Sì fa notte e, come di consuetudine, prima di dormire, quel poco che mi è concesso, leggo sempre qualche passo di due libri, sempre gli stessi, da anni: “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar e “Colloqui con se stesso” di Marco Aurelio.
Vi riporto qualche passaggio delle Memorie di Adriano, un’opera che dialoga direttamente con l’anima: “È difficile rimanere fedeli a ciò che si sa essere giusto, quando si è soli a saperlo.” “Bisognerebbe tentare di essere felici, non fosse altro che per dare l’esempio.”
Poi mi rivolgo a Marco Aurelio e ai suoi “Colloqui con sé stesso”, di cui vi lascio qualche stralcio: “La felicità della tua vita dipende dalla qualità dei tuoi pensieri.” “Non temere il cambiamento, perché come tutto si rinnova nella natura, così anche tu sei chiamato a rinnovarti.”
Considero questi libri come dei manuali per un viaggio interiore, fari nella notte del pensiero.
Era il tempo delle notti bianche, o giù di lì, quando scattai questa foto, sistemato su un ponte che sovrastava uno dei tanti canali di San Pietroburgo. Ero sulla Prospettiva Nevskj, proprio quella di cui cantava Battiato, con la sola differenza che lui era a trenta gradi sotto zero. Io i trenta gradi sotto zero li ho visti e li ho sentiti addosso, ma ero a Mosca, nel mese di Gennaio, e non erano per nulla piacevoli. La Prospettiva Nevskj è stata, nell’immaginario degli scrittori e dei poeti russi, un crocevia di colori, di vite, di affari, di malaffari e di uomini e di donne bellissime. San Pietroburgo non è una città antica, è nata nel 1703, ma è divenuta da subito un crocevia di bellezza, sia nell’arte, che nel gentil sesso.
Lo scrittore russo Nikolaj Vasil’evič Gogol elogiava la Prospettiva Nevskij, descrivendola come un luogo dove si potevano ammirare le donne più belle e quelle con i vitini più stretti. E lo fece, in particolare, nel suo racconto intitolato “La Prospettiva Nevskij”, contenuto nella raccolta “Racconti di Pietroburgo”.
Anche Fëdor Dostoevskij faceva riferimento al fascino delle donne di San Pietroburgo nelle sue opere, benché non si soffermasse specificamente sui “vitini stretti” come Gogol’. Tuttavia, San Pietroburgo era spesso celebrata dai letterati russi per l’eleganza delle sue donne, influenzata dalla cultura europea e dallo stile raffinato dell’aristocrazia e della borghesia.
Ancora un altro scrittore russo menzionava il fascino delle donne di San Pietroburgo: era Aleksandr Puškin, il padre della letteratura russa moderna. Puškin, nelle sue poesie e prose, esaltava spesso la bellezza delle donne di alta società, che si muovevano nei salotti e nelle strade principali della città.
San Pietroburgo, era la capitale culturale e mondana dell’Impero Russo, e ispirava molti scrittori a idealizzare l’eleganza e lo stile delle donne che vi abitavano. Oggi è ancora una capitale finanziaria e forse anche mondana. Le notti bianche continuano inesorabilmente a susseguirsi ogni anno, ispirando l’immaginazione degli artisti più sensibili, di quelli che sanno vedere oltre le cose. Io quella notte ero lì, sulla Prospettiva Nevskij, in mezzo alle anime di scrittori, romanzieri, poeti, letterati. Ho camminato con loro, ed ho respirato le loro anime. Poi mi sono fermato sul canale Griboedov ed ho ammirato la bella bellezza della Chiesa del Salvatore sul Sangue Versato. Era notte fonda, e sono rimasto lì ad ascoltare il canto disperato dell’anima di Esenin, che mi sussurrava di un mondo che non esiste più!
C’era una volta un corvo che, con un’aria di sfrontata sicurezza, si avvicinò alla ciotola di un cane ben nutrito. Volò giù in picchiata, dando colpi di becco qua e là, come se quel cibo fosse suo di diritto.
Il cane, placido e cortese, osservava la scena con un mezzo sorriso. “Prendine pure un po’, se ti fa piacere,” disse il cane, con un tono che lasciava intendere tolleranza. Ma aggiunse anche: “Non superare il limite, però.”
Il corvo, preso dall’entusiasmo di quella momentanea libertà, cominciò a gonfiarsi il petto. Si convinse di essere così superiore da tentare un’azione ardita: volò sopra il cane e lasciò cadere una catena, dichiarando di volerlo “tenere legato”, perché “lui, il corvo, era nato per essere libero, mentre il cane era nato per restare fermo, sottomesso”.
Il cane, a quel punto, osservò il corvo con uno sguardo placido e sereno. Con un lieve colpo di zampe, spezzò la catena come fosse un filo d’erba. “Vai pure, amico mio,” disse. “La vera libertà non ha bisogno di catene né di confronti. Tu sei libero di volare; io sono libero nella mia calma. La mia forza non risiede nel volo, ma nella pazienza e nella gentilezza.”
Il corvo, finalmente spogliato di quella sua falsa importanza, prese il volo. Da quel giorno non cercò più di darsi arie, e il cane continuò a guardare il cielo senza alcuna invidia, contento della sua quiete e della sua pace.
Dal 20 al 25 novembre sarò in Germania, per una serie di appuntamenti organizzati in maniera magistrale dal mio amico regista, Maurizio Del Greco. Con me ci sarà il mio editore Pietro Graus e altri scrittori della Graus Edizioni. Il mini tour prevede delle tappe presso alcuni centri di cultura italiana e all’Agenzia Spaziale Europea di Colonia, dove saremo in compagnia di alcuni importanti scienziati italiani. Agli appuntamenti ufficiali, seguiranno una serie di appuntamenti non ufficiali, ma di grandissima importanza. Insomma si prospetta un nuovo tour de force, che affronto sempre con grande entusiasmo, per abbracciare i tanti italiani che verranno a salutarci!
Da questa squadra formidabile, della casa editrice Graus Edizioni, sta per arrivare il libro dell’anno: “L’Inaffondabile”, ispirato alla storia vera del Bayesian, scritto a quattro mani da me e da Attilio D’Arielli. Un libro formidabile. Il primo che scandaglia seriamente tutte le ipotesi dell’affondamento, facendolo in modo originale, stuzzicando l fantasia e la curiosità del lettore. Il libro esce il 19 novembre, a tre mesi esatti dal disastro, e può essere già preordinato al seguente indirizzo:
L’uomo in questa fotografia non è un povero, né un mendicante, né un vagabondo. Questo uomo è Lev Tolstoj: uno dei giganti della letteratura russa, conosciuto in tutto il mondo, ma pochi conoscono la straordinaria storia dietro questa foto. A cinquant’anni, Tolstoj cadde in una profonda depressione. La sua tristezza aumentava di giorno in giorno, senza una ragione apparente. Tolstoj era un conte, uno degli uomini più ricchi del suo paese, famoso in tutto il mondo. Eppure, era infelice. «Il denaro non era niente, il potere non era niente. Si vedevano persone che avevano entrambi ed erano infelici. Anche la salute non contava molto; c’erano persone malate piene di voglia di vivere e persone sane che appassivano, angosciate dalla paura di soffrire». Un giorno, passeggiando per il viale Afanasevsky, vide un orfano e, mosso dalla compassione, lo portò a casa sua. E per la prima volta da tanto tempo, si sentì bene. Si dimenticò di sé stesso, dei suoi problemi, della sua tristezza. Da quel momento, Tolstoj rinunciò ai suoi abiti da gentiluomo, ai suoi lussi e privilegi, e iniziò a condurre una vita semplice, donando ciò che possedeva ai bisognosi. «Non parlarmi di religione, di carità, di amore», diceva spesso, «ma mostrami la religione nelle tue azioni». Tolstoj fu anche il primo teorico della non violenza, predicava la fraternità tra i popoli e le sue idee ispirarono un’altra grande figura del XX secolo, Mahatma Gandhi. Fino al giorno della sua morte continuò ad aiutare gli altri, e per questo molti lo consideravano pazzo. In un mondo in cui conta solo il possedere, l’avere cose e persino persone, dove tutti vogliono prendere ma nessuno sa dare, Tolstoj sembrava un folle. Un giorno, un suo vecchio amico, che al contrario di Tolstoj viveva nel lusso e nella comodità, gli disse: «Che senso ha fare tutto questo? Che ti importano gli altri? Dovresti pensare a te stesso». Al che Tolstoj rispose: «Se senti dolore, sei vivo, ma se senti il dolore degli altri, sei umano».
Ed eccoci alla grande notizia: Sono stato parte integrante di un grande progetto della Graus Edizioni, che mi ha visto coinvolto insieme al grande scrittore Attilio D’Arielli, nella realizzazione, a quattro mani, di un romanzo, che potrei definire epico.
Si tratta di un’opera ispirata alla storia vera del Bayesian, dal momento della partenza nel suo ultimo viaggio, fino al momento dell’affondamento, avvenuto il 19 agosto scorso. Ma non solo, attraverso una serie di personaggi ( giornalisti, investigatori, pescatori, ingegneri, ecc…) abbiamo scandagliato tutte le possibili ipotesi sulle cause che hanno portato all’evento nefasto. Un romanzo che corre sul filo del thriller per sfiorare, poi, l’inchiesta giornalistica. Un romanzo che non nego di definire epico, che riporta, per la prima volta nella storia della gloriosa Casa Editrice Graus, il nome di Pietro Graus, quale autore della prefazione. Il libro si può preordinare e pre acquistare al seguente link:
Mi colpiscono moltissimo queste braccia incrociate, l’attesa senza resa e senza manifesta paura. La bellezza, la forza gigantesca e mite allo stesso tempo. Questa donna per cui noi temiamo e tremiamo non teme e non trema. Ed è già un manifesto.
La prima foto ufficiale di “Ver Sacrum, Arte Cultura e Società”. Ci siamo quasi tutti, e mandiamo un saluto a Franco Lp e Maurizio Del Greco, e Cinzia De Nigris, oltre che al nostro Presidente Onorario Pietro Graus, assenti giustificati.