Solo una settimana fa ero al “Salone Internazionale del Libro” di Torino a parlare del mio “L’inaffondabile”, e ora sono qui a programmare l’inizio della promozione della mia nuova creatura “Racconti dall’Irpinia”, una raccolta di 12 racconti (uno per ogni mese dell’anno) ambientati nell’alta Irpinia. Perché leggerli? Perché hanno la capacità di distrarti dalle brutture del mondo e perché contengono tutti gli elementi tipici di questa terra magica: il mito, lo spirito, la gestualità ed il linguaggio. Da oggi il libro lo trovi anche alla libreria Mondadori di Avellino presso la Galleria Corso Vittorio Emanuele. Passate tranquillamente a prendere una copia.
Io e Grazia siamo diventati presentatori, per una sera. Cioè mi spiego meglio: io sono diventato presentatore per una sera, perché Grazia è una presentatrice professionista fatta e finita. Abbiamo presentato, presso la Mondadori di Avellino, l’ultimo libro di Antonio Guerriero, “69 folli storie”. Una presentazione un po’ fuori dalle righe, durante la quale ci siamo divertiti parecchio, catturando così l’attenzione delle tante persone presenti.
Io e Grazia siamo diventati presentatori, per una sera. Cioè mi spiego meglio: io sono diventato presentatore per una sera, perché Grazia è una presentatrice professionista fatta e finita. Abbiamo presentato, presso la Mondadori di Avellino, l’ultimo libro di Antonio Guerriero, “69 folli storie”. Una presentazione un po’ fuori dalle righe, durante la quale ci siamo divertiti parecchio, catturando così l’attenzione delle tante persone presenti.
Non sono un tifoso del calcio, ma sono felice per i successi del Napoli, perché la sua impresa, la gioia di un popolo, è un po’ un riscatto per il Sud troppo spesso bistrattato, messo da parte, a volte deriso. Il nord avrà i soldi, ma l’anima sta qui, e l’Italia esiste solo se si tengono insieme le due parti.
Le prime due recensioni, o impressioni, sul nuovo libro “Racconti dall’Irpinia”, mi sono arrivate e mi hanno dato felicità, perché l’intento di ogni scrittore è quello di carpire le sfumature dell’animo umano e pare che io abbia di nuovo colpito nel centro. La prima recensione arriva da Roma: “ovviamente il racconto del ciabattino è tratto da una storia vera?” No, rispondo io con tranquillità. Si tratta di un racconto ambientato in Irpinia, ma frutto della mia immaginazione. “Cavolo, credevo fosse una storia vera, considerata la dovizia di particolari. Mi sembrava di vedere davanti agli occhi quella bottega, con le donne che entravano e poi uscivano sospirando. Hai un modo di scrivere che ti porta direttamente nella scena. È impressionante“. La seconda recensione arriva direttamente dal cuore dall’Irpinia: “ho letto i primi racconti. Arrivata al racconto intitolato Il Canto del Castagno di Frigento, mi sono dovuta fermare. Mi è venuta la pelle d’oca, ed ho pianto. In quella storia ho rivisto la storia recente della mia vita, descritta come nessun altro aveva mai fatto. Perdonami, per ora non posso andare oltre, il pianto mi strozza la gola “. Credo che entrare nei sentimenti delle persone e far in modo che qualcuno si immedesimi in ciò che hai scritto, sia il fine più alto cui ogni scrittore aspiri. Un libretto che apre uno squarcio su un territorio tanto magico quanto sconosciuto, ma, a questo punto, oserei dire anche sul mondo dei sentimenti, quali l’amore, la sofferenza, la paura, l’abbandono, la morte. Insomma, come mi disse un’altra cara amica qualche tempo fa: “un libretto che contiene in sé tutto il tuo mondo, e, di gran lunga, il più bello e il più maturo di tutti i tuoi libri, fino a questo momento”.
Anche questo nuovo libricino ha visto la luce. Dare alla luce un libro è quasi come dare alla luce un figlio. All’inizio quasi non lo riconosci come tuo, poi cominci a masticarlo, a digerirlo e a farlo veramente tuo. Ci sono personaggi dei miei libri, che c’ho impiegato anni per interiorizzarli, ma ora e per sempre fanno parte di me, della mia vita e del mio essere. Così sarà anche con questi dodici bellissimi racconti. Intanto: benvenuto al mondo!
Come più volte ho detto e ripetuto, L’Irpinia, ed in particolare l’alta Irpinia, è una terra intrisa di magia, abitata da genti schiette e legate alle loro tradizioni, come è giusto che sia. Le tradizioni hanno attraversato le generazioni attraverso la narrazione (li cunti), che è stata fatta usando la lingua locale, che è rimasta pressappoco inalterata nei secoli. Mina De Luca è una scrittrice di Grottaminarda che, attraverso i suoi racconti, mantiene vivo il ricordo delle tradizioni e soprattutto mantiene viva lingua, un dialetto, che pure viene ampiamente usato, soprattutto nelle zone rurali. Lo scritto che vedete in basso è proprio di Mina. Forse sarà un po’ ostico leggerlo, ma vi assicuro che ha una sua musicalità. Buona lettura.
13 dicembre Santa Lucia.
S’ raccònt cà Lucia èv nà bella vagliòtt. T’nèv l’uòcchj ruòss e azzurr cùm a lu màr. Ddoij trezz r’ capìll biond’ cùm a lu gràn matur r’ luglio. Nù surris ròcj cùm a lu mèl. La vulèv’n bèn pur l’ prèt r’ la via tànt cà èv bràv e bell. Lucia èv prumèss lu còr suij a Dio. Nù iuòrn passàv nu signuròtt a cavàll accompagnat’ rà ciènt sèrv. Appèn vèdd a Lucia s’ n’ nammuràv. “Bella figliò cùm t’ chiàm?” L’addùmmannàv . ” M’ chiàm Lucia, vossignurìa” Rimàn veng’ a parlà cù tatillu tuij p’cchè t’ voglij spusà, tu è add’vntà cuntessa” “No no! Grazie assai. Io sò prumèss a Dio, m’ voglij fà monaca” ” Io m’aggij nnammuràt r’ l’uòcchj tuij e nùn t’ lass stà affin’ cà nùn dìc si!” Sta storia ìv nnàn’z p’ paricchiu tièmp. Ogni ghiùorn la turm’tàv a èss e a tutta la famiglia. P’ la fà rìcj si facèv mill r’spiètt! L’appicciàv lù gràn rìnt a lù casciòn. Acc’riv tutt l’ vàcch rìnt la stàll. Rumpìv lu titt r’ la cas’. La famiglij ricèv a Lucia ” Spusattìll s’nò chìst c’iaccìr cùm a fàtt cù l’ vàcch!” Lucia presa dalla disperazione disse al signorotto innamorato di lei ” Ti sei innamorato dei miei occhi giusto?” Rispose” Si! Li sogno notte e giorno “ “Tieni” disse Lucia, si cavò gli occhi, li mise su un piatto e li donò al conte innamorato dei suoi occhioni azzurri. Il conte terrorizzato scappò via a cavallo e non si fece vedere mai più da quelle parti. La leggenda narra che Dio misericordioso donò a Lucia occhi uguali a quelli che aveva dato al conte. Santa Lucia per questo motivo è considerata la santa protettrice della vista.
Dal sacro al profano.
Mammanònna mia ricèv cà si na figliola zita vol sapè cu chi s’ spòs, adda mètt la p’ttnessa cà aùs sul èss sòtt a lu cuscìn la nòtt prìm r’ lì trir’c r’ dicèmbr . Chèra nòtt n’zuònn vèr la faccia r’ lu futuru marìt. Io nùn àggj vìst mai a nisciùn…bha!
Bene, posso cominciare a tirare le somme di questa esperienza che mi ha travolto come un fiume in piena. Al Salone del Libro di Torino non c’ero mai stato, ed andarci per la prima volta da scrittore è stata una esperienza bellissima. In particolare essere fermato da persone che avevano letto ed apprezzato il tuo libro, ha rappresentato un grandioso feedback positivo, dopo il tanto lavoro fatto, dopo le infinite ore passate chiuso in una stanza a scrivere, o al massimo a fare ricerche, avendo a malapena il tempo per mangiare o per dormire. Questi momenti sono un po’ il coronamento della propria attività. I padiglioni erano invasi da fiumi di persone, tanto che a un certo punto mi è venuto spontaneo pensare: e per fortuna che l’editoria è in calo, e che le persone non leggono più. In realtà credo che i libri continuino ad essere una preziosa valvola di sfogo per tante persone, oltre che un mezzo valido per comunicare, trasmettere il sapere e permettere a tanti di viaggiare a costo zero. Viva i libri, viva il Salone del Libro di Torino e un grazie grande alla Graus Edizioni che crede nel mio lavoro e mi ha dato questa grande opportunità!
Domenica si avvicina, l’emozione sale. Domenica sarò al Salone del Libro di Torino, padiglione Oval, Spazio Campania alle ore 14 per parlare del mio ultimo libro “L’inaffondabile”. Con me condivideranno il palco, Ettore Bassi e Maria Francesca Rubino. A condurre le interviste ci sarà la scrittrice Wilma Avanzato. Se siete al Salone passate a salutarmi!