Il mio punto di vista sulla AI

L’intelligenza artificiale, a detta comune è una seria minaccia alle attività umane. Ma è, poi, vera un’affermazione del genere? E se invece fosse il contrario e la utilizzassimo per massimizzare le risultanze della creatività del cervello umano?

Si è vero che la AI può fare tante cose, comprese lo scrivere in libro, dipingere un quadro o altre opere artistiche. Ma tutto ciò resterebbe pur sempre il frutto di una intelligenza artificiale, che nulla ha a che vedere con la creatività, la conoscenza e l’esperienza. Io credo che la AI finirà per esaltare ancor più le opere frutto dell’intelligenza umana. Si creerà un duplice mercato:uno più economico, con opere accessibili a tutti create da AI ed un mercato più di nicchia, di opere vere, create con sangue e sudore, dagli esseri umani. La AI non va temuta, perchè può essere una grande opportunità per noi.

Sic transit Gloria mundi

C’è stato un tempo in cui la Russia festeggiava il 9 maggio, data della vittoria della seconda guerra mondiale, della sconfitta del nazismo, in modo pomposo e festoso. Oggi è rimasto solo il ricordo del tempo che fu. La Russia stessa è diventata uno Stato Canaglia e oggi sulla piazza rossa è andata in scena una cosa miserabile.
La grandezza di Putin che è stato, nasconde le miserie di un uomo in difficoltà, che si è buttato in una guerra insensata e fratricida.
Questo è il risultato!

Blanche Monnier

Blanche Monnier ha vissuto per 25 anni chiusa in una stanza della sua casa, a Poitiers, stesa su un letto, fra polvere, escrementi e follia.
Blanche era bella, bellissima e dolce.
Troppo bella, forse, per suo fratello e sua madre.
È passata alla storia come la Séquestrée de Poitiers, la Sequestrata di Poitiers.
Ma cosa le accadde?
Nel 1877 Blanche aveva 24 anni.
Conobbe e si innamorò di un ricco avvocato di Parigi. Era più grande di lei di 30 anni e questo alla sua famiglia non piaceva affatto. Anche lui l’amava, ma nonostante la serietà del loro legame, i genitori di Blanche fecero di tutto per dividerli.
Nel 1882 il padre della giovane morì, lasciandola sola con la madre Louise-Léonide Demarconnay e il fratello Marcel, un uomo piuttosto in vista nella società dell’epoca.
Blanche sparì. Nessuno riuscì più a parlare con lei, a capire cosa le fosse successo, perché il muro di solitudine che aveva costruito attorno a lei la famiglia era davvero invalicabile.
Passarono gli anni, 25 in tutto.
Il 22 maggio 1901 successe qualcosa.
Arrivò una lettera al Procuratore Generale di Poitiers in cui si diceva:
«[…] Signor Procuratore generale, ho l’onore di informarvi di un evento eccezionalmente grave. Parlo di una vecchia ragazza che è bloccata nella casa di Madame Monnier, in mezzo alla fame, e che vive in un letto sporco dagli ultimi venticinque anni – in una parola, nella propria sporcizia…»
Il Procuratore decise di indagare e il giorno dopo inviò a casa Monnier, in rue de la Visitation 21, la polizia.
Quello che trovarono confermava le parole della lettera. Blanche era chiusa a chiave in una stanza, buia e maleodorante, con pesanti tende alle finestre, ricoperte da uno strato di polvere, mai spostata, segno del passare lento e inesorabile del tempo. Pesava circa 30 kg, era sporca, spettinata e divorata dalla follia, generata dalla reclusione. La sua bellezza, il suo sorriso erano solo un ricordo, che aveva lasciato spazio al dolore e alla solitudine.
Chi la trovò scrisse di lei:
«Abbiamo immediatamente dato l’ordine di aprire la finestra dell’edificio. Questo fu fatto con grande difficoltà, perché dalle vecchie tende scure cadeva moltissima polvere. Per aprire le persiane, era necessario rimuoverle dalle cerniere a destra. Appena la luce entrò nella stanza, abbiamo notato, dietro, sdraiato su un letto, la testa e il corpo coperti da una coperta repulsivamente sporca, una donna identificata come Mademoiselle Blanche Monnier. La donna sfortunata si trovava completamente nuda su un materasso di paglia marcio. Tutto intorno a lei si formava una sorta di crosta fatta da escrementi, frammenti di carne, verdure, pesce e pane marcio. Abbiamo anche visto le conchiglie di ostriche e gli insetti che correvano nel letto di Mademoiselle Monnier. L’aria era così irrespirabile, l’odore dato dalla stanza era così forte, che era impossibile continuare con la nostra indagine.»
1º giugno 1901 entrò all’Hôtel- Dieu di Parigi, uno degli ospedali della città. Le due condizioni erano disperate.
In seguito fu trasferita Ospedale psichiatrico di Blois dove rimase per 12 anni. Morì a 64 anni, senza mai recuperare il suo equilibrio psico-fisico.
Il 20 novembre 1901 Marcel Monnier fu condannato a soli 15 anni di carcere.
La madre, Louise-Léonide, non scontò neppure un giorno di carcere, per problemi cardiaci. Morì l’8 giugno, 2 settimane dopo il suo arresto.
Sul caso di Blanche Monnier si è scritto molto; in Francia é stata varata una legge ispirata alla sua vicenda, sull’omissione di soccorso alle persone in difficoltà.
Quello che ci dovremmo chiedere è quante Blanche esistono al mondo, magari proprio vicino a casa nostra. (Rosella Reali)

La strana storia dei teschi allungati

Se, prima della comparsa delle analisi del DNA, gli storici hanno affermato che tutti i crani allungati sono stati ottenuti dall’uomo usando la deformazione artificiale, allora gli studi moderni sul genoma dei teschi di Paracas non sono d’accordo con questo.

I teschi sono un quarto più grandi di volume e il 60% più pesanti dei normali teschi umani. Anche la struttura è diversa: i crani di Paracas hanno una superficie parietale, mentre gli umani ne hanno due.

Il direttore del Museo di Storia di Paracas ha inviato cinque campioni di capelli, pelle, denti e pezzi di cranio per l’analisi genetica e si è scoperto che il DNA mitocondriale, che viene ereditato dalla madre, con una mutazione sconosciuta che non si trova negli esseri umani, nei primati o in qualsiasi altro animale… In poche parole, questa è una creatura umanoide completamente nuova, lontana dall’Homo sapiens, dall’uomo di Neanderthal o dall’uomo di Denisova.

Non so se troveranno un posto per queste persone nell’albero genealogico dell’uomo moderno, ma i teschi di Paracas non si adatteranno alla teoria dell’evoluzione lineare.

Ha vinto la ruga

Il grande riscatto delle Brutte e e di tutte coloro che fanno delle rughe anche un punto di forza!
Con questa incoronazione ha perso definitivamente il botox ed ha vinto l’espressione naturale!

Vivo di parole

“Faccio una profezia. Come adesso stanno sparendo a una a una le edicole, perché nessuno legge più i quotidiani, così in un futuro non tanto lontano (2040, 2050?) spariranno tutte le librerie perché nessuno leggerà più i libri. E non finirà qui. Arriverà un momento in cui la gente non userà più le parole e per parlare avrà un vocabolario limitato di 500-1000 termini, non sapendo più il significato di tantissimi termini come “accidia”, “baluginio”, “demagogo”, “grottesco”, “scrupolo”, “tabù”, volubile”, “vulnerabile”, “zelo” e così via. I dizionari saranno degli oggetti misteriosi e, sfogliandoli, si ignorerà il significato di almeno il 99% delle parole contenute. Sarà il penultimo stadio prima dell’ultimo: il linguaggio fatto di grugniti, emoticon e gesti.

Già adesso questo impoverimento del linguaggio, questa semplificazione del complesso, questa riduzione delle emozioni e dei pensieri a dei puri segni senza un vero significato, sta avvenendo su Instagram. Ho analizzato il profilo di circa 100 spunte blu (vip e influencer) ed è tutto un susseguirsi di: “My favorite place”, “Settimana meravigliosa”, “Red Passion”, “Verso nuove avventure”, “Buon risveglio a tutti”, “Ready to go”,, “L’ora più bella”, “Best of these days”, “Sunset vibes”, “Miami Style”, “Details”, “Day 3”, “Woman in black”, “Happy!”, “Night out” e così via all’infinito. Ho trovato fino a 300 espressioni simili, che rimbalzano da un profilo all’altro di Instagram, creando un villaggio globale del vuoto.

Sotto una foto in notturna, una influencer scrive scrive “About last night” e questa espressione la troviamo ripetuta in centinaia di altri profili di influencer. Vanno a Roma e l’unica cosa che sanno dire è “Quanto sei bella #Roma” oppure “Roma città eterna”.
O #Napule o sole o mare

E’ tutto un dire senza esprimere nulla, è un pensare privo di pensieri, è un essere felici non mostrando una vera felicità

Loro sono solo l’avanguardia, presto la maggioranza li seguirà, prima sui social, poi nella realtà. Quando? Difficile dirlo, va tutto così veloce oggi, sicuramente prima del nuovo secolo.

Quelli come me che vivono di parole, che sarebbero disposti a difendere una parola – come un re difende il suo popolo – diventeranno una minoranza, emarginata e incomprensibile. Farò la fine dei gettoni del telefono, dei dischi in vinile e delle antiche fotografie in bianco e nero.”

Scritto da Fabrizio Caramagna
Foto: Ciro Pipoli

Napoli è avanti!

Di calcio non ne capisco, ma vedere una città come Napoli, che è la nostra capitale, ed è già bellissima di per sé, così in festa è uno spettacolo meraviglioso.
Quindi forza sempre Napoli, non solo calcisticamente!

NAPOLI CARA

No, il calcio non è un gioco,
non può essere un gioco
qualcosa che fa di un popolo
un solo sguardo, una sola passione.
Napoli cara,
dacci la chiave per la nostra gioia,
quando la gioia
è veramente grande
non si torna più indietro,
si fa più lieve ogni dolore,
si fa corale ogni allegria.
Napoli cara,
che sia uno scudetto
o un grande amore,
fa che sia nostro
ciò che oggi è tuo,
dona a noi tutti la tua euforia.

p.s.
In un’Europa stitica e umiliata da una vergognosa guerra, questa marea di gioia è davvero un evento storico. (Franco Arminio)

Foto antiche che sembrano moderne

Bessie Love, attrice americana, nata nel 1898 morta nel 1986,
in una foto del 1920 ma che sembra scattata al massimo negli anni 70 del 900

Bessie Love