Oggi, a un anno di distanza, vi lascio la prefazione del mio primo libro, che ho registrato esattamente un anno fa. È cambiato il mondo in un solo anno. Il libro, intanto, è stato pubblicato da Bookabook e o so trova in tutte le librerie d’italia e in tutti gli store on line. Non sono un attore dalla dizione perfetta… Ma non ascolto.
La Svezia nella NATO? non tutti concordano
La notizia della richiesta della Svezia di entrare nella NATO ha avuto immediatamente una reazione in Russia.
A Mosca i cartelloni parlano chiaro: la 🇷🇺 è contro il nazismo, ma loro 🇸🇪 – no:
Astrid Lindgren 1907 – 2002 (autrice di Pippi Calzelunghe, Karlsson, Emil etc)
Ingmar Bergman 1918 – 2007 (regista, sceneggiatore, drammaturgo e scrittore)
Ingvar Kamprad 1926 – 2018 (fondatore dell’IKEA)

Il Paese della cuccagna con la P maiuscola
La Russia degli ultimi 20 anni è stata un po’ come il paese della cuccagna, un luogo in cui tutto era diventato estremamente semplice e divertente. Ma da che mondo è mondo, le cose semplici nascondo sempre qualche trucco. Esattamente come successe a Pinocchio e a Lucignolo nel paese della cuccagna. Ve lo ricordate?
Ma il paese della cuccagna esige sempre il suo contributo di anime e di vite. Cosi dal gennaio 2022, si sono susseguite una serie di morti sospette tra personaggi particolarmente in vista dell’imprenditoria Russa.
Almeno sette importantissimi uomini d’affari Russi sono morti da fine Gennaio ad oggi. Morti molto sospette, ovviamente, e nel mirino delle intelligence di tutto il mondo, perché il sospetto, ovviamente, è che non si tratti di suicidi, quanto, piuttosto, di omicidi.
Tre oligarchi morti per suicidio tra gennaio e febbraio
Leonid Shulman, dirigente di Gazprom Invest, è stato trovato morto nella sua casa di Leninsky il 30 gennaio 2022. I media russi hanno dato la notizia del ritrovamento di un messaggio in cui l’imprenditore spiegava di aver commesso l’estremo gesto.
Il 25 febbraio è stata la volta di Alexander Tyulakov, altro dirigente di Gazprom, trovato morto nel garage della sua casa nella stessa cittadina del collega. Anche in questo i media russi hanno parlato di suicidio.
Mikhail Watford, miliardario russo di origini ucraine, è invece deceduto a Surrey, in Inghilterra, il 28 febbraio. I risultati dell’autopsia saranno resi pubblici solo il 29 luglio, e le indagini sulla misteriosa morte dell’uomo sono ancora in corso.
Tre oligarchi trovati morti dopo aver massacrato mogli e figli
È stato poi il turno dell’imprenditore Vasily Melkinov, proprietario dell’azienda farmaceutica MedStom. L’uomo è stato trovato morto a Nizhny Novgorod a fine marzo. Vicino al suo corpo quelli della moglie 41enne e dei due figli di 10 e 4 anni, accoltellati a morte.
Non ci sarebbero stati segni di intrusione nella casa in cui è avvenuto il massacro, e l’ipotesi degli investigatori russi è quella di omicidio-suicidio. Pochi giorni fa altri due imprenditori russi sono morti in quelli che apparirebbero come casi di questo tipo.
Si tratta di Vladislav Avayev, ex vicepresidente della Gazprombank, trovato morto il 18 aprile a Mosca insieme alla moglie e alla figlia. Colleghi e amici dell’uomo hanno però rifiutato categoricamente l’ipotesi che sia suicidato per poi uccidere il resto della famiglia.
Solo il giorno dopo, il 19 aprile, è stato il turno di Sergey Protosenya, ex dirigente dell’azienda energetica Novatek, partecipata di Gazprom. L’imprenditore è morto in Spagna, impiccato nella sua villa di Lloret de Mar.
Morto un altro manager della Gazprom, caduto da una scogliera
Andrei Krukowski, direttore del resort sciistico del gigante russo Gazprom, è morto ‘cadendo da una scogliera’ a Sochi.

La chiarezza disarmante di Kusturica
Si, lo ammetto sono stato, in passato, un fan di Kusturica. Conosco a memoria i passaggi di molti suoi film. Li ho visti e rivisti, nelle giornate di pioggia e in quelle di sole: ho riso e ho pianto. Ma i tempi cambiano.
Kusturica non ha mai fatto mistero della sua simpatia per Putin. Lo va sbandierando da anni, in ogni occasione possibile, dagli incontri formali a quelli più mondani. Ma leggere ora, con gli occhi di oggi, le sue affermazioni fa male al cuore e soprattutto all’intelletto.
Vivevamo tutti in una specie di bolla, in cui c’era l’illusione che il Putinismo fosse una sorta di fenomeno da baraccone, in cui nessuno perdeva e nessuno vinceva. Oggi che si è rivelato per quello che realmente è, e cioè un pensiero reazionario oltranzista, molto affine e con estreme similitudini al nazismo, anche le affermazioni di Kusturica non sono più tollerabili.
Vi riporto alcune sue affermazioni recenti:
“La guerra in Ucraina, che possiamo tranquillamente affermare è stata preparata da tempo con l’assistenza del Pentagono, è in realtà una guerra contro l’Ortodossia e contro tutto ciò che una cultura autentica pone come un grande ostacolo al transumanesimo, trasformando le persone in ciò che è . ” verificato “, ha detto Kusturica, ricevendo un premio presso la Chiesa di San Sava.
“Le autorità ucraine erano filo-naziste e si erano rivolte contro la gente di Donetsk e Lugansk semplicemente perché volevano l’amicizia con la Russia e vivere secondo i loro principi e la loro cultura”.
“Solo ora stiamo iniziando a capire la natura del nazismo, perché le sue radici sono avvolte nelle emozioni della liberazione nella seconda guerra mondiale. “Alla fine, era meglio o meno, e questa è la mia domanda importante, per i presidenti occidentali assistere alla celebrazione della Victory Parade per diversi anni, invece di guardare quella parata dal vivo adesso?”
La domanda, aggiunge, è se il nazismo sia ora sotto una nuova veste o sarà solo una nuova forma del fenomeno “da cui molto più tardi emergerà ciò che è iniziato con la pandemia di Covid-19?”

Discorso del 1 Maggio presso la Cisl Irpinia Sannio: lavoro e guerra!
Il tema del lavoro è uno dei più gettonati della nostra epoca ,ed assume un valore preponderate nei nostri territori. Sono di questi giorni i dati disarmanti dell’ ISTAT che parlano di un’Italia sempre più vecchia, dove la piramide demografica si è ormai capovolta, che vedono il Sannio ben peggio rispetto alla media nazionale. Solo l’11,9% della popolazione ha meno di 14 anni, mentre il 24% della popolazione ha più di 65 anni. Cala ancora la popolazione residente nel Sannio.
Cosa ci dicono questi dati? Ci dicono una cosa molto semplice: che le persone stanno andando via dal nostro territorio, e mentre prima lo facevano in età lavorativa, cioè quando partivano in cerca di un lavoro, oggi lo fanno addirittura prima, cioè nell’età dell’Università. L’idea della mancanza di lavoro e di investimenti nella direzione della creazione di posti di lavoro è talmente radicata, che i giovani, i nostri giovani, non…
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Lavrov in tv e senza contraddittorio
Continuano a far discutere le parole del ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, intervistato dalla trasmissione tv di Rete 4, “Zona bianca”. «Zelensky? I più antisemiti sono gli ebrei», ha detto Lavrov. «Che il presidente Zelensky sia ebreo non ha alcun significato. Secondo me anche Hitler aveva origini ebraiche». Immediata la reazione della comunità ebraica che ha accusato il noto programma Mediaset, condotto da Giuseppe Brindisi, di averlo «ospitato in una tv italiana, senza contraddittorio e senza che neanche l’intervistatore opponesse la verità storica alle menzogne che erano state pronunciate. Questo non è accettabile e non può passare sotto silenzio». Le affermazioni del ministro Lavrov «sono deliranti e pericolose», scrive in una nota la presidente della comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello. «Riscrivono la storia sul modello dei Protocolli dei Savi di Sion, il fondamento della letteratura antisemita moderna creato nella Russia zarista».

Il ministero della Difesa ucraino ha riferito di una sparatoria tra cadiroviti e buriati vicino a Kherson

Nel villaggio di Kiselevka, nella regione ucraina di Kherson, occupata dalle truppe russe, è avvenuta una sparatoria tra militari buriati e ceceni. Lo ha riferito il principale dipartimento di intelligence del Ministero della Difesa ucraino.
“Le ragioni del conflitto interetnico risiedono nella riluttanza dei Buriati a condurre operazioni militari offensive e nei “diritti ineguali” di condizioni con i ceceni. Questi ultimi non vanno affatto in prima linea, rimanendo nelle retrovie esclusivamente come ” distaccamenti protettivi. “Il loro compito è incoraggiare le unità di infedeli a intraprendere azioni attive. Questo è aprire il fuoco su coloro che stanno cercando di ritirarsi”, afferma il canale telegrafico ufficiale della Direzione principale dell’intelligence del Ministero della Difesa ucraino .
Il secondo motivo è la distribuzione non uniforme del bottino, quando i combattenti della formazione cecena hanno chiesto di dargli la maggior parte.
In un commento di Kavkaz.Realii, un combattente di una delle unità di volontari cecene che difende l’Ucraina dall’aggressione militare russa (ha chiesto di non essere nominato per paura di vendetta sui parenti rimasti in Cecenia) ha affermato che i conflitti tra le forze di Kadyrov e gli occupanti di altre regioni si verificano abbastanza spesso, allo stesso tempo, si verificano anche situazioni di conflitto sulla divisione del bottino tra unità composte da soldati a contratto provenienti da “regioni puramente russe”.
Il capo del gruppo di esperti ucraino “Sova”, il professor Mikhail Savva, che si trova nella zona di guerra in Ucraina, in un’intervista al Caucaso, ha confermato queste informazioni: questo non è il primo conflitto tra i cadiroviani e altri militari russi.
“Già all’inizio di marzo, sono emerse informazioni secondo cui le unità della Cecenia fungevano da distaccamenti di sbarramento per altre unità. E c’è stato un caso eclatante quando gli uomini di Kadyrov hanno ucciso più di una dozzina di feriti russi nella regione di Kiev per non evacuare . In un certo numero di aree, le unità di Kadyrov non accettano la partecipazione alla prima linea delle ostilità, una tale divisione dei ruoli provoca odio nei loro confronti di membri di altre formazioni russe”, ha affermato il professor Savva.
L’esperto ha definito i conflitti in corso un indicatore di un problema sistemico nell’esercito russo, dove ufficialmente non esistono formazioni armate nazionali, ma in realtà il reclutamento di soldati a contratto avviene nelle proprie regioni, di conseguenza ceceni, buriati e altri nascono le formazioni nazionali.
- Il personale militare della Cecenia che ha partecipato all’invasione dell’esercito russo in Ucraina ha perso centinaia di persone ed è tornato a Grozny il 13 marzo. Lo ha affermato il servizio di sicurezza dell’Ucraina.
- Il capo della Cecenia, Ramzan Kadyrov , è pronto a pagare un milione di dollari (secondo il tasso di cambio ufficiale della Banca centrale russa – circa 73 milioni di rubli, secondo quello ufficioso – più di 90) per informazioni su dove si trovi i comandanti dei battaglioni ucraini intitolati a Dzhokhar Dudayev e Sheikh Mansur – Adam Osmaev e Muslim Cheberloevsky.
Qualche domanda per i no vax e no green pass

Una cosa però la voglio chiedere ai no vax e no greenpass: ci avete rotto i maroni per due anni a fare casini, manifestazioni, sfilate e giornate intere a parlare su Facebook contro il governo, contro il loro ipotetico regime che vi stava controllando, contro la mancanza di libertà fondamentali e di garanzie costituzionali. Da oggi non si portano più le mascherine, e non serve più il greenpass, se non in casi molto molto limitati. Non ho sentito, però, una sola parola di scuse nei confronti del governo, o semplicemente per le cretinate che siete andati a sbandierare in giro. Ma almeno avete capito che siete stati vittime di personaggi, per lo più di estrema destra, che vi hanno utilizzato per speculazioni politiche? E che vi hanno scaricati non appena si è realizzata un’altra onda da cavalcare, ossia il putinismo? Capite che la storia del Greenpass era solo una banale scusa per sovvertire l’ordine costituito? Avete capito che anche adesso vi siete messi dalla parte sbagliata della storia e contro la democrazia? Ossia di quella stessa democrazia che vi permette di scrivere amenità sui social senza avere nessun tipo di ripercussioni?
Per capire tutto ciò, però, serve l’intelligenza.
Un abbraccio.
Scatole con granate e salsicce spagnole
Nelle scatole con le granate, arrivate in Ucraina dalla Spagna, c’era anche un numero enorme di salsicce spagnole.
Ed è stata consegnata, anche, una cartolina con una firma:
“Ti auguro la vittoria!
Con affetto, Leticia.”
I combattenti della VSU non si sono immediatamente resi conto che quella era la firma della Regina di Spagna

Discorso del 1 Maggio presso la Cisl Irpinia Sannio: lavoro e guerra!
Il tema del lavoro è uno dei più gettonati della nostra epoca ,ed assume un valore preponderate nei nostri territori. Sono di questi giorni i dati disarmanti dell’ ISTAT che parlano di un’Italia sempre più vecchia, dove la piramide demografica si è ormai capovolta, che vedono il Sannio ben peggio rispetto alla media nazionale. Solo l’11,9% della popolazione ha meno di 14 anni, mentre il 24% della popolazione ha più di 65 anni. Cala ancora la popolazione residente nel Sannio.
Cosa ci dicono questi dati? Ci dicono una cosa molto semplice: che le persone stanno andando via dal nostro territorio, e mentre prima lo facevano in età lavorativa, cioè quando partivano in cerca di un lavoro, oggi lo fanno addirittura prima, cioè nell’età dell’Università. L’idea della mancanza di lavoro e di investimenti nella direzione della creazione di posti di lavoro è talmente radicata, che i giovani, i nostri giovani, non provano nemmeno a realizzarsi lavorativamente, ma vanno via già nel periodo universitario. Tutto questo non è altro che la punta dell’iceberg di una mancanza di opportunità, che purtroppo si sta cronicizzando e sta depauperando le aree interne della loro risorsa principale, cioè i giovani stessi.
Certamente veniamo da un biennio che ha messo a dura prova il sistema Italia e che ha azzerato quelle già scarse risorse che avevamo a disposizione. La pandemia da Covid sars 19 ha dato la mazzata finale ad una economia che già stentava a decollare. E dopo la pandemia, che non sappiamo nemmeno se sia finita o meno, come un pugno nello stomaco è arrivata la guerra, devastante come, e se non di più del virus stesso.
La guerra ci ha ulteriormente depauperati di risorse indispensabili per rimettere in moto il sistema paese. E si presenta con le consuete contraddizioni: da una parte c’è un’economia che cresce sulla guerra, e cioè quella sottoposta al commercio delle armi. Un’economia di morte , che non è auspicabile, nonostante che sia ulteriormente cresciuta anche durante il periodo delle sanzioni alla Russia dopo gli eventi del 2014. Il giornale The Telegraph ha evidenziato, infatti, che dopo il 2014, nonostante le sanzioni applicate alla Russia , diversi stati europei , tra cui la Germania, la Francia, e l’Italia stessa, hanno trovato modo di aggirarle e poter vendere armi a Putin, il quale oggi si trova a poter sostenere lo sforzo bellico, tanto deprecato dall’Europa, anche grazie alle armi cedute dall’Europa stessa. Questa, però, è l’economia che non auspichiamo. È un’economia che porta solo morte e distruzione. La guerra e le sanzioni che ne sono derivate non hanno fatto altro che ridurre ancor più le possibilità di manovra dell’Europa e del nostro stesso paese.
Non mi sento , però , di sottacere le atrocità che vengono perpetrate, ormai da 65 giorni, nei confronti del popolo ucraino, che sta subendo gli effetti di una vile aggressione, tanto immotivata, quanto feroce. Il diritto di autodeterminazione dei popoli, tante volte sbandierato dall’Occidente, come caposaldo della propria tradizione laica e democratica, deve essere difeso sempre ed ad oltranza ogni qualvolta si verifichino eventi di tipo invasivo ed autoritario. Ritengo, come ritiene la gran parte dei governi e delle élite occidentali, che gli ucraini stiano pagando il pegno più duro per l’immobilismo che l’Europa stessa e gli Stati Uniti d’America hanno dimostrato nei confronti di un regime autoritario ed autocratico, quale quello putiniano.
Sono passati 65 interminabili giorni da quando questa ennesima guerra, una guerra nel cuore della civile Europa, ha avuto inizio, con immagini disumane di massacri e distruzione.
L’attenzione pubblica si è catalizzata intorno al tema della pace.
Tutti noi vogliamo la pace, tutti noi vogliamo fortemente fermare il massacro, non giustificato e non giustificabile, che è in atto. Ma è sul come che si determinano, troppo spesso, le divergenze. Si, lo ammetto, sono una interventista: se qualcuno ha un cancro non c’è altra soluzione se non l’asportazione, poi si può passare alla fase della cura. Non ho mai visto un cancro regredire per il solo fatto che gli sia stato ordinato di farlo, ne con le buone, ne con le cattive parole.
L’attenzione pubblica si è troppo spesso soffermata intorno all’idea di pace portata avanti dai cosiddetti pacifisti.
I pacifisti, hanno le loro ragioni, che non condivido, ma che comprendo. Ma troppo spesso peccano per una sorta di vacuità delle parole, cui non corrispondono, poi, i fatti concreti.
Nei giorni scorsi c’è stato un editoriale su Avvenire, dell’amico Angelo Moretti, che ha avuto , finalmente, la capacità di esprimere delle proposte concrete rivolte al movimento pacifista, quale quella di realizzare una interposizione fisica dei corpi di tutti i pacifisti europei, tra il fronte russo e quello ucraino. Lo ringrazio, perché, per la prima volta, si è avuta la capacità di mettere da parte gli slogan facili sul fermate le armi e frasi similari, per concretizzare proposte operative da mettere in campo. È un vero salto di qualità nella variegata discussione aperta nel fronte pacifista. Passare dalla passività degli slogan alla operatività sul campo, potrebbe davvero segnare il passo in questa situazione che sembra senza via d’uscita.
Così come mi sento di ringraziare il fronte unito e compatto dei governi europei, che stanno fornendo agli ucraini gli strumenti necessari per difendersi. Sottolineo e ci tengo che venga sottolineato che gli ucraini hanno il sacrosanto diritto di difendersi da un’azione di guerra spropositata, cui sottende un pensiero di odio nei confronti, non solo degli ucraini stessi, ma di tutte le democrazie occidentali. Il pensiero unico russo , che spesso si esprime per bocca del teorico Dugin, è chiaro e non lascia spazio a dubbio alcuno: ad essere messe in discussione sono le democrazie occidentali ed ogni forma di libertà individuale, viste , da Putin e dal suo Entourage, come sinonimo di messa in discussione dell’ autoritarismo che sta alla base del sistema di potere russo.
Vi leggo ora alcune affermazioni fatte dallo stesso Dugin, che ricordo, tra parentesi, che qualche anno fa, fu ospitato anche a benevento per degli incontri filosofici sedicenti:
“…Questa non è una guerra contro l’Ucraina. È un confronto con il globalismo come fenomeno planetario integrale. È un confronto a tutti i livelli – geopolitico e ideologico. La Russia rifiuta tutto nel globalismo – unipolarismo, atlantismo, da un lato, e liberalismo, anti-tradizione, tecnocrazia, Grande Reset in una parola, dall’altro. È chiaro che tutti i leader europei fanno parte dell’élite liberale atlantista.
E noi siamo in guerra esattamente con questo. Da qui la loro legittima reazione. La Russia viene ormai esclusa dalle reti globaliste. Non ha più una scelta: o costruire il suo mondo o scomparire. La Russia ha stabilito un percorso per costruire il suo mondo, la sua civiltà. E ora il primo passo è stato fatto. Ma sovrano di fronte al globalismo può essere solo un grande spazio, un continente-stato, una civiltà-stato. Nessun paese può resistere a lungo a una completa disconnessione.
La Russia sta creando un campo di resistenza globale. La sua vittoria sarebbe una vittoria per tutte le forze alternative, sia di destra che di sinistra, e per tutti i popoli. Stiamo, come sempre, iniziando i processi più difficili e pericolosi”.
Oggi il nostro mondo si scontra con questa ideologia. Il lavoro, il tema che ci sta tanto a cuore, oggi e nel prossimo futuro subirà delle battute di arresto: è molto probabile. Le economie, a livello mondiale, sono talmente interconnesse che sarebbe da pazzi non pensare che un conflitto , che nasce, tra l’altro, nel cuore stesso dell’Europa, non abbia ripercussioni anche sulla nostra già malferma economia.
Ma abbiamo il dovere di guardare avanti, e lo dobbiamo fare per noi stessi, per i nostri figli e per le generazioni future. Dobbiamo difendere il lavoro sempre e comunque, anche in situazioni drammatiche come queste, come ci hanno insegnato i nostri padri, quando difesero l’Italia e l’Europa dagli attacchi congiunti del nazismo e del fascismo.
Intanto una pietra è stata lanciata nel placido stagno degli attendisti, a smuoverne le acque e le coscienze.
Oggi diciamo più che mai, viva il lavoro, viva i lavoratori.
Buon primo maggio a tutti gli uomini di buona volontà.
