Contro il malocchio e per il bene di Celestina

E niente, me lo aveva promesso: ti regalerò la protezione per Celestina.
Ed incredibile ma vero, lo ha fatto sul serio, ed oggi mi è arrivato questo bellissimo “corniciello” da tenere in macchina.
Grazie mille e a buon rendere!

Figli di Putin

Figli di Putin.
Ci hanno spiegato subito che la Russia non avrebbe invaso l’Ucraina, mai mai mai, e che le informazioni di intelligence americana che lo sostenevano erano fake news, pollo chi ci è cascato. Il giorno dopo l’invasione hanno ripiegato: la situazione è “complessa”, ma sia chiaro, la Russia è stata costretta a invadere, non è nello stile di Mosca fare queste cose.

Hanno raccontato che sarebbe stata una guerra lampo, che i russi avrebbero preso Kiev in poche settimane, forse pochi giorni, e che agli ucraini conveniva arrendersi subito. Hanno messo in discussione i bombardamenti sui civili, come la strage al teatro di Mariupol, hanno parlato di set, attori e figuranti sotto finte bombe e con il succo di pomodoro al posto del sangue, quindi hanno avanzato pubblicamente l’ipotesi che i civili massacrati a Bucha fossero una messinscena, comparse pagate per fingersi morte in strada, il tempo di essere riprese dalle telecamere oppure, al limite, morti veri sì, ma uccisi dagli stessi ucraini per scaricare la colpa sui russi davanti all’opinione pubblica internazionale.
Hanno chiesto di sospendere ogni giudizio sul massacro in mancanza di una commissione d’inchiesta internazionale o di un congelamento della scena del crimine, come se Bucha fosse Garlasco o lo chalet di Cogne. Davanti all’evidenza dello sterminio, delle fosse comuni, degli stupri, delle razzie taluni hanno scelto una linea alternativa: e allora la Libia? E allora l’Iraq? E allora l’Afghanistan? Facendo strage in un colpo solo del principio di umanità e di quello di logica, visto che deplorare l’interventismo statunitense avrebbe dovuto spingere per coerenza a fare altrettanto con quello russo. Invece no: se gli Stati Uniti invadono l’Iraq, maledetti yankee guerrafondai; se la Russia invade l’Ucraina, pure.
Hanno scritto sui giornali e sui social, detto in tv e nei teatri (la linea complessista fa sbigliettare) che più l’Occidente forniva aiuti militari all’Ucraina e più Putin avanzava, poi davanti all’evidenza del contrario hanno spiegato che l’esercito russo non si stava ritirando, era una finta, una trappola, una coreografia di truppe.
Hanno scritto appelli per la “pace” sostenendo al punto uno che Putin ha le armi atomiche, quindi meglio non disturbare i suoi piani. Hanno gridato che non è mica Putin a non volere la pace, lui buonuomo si siederebbe al tavolo delle trattative domani, bensì i suoi nemici – l’Occidente, gli Usa, la Nato – a voler prolungare la “guerra per procura”. La chiamano così. Sta a significare che agli ucraini è negato persino il riconoscimento della dignità: non stanno combattendo per difendere la loro libertà, appoggiati da quanti credono che la resistenza di Kiev sia la battaglia dei democratici di tutto il mondo. No, combattono “per procura”, in quanto pupazzi di Biden, in quanto mercenari, in quanto guerrafondai, perché a loro piace così e vogliono trascinarci tutti nel baratro della guerra mondiale. Si sono scandalizzati che la stampa abbia raccontato il fenomeno degli intellettuali filo putiniani. Hanno obiettato: “Falso, non esistono!”. Gli è stato fatto l’elenco: “Lista di proscrizione!”. Ne sono state citate le dichiarazioni filorusse: “Non basta, bisogna saper confutare le loro tesi!”. Ne sono state confutate le tesi: “Siamo al pensiero unico!”.
Si sono appigliati a qualunque magagna della fragile e acerba democrazia ucraina pur di dimostrare che Mosca e Kiev pari sono. Hanno suggerito agli italiani che non valeva la pena fare alcun sacrificio per gli ucraini, pena l’aumento delle bollette, i tagli alla sanità, un’atomica su Urbino. Si sono indebitamente appropriati della bandiera della pace e delle nobili ragioni del pacifismo per nascondere il motore e la natura reali delle loro tesi, hanno dragato il fondo del menefreghismo, del qualunquismo, del darwinismo geopolitico.

Però in una cosa sono rimasti coerenti: se li accusi di replicare le tesi del Cremlino, trasecolano e frignano tutti ancora come il primo giorno.

La crociata dei bambini

Ecco da oggi il videoclip de “La crociata dei bambini”, il nuovo brano di Vinicio Capossela ispirato al poema del 1942 di Bertolt Brecht “La crociata dei ragazzi” a un anno esatto dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin. Nel poema “La crociata dei ragazzi” lo scrittore e drammaturgo tedesco rievocava un evento storico di epoca medievale – un gruppo di bambini e adolescenti che, attraversando macerie, morte e distruzione, cerca la via per una terra di pace – ambientandolo però fra le nevi della Polonia agli inizi della Seconda Guerra Mondiale.

Ora il cantautore Vinicio Capossela trae spunto da quella “denuncia” per trasferirla nel suo nuovo brano, accompagnato da un poetico lyric video realizzato dal disegnatore Stefano Ricci, con la collaborazione di Ahmed Ben Nessib, utilizzando la tecnica del gesso bianco su carta nera. Un lavoro minuzioso costituito da 4705 immagini, fotografate una per una, senza alcun ausilio di tecniche di animazione digitale.

Il mio quarto romanzo

Contratto appena firmato. Il mio quarto romanzo ha iniziato il suo percorso, che lo porterà dalla mia mente, a diventare quell’oggetto meraviglioso che è un libro.

Discorso per l’Ucraina, stasera a Roma

Care amiche ed amici, caro popolo dell’Ucraina, e cara gente russa che non si è voluta abbandonare alla barbarie,

E’ trascorso un anno, un anno di guerra, di dolore, di morte e di distruzione, dal quel 24 Febbraio.

Il popolo Ucraino non meritava tutto questo, ma è accaduto.

E’ accado di nuovo, nel cuore dell’Europa, della civile vecchia Europa.

I tiranni sono una brutta cosa anche nel XXI secolo, non cambiano mai e prima di morire lasciano sempre una scia di sangue e fetore di morte. E a nulla servono le luci colorate dei moderni social network, per abbellire o addolcire la loro immagine. Un dittatore lo riconosci dal fetore di morte che emana la sua coscienza sporca.

Mi chiamo Fatima e sono una donna russa che ha avuto il coraggio ed anche la possibilità di decidere da quale parte stare. Ed oggi, più che mai, sono dalla parte dei giusti, del popolo Ucraino e della libertà.

La televisione ci ha quasi assuefatti alle tremende immagini che arrivano nelle nostre case, con bombe e missili di cui avevamo sentito parlare solo nei libri di fantascienza, o che avevamo visto solo nei videogiochi.

La guerra adesso è reale.

Era dai brutti accadimenti del 1939, da quando la Germania invase la Polonia, facendo scatenare la seconda guerra mondiale, che non accadeva in Europa che uno stato aggredisse un altro stato sovrano per disintegrarlo, spezzettarlo ed annetterlo. Sembra quasi la trama di un romanzo dell’800, per quanto indietro è stato portato l’orologio della storia. E’ impensabile, almeno per noi europei, che ancora oggi ci siano personaggi come Putin che possano meditare di annettere a se altri paesi. In realtà è la storia che si ripete, ma nel ripetersi della storia, nelle intricate maglie dello spazio e del tempo restano imbrigliate tante, troppe, vite umane. E questo non è più ammissibile.

Un solo uomo ha avuto il potere di decidere le sorti di milioni di persone, sia di quelle del popolo Ucraino, vittima, e sia del popolo russo, in parte carnefice ed in parte vittima della propaganda.

Capite ora l’importanza della democrazia? Vi siete posti la domanda se una cosa del genere possa accadere oggi in Europa? E’ difficilissimo, perché in uno stato di diritto, dove un equilibrato gioco di contrappesi tra i vari poteri dello Stato, è impossibile che una decisione, da cui derivi il destino di milioni di uomini e donne, possa dipendere da una sola persona.

La guerra che si sta combattendo in Ucraina è, al contempo, una guerra importantissima perché a fronteggiarsi non sono solo due popoli, ma due diverse visioni della vita e del mondo. Putin applica la legge del più forte. E’ una sua prerogativa quella di pensare che il più forte, quello che attacca per primo ed annienta l’altro, abbia il diritto di sopraffarlo e di dominarlo. E’ una concezione arcaica del mondo, che ci riporta ancora più indietro nel tempo, forse al medioevo. Le moderne democrazie non possono e non devono tollerare che ciò possa accadere, perché ne va di mezzo la loro stessa sopravvivenza. Se Putin dovesse, malauguratamente, portare a compimento i propri piani, sarebbe una disfatta per il mondo intero, perché altri dittatori potrebbero sentirsi legittimati ad agire nello stesso modo nei confronti dei loro stati confinanti. E cosa accadrebbe a quel punto? Cosa potrebbero ancora fare le democrazie occidentali?

Ma i problemi per l’Europa non sono ancora finiti: sappiamo bene delle mire putiniane nella Transnistria, e sappiamo bene anche dell’ascendente che ha nella Serbia. La Russia di Putin non vuole l’Europa unita e si sta insinuando dentro ai gangli delle istituzioni, a volte nel cuore dell’Europa, per fare cosa?

Il popolo Ucraino sta vivendo il proprio risorgimento, ha detto il nostro Presidente del Consiglio, ma sta combattendo una guerra ben più ampia, per garantire la libertà di tutti gli europei e dell’occidente in generale. Ed è per questo che il popolo Ucraino non può essere lasciato da solo, bisogna far sentire forte la nostra presenza ed il nostro sostegno, perché siamo popoli fratelli.

Gli Ucraini, in tante occasioni, si sono dimostrati più Europei di tanti che lo sono solo per diritto di nascita.

Onore al popolo Ucraino.

Slava Ucraini!

È passato un anno

È trascorso un anno,
Un anno di guerra, di dolore, di morte e distruzione. Il popolo Ucraino non meritava tutto questo, ma è accaduto. È accaduto, di nuovo, nel cuore dell’Europa, della civile vecchia Europa.
I tiranni sono una brutta cosa anche nel XXI secolo, non cambiano mai e prima di morire lasciano una scia di sangue e fetore di morte.
E noi siamo qui, ancora, per ricordare chi combatte per la libertà propria e per quella del propri figli.
Prima di questa guerra l’Ucraina era una nazione, ora è un popolo compatto, unito, voglioso di riscatto e di libertà.
Libertà, la parola che spesso tanti disprezzano qui, ma solo perché non si sono mai proiettati nella vita di chi sotto una dittatura deve viverci.
Gli Ucraini si sono dimostrati più europei di tanti che lo sono solo per diritto di nascita.
Onore al popolo Ucraino.

SlavaUkraini #Ucraina

Ps: la foto ritrae la mia terra ed i colori dell’Ucraina, con il giallo del grano ed il blu del cielo.

La zeppola… Che goduria

NAPOLI
INVENTÒ LE ZEPPOLE
TUTTA ITALIA
SE NE LECCÒ LE DITA
IL CONSIGLIO MUNICIPALE
POSE QUESTO MONUMENTO

È l’epigrafe che Emmanuele Rocco, insigne filologo della Napoli a cavallo tra il Regno delle Due Sicilie e l’Unità d’Italia, proponeva per una colonna da erigersi in una piazza della Città, aggiungendo: “E potrà così il nostro municipio vantarsi di averne azzeccata una dopo tante che n’ha sbagliate e che ne va quotidianamente sbagliando”.
La zeppola, questa “rotonda ed anulare circonvoluzione simbolo dell’eternità”, per dirla sempre col Rocco, è profondamente radicata nella tradizione napoletana.
“Tre cose strudeno la casa: Zeppole, Pane caudo e Maccarune” recita un detto citato da Masillo Reppone de Gnanopoli nella sua “Posilecheata”.
L’origine di questa specialità è avvolta da un alone leggendario, mitico e addirittura mistico. Ma il discorso è lungo e chiudo il ghiotto argomento, citando Ferdinando Russo:
” – Don Ciccì! Qua, la vita, overamente,
è piena di amarezze! Io l’ho capito!…
Mangiateve sta zeppula vullente,
che, v’assicuro, vi alleccate il dito!”

È carnevale anche in comunità

Tu hai festeggiato la fine del carnevale con la classica lasagna? Ad una certa età è meglio restare leggeri, ma non per questo non possiamo fare una bella festa in maschera.
Eccoci qua, siamo i supereroi dell’epoca moderna!
Il Soffio sul Mulino si trova a Sturno, a pochi km dall’uscita dell’autostrada di Grottaminarda.
393 9302873