La notizia potrebbe passare in sordina, se non fosse che si tratta della Gioconda di Leonardo da Vinci. Oggi un pazzo ha tirato una torta contro la Gioconda…… Avete capito bene: la Gioconda di Leonardo da Vinci! Fortunatamente non è successo nulla di grave o di irreparabile.
Oggi è il giorno dell’ascensione e in Irpinia si mangiano i tagliolini con il latte e poi ci sono due varianti : una con la cannella e una, addirittura, con il prezzemolo.
Il giorno in cui ho conosciuto Jorit, era un giorno di Maggio e ci siamo incontrarti a Napoli, al Centro Direzionale. Lui stava dipingendo i volti di cinque campioni dello sport, su una delle torri del Centro. Jorit è riconosciuto come uno dei principali Street Artist al mondo e alla sua grandissima capacità pittorica, affianca sempre il lancio di veri e propri segnali sociali. Che bel giorno ho vissuto quel giorno.
Ed è andata, la bellissima presentazione del mio romanzo “Storia di un Presidente che si credeva un topo” presso la Libreria Masone Alisei . Un grazie a quanti mi hanno sostenuto in questa bellissima esperienza.
L’immagine di Alexei Navalny è arrivata, nel tribunale, attraverso uno schermo. La luce livida, il volto pallido, le mani intrecciate alle sbarre della prigione dove il più noto tra gli oppositori di Vladimir Putin – tornato in Russia nonostante sapesse il destino cui andava incontro, dopo aver subito un tentativo di avvelenamento con un agente nervino – sta passando i suoi giorni. E dove non passerà i prossimi anni: quelli li trascorrerà – è diventato ufficiale, oggi, con la sentenza di appello – in una colonia penale, la numero 7 della città di Melekhovo, famigerata – secondo il portavoce del dissidente – «per le torture cui vengono sottoposti i prigionieri».
Prima di ascoltare la sentenza, Navalny ha fatto due cose.
La prima: ha attaccato Vladimir Putin. Usando espressioni che nessuno, in Russia, può utilizzare in pubblico – non impunemente. «Un matto ha messo i suoi artigli sull’Ucraina e non so cosa ne voglia fare, questo folle ladro», ha detto. «Questa è una guerra stupida che il vostro Putin ha cominciato, è una guerra costruita su menzogne- Cosa volete ottenere? Volete il controllo nel breve periodo, combattere con le future generazioni, combattere per il futuro della Russia? Subirete tutti una sconfitta storica».
La seconda: ha raccontato una storia. Sapendo che a ripeterla sarebbe stata, al mondo, la sua portavoce. La storia è quella di Natalia Repnikova: la giudice che lo scorso anno convertì la sua sentenza, trasformandola in effettiva da «sospesa» che era. Quella giudice, ha detto Navalny, è morta sei mesi dopo la sentenza: «Ufficialmente per Covid».
Poco prima della sua morte, secondo la portavoce di Navalny, Repnikova avrebbe segretamente fatto sapere a Navalny, attraverso dei legali, di essere pentita della sua decisione, e di considerarlo un uomo coraggioso.
«Putin può spezzare un gran numero di vite», ha detto Navalny oggi, prima che il collegamento venisse interrotto. «Ma prima o poi sarà sconfitto».
Con questa lettera, Boris Bondarev, Consigliere Russo presso l’ONU si dimette dal suo incarico. Ora ha trovato protezione politica in Svizzera, perchè sa che , da questo momento, la sua vita cambierà per sempre.
Boris Bondarev: “Never have I been so ashamed of my country.”
Chi appoggia Putin è un criminale, senza se e senza ma!
Sono uscito in bici, mi trovo a Mirabella Eclano, una lunga salita mi ha portato qui, è l’inizio dell’alta Irpinia, secondo alcuni dell’altra Irpinia. Una donna grida : iesc a’lla! Attira la mia attenzione. Mi fermo, guardo la scena. No no, non è una donna musulmana, ma una contadina che intima alla propria figlia di spostarsi. Qui il dialetto è figlio di una stratificazione di culture e di un isolamento atavico, che risale a quando fu deviata la via Appia antica, che ha tagliato l’alta Irpinia fuori dalle rotte commerciali e dagli appetiti dei ricchi antichi commercianti. È qui che incrocio il primo ciclista, come me, vestito da ciclista, spalle dritte, testa alta. Alza una mano : salve collega! È il primo di una piccola schiera di ciclisti, che erano stati di poco distanziati. Uno alla volta, come su di un carillon, sfilano dinanzi a me, in direzione opposta e in sequenza, alzando la mano : buongiorno, salve, buongiorno, salve, salve, buongiorno. La prima regola del ciclista è salutare sempre gli altri ciclisti. Loro come te sostengono uno sforzo che agli altri è sconosciuto. Alzo la mano con religioso rispetto e strozzati in gola si fermano 6 buongiorno. La seconda regola del ciclista è che se sei in discesa saluta pure affettuosamente, ma se sei in salita saluta solo con un cenno della mano, il collega capirà le motivazioni. Proseguo la mia strada, ancora salita, mi trovo ad un bivio : a sinistra strada dritta e pianeggiante, direzione Grottaminarda, a destra ancora salita, è l’appia antica, che attraversa il territorio di Fontanarosa per inerpicarsi su su fino a Frigento e poi sul Formicoso. Ovviamente svolto a destra, le pianure non mi sono mai piaciute. Lentamente mi trovo a passare davanti ad una massaria, il padrone di casa, è seduto sul bordo di un antico abbeveratoio per buoi, e grida: hai bisogno di acqua. Sorrido, mi fermo, accetto l’invito, e riempio la mia borraccia di acqua freddissima. È l’acqua del monti Picentini. Scambiamo due chiacchiere. La terza regola del ciclista è che bisogna mostrare benevolenza e rispetto per i contadini locali, veri custodi del territorio : loro spesso sono i padroni di feroci molossi che hanno la passione per rincorrere ed azzannare i ciclisti.