Giorno 365

Giorno 365. Nella mente i versi del mio amato Esenin:

Io sono lo stesso,
sono lo stesso di sempre,
solo un po’ più ubriaco
e un po’ più stanco.

Non mi importa più di piacere alla gente,
non mi importa di essere buono.
Ho imparato che la vita
non chiede il permesso.

Mi chiamano teppista.
E va bene.
Meglio un teppista vivo
che un santo imbalsamato.

Amo questa terra rozza,
con le sue chiese storte,
con i suoi campi spelacchiati,
con i cani randagi e le bettole.

Amo le betulle, sì,
ma amo anche il fango
che mi sporca gli stivali.
Perché senza fango
non c’è cammino.

Sono cresciuto tra bestemmie e preghiere,
tra il vino cattivo
e il canto dei galli.
E tutto questo
mi ha fatto poeta,
non il contrario.

Non cerco redenzione.
Non sono un eroe.
Scrivo perché non so tacere,
perché il cuore mi batte forte
come un pugno sul tavolo.

Forse un giorno mi calmerò.
Forse no.
Ma oggi vivo così:
con l’anima in disordine
e la Russia nel sangue.

E tu, cosa farai il primo dell’anno?

Secondo diverse culture ci sono cose che si possono e cose che non si possono fare il primo giorno del nuovo anno. Ad esempio si sconsiglia di lavare i vestiti o di fare lavori di pulizia in casa, perché sono gesti che tendono a togliere la fortuna che può esserci in casa. Secondo altre culture non si devono prestare o chiedere in prestito soldi. A prescindere che sarebbe meglio non prestarli mai, onde evitare di farsi dei nemici, il fatto di farlo proprio il primo giorno dell’anno sarebbe particolarmente infausto. Sarebbe, invece, d’uopo stare con i propri affetti e cominciare l’anno nel segno dell’abbondanza. Si tratta di tradizioni o credenze che si perdono nella notte dei tempi e che, probabilmente, esistono da quando esiste l’uomo. L’inizio dell’anno non è solo una data simbolica, ma una data in cui si rinnova l’energia vitale che dovrà portare avanti tutto l’intero nuovo anno. Per questo cominciamolo nel migliore dei modi possibili, anche perché tra qualche decennio saremo tutti morti.
Ps: nella foto c’è tutto il bene che ho voluto donare nell’anno appena passato. E come si dice… le cose buone fanno buon sangue…
Voi avete qualche rituale particolare da rispettare?

Il miglior cardone di Benevento

Il cardone è il piatto tipico della tradizione natalizia beneventana. Per me non è Natale se non mangio il cardone. La preparazione è molto lunga e complessa, ma il risultato è una cosa eccezionale. E qui lo fanno buonissimo ( da Gino e Pina.

Il mio 2025 in un minuto

L’Irpinia e Chefren

L’Irpinia mi ha seguito anche qui, all’ombra delle Piramidi, e, dunque, era obbligatorio uno scatto con i miei “Racconti dall’Irpinia”, proprio davanti alla Piramide di Chefren.

Natale 2025

Buon Natale 2025 a tutti gli amici del mio blog… un augurio di serenità e di pace.

Buon Natale

Sic transit Gloria mundi!
In un giorno di finto buonismo, voglio andare contro corrente… ricordando che l’essere è anche questo.
Intanto tanti auguri di Buon Natale e… a proposito vi lascio con una mia prosa:

Sembra ieri che mi rincorrevi sui viali alberati che portavano al mare, mentre, invece, il tempo è trascorso inesorabile, ed io sono invecchiato e tu non sei null’altro che una donna anziana curva mentre cammini, dalla pelle bianca, a tratti emaciata, e dalle labbra spaccate dal tempo che nulla perdona. Sembra ieri che ridevamo seduti, stretti in un abbraccio, che in quel momento significava poco o nulla, ma che ha acquistato valore con il tempo. Perché, vedi, le cose, col tempo, acquistano importanza, almeno fino a quando non si rompono. E il nostro abbraccio, a un certo punto si è rotto e non abbiamo più saputo aggiustarlo. Avevamo il mondo nelle nostre mani e non lo sapevamo. Eravamo più forti delle nostre insicurezze, ed ora siamo pieni di fragilità. Eravamo giovani e certi come solo i giovani sanno essere, ed ora siamo solo un involucro che contiene sangue, piscio ed escrementi.
Siamo stati la vita, il rimorso, la distanza, la vicinanza, l’infinità. Ora siamo gli stessi di sempre, mischiati ad un elemento in più che si chiama fragilità. I calici si toccano ancora. Abbiamo novant’anni, il viale alberato che portava al mare, è diventato il viale del tramonto, alla fine del quale corriamo il rischio di vedere ancora il sole sorgere.

Incontro di fine 2025 al Corriere dell’Irpinia

Nella grande famiglia del Corriere dell’Irpinia ho i miei punti di riferimento: Rosa Bianco, giornalista e critica letteraria, e soprattutto il Direttore, Gianni Festa, che con la sua immensa esperienza, è la nostra stella polare.

É tempo di bilanci 2025

Arriva il periodo delle feste, i tempi rallentano un pò, e si cominciano a fare i bilanci di fine anno. Posso subito dire che il 2025 è stato un anno strepitoso: ho portanto a casa ben sei premi importanti, una partecipazione alla prestigiosa Fiera del Libro di Torino, ben due presentazioni al Parlamento Europeo a Bruxelles e una alla Camera dei Deputati a Roma, ben due tournee in Germania, due ospitate in radio nazionali, un bellissimo servizio al TG3 regionale. Ho cominciato a scrivere per due riviste importanti: Il Corriere dell’Irpinia, settimanale cartaceo , fondato addirittura nel 1923, e per Masticadores.com una rivista internazionale di arte e cultura. Con l’Associazione Ver Sacrum, di cui sono Presidente, abbiamo fatto la terza edizione del “Festival Letture dal Bosco”, che sta crecendo di anno in anno in modo esponeziale, mentre già stiamo lavorando alla quarta edizione, sempre la terza domenica di Luglio, sempre nei boschi di Lago Laceno. Quest’anno ha visto la luce uno dei miei libri a cui tengo di più, “Racconti Dall’Irpinia”, e abbiamo venduto un sacco di libri, tra “L’Inaffondabile”, “Tramonti Occidentali” e lo stesso “Racconti dall’Irpinia”. In verità ho anche scritto in nuovo libro, credo il più bello tra quilli scritti finora, ma che vedrà la luce con l’anno nuovo. Insomma un anno pieno di soddisfazioni
intanto se non li avete ancora letti, vi lascio i link degli ultimi tre libri:
L’inaffondabile: https://www.amazon.it/Linaffondabile-Attilio-DArielli/dp/B0DMQR7MCB/ref=sr_1_4?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=2JRIN0S501FJB&dib=eyJ2IjoiMSJ9.KDed9t38Zg3FBDbpuFsID1MotpAO9ewSgVoEvn4EpKbNC-gGHgQTD8b1HYNKwJpur1maF2l5gkF5SRRMaIyZ4Adb1JmRf4Gg0rWylOUjikovxsv2KH9kS6oPZE3TNDsAMC6r15hiiNpIALcc4uORo16jpnIBkwBL5h00q0mgMPw.Zi9a2JbqJem9CkrW1W39ZYUH5pbVuFEqgcFZynYXgY4&dib_tag=se&keywords=giuseppe+tecce&qid=1766167173&sprefix=giuseppe+tecce%2Caps%2C112&sr=8-4

Racconti dall’Irpinia: https://www.amazon.it/Racconti-dallIrpinia-Giuseppe-Tecce/dp/B0F8Y12451/ref=sr_1_2?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=2JRIN0S501FJB&dib=eyJ2IjoiMSJ9.KDed9t38Zg3FBDbpuFsID1MotpAO9ewSgVoEvn4EpKbNC-gGHgQTD8b1HYNKwJpur1maF2l5gkF5SRRMaIyZ4Adb1JmRf4Gg0rWylOUjikovxsv2KH9kS6oPZE3TNDsAMC6r15hiiNpIALcc4uORo16jpnIBkwBL5h00q0mgMPw.Zi9a2JbqJem9CkrW1W39ZYUH5pbVuFEqgcFZynYXgY4&dib_tag=se&keywords=giuseppe+tecce&qid=1766167173&sprefix=giuseppe+tecce%2Caps%2C112&sr=8-2

Tramonti Occidentali: https://www.amazon.it/Tramonti-occidentali-Giuseppe-Tecce/dp/B0CWCCJ2GR/ref=sr_1_7?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=2JRIN0S501FJB&dib=eyJ2IjoiMSJ9.KDed9t38Zg3FBDbpuFsID1MotpAO9ewSgVoEvn4EpKbNC-gGHgQTD8b1HYNKwJpur1maF2l5gkF5SRRMaIyZ4Adb1JmRf4Gg0rWylOUjikovxsv2KH9kS6oPZE3TNDsAMC6r15hiiNpIALcc4uORo16jpnIBkwBL5h00q0mgMPw.Zi9a2JbqJem9CkrW1W39ZYUH5pbVuFEqgcFZynYXgY4&dib_tag=se&keywords=giuseppe+tecce&qid=1766167173&sprefix=giuseppe+tecce%2Caps%2C112&sr=8-7

L’inganno dello sguardo

Sono nato in una valle, sotto a una montagna, dove il rospo resta immobile sul bordo dello stagno e la talpa continua a scavare gallerie che non portano da nessuna parte. Sono nato nel luogo dove il sole è più vicino e non perché esso si avvicini a me, ma perché le terre d’altura si spingono naturalmente verso l’alto, tendendo le braccia verso l’infinito, verso mondi ancora da scoprire. Sono nato nel luogo in cui le cicogne depongono i cesti pieni di cuccioli di ogni specie, per andare ad abbeverarsi allo stagno, le cui acque verdi richiamano i colori del mio sangue. Il picchio vola senza sosta tra una quercia e un leccio e in alto vola la farfalla dai colori forti. La lepre non ha più paura di essere catturata, perché le volpi sono sempre sazie e i cinghiali raccontano carezze. Sono nato in una valle, dove il sapore del mare è lontano e cerchiamo con costanza l’odore delle castagne, che più si confanno alla natura delle persone che la vivono. La natura è matrigna, ma addomesticata agli usi degli umani, sollevando gli indifesi dai torti della vita. La vista si alza a volo d’uccello, radente e severa, tra le colonne dei soldati, che imberbi presidiano la terra, fino ad accorgersi che soldati non sono, ma pali di campagna.