La prima volta a Mosca

Eravamo nel lontano 2003, un’epoca che vista da qui, sembra davvero lontana. Era l’anno in cui cominciavano a circolare i primi telefoni 3g. Io ne avevo uno della Motorola sul quale, per la prima volta nella storia dell’umanità, si potevano trasmettere immagini, finanche in movimento. Aveva addirittura un sintonizzatore tv, attraverso il quale si potevano vedere i canali televisivi. Le prime macchine fotografiche digitali si affacciavano sul mercato e io ne avevo presa una della Sony tascabile. Con quella piccola macchina fotografica in tasca ti sentivi un Padreterno. Il primo iPhone sarebbe uscito di lì a quattro anni, mentre un anno prima sarebbe uscito il primo iPod. Chi se lo ricorda l’iPod? Anche di quelli ne avevo uno e ce l’ho ancora conservato da qualche parte. Vera archeologia elettronica. A Maggio di quell’anno entrai tronfio a Mosca, pieno delle chiacchiere della Letteratura Russa, ma sostanzialmente ignorante sulle vere tradizioni dello stesso popolo. Arrivai a Mosca intorno al 6 Maggio. Era la mia prima volta in quella città, così lontana dalla nostra cultura, così enormemente grande, caotica, frenetica, immensa e bellissima. I miei occhi non potevano fermarsi dal guardare le costruzioni in stile liberty, quelle tipiche dell’architettura sovietica, le grandi stelle rosse della rivoluzione che campeggiavano ovunque in centro, le cupole a cipolla colorate di San Basilio, l’immensità della Piazza Rossa, il Cremlino, i Magazzini Gum, il mausoleo di Lenin, le Sette Sorelle, ossia gli imponenti sette grattacieli voluti da Stalin, e poi le abitazioni della stessa epoca e le più recenti Krushovke. Dappertutto c’erano insegne in cirillico, che in quell’epoca non capivo. Avrai imparato a leggerlo solo più tardi.
Alloggiavo all’hotel Rossia, l’hotel più famoso di tutta la Russia, l’hotel della nomenclatura e nel quale si svolgevano le imponenti riunioni dell’allora potentissimo PCUS. Allora nello stesso hotel ci soggiornavo io. Era immenso, come era immenso tutto in quello stesso paese. L’hotel contava più di 4000 stanze, e aveva punti ristoro, negozi, infermerie ovunque. Una città nel cuore della città. La mia stanza dava sulla piazza rossa, e dalla grande finestra vedevo San Basilio a sinistra e la grande stella rossa che campeggiava sul Cremlino esattamente di fronte a me. Di notte solo una tenda sottile mi separava dalla piazza e da quell’immensa stella, che con l’oscurità si illuminava di un rosso acceso, che colorava anche la mia camera. Da lì osservavo i preparativi per qualcosa di maestoso, che mi era ignoto. Sotto alla mia finestra sfilavano battaglioni dell’esercito, c’era un via vai di gente e bandiere patriottiche ovunque. Qualche giorno più tardi avrei capito che si stavano preparando per festeggiare l’evento più importante della Russia dalla fine della seconda guerra mondiale, ossia la parata del 9 Maggio. Quel giorno me ne stetti alla mia finestra a godermi lo spettacolo, mentre la piazza gremita da centinaia di migliaia di persone arrivate dagli angoli più remoti del paese, acclamavano i grandi successi della propria nazione.
Il 9 Maggio del 2003 fu un giorno speciale anche per me.

Pubblicato da Giuseppe Tecce

Scrittore di saggi e romanzi Giornalista per il Corriere dell’Irpinia Direttore di RSA

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