Mi è capitata questa fotografia, che oramai posso definire storica. Era il maggio 2024 e da quella tournée in Germania nacque il libro “a mezz’ora da tutto”. In questa foto c’eravamo tutti: c’era Maurizio Del Greco, Patrizia Pili, Pietro Graus, c’era Vittoriana Abate, l’on. Simone Billi, Gabriele Italia, Saverio Ferrara, Mariano Graus, il grande zio Biagio Cuttaia, Massimo Gulino. La foto fu scattata nel centro Dante Alighieri della bellissima città di Dusseldorf, nella Germania occidentale. Da lì si dipanava il nostro viaggio che vi portava a tappe forzate ad incontri che erano a mezz’ora l’uno dall’altro. “A mezz’ora da tutto”, resta ancora oggi, una bellissima testimonianza della resilienza delle comunità italiane in quella parte della Germania. Da leggere tutto d’un fiato.
Questa è la squadra de “L’inaffondabile”quasi al completo: ovviamente ci sono io, c’è il mio socio in scrittura e in cappelli, Attilio D’Arielli, c’è Pietro Graus, il nostro mitico editore, che, per la prima volta nella sua storia personale, ha scritto la prefazione di un suo libro, ma manca la bravissima Alice Balistreri che è stata la Dj della situazione, quella che ha saputo mescolare, con maestria, i miei scritti con quelli di Attilio, rendendola un’opera unica. L’inaffondabile è il primo libro al mondo che ripercorre le vicende del Bayesian, il veliero affondato in condizioni misteriose, poco al largo di Porticello, in Sicilia, la notte del 19 agosto 2024. Il libro, ad oggi, ha venduto svariate decine di migliaia di copie, ed ha suscitato molto interesse, soprattutto negli appassionati di vela e di imbarcazioni in generale, per la dovizia di particolari descrittivi e per la precisa ricostruzione di eventi e fatti. Un’opera unica al mondo, un record sotto tutti i punti di vista, anche perché è stata scritta in tempi record dopo l’affondamento. Da record è stata anche l’infiammazione alla cervicale che mi sono beccato in quel periodo e che ho dovuto curare con massicce dosi di tecar, pazientemente somministrate, per mesi successivi, dagli amici Michele Fredella e Simona Cipriano, che, con sicurezza, posso dire, sono diventati parte a tutti gli effetti della squadra de L’inaffondabile.
Settimana prossima, dunque, si torna al parlamento europeo con un libro dal respiro internazionale, un mistero ancora irrisolto, che, come nelle migliori spy story, coinvolge diversi paesi, grandi aziende, servizi segreti e chissà cosa ancora. La storia del Bayesian raccontata nel primo libro al mondo con la sua storia!
Leggo sempre più spesso post di persone, soprattutto donne, ma non solo, che scrivono con orgoglio: “Io, quando prendo una decisione, non torno più indietro. Anche a costo di camminare sui cocci di vetro.” Ma davvero pensate che sia una virtù? Io la trovo una forma di ostinazione che non ha nulla a che fare con la forza, né tantomeno con il coraggio. Perché l’essere umano non è fatto per essere una macchina che va dritta, qualunque cosa accada. L’essere umano è dotato di ragione. E ragionare significa, sì, scegliere, ma anche valutare, soppesare, osservare i cambiamenti, accorgersi degli errori, rimettere in discussione le proprie certezze. Chi non cambia mai idea non è coerente: è semplicemente ottuso. Chi invece è capace di fermarsi e di dire: “ok, ho sbagliato, torno indietro”, quella sì che è una persona forte. La vera intelligenza è elastica, sa piegarsi senza spezzarsi. La vita non è una marcia militare, è un fiume che scorre: o impari a nuotare seguendo la corrente, oppure affoghi nella tua rigidità. Lo diceva anche Socrate, con la sua frase più famosa: “So di non sapere.” Ed è proprio da questo riconoscere i propri limiti che nasce la possibilità di apprendere, correggersi, e cambiare rotta. Non è un segno di debolezza, ma è un segno di maturità. Chi sa tornare indietro, sa anche andare avanti davvero.
C’è una scuola a Fondi, i cui studenti, questa estate, hanno letto il mio libro “Tramonti Occidentali”. Poi lo hanno masticato, digerito, hanno fatto sintesi e il 3 ottobre staremo tutto insieme. Un ringraziamento alle Professoresse Misuraca e Nardone per la loro deduzione e alla dirigente Bova che ha realizzato il progetto. Ragazzi, ci vediamo il 3 ottobre. Intanto, buon inizio dell’anno scolastico.
Ieri pomeriggio, le Scalette del Palazzo Ciampo, in piazza Michele Aufiero a Sturno, si sono trasformate in un teatro all’aperto, dove il vento di fine estate ha accarezzato le pietre antiche e le parole hanno trovato dimora. La presentazione del libro “Racconti dall’Irpinia” di Giuseppe Tecce, edito da Graus Edizioni, ha donato alla comunità un momento di memoria condivisa e di intensa emozione. Il sindaco di Sturno, Vito Di Leo, ha offerto i saluti istituzionali come un gesto di custodia, ricordando quanto sia importante ritrovarsi attorno a un libro, che non è solo opera letteraria, ma strumento di coesione, capace di restituire identità, dignità e futuro. La cultura, ha sottolineato, non è ornamento, ma fondamento del senso civico e della memoria collettiva.
Il consigliere provinciale Franco Di Cecilia ha intrecciato il suo intervento con la consapevolezza del ruolo civile della cultura, sottolineando come la scrittura di Giuseppe Tecce abbia saputo custodire il genius loci di un popolo e trasformarlo in orizzonte di senso, e come un libro possa diventare esso stesso presidio di comunità, testimonianza e resistenza contro l’oblio. La docente Paola Pepino ha colto la potenza educativa delle pagine, capaci di insegnare più di un manuale perché nate dal cuore della vita; ha ricordato come la letteratura, soprattutto quella che nasce dai territori, sappia plasmare coscienze, aprire prospettive e donare agli studenti e ai lettori di ogni età la possibilità di riconoscersi e di sentirsi parte di una storia più grande. Sotto la mia moderazione, la parola è passata all’autore. Giuseppe Tecce ha raccontato la nascita del suo libro come si racconta un ritorno: ha evocato volti,paesaggi, silenzi e ferite, restituendo all’Irpinia la sua voce profonda, talvolta malinconica, ma sempre luminosa. Il pubblico, sospeso tra ascolto e ricordo, ha accolto ogni parola come una goccia di verità, che cade sul terreno fertile della memoria. Ieri sera all’imbrunire sulle scalette di Palazzo Ciampo, l’Irpinia non è stata solo terra: è stata canto, eco, radice che ha parlato con il timbro universale della poesia. Ho avuto il privilegio di accompagnare questo dialogo e di custodirne le emozioni. In quei volti illuminati dalla luce calda del tramonto, ho riconosciuto la stessa sete di appartenenza che porto dentro. Moderare per me non è stato soltanto dare ordine agli interventi, ma intrecciare le parole con i silenzi, sentire il battito di una comunità, che ha ritrovato se stessa in un libro. E mentre la sera è scesa lenta, ho percepito che raccontare l’Irpinia è stato, in fondo, raccontare anche una parte di me. Giuseppe Tecce, con la sua voce calma e profonda, ha mostrato come la letteratura possa essere più di un racconto: è strumento di riflessione, custode di memorie, specchio dell’anima di una terra. Nei suoi testi, l’Irpinia emerge come luogo sospeso tra passato e futuro, tra radici profonde e orizzonti possibili, e la scrittura diventa gesto di resistenza, mezzo per comprendere, testimoniare e dare senso all’esistenza. Leggere Tecce significa accorgersi che ogni storia, anche la più minuta, porta con sé una verità universale: la memoria è libertà, la parola è responsabilità e la narrazione è l’unico strumento capace di trasformare il ricordo in possibilità, di far germogliare senso là dove la terra sembrava arida.
Serata d’eccezione a Sturno per la bellissima presentazione di “Racconti dall’Irpinia”. Serata di grandi relatori, allietata anche dalla felice coincidenza dell’eclissi lunare. Un grazie di cuore a Rosa Bianco, a Paola Pepino, a Franco Di Cecilia e al nostro caro sindaco Vito Di Leo. Un grazie di cuore a tutti voi per i preziosi interventi.
Ed eccoci qui, dopo tanta strada sono finito a scrivere su uno dei giornali più prestigiosi della Campania: il Corriere dell’Irpinia. Oggi il mio primo articolo. Lo trovate in edicola. Spezzate le convenzioni…prendetelo!
Due notizie: una brutta e una buona. Come al solito è meglio cominciare dalla cattiva: la data del 6 settembre a Lioni è saltata, per problemi legati all’Amministrazione. La presentazione, ovviamente, sarà recuperata in data da decidere. Resta invece confermata la data di Sturno il 7 settembre alle ore 18.30 e la buona notizia è il bellissimo articolo uscito poco fa sul Corriere dell’Irpinia, a firma di Rosa Bianco. Per leggere l’articolo, clicca sul link in basso:
Ci sono poche certezze nella vita. La più importante è che siamo tutti precari e di passaggio. Tutto cambia incessantemente: cambiano i regni, le stagioni, i presidenti, le religioni. Passa anche la gioventù e nulla si può fermare. Si cambia amore, idea, umore, perché siamo solo di passaggio.