Ieri sera si è svolta la seconda serata della manifestazione Sopra le Righe, fortemente voluta dal Direttore Artistico Antonio Parciasepe e presentata in modo sublime dalla bella Grazia Caruso . Durante la serata, oltre alla presentazione del libro Donne al Futuro, si è svolta la prima edizione del premio Ciccio Romano, che ha visto la partecipazione commossa della famiglia, ed in primis dei figli dell’avvocato, Fiorella Romano ed Antonio Bruno Romano. Vi ricordo che il giorno 18, sempre presso il Teatro San Vittorino, ci sarà Maurizio De Giovanni, ed il 26, presso la Libreria Masone Alisei ci sarà la serata dedicata al mio libro “Storia di un Presidente che si credeva un topo”.
Ed ecco la fedele compagna di tante mie avventure, la mia bellissima Atala Mountain Bike E. Ne abbiamo fatta di strada insieme. E da tutta quella strada ne è nato un libro, bellissimo, di pensieri pedalati in una terra magica ed affascinante, l’alta Irpinia, in un gioco di luci, sudore e pensieri al tritacarne!
Non lo hai ancora letto? Il libro si chiama “L’agente della Terra di Mezzo” e lo trovi ovunque: in tutte le librerie ed in tutti gli store on line. Su Amazon ne trovi anche la versione ebook, che rispetta la natura.
Rachmaninov è stato un compositore e pianista russo, uno dei più grandi compositori russi di tutti i tempi. Quello che più di ogni altro ha saputo esprimere in musica l’animo russo o, come sostengo io, la russitá, ossia quell’insieme di melodie che riportano immediatamente alla mente gli sconfinati spazi russi.
Bene, Rachmaninov era un esule. Nato in Russia nel 1873, si rifugia negli Stati Uniti subito dopo la rivoluzione del 1917, dove si naturalizza e continua la sua attività di compositore e concertista, fino alla morte.
La Russia è stata sempre una terra aspra, da amare e da odiare. Ma la sua cultura resta dentro a chi l’ha conosciuta, anche se costretti a viverne lontano.
Concerto n. 3 in D minore, op. 30Sergej Vasil’evič Rachmaninov
Che smacco per il regime reazionario della grande madre Russia. Maria Alyokhina, storica componente delle Pussy Riot è riuscita a fuggire dalla Russia. Non è stata un’impresa semplice, ma l’ha fatto. Dapprima è stata ospitata, anzi nascosta nella casa di un’amica di Mosca, e poi da li è riuscita ad evadere, prendendo in giro la famosa polizia russa, camuffandosi da “RIDER”, ossia da fattorino per le consegne a domicilio. Da li, con una serie di peripezie è fuggita in Bielorussia e poi, con l’aiuto di un artista Islandese, è riuscita a raggiungere la Lituania. Insomma un’impresa epica, da narrare in qualche racconto. Che ne dite?
Maria Alyokhina, ora raccoglie fondi per aiutare la resistenza Ucraina
Nati così in mezzo a tutto questo tra facce di gesso che ghignano e la signora morte che se la ride mentre gli ascensori si rompono mentre gli orizzonti politici si dissolvono mentre il ragazzo della spesa del supermercato ha una laurea mentre i pesci sporchi di petrolio sputano la loro preda oleosa e il sole è mascherato siamo nati così in mezzo a tutto questo tra queste guerre attentamente matte tra la vista di finestre di fabbrica rotte di vuoto in mezzo a bar dove le persone non non si parlano più nelle risse che finiscono tra sparatorie e coltellate
siamo nati così in mezzo a tutto questo tra ospedali così costosi che conviene lasciarsi morire tra avvocati talmente esosi che è meglio dichiararsi colpevoli in un Paese dove le galere sono piene e i manicomi chiusi in un posto dove le masse trasformano i cretini in eroi di successo nati in mezzo a tutto questo
ci muoviamo e viviamo in tutto ciò a causa di tutto questo moriamo castrati corrotti diseredati per tutto questo ingannati da questo usati da questo pisciati addosso da questo resi pazzi e malati da questo resi violenti resi inumani da questo
il cuore è annerito le dita cercano la gola la pistola il coltello la bomba le dita vanno in cerca di un dio insensibile le dita cercano la bottiglia le pillole qualcosa da sniffare
siamo nati in questo essere letale triste siamo nati in un governo in debito di 60 anni che presto non potrà nemmeno pagare gli interessi su quel debito e le banche bruceranno il denaro sarà inutile ammazzarsi per strada in pieno giorno non sarà più un crimine resteranno solo pistole e folle di sbandati la terra sarà inutile il cibo diventerà un rendimento decrescente l’energia nucleare finirà in mano alle masse il pianeta sarà scosso da un’esplosione dopo l’altra uomini robot radioatitvi si inseguiranno l’un l’altro
il ricco e lo scelto staranno a guardare da piattaforme spaziali l’inferno di Dante sarà fatto per somigliare a un parco giochi per bambini il sole sarà invisibile e sarà la notte eterna gli alberi moriranno e tutta la vegetazione morirà uomini radioattivi si nutriranno della carne di uomini radioattivi il mare sarà avvelenato laghi e fiumi spariranno la pioggia sarà il nuovo oro la puzza delle carcasse di uomini e animali si propagherà nel vento oscuro gli ultimi pochi superstiti saranno oppressi da malattie nuove ed orrende e le piattaforme spaziali saranno distrutte dalla collisione il progressivo esaurimento di provviste l’effetto naturale della decadenza generale e il più bel silenzio mai ascoltato nascerà da tutto questo il sole nascosto attenderà il capitolo successivo
Un uomo deve provare tante donne per trovare l’unica, e se aveva fortuna lei sarebbe stata al suo fianco. Per un uomo sistemarsi con la prima o la seconda donna della vita è comportarsi da ignorante; non ha idea di che cosa sia una donna. Un uomo deve compiere il percorso fino in fondo, e ciò non significa solo andare a letto con le donne, scoparle una volta o due; vuole dire “vivere” con loro per mesi e anni. Non biasimo gli uomini che hanno paura di una cosa simile, significa mettere l’anima a disposizione di tutte. Naturalmente alcuni uomini si sistemano con una donna, rinunciano, dicono ecco, è il meglio che posso fare. Ce ne sono moltissimi, in effetti la maggior parte delle persone vive sotto la bandiera della tregua: si rende conto che le cose non funzionano in modo proprio perfetto, ma non importa, accontentiamoci, dicono, non serve a niente percorrere di nuovo tutta la trafila, che cosa danno alla tv, stasera? Niente. Bene, guardiamola lo stesso. È meglio che guardarsi in faccia, è meglio che pensare a “quello”. La tv tiene insieme più coppie male assortite di quanto non facciano i figli o la chiesa.(Shaskespeare non l’ha mai fatto, C.Bukowski)
Correva l’anno 2003, e mi trovavo a Mosca per fare visita a Fatima, la mia attuale moglie. Ci eravamo conosciuti l’anno prima e andavo piuttosto di frequente a Mosca per farle visita.
Era il mese di Maggio, per me un mese come gli altri, sicuramente un mese più comodo, per via del clima mite, per visitare l’immensa città di Mosca. La conoscevo ancora poco in quell’epoca, e d’altra parte, ancora oggi non posso dire di conoscere bene una città così vasta, che conta oltre venti milioni di abitanti. Ma in quell’epoca ero davvero un novizio.
E fu per caso che mi trovai li proprio nei giorni a ridosso del 9 maggio.
Hotel Rossija
Soggiornavo in un Hotel che affacciava sulla Piazza Rossa. In verità, mi ci ritrovai in quel luogo, perché , all’epoca, la prenotazione me la fece un’agenzia di viaggi. E fu così che ebbi la fortuna, e forse l’onore, di risiedere nell’Hotel Rossija. In quel tempo era, per me, un Hotel come un altro. Ero giovane, avevo voglia di viaggiare e non mi soffermavo sui posti in cui mi ritrovavo a dormire. Quell’hotel , però, aveva qualcosa di innaturale: innanzitutto era enorme. Si trovava sulla Piazza Rossa, proprio di fronte alle mura del Cremlino. Aveva un aspetto austero. La facciata era altissima, squadrata, con linee dritte e molte spigolosità, pienamente in linea con i canoni dettati dall’architettura sovietica. Dentro era ancora peggio. Si entrava da diverse porte, poste sul davanti e piuttosto datate, accedendo ad una hall enorme, larga e lunga diverse decine di metri, e soprattutto alta almeno dieci metri. Ovunque c’erano pannelli raffiguranti opere in perfetto stile sovietico. Tutto all’interno era antiquato: avevo l’impressione di vivere in un luogo in cui il tempo si fosse fermato agli anni sessanta. I corridoi erano lunghissimi, e portavano in altri corridoi e poi in altri corridoi ancora, formando una sorta di circuito che portava il visitatore al punto di partenza. Ad ogni angolo di quel luogo immenso c’erano negozietti, infermerie, sale mediche, sale per mangiare, ecc, ecc. E la particolarità era che tutti quei luoghi, presidiati costantemente da donne grassocce in divisa, con facce perennemente incazzate, erano presenti per ogni piano dello stabile. Non ricordo quanti piani avesse, ma ricordo che fossero davvero tanti. Qualche anno dopo, con maggiore maturità ed esperienza, scoprii che quell’hotel aveva ben 4000 camere e che altri non era, se non l’hotel della vecchia nomenclatura sovietica. Il luogo in cui si svolgevano i congressi del PCUSS e dove dormivano tutti i principali capi del governo sovietico oltre che i capi degli Stati esteri.
La finestra della mia camera dava sulla Piazza Rossa. Mi ricordo che mi ci affacciavo spesso. Ma la mia attenzione era attratta soprattutto dalla Chiesa di San Basilio, che con le sue cupole a cipolla policrome era il simbolo della Russia intera, e dall’enorme stella rossa che campeggiava su una torre che interrompeva le mura del Cremlino.
Erano i giorni di inizio Maggio e, in tutta sincerità, della festa per la vittoria del 9 Maggio , non ne sapevo nulla. Ma affacciandomi, in diversi momenti della giornata, sulla Piazza Rossa, avevo una posizione privilegiata che mi permetteva di accorgermi di strani movimenti che stavano accadendo. Passavano spesso squadre di soldati perfettamente allineati, che marciavano, con i fucili poggiati su una spalla. Erano tanti, divisi in squadre. Tutti marciavano, cantando canti , per me, incomprensibili.
Non sapevo, ma lo percepivo, che mi trovavo a vivere un evento storico. Erano le prove per la parata del 9 Maggio, giorno di festa nazionale, giorno della celebrazione della vittoria della Russia contro i nazisti tedeschi, culminata con la librazione di Berlino. E non sapevo che si trattava della festività più importante della Russia, e prima ancora dell’Unione Sovietica, che attorno ad essa avevano creato il mito della forza sovietica e del popolo russo, che mai sarebbe stato sconfitto da nemici esterni.
La parata del 9 maggio, non la vidi, se non in parte assiepato, come in tanti, lungo le transenne che circondavano la Piazza Rossa. Avevo assistito, involontariamente, ad un evento storico, l’unico evento che ha funzionato da collante tra i popoli russi, sin dai tempi dell’Unione sovietica. La serata, stranamente tiepida, la passai con Fatima, passeggiando sulle rive del fiume Moskva e godendo di un grandioso spettacolo di fuochi d’artificio.
Pare che ci siano gatti in grado di sentire l’odore dei topi, anche quando sono, semplicemente, descritti in un libro. Vi ricordo che “Storia di un Presidente che si credeva un topo”, lo trovate ovunque, ma, magari, predilegete le librerie vere e proprie, che quello è l’habitat naturale dei libri. ❤️❤️❤️
Anche nel circo c’è il concetto di “formazione criminale”. Agli animali molto piccoli viene insegnato solo ad aggredire, spaccare, uccidere e morire. Nei circhi, la formazione criminale è stata vietata dagli anni ’20 del 900. Il regime di Putin ha riportato in vita la vecchia tradizione del circo e le ha conferito pieno potere sui bambini russi. Nevzorov @nevzorovtv