Solo un anno fa si parlava di “Ljuba senza scarpe”
Esattamente un anno fa, il 2 Dicembre 2024, ci fu la bellissima presentazione di “Ljuba senza scarpe” presso il Caffè Letterario all’interno del Castello D’Aquino a Grottaminarda. Una serata memorabile, in compagnia di tanti amici, vecchi e nuovi.
È trascorso solo un anno, ma sembra già una vita fa!

Rassegna stampa
Ed eccoci qua… pronti per la copertina!

L’intervista fatta da Ugo Notaro
Vi lascio una bella intervista
I giorni dei riti del fuoco
C’è stato un tempo in cui le nostre terre non conoscevano ancora il fenomeno della desertificazione e le terre di mezzo
erano popolate, molto più di adesso, allora in ogni paese, in ogni quartiere, in ogni rione si accendeva un falò e così tutta la dorsale appenninica dell’alta Irpinia era costellata da puntini luminosi, simboli di fratellanza, di buon augurio per un futuro migliore, e allora tutta la terra diveniva comunità. Era il tempo in cui lo spirito comunitario era forte, accomunato nello sforzo di una vita dura nei campi e di un clima sempre inclemente. E così tutti i contadini, figli e custodi di questa terra danzavano intorno al fuoco, bevendo vino e augurandosi strepitosi raccolti.
Ancora oggi questi falò vengono accesi, anche se non sono più così tanti come una volta e rappresentano lo spirito di
fratellanza nella lotta che accomuna tutti verso una globalizzazione che ci vorrebbe tutti uguali e omologati alle stesse regole di vita. Ancora oggi si sta insieme intorno ai falò, mangiando prodotti di una terra generosa, bevendo Aglianico di Castelfranci accompagnato dal mitico Carmasciano frigentino e ballando al ritmo della montemaranese.
Così da Castelfranci a Volturara Irpina, da San Nicola Baronia a Bonito, da Luogosano a Sant’Angelo dei Lombardi,
da Montemiletto a Caposele, da Morra de Sanctis a Cairano fino a Rocchetta Sant’Antonio, nelle notti del 6, dell’8 e del
13 dicembre è una danza di falò e alti si levano nel cielo i canti delle nuove generazioni delle terre irpine.
(Tratto da “L’agente della Terra di Mezzo di Giuseppe Tecce)

L’INAFFONDABILE è già un successo!
Il nostro nuovo romanzo, scritto a quattro mani con Attilio D’Arielli, ha raggiunto un risultato incredibile: 2000 copie vendute nella prima settimana!
Grazie a tutti voi che avete deciso di immergervi nella storia del Bayesian, il veliero sfortunato affondato al largo di Porticello lo scorso 19 agosto. È un’emozione immensa vedere tanto entusiasmo per un racconto che ci ha coinvolto così profondamente.
Se non l’avete ancora fatto, salite a bordo de L’inaffondabile!
Disponibile in libreria e online!
Un grazie di cuore a chi ci sostiene, sempre! 🙏

Il Mazzamauriello
Il Mazzamauriello deve essersi svegliato presto stamattina, per prepararmi tutti i dispetti che mi ha propinato. Sono certo di aver lasciato le chiavi di Celestina sempre al solito posto, ieri sera, quando sono rientrato. Avevo svuotato le tasche del pantalone di due corposi mazzi di chiavi, che avevo deposto nel piatto di ceramica colorata, che faceva bella mostra di se proprio accanto al porta sigari in radica di noce. Le chiavi erano al sicuro dentro a quel piatto, me lo ricordo bene. Eppure stamattina non ci sono più. In casa tutti dormono ancora, è l’alba, e solo gli audaci e gli insonni sono già in piedi. Credo di non riconoscermi in nessuna delle due categorie, pur essendo già sveglio da un po’. Di certo non posso definirmi insonne, e sempre con certezza posso affermare di non appartenere alla categoria degli ignavi. Ma nemmeno oltremodo audace potrei definirmi, quanto piuttosto aduso alle comodità dell’era moderna. Nonostante tutto, nonostante tutti gli accorgimenti, le chiavi non ci sono più. Mi metto a cercare. La prima cosa che mi viene in mente è di guardare nelle tasche del giubbotto, appeso all’appendiabiti di fianco alla porta. Infilo la mano nella tasca destra, poi in quella sinistra ed infine di nuovo in quella destra. Delle chiavi nessuna traccia. Subito dopo passo in rassegna le tasche del pantalone, tutte, quelle del giubbotto giallo, di quello verde e di quello blu. Nulla da fare, Teresa, il caso vuole che le chiavi non si trovino. Il caso poi? Se vogliamo così chiamare il Mazzamauriello, tante altre cose si dovrebbero attribuire al caso.
Teresa, il Mazzamauriello è un piccolo gnomo che si nasconde in casa per far dispetti. Li pensa di giorno, quando si nasconde dagli sguardi sagaci ed inopportuni degli abitanti della casa e li realizza di notte, quando esce allo scoperto, certo di non esser visto. In tanti ne hanno sentito la presenza, che si manifesta attraverso il rumore dei passi e delle sue malefatte, in pochi possono dire di averlo visto. Io mi onoro di rientrare in quei pochi che possono affermare di averlo visto, il Mazzamauriello.
Come potrei descrivertelo: un omino piccolo, alto non più di due mele sovrapposte, con delle gambette esili. In testa aveva un copricapo rosso, senza la punta, al di sotto del quale fuoriusciva una folta capigliatura disordinata. Addosso aveva una camicia bianca con un panciotto scuro, come scuro era anche il pantalone aderente. Era pressappoco come appare nelle rappresentazioni classiche. Mi è apparso nel dormiveglia, quando un tonfo sordido ha attratto la mia attenzione. Attraverso la fessura della palpebra sinistra, appena sollevata, lo osservai. Pensai anche di alzarmi per prenderlo: sarebbe stato uno scoop mai visto fino ad allora. Ma un peso enorme sovrastava le mie membra e mi teneva incollato al letto. Non riuscii nemmeno a sollevare il capo, che risprofondai nel sonno più profondo dove a lungo mi intrattenni con elfi e fate in un bosco, illuminato solo dalla luna piena. Mangiammo bacche e bevemmo fermentati, che, vagamente, assomigliavano al vino. Mi parlarono di un loro lontano parente, che gli umani delle mie parti sono adusi chiamare la bestia del grano: uno gnomo anch’esso, abitante dei campi di grano, che si diverte a far muovere come onda, nelle giornate in cui l’aria è più calda e ferma. È soprattutto nell’ora della controra che entra in azione, quando minore è la presenza umana, il sole alto nel cielo, ed il caldo determina correnti ascensionali che fanno librare in volo i falchi e gli avvoltoi.
E fu proprio nell’ora immota che, un giorno, mi tuffai tra le spighe imbiondite dal sole, correndo nell’ affannosa gara per acchiappare la bestia, che, inesorabilmente, vinse la sfida a me lanciata. Fu allora che intravidi code pelose, dal colore fulvo, a volte a punta bianca, spuntare sopra le cime del grano, prendendosi gioco dell’ira delle scimmie pelate. Corsi più forte del vento, feci cento capriole, rimasi senza fiato, ma, come sempre accade, non riuscii a catturare la bestia. Il grano continuò a piegarsi in onde sempre più profonde, nonostante l’assenza di vento: me ne andai con il rammarico di non poter raccontare nulla di nuovo rispetto a quanto narrato nei ritornelli dei canti a lui dedicati. Lega la bestia alla fascina, che paghi pena per la rovina. Stringila forte, stringila bene, legala all’ultimo covone, che paghi pegno per la stagione. Lega la bestia forte allo stelo, fallo subito, senza pietà, prima che attacchi e ti mandi steso. Me ne andai dal campo, con in mano una spiga appuntita come una forchetta, spigolosa come solo la natura sa essere, morbida ed accogliente nello stesso tempo.
(Inedito da “La Gente della Terra di Mezzo)

Fioccano recensioni
Una bella recensione da ascoltare fino in fondo. 🙏
Ljuba senza scarpe e il neopaganesimo al GREN
Bella la serata presso il GREN (Gruppo di Ricerche Esoteriche Napoletano) a Napoli, a piazza Carlo III.

Abbiamo parlato di Ljuba senza scarpe e del suo legame con i movimenti neopagani dell’epoca attuale.

Una serata all’insegna del racconto e della magia.
Una serata magica.

Un ringraziamento ad Aldo e Anna, che sono i padroni di casa e mi hanno voluto per questa bellissima serata.


Il grande ritorno di Ljuba al GREN di Napoli
Un viaggio immaginifico guida Ljuba attraverso i sentieri nascosti dei boschi, che altro non sono se non i sentieri reconditi delle nostre anime.
Ljuba, lo sciamano dell’età moderna, o il novello San Francesco, è il viatico per un rinnovato rapporto con la natura, per levare al cielo una nuova preghiera ai molteplici Dei che lo abitano.
C’è davvero un legame tra “Ljuba senza scarpe” e il neopaganesimo?
Ne parlerò mercoledì 27 novembre, durante una conferenza che terrò presso il GREN (Gruppo Ricerche Esoteriche Napoletano), a Napoli, nei pressi di Piazza Carlo III alle ore 18.30.
Se qualche amico volesse partecipare all’evento, che è gratuito, può contattarmi, per avere maggiori ragguagli.
