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Scrivo per dare voce a ciò che il tempo vorrebbe portarsi via
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The Telegraph 13.09.22, Ben Hodges
(tenente generale (in pensione), ex comandante dell’esercito americano in Europa e consigliere senior di Human Rights First.)
“Sta diventando sempre più chiaro che l’Ucraina vincerà questa guerra e che il Cremlino dovrà affrontare una storica crisi di fiducia. In effetti, ora credo che ci sia una reale possibilità, che le debolezze esposte di Vladimir Putin siano così gravi, che potremmo assistere all’inizio della fine non solo del suo regime, ma della stessa Federazione Russa.
Questo vasto impero, che comprende più di 120 gruppi etnici, si basa sul fondamento insostenibile e, come in quella famosa citazione di Hemingway, il suo crollo all’inizio può essere graduale, ma potrebbe rapidamente diventare un evento improvviso, violento e incontrollabile. Se non ci prepariamo a questa possibilità nel modo in cui non siamo riusciti a prepararci al crollo dell’Unione Sovietica, potrebbe introdurre un’immensa instabilità nella nostra geopolitica.
Vedo almeno 3 fattori che potrebbero portare al collasso della Federazione.
Vista in questo modo, è scioccante quanto poco venga discussa una potenziale fine della Federazione Russa.
Dovremmo porci le domande difficili ora, per evitare che ci vengano lanciate all’improvviso addosso dal nulla. Ad esempio, come andrebbe a finire in un paese, che ha le notevoli scorte delle armi nucleari e pochi centri del potere? Chi estrarebbe le cariche nucleari? Come evitare la fuoriuscita delle armi e dei militanti russi negli stati baltici? Un grande conflitto interno è inevitabile o il crollo può essere contenuto nei limiti di un contesto politico? Insieme, questi dilemmi rappresentano una sfida molto significativa per l’Occidente.
Se sbagliamo, potremmo avere a che fare con il disastro. La nostra incapacità di arrivare preparati all’ultimo crollo russo circa 30 anni fa, ei disordini interni che ne sono seguiti, hanno probabilmente portato il paese alla presidenza di Putin. Non possiamo rischiare di essere impreparati la seconda volta.”

Ma va? Chi lo avrebbe mai detto? Secondo la CIA, dal 2014 la Russia avrebbe speso oltre 300 milioni di dollari per influenzare politici e partiti in oltre una dozzina di paesi in Europa, Africa del Nord, Medio Oriente e America Centrale.
Il bello è che intendono presto rivelare ai vari paesi interessati tutto ciò che sanno sui soldi inviati a ciascuno.
Magari, riguardo l’Italia, saranno così gentili da farci sapere entro il 25 settembre…
Altra notizia della giornata, è il viaggio di quel simpaticone di Papa Francesco in Kazakhstan, dove sperava finalmente di incontrare il nazi-Patriarca Kirill di tutte le Russie (che, invece, gli ha dato sonoramente buca). Incredibile la persistenza con cui il nostro eroe della pace cerchi in ogni modo di incontrare la Sua Beatitudine Patriarcale, grande amico di Putin, Dugin, e proprietario di beni stimati in 4 miliardi di dollari.
Il Kazakhstan è forse uno dei paesi con la minor concentrazione di cattolici al mondo. Ne trovi forse di più in Tasmania. Invece, in Ucraina, dove vivono quasi 5 milioni di cattolici, niente, non ci vuole proprio mettere piede.
Che c’entrano le due storie? Ovviamente, nulla!
Peter Kruger

Vi mostro un documento straordinario.
Oggi in Russia si vota, diciamo per le amministrative. Una candidata indipendente viene avvisata che la presidente di un seggio sta per fare imbrogli. La candidata avvisa la polizia, entrano nel seggio e filma: la presidente viene invitata ad alzarsi ma non si alza. Dopo varie insistenze si alza e sotto al culo aveva una serie di schede già votate, da inserire nell’urna. Ovviamente tutte le schede riportavano voti per il partito di Putin. Cosa succederà alla candidata indipendente che ha scoperto e filmato l’imbroglio, non lo so. Spero nulla di grave. Ad ogni modo è una donna coraggiosa.
Lunedì scorso, peraltro, fatto passato inspiegabilmente in secondo piano dai media italiani, Putin ha approvato il concetto di azione umanitaria della Russia all’estero che ha come obiettivo la protezione delle comunità russofone che risiedono negli altri paesi. Un documento di 31 pagine in cui Il Cremlino definisce questa dottrina “una politica umanitaria”. La Federazione russa, si afferma, “fornisce supporto ai suoi connazionali che vivono all’estero” e deve “proteggere, salvaguardare e promuovere le tradizioni e gli ideali del mondo russo”. Di fatto è la riproposizione sotto mentite spoglie della dottrina del “Mondo russo”. Russkiy Mir, Mondo Russo è la linea guida seguita dal Cremlino in politica estera negli ultimi anni. “Ovunque ci sono russi è Russia” è la filosofia che sta alla base di questo approccio ultranazionalista che minaccia buona parte degli stati che hanno preso il posto dell’Unione sovietica. In tanti di questi, infatti, si trovano minoranze russofone che Mosca cerca di usare come quinta colonna per ricomporre, almeno in parte, l’impero antico e riaffermare inequivocabilmente l’egemonia e il controllo dell’ex spazio sovietico.
Mosca si riserva il diritto-dovere di intervenire laddove ritiene discrezionalmente che i diritti delle minoranze russe siano violati o a rischio. L’ha già fatto in Moldavia e in Georgia e ora lo sta facendo in Ucraina ma domani potrebbe farlo in Estonia e Lettonia o in Kazakistan, dove risiedono importanti comunità russe. Nessuno può sentirsi tranquillo in questo scenario. Bisogna mettersi nei panni di chi governa in questi Paesi per capire fino in fondo come sia complicato e sensibile affrontare la questione della sicurezza in queste condizioni. Fa un certo effetto, da questo punto di vista, ascoltare nei nostri talk-show, che sembrano più spesso “trash-show”, opinionisti di ogni risma che dal pulpito di un provincialismo spocchioso e presuntuoso a 3000 chilometri di distanza pontificano e pretendono di impartire lezioni a finlandesi, svedesi e cittadini delle repubbliche baltiche su come ci si deve comportare con la Russia di Vladimir Putin. Troppo facile e spregiudicato. La comoda posizione geografica falsa la percezione della Russia nell’opinione pubblica italiana che tende a vederla più come un’opportunità che una minaccia. Ma i conti con l’oste poi li pagano i Paesi confinanti mentre noi consumiamo gratis. È paradossale, così, che alla fine di questo conflitto scatenato dal Cremlino per impedire la presunta adesione dell’Ucraina alla Nato, che non era all’ordine del giorno, la Russia si ritroverà con un’alleanza atlantica allargata lungo altri 1300 chilometri di confine. L’architettura europea di sicurezza è in frantumi e va ricostruita anche se non può e non deve essere la guerra a gettare le basi per la pace.
Paolo Bergamaschi

Oilloc’, dicette ‘o pappice vicino ‘a noce, damme ‘o tiempo ca te spertose”

L’ape girava sopra a un campo di fiori: quale fiore dovrò scegliere per suggerne il nettare. In un campo di fiori tutti uguali, il fiore diverso metteva paura: l’ape scelse un fiore uguale agli altri; dava più sicurezza.
Ma esiste un altro punto di vista, quello dei fiori che guardavano l’ape che girava per scegliere. Sceglierà me, gli altri o l’altro.
Il fiore rosso svettava sopra le teste degli altri tutti uguali, sapendo che era troppo diverso per essere scelto.
La diversità ha un prezzo, uno scotto da pagare.
Ed è per questo che benedico chi ha creato il mondo con le sue diversità, dando agli stolti la capacità di non capire, e ai pochi che hanno intelletto la saggezza di saper scegliere.
Anche il 25 Settembre pensate bene cosa fare.
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E così siamo saliti a bordo del Corriere del Sud…
Il Sud, il Sud, il Sud…. Questo meraviglioso Sud.
Come direbbe un mio amico, le genti si dividono in due categorie : i Nordici ed i Sudici.
Tu che leggi il post a quale categoria appartieni?

Pare, e sottolineo il pare, che in qualche parte del pianeta, Andrea se la stia spassando, dolcemente adagiato sul seno di una donna. Spero che costei, oltre che ombreggiarsi col libro, lo legga anche. 🤣🤣🤣
Ad ogni modo lo si può utilizzare in tanti altri modi. 😂
Storia di un presidente che si credeva un topo https://amzn.eu/d/fpGWA0m

Oggi è il 18° anniversario della tragedia di Beslan (penso sia la più grande nella moderna storia russa).
Il 1 settembre del 2004 i terroristi hanno sequestrato 1128 persone nell’edificio della scuola n.1, chiedendo il ritiro immediato delle truppe russe dalla Cecenia. Il 3 settembre iniziò l’assalto alla scuola. (L’approccio di Putin era e rimane tutt’ora il seguente: niente negoziati con i terroristi, li si ammazza a qualsiasi costo). Politkovskaja che stava viaggiando verso Beslan per tentare di condurre comunque i negoziati e liberare i bimbi, ha subito un tentativo di avvelenamento e fu portata in ospedale. Durante l’assalto sono stati usati carri armati, elicotteri, lanciatori di granate.. Sono rimaste uccise 334 persone, di cui 186 bambini (alcune famiglie non hanno ricevuto i corpi dei loro figli, alcuni di loro vengono considerati tutt’ora come ‘spariti nel nulla’). L’attacco terroristico è diventato il più grande nella storia della Russia in termini di numero di vittime. Oggi è secondo alla guerra scatenata contro l’ucraina. Tutto ciò che è accaduto è ancora avvolto in una nube di bugie. La giornalista Margarita Simonyan, che mentiva sottostimando di proposito il numero degli ostaggi, è diventata la direttrice di Russia today. Le autorità negano la versione dell’assalto preventivo ordinato da Mosca, insistendo che sia stato fatto solo come risposta all’esplosione provocata dai terroristi.. sono stati indagati gli insegnanti sopravvisuti, accusati solo perché appunto sono rimasti vivi, invece di morire al posto dei propri allievi, ecc..
I racconti dei testimoni e dei sopravvissuti in questa tragedia fanno gelare sangue….



