Continua la saga delle recensioni al mio ultimo libro “Il Portiere”.
Ecco l’ultima che è uscita sul prestigioso sito di RecensioniLibri.org
Vi riporto un passo della recensione:
Tra i dieci racconti ve ne sono diversi che spiazzano, altri che fanno indignare; poi ci sono piccole perle che fanno riflettere, come ad esempio il secondo racconto. Antonio entra nella hall di un modesto hotel del centro di Milano con in mano una pistola di piccolo calibro; minaccia tutti, per poi chiedere di accendere la radio per ascoltare della musica: purtroppo ci sono solo notizie del conflitto tra Ucraina e Russia. Antonio è esasperato, si lancia in un’invettiva contro la guerra, giudicata «la più tremenda delle vicende umane», ed è a questo punto che rivela il vero motivo del suo gesto insensato; una ragione che farà riflettere, e che emozionerà.
Per acquistare il libro clicca qui: https://www.amazon.it/PORTIERE-Giuseppe-Tecce/dp/B0B4BVS131/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=1667486651&sr=8-2
Altro che legge anti Rave
Dovrebbe arrivare anche qui questa usanza…
Ogni anno il 25 Dicembre in una cittadina delle Ande, in Perù, migliaia di autoctoni si riuniscono per ballare, bere e…. prendersi a pugni.
Il singolare festival si chiama “Takanakuy” che significa letteralmente “Colpirsi a vicenda” nella lingua quechua, la lingua indigena parlata nelle Ande peruviane. Rappresenta il loro modo per risolvere le controversie accumulate durante l’anno e vede la partecipazione sia dei maschi che delle femmine e persino dei bambini. Malgrado possa comprensibilmente sembrare tutto tranne che una festa per loro invece lo è, anzi questo serve per azzerare tutto e ricominciare l’anno all’insegna della pace. Ogni incontro viene anticipato e seguito da un lungo abbraccio e molti condividono anche i pasti prima di scontrarsi.
Foto: The New York Times

Il ghetto di Minsk
ghetto #minsk #shoah
In questi giorni ricorre il 79° anniversario del massacro nel ghetto di Minsk, quando tra il 21-23 ottobre del 1942 gli ultimi suoi abitanti furono assassinati nella “Yama” (Fossa). Più di 100.000 vittime, 825 giorni di tragedia e di eroismo degli abitanti del ghetto, isolati e sterminati dai nazisti.
Più di 250 lager, di cui 70 ghetti, furono creati sul territorio bielorusso durante l’occupazione nazista.
Prima della Seconda guerra mondiale, in Belarus vivevano circa un milione degli ebrei… Il ghetto di Minsk fu il 2o più grande sul territorio sovietico, dopo quello di Leopoli che contava 136.000 persone, e uno dei più grandi di tutta l’Europa.
Fu creato nell’agosto del 1941 e “popolato” non solo degli ebrei bielorussi, ma furono trasferiti anche cittadini di Austria, Polonia, Repubblica Ceca e altri stati europei.
Il maggior numero di omicidi di massa (i tedeschi usarono parola “azione”) ebbero luogo il 7-8 novembre 1941 (18.000 uccisi), 20 novembre 1941 (15.000), 2 marzo 1942 (8.000), 28 luglio 1942 (25.000), 21–23 ottobre 1943 (22.000 ebrei di vari paesi europei).
Dalla primavera del 1942, i prigionieri del ghetto iniziarono ad essere sterminati con il gas nei furgoni chiamati dal popolo “dushegubka”.
Solo 13 persone rimasero vive nel territorio del ghetto, nascondendosi per diversi mesi nel seminterrato di una casa vicino al cimitero ebraico e lasciando il loro rifugio solo il giorno della liberazione di Minsk nel luglio del 1944.
La prima cerimonia commemorativa vicino a “Yama” ebbe luogo nel 1947, ora c’è un monumento in memoria delle vittime del massacro. Purtroppo in tutti questi anni nel paese non è stato creato un museo della Shoa, nonostante più di un milione di ebrei morti sul territorio bielorusso. Il tema della resistenza a Minsk, delle rivolte e fughe di massa dai ghetti di Kletsk, Nyasvizh, Mir, Lahva, Kobryn, Navahrudak e Glyboky fu messo a tacere.
Non finirò il mio post con il solito “Mai più”, perché ora è in corso proprio questo “mai più” che dovevamo ricordare ed evitare.
Di Tatiana Smith








A proposito di sovranità!
E niente ragazzi… Quando arriva Celestina, gli astanti non possono fare altro che mettersi le mani nei capelli.
Celestina rappresenta l’italia nel mondo… Altro che chiacchiere.
Sovranità automobilistica subito!

Come funziona la propaganda russa in Europa!
Volete capire come funziona la propaganda russa?
Leggete quanto scritto di seguito. Ho tradotto e riportato un messaggio scritto dalla Casa Russa di Roma, un centro culturale russo a Roma, ma che esiste in tutte le capitali europee, dove stanno diffondendo lo stesso messaggio.
Eccolo:
Le case russe aprono punti di riscaldamento per gli europei.
Con l’inizio del clima autunnale freddo e umido in Europa, Russian Houses inizia la campagna “Dalla Russia con calore”. In condizioni in cui la temperatura all’esterno e, soprattutto, in casa, è in costante calo, da oggi le case e i centri culturali russi nelle capitali europee aprono le porte a tutti. Finché i prezzi del gas e dell’elettricità rimarranno elevati, i centri funzioneranno come punti di riscaldamento. Qui puoi sempre bere il tè, ricaricare il telefono, guardare un film e verranno proiettati cartoni animati per i bambini. Il calore nelle case e il calore umano dalla Russia è ciò di cui hanno bisogno le gelide famiglie europee. Nelle condizioni di crescente tensione sociale in Europa, oltre che di russofobia, l’azione umanitaria delle Case russe dovrebbe dimostrare la nostra tradizionale ospitalità e scaldare il cuore delle gelide famiglie europee.
“Per sentire il calore della cultura russa, dove, se non nella Casa Russa? Cooperazione umanitaria, azioni umanitarie sono ciò che offriamo nel nostro programma. Centri culturali al di fuori della politica, aspettiamo tutti coloro che apprezzano la comunicazione, la comprensione reciproca e il calore!” – sottolinea il capo della Casa russa a Bruxelles, Vera Bunina.
“Questa è una bella idea, un motivo per ricordare ancora una volta che la Russia non è una bestia terribile, siamo pronti e in grado di dare calore”, ha commentato l’attore teatrale e cinematografico russo, il regista Sergei Makhovikov.
Il programma prevede proiezioni di lungometraggi e film d’animazione russi. Nelle nostre accoglienti sale puoi vedere film come “Ilya Muromets”, “Ruslan e Lyudmila”, “The Tale of Tsar Saltan”, “The Tale of Wanderings”, “Snow Tale” e altri.
Vi ricordiamo che le case russe sono fuori dalla politica.
Controlla il palinsesto dei film sulle risorse e sui social network di Russian Houses.
#RussianHouse #Rossotrudnichestvo #RussianHouse #Rossotrudnichestvo

Abbiamo cambiato Draghi per una senza arte e senza parte!
L’ultimo servizio di #Draghi al Paese è aver condotto e vinto stanotte, grazie alla sua autorevolezza, una trattativa difficilissima che porterà al tetto europeo sul gas e a risorse comuni per imprese e famiglie
Ha fatto il bene dell’Italia e dell’Europa.
Quanto lo rimpiangeremo.
Ora avremo la prima Presidente donna… Ma a che prezzo?
Il nuovo Governo della Meloni
Dunque, ecco la lista dei ministri con portafoglio:
Antonio Tajani e vicepremier e ministro degli Esteri
Giancarlo Crosetto ministro della Difesa
Giancarlo Giorgetti ministro dell’Economia
Carlo Nordio ministro della Giustizia
Adolfo Urso ministro dello Sviluppo Economico (il dicastero assume la denominazione di ministero per le Imprese e il made in Italy)
Matteo Piantedosi ministro dell’Interno
Francesco Lollobrigida ministro dell’Agricoltura e sovranità alimentare
Paolo Zangrillo ministro dell’Ambiente e sovranità energetica
Matteo Salvini minsitro alle Infrastrutture e vicepremier
Marina Elvira Calderone ministra del Lavoro e delle politiche sociali
Giuseppe valditara ministro dell’istruzione e del merito
Annamaria Bernini ministra dell’Università
Gennaro Sangiuliano ministro della cultura
Orazio Schillaci ministro della salute
Daniela Santanchè ministro del turismo
Sovranità alimentare e sovranità energetica. Vi ispirano queste definizioni?
E Berlusconi fu!
Dunque, dove eravamo rimasti: il corteo che vedete nel filmato, altro non è se non la scorta della figlia di Kadirov, che è, nientemeno, ministro della cultura della Repubblica della Cecenia.
Kadirov, il padre, è il Presidente della Cecenia, uno dei più accaniti sostenitori di Putin e della guerra in Ucraina, tanto da aver inviato un esercito di tagliagole (nel vero senso della parola) in Ucraina.
Dunque Berlusconi, oramai sempre più vecchio e rincoglionito, stasera ha detto pubblicamente di aver riallacciato i rapporti con Putin.
Questa è il livello delle persone che avete mandato in Parlamento e al Governo.
Sit in sotto alla sede dell’ambasciata russa in Italia il 13 ottobre 22
Questa sera a Roma si è svolto, sotto la sede dell’ambasciata russa in Italia, il sit in del Mean (movimento europeo di azione non violenta) per chiedere alla Russia il cessate il fuoco immediato, il ritiro dai territori ucraini (tutti i territori ucraini, compresa la Crimea), affinché si possa addivenire ad una pace giusta.
Fatima ha avuto l’onore di dare inizio alla manifestazione con il bel discorso che abbiamo preparato a quattro mani.
Purtroppo il video si interrompe a metà discorso e non posso farvelo ascoltare tutto. In compenso, però, ve lo trascrivo qui sotto, per chi avesse voglia di leggerlo.
Care amiche, cari amici, caro popolo dell’Ucraina!
Mi chiamo Fatima, sono una cittadina russa e ho nelle mani un manifesto dove in russo è scritto “Putin togli le mani dall’Ucraina”.
La Russia è un paese grandissimo, con tante regioni, e con quasi 190 entie che parlano lingue diverse.
Io sono una cittadina russa che proviene da una regione che si trova nel Caucaso e si chiama Ossezia del Nord e dove il 1 settembre del 2004 c’è stata la strage di Beslan in una scuola, dove un gruppo di 32 terroristi occupò l’edificio scolastico sequestrando circa 1200 persone fra adulti e bambini. Due giorni dopo Putin ordinò alle forze speciali russe l’irruzione nella scuola piena di ostaggi ed imbottita di armi e ordigni. Putin non volle trattare con i sequestratori.
La giornalista Anna Politkovskaja, che aveva precedentemente negoziato durante la crisi del teatro Dubrovka di Mosca nel 2002 finì in coma dopo esser stata avvelenata a bordo di un aereo. Poco prima, le autorità le avevano impedito per due volte di salire a bordo di un volo diretto a Beslan nonostante i sequestratori avessero chiesto di lei per condurre le trattative.
Putin ordinò l’assalto che causò la morte di più di trecento persone, fra le quali 186 bambini, ed oltre 700 feriti.
Mi chiederete perché ora parlo dei morti di Beslan a una manifestazione contro la guerra in Ucraina? È semplice:
Vi ricordate il bombardamento che fece l’esercito russo del teatro di Mariupol? Vi ricordate che vicino al teatro c’era una scritta con lettere cubitali Bambini per avvisare che vi erano dei civili dentro al teatro, per farli risparmiare dai bombardamenti?
Ecco, ordinare di uccidere civili e bambini, per Putin e per le sue forze è una cosa all’ordine del giorno.
Uccidere senza scrupoli pur di ottenere quello che vuole, ad ogni costo.
Oggi, decidere da quale parte stare non è semplice per chi vive in Russia, dove anche un piccolo cenno di dissenso può essere visto come una insubordinazione rispetto al regime e ogni disobbedienza viene pagata con anni di carcere.
Io sotto questo aspetto sono una donna fortunata, perché vivo in Italia da molti anni ed ho avuto la possibilità di scegliere con la mia testa da quale parte stare.
Ed io ho deciso di stare con il popolo ucraino, un popolo che ora si trova in una condizione di sofferenza atroce.
Donne, bambini, ed uomini sono costretti a vivere un refrain della seconda guerra mondiale. Le torture, le fucilazioni di massa, l’odio etnico, le fosse comuni, sono cose che pensavamo di aver relegato al secolo scorso ed ai libri di storia.
Oggi la questione ucraina è all’attenzione del mondo intero, ma è una questione che viene da lontano.
Putin nel discorso fatto alla nazione la sera prima dell’inizio della guerra, ed utilizzo a ragione la parola guerra e non quella di operazione militare, parlò di popoli fratelli e di una vecchia origine comune delle tradizioni e della cultura Ucraina e russa.
Ciò è vero, ma ha poi omesso di dire che nei secoli la cultura Ucraina si è stratificata, creando un popolo ed una nazione che sono fieramente indipendenti dagli altri.
All’indomani della fine dell’Unione sovietica, l’ Ucraina si sentì pronta a seguire il proprio percorso di vita, proclamando la propria indipendenza e riconoscendosi come nazione autonoma ed indipendente. Una nazione giovane, forte, fatta di persone fiere, nell’animo e nello stile di vita.
Tale volontà di indipendenza è stata, poi, riaffermata con le manifestazioni di piazza di Maidan. Una nazione che andava con spirito orgoglioso verso la democrazia.
Già in quell’occasione, l’occupazione russa della Crimea fu un atto criminale, che doveva essere affrontato con maggiore coraggio e determinazione dalle nazioni europee e non.
Probabilmente fu sottovalutato lo spirito di odio che muoveva le élite russe, che non volevano in nessun modo che la nazione Ucraina potesse iniziare un percorso di innovazione che la portasse sempre più vicina alle vecchie democrazie europee.
Ma il seme di questa guerra fu gettato proprio in quel momento, nel momento in cui nessuna potenza straniera si pose in un atteggiamento di biasimo e di distacco dalla posizione assunta dalla Russia.
Ciò non ha fatto altro che rafforzare lo spirito criminale di chi, dall’altra parte ha letto questo segnale, come un segnale di debolezza. Si, perché quella gente ragiona solo in termini di forza e di debolezza.
Loro hanno fatto ciò che gli passava per la testa, annettendo un territorio, e nessuno ha proferito parola. Nella loro testa , ciò ha avuto il significato di un lasciapassare per andare oltre.
Poi con la scusa della tutela dei russofoni si è giunti alle condizioni che hanno scatenato la guerra attuale.
È ben chiaro che la tutela dei russofoni, ossia delle persone di lingua russa che vivevano nel Donbas, era solo una scusa per accendere la miccia della guerra.
Mai, e sottolineo mai, l’ Ucraina ha posto in essere persecuzioni nei confronti dei russofoni. Ma nonostante ciò la Russia ha innescato un meccanismo di odio, durato ben otto anni, che ha portato alle condizioni attuali.
E qui mi soffermo un attimo per darvi un dato di fatto: il numero dei civili morti nelle aree separatiste del Donbass andava sempre diminuendo drasticamente dal 2014 in poi, per raggiungere nel 2021 il numero di 8 persone (7 persone nella Repubblica autoproclamata di Donetsk e 1 persona nella Repubblica Autoproclamata di Lugansk). Quindi quando tutto si era quasi placato, il Cremlino che dal 2014 destabilizzava il Donbass con armi e con militari russi presenti sul territorio ucraino, il Cremlino ha avuto un bisogno impellente di “denazificare e demilitarizzare l’ Ucraina”.
Sappiamo bene i metodi che la Russia utilizza per fomentare l’odio: commettere azioni terroristiche sotto false flag, per dare la colpa proprio al nemico di turno da attaccare.
Non dimentichiamoci che fu fatta la stessa cosa con i ceceni, e poi con la Georgia. Tutte dinamiche identiche, che hanno portato allo stesso risultato, cioè alla guerra, con la stessa durezza e crudezza.
Ma per fortuna che ora l’Europa si è svegliata…ha capito che ora a rischio sono i suoi stessi sistemi democratici e che l’Ucraina costituisce l’ultima frontiera che separa la cultura europea millenaria in termini di democrazia, dai sistemi autoritari ed autarchici dell’Asia.
L’Europa, insieme con gli Stati Uniti d’America, hanno preso una posizione forte , perché ora non è più il tempo delle parole, ma quello di difendere e salvare il popolo ucraino.
Poi c’è la pace. Spesso, si sente parlare di pace e questa parola viene troppo spessa usata come uno scudo dietro il quale nascondersi. Troppo spesso i pacifisti italiani non hanno avuto la capacità di schierarsi.
Tutti vogliamo la pace, non tutti, però vogliono un mondo giusto ed una pace giusta. Sembra che per alcuni la pace sia una specie di osso da tirare in bocca al cane che ringhia con il solo scopo di essere lasciati in tranquillità per continuare a condurre la propria vita.
È una posizione stupida, se mi permettete questa parola, perché una pace non giusta avrà il solo effetto di produrre altro odio e quindi, nel futuro, altre guerre in una spirale senza fine.
Quindi gridiamo forte che noi siamo fortemente in favore della pace, ma per una pace che deve essere giusta, che deve permettere al popolo dell’ Ucraina di seguire il proprio percorso di vita senza incursioni di altri, con la restituzione di TUTTI i territori che le appartengono.
Allora e solo allora sarà possibile parlare e mettere in campo una pace vera, stabile e duratura da dare in dono alle generazioni future, perché cose del genere non accadano mai più.
Care amiche e cari amici stringiamoci forte e gridiamo con un’unica voce ed un solo cuore, Putin giù le mani dall’Ucraina, ritira immediatamente l’esercito russo da tutti i territori ucraini, riporta le lancette dell’orologio a prima del 2014.
Il popolo ucraino è maturo per seguire la propria strada e ce lo sta dimostrando ogni giorno sempre di più.
Slava Ucraine.
Sit in a Roma per una pace giusta
Tutto pronto per il sit-in di domani sera davanti all’ambasciata russa a Roma.
Saremo in tanti per chiedere a Putin di togliere le mani dall’Ucraina, perché una pace può dirsi tale quando è una pace giusta, ed è giusto che il primo passo lo faccia l’aggressore, ritirandosi.
Solo allora si potrà sperare in una vera pace e soprattutto in una pace giusta.
Per chi volesse esserci, l’appuntamento è alle 18.30 alla fermata Castro Pretorio, zona Termini a Roma.
Giuseppe Tecce
