forse anche mondana. Le notti bianche continuano inesorabilmente a susseguirsi ogni anno, ispirando l’immaginazione degli artisti più sensibili, di quelli che sanno vedere oltre le cose.
Io quella notte ero lì, sulla Prospettiva Nevskij, in mezzo alle anime di scrittori, romanzieri, poeti, letterati. Ho camminato con loro, ed ho respirato le loro anime.
Poi mi sono fermato sul canale Griboedov ed ho ammirato la bella bellezza della Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato.
Era notte fonda, e sono rimasto lì ad ascoltare il canto disperato dell’anima di Esenin, che mi sussurrava di un mondo che non esiste più!