Spero che vi rendiate conto: questi sono campi di concentramento, nel 2022. Europei deportati in Russia. Come dicevamo? “Mai più”? Ci sono 66 campi in Russia, che ospitano 95.000 residenti di Mariupol! È difficile immaginare cosa stanno passando queste persone chiuse li dentro!
Ormai l’Italia è un problema di sicurezza internazionale, per il livello della propaganda russa nella nostra tv. Gli ospiti russi, giornalisti o funzionari, vedono i media italiani come la loro piattaforma preferita quando si tratta di proiettare le opinioni dell’apparato statale. È la tradizione dei talk show politici distintivi dell’Italia, forte del melodramma e degli argomenti orchestrati e leggera sul controllo dei fatti e sulle interviste dure, che sta causando più trambusto. “È come una compagnia teatrale itinerante, ognuno ha il suo ruolo”
Carissimi amici, anche presso la Libreria Barbarossa di Benevento, è possibile trovare i miei libri. E andateci nelle librerie, che sono luoghi di cultura, di scambio e di serenità. Alimentatevi di cultura!
Ed ecco qua le immagini tirate fuori dal New York Times attestanti quello che è successo a Bucha. Si vedono persone prese nelle case, messe in fila e sommariamente massacrate per il solo fatto di essere ucraine. Chi continua a negare è un imbecille, ancora più imbecille è chi sostiene le ragioni di Putin, ancora più imbecille è chi chiede che l’ucraina si arrenda alle condizioni di Putin senza se e senza ma. L’ucraina sta combattendo per la nostra stessa libertà e per farci vivere ancora nel mondo che conosciamo. E soprattuo ha fallito la sinistra italiana che si è unita al coro putiniano delle destre.
Esattamente ciò che dico da mesi. Ai pacifisti o peudo tali, dell’Ucraina, in fondo, non gli frega nulla. Vogliono pagare di meno il gas, e la corrente. Che poi un popolo intero ci rimette le penne e la libertà per i prossimi decenni…. Che fa. Alla fine noi contiamo più che quattro ucraini… O no? E quindi, di fatto, sostengono Putin, nella guerra più assurda del XXI secolo
Dopo la crisi economica, durante la crisi Covid, sino all’inizio della guerra, si era diffusa nel mondo, in Europa e in Italia, l’idea che le autocrazie avessero una forza, una abilità, superiore alle democrazie, di affrontare gli eventi della storia. Sembrava soffiasse un nuovo vento. Avverso alle democrazie liberali. Proviamo a ragionare attingendo ai numeri e agli eventi raccontati nell’articolo di oggi, sul Corriere, di Federico Fubini. E che non troverete in nessuno Talk televisivo.
Ad esempio, Beppe Grillo, poco più di un anno fa, chiamato dal povero David Sassoli ad un convegno a Bruxelles, dichiarò superata la democrazia liberale. Orban, applaudito da Salvini, sosteneva( e sostiene) la democrazia illiberale, Erdogan la attuava con violenza, Putin dichiarava al Financial Time, nel 2019, che “l’idea liberale è obsoleta”, nello stesso tempo, Xi Jinping, dichiarava che “l’Oriente è in ascesa, l’Occidente in declino”.
Questo prima e durante, la catastrofe del Covid, partita dalla Cina e la guerra della Russia.
Qual è la realtà oggi? I Paesi che cercano l’Alleanza Atlantica e la NATO, crescono. La democrazia è diventata più attraente. Evidente.
Adesso, Shanghai è ferma, chiusa. 45 grandi città cinesi sono chiuse per lockdown. Nell’ultimo mese il commercio al dettaglio, in Cina, è sceso dell’11%, la produzione di auto del 41%, l’edilizia del 44%, la crescita dell’export e’ meno di un terzo di un anno fa. In Russia hanno chiuso 20 impianti di produzione automobili su 21. Vendita auto meno 79%. Pil meno 12. In Turchia la lira ha perso la metà del valore in 9 mesi. L’inflazione è al 70%.
Inoltre, Putin doveva conquistare Kiev in pochi giorni, col sostegno di Xi, ed è ancora lì a distruggere i villaggi del Donbass che aveva già.
E in Russia i giornalisti liberi vengono arrestati o uccisi, i bambini con un foglio bianco in mano, vengono arrestati, non va meglio ai cinesi e ai turchi.
Io sto meglio in Occidente. Mi piacciono: la democrazia, la libertà, la NATO, l’Europa, l’America. Abbiamo tanti difetti. La democrazia ha tanti difetti. Ma nonostante questo, gli innamorati di Putin, di Erdogan, di Orban, di Xi, in Italia, in Europa, devono sapere che per me la democrazia non diventerà mai un difetto. Mai.
Ad un anno esatto dalla morte di Franco Battiato, un pensiero va a lui e all’immensa opera che ci ha lasciato.
E vi lascio un mio video in cui racconto una storia che non tutti conoscono: quella dei Gesuite, Euclidei, vestiti come dei Bonzi per entrare a corte degli imperatori!
E notizia di ora è che il mare di Catania, dalla prossima settimana, si chiamerà lungomare Franco Battiato.
Benvenute! È quello che dovrebbero dire le persone dotate di un briciolo di buonsenso, di umanità, di pensiero politico democratico. Benvenute! C’è un tiranno alle porte, dotato di nessun buonsenso, anzi di un senso cattivo delle cose, di totale disumanità e di un pensiero politico imperiale, fascio-comunista, violento, che vede se stesso come l’incarnazione del suo dio, che vive se stesso come capo della sua religione, religione di stato imperiale. C’è un tiranno che ha stabilito che gli ucraini non sono liberi di scegliere come vivere e quindi ha deciso di annientarli. C’è un tiranno che ha stabilito che le democrazie, vicine e lontane, sono il male, la prova dell’esistenza di un mondo corrotto, immorale, decadente, per nascondere al suo popolo e al mondo uno stato, un impero, il suo, corrotto, mafioso, violento, illiberale.
Ecco, di fronte a questo, Finlandia e Svezia chiedono di entrare nella NATO. Sanno che, se nella NATO, Il tiranno non oserà attaccarle. Perché chi è violento, chi conosce solo la forza, ha paura della forza.
E chi si oppone? Gli aspiranti Putin. Il turco che fa ai Curdi quello che Putin fa agli ucraini e anche peggio. Che fa ai dissenzienti, ai giornalisti, quello che fa Putin. L’ungherese che ha codificato la propria dimensione di capo illiberale.
Erdogan che accusa gli svedesi di essere terroristi sta a Putin che accusa gli ucraini di essere nazisti. È il rovesciamento del vero, del giusto, del bene.
Ecco, i trogloditi italiani, con chi stanno? Con Putin, con Erdogan, con Orban.
Dicono che è una provocazione entrare nella NATO. Da Sgarbi( ma cosa gli è successo?) ai Travaglio, ai Conte, ai fascio comunisti italiani, ai cattolici della sottomissione ai prepotenti.
Ecco, questa è la misura della idiozia degli esseri umani. Chi dice di no a Sanna e a Magdalena per dire si a Orban e Erdogan è un idiota. Prima non era misurabile. Adesso si può misurare.
Io nella terra di mezzo ci sono nato, e ci vivo da sempre, da quando sono uscito dalla pancia di mia madre e ho respirato l’odore di una primavera incessantemente in marcia. Quest’anno però l’inverno è arrivato all’improvviso e prima del previsto. Fa freddo, il cielo è bianco, plumbeo, pioviggina e si sente l’acre odore della neve. È strano immaginare come tutto ciò che è vivente sia formato da una diversa combinazione delle particelle di carbonio. Ho letto su qualche rivista scientifica che il nostro mondo si basa sugli atomi di carbonio, i quali, combinandosi con altri elementi naturalmente presenti nello spazio, determinano tutte le cose. Così accade che io, essere dal sangue caldo, barbuto irpino scontroso, sia uguale al fiocco di neve freddo che ora si posa sulla mia mano, sciogliendosi e assimilandosi a me. Brusco montanaro dalla socialità scostante, cresciuto con dentro agli occhi il respiro di questi panorami, progenie di lupi, non avvezzo alla vita urbana, sbuffo di vapore che esce dalla bocca in un giorno di neve. Ed eccola la neve, immancabile amica di ogni inverno, coperta protettrice di ogni filo d’erba, che cade sulle valli e sulle cime del paesaggio. Lì, verso sud scorgo nettamente le tre cime del monte Tuoro che domina Chiusano di San Domenico, e verso sud est le cime più alte dei Monti Picentini, Verteglia, Laceno, Acerno. Amica, siediti e bevi, ti ho preparato un tè caldo, oggi fa bene, riscalda le viscere e le ossa. Se l’Italia ha un clima temperato, qui è tutta un’altra storia; il freddo è parte integrante della nostra esistenza. Ti ci devi abituare. Ma la costante di tutta la nostra vita è il vento. Vento malevolo, a volte benevolo. Non per nulla, una delle città più antiche del Sannio e capitale ancestrale degli antichi Irpini era prima detta Maleventum e poi Beneventum, perché il vento può essere amico e nemico allo stesso tempo. In verità l’etimologia del nome è diversa, ma a me piace pensare che, invece, abbia a che fare proprio con il vento. Il vento qui l’hanno imbrigliato, domato, piegato e reso utile. In tutta la zona a sud, nel territorio che si estende tra la Puglia e la Basilicata c’è una costellazione di pale eoliche, i nuovi mulini a vento. Il paesaggio è pieno di queste stelline che, avvicinandosi, diventano enormi, giganti aeriformi dall’incessante moto rotatorio. Producono energia elettrica dal vento, ma con beneficio di pochi. C’è stato un tempo in cui la politica, sempre cieca ai bisogni del popolo, sosteneva che le pale eoliche avrebbero portato benefici e lavoro per tutti. Come sempre la promessa politica resta disattesa, scollegata dalla realtà, perché con la realtà non c’entra un cazzo. O per meglio dire, la politica in senso astratto e alto ha attinenza con la vita e quindi con la realtà, ma i politici tradiscono la politica, facendo quasi sempre ciò che è più conveniente per loro e non per la gente. Avremmo potuto essere il miracolo economico dell’Italia, come i petrolieri green della nuova era; invece, abbiamo preferito far arricchire pochi e lasciare sui nostri terreni solo i segni viventi di questo green economy: i giganti che girano incessantemente notte e giorno. Devo ammettere, però, che hanno pure un loro fascino estetico. Ogni tanto vado verso il Formicoso e mi fermo in prossimità di questi nuovi mulini. Il loro girare è ipnotico, curativo, silenzioso e pensieroso. Non so se esistano degli studi, ma è probabile che in prossimità dei pali ci sia un campo elettromagnetico, e forse è per questo che sotto si crea uno spazio disadorno di vegetazione. L’anno scorso, a fine marzo, sono andato a Lacedonia, e lungo le curve che salgono il crinale mi sono imbattuto nei mulini. Erano davvero enormi, ed era il tempo della crescita del grano. In quel caso mi sono accorto che non c’erano zone vuote. Il terreno era completamente riempito dagli steli del grano nascente. Tutto era di un verde intenso, scuro, morbido e, ovviamente, fortemente mosso dal vento. Mi sono fermato, sono sceso dalla macchina e ho camminato verso il gigante. C’era solo il rumore del vento che strusciava contro la lana del mio cappello; il rumore degli steli che si inchinavano e strofinavano al passare del vento; e un leggero sibilo che proveniva dall’alto. Ho alzato lo sguardo, e sopra di me, a venti metri, c’era un motore con delle eliche enormi, che quasi toccavano terra, che giravano con leggiadria, mosse solo da quel vento.
L’Agente della Terra di Mezzo
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