24 giorni

Da ormai 24 giorni leggo e ascolto gli argomenti di quanti cercano di relativizzare le responsabilità russe nella guerra. Chiamati a dire la loro con una dovizia di spazi da par condicio di guerra che fatico a condividere, utilizzano ogni arma retorica, richiamo storico o macchia del paese invaso con lo stesso entusiasmo di guastatori fino a pochi giorni fa mostrato dai vari no vax o no pass che presidiavano le stesse trincee polemiche, con analogo spazio a disposizione.
Anche il meccanismo argomentativo quasi sempre è identico: la quasi totalità dei leader, dei parlamenti e delle opinioni pubbliche dell’Occidente ha una posizione convergente nella condanna alla Russia (così come ce l’aveva nella lotta al Covid), e questa è la prova che si vuole imporre un pensiero unico, a cui i creduloni prestano fede, il mainstream si uniforma e l’informazione di regime si allinea. Ma loro, sentinelle della libertà, non se la bevono. La verità è ben altra. E quindi via con le guerre americane, le armi vendute sottobanco, le eroiche lotte di un Donbass indomito contro i nazisti, il golpe del 2014, le mire della Nato, l’attore costruito presidente coi miliardi dei nemici della pace, e via argomentando e scopiazzando.
Chi studia la storia sa che per ogni guerra si può trovare un pretesto o una motivazione, dal ratto di Elena alle riparazioni tedesche. Ma anche che c’è una verità incontrovertibile: quando una guerra inizia con l’invasione di un paese libero da parte del suo vicino non c’è sofisma o distinguo che tenga per chi crede alla democrazia. La parte giusta è quella dell’Ucraina, e la responsabilità è tutta di Putin.

Il nuovo video di Zemphira contro la guerra

Anche il popolo russo non se la passa bene. Chi ha ancora la facoltà di usare il cervello, e un po di disponibilità economiche, ha già lasciato la Russia. Come la mia cantante preferita. Si chiama Zemphira ed ha appena rilasciato un video contro la guerra. È chiaro che non potrà più tornare nella sua terra… Almeno fino a quando Putin sarà lì!

Ascoltatela

L’uomo che viaggiò in Unione Sovietica per 85000 km

Andare in bicicletta per 85.000 chilometri lungo i confini dell’Unione Sovietica è una follia che solo una persona nella storia ha osato fare.
Gleb Travin. Se fosse successo negli Stati Uniti, molto tempo fa sarebbero stati girati una dozzina di film su di lui, ma il destino si è sviluppato in modo tale che ora il suo nome è praticamente dimenticato. Travin sognava di viaggiare in tutto il mondo. Si rese conto che i comunisti non gli avrebbero permesso di lasciare il paese, quindi Gleb cambiò i suoi piani e decise di aggirare i confini dell’Unione Sovietica. Nei successivi 2 anni, prima della partenza, Gleb Travin non solo ha migliorato le sue capacità di sopravvivenza in natura, ma ha anche pedalato per migliaia di chilometri con qualsiasi tempo, studiò gli oggetti necessari per un lungo viaggio. Geografia, biologia e persino impianti idraulici: dopotutto, non puoi riparare una bicicletta con la conoscenza dei continenti e degli oceani. Nell’ottobre 1928, lasciò Vladivostok, raggiunse Khabarovsk e svoltò a ovest lungo la ferrovia transiberiana fino al lago Baikal. Da Novosibirsk ha pedalato a sud verso i deserti e le montagne del Kazakistan, dell’Uzbekistan, del Tagikistan, del Turkmenistan. In viaggio con se ha portato una fotocamera Kodak, un diario, vestiti invernali, medicinali e gli strumenti necessari. Dal cibo: solo sette libbre di biscotti pressati e un chilogrammo di cioccolato. Pedalava almeno otto-dieci ore, cibo e acqua due volte al giorno – alle sei del mattino e alle sei di sera. Mangiava quello che riusciva a procurarsi cacciando e pescando, dormiva esattamente dove lo trovava la notte, sulla terra nuda, mettendosi una giacca piegata sotto la testa. Raggiunse il Mar Caspio, lo attraversò su una nave, attraversò il Caucaso e raggiunse la parte europea del paese. Travin ricordava questo tratto come una piacevole passeggiata. Nel novembre 1929, il viaggiatore raggiunse Murmansk. Da lì iniziò un segmento del sentiero, che percorse lungo la costa dell’Oceano Artico e parte del sentiero, proprio sulla sua superficie liscia e ghiacciata. In una notte Travin si è congelato i piedi e si è amputato le dita dei piedi da solo.

La Russia ha oramai ammesso di utilizzare le bombe TERMOBARICHE ed il loro utilizzo è un crimine di guerra. Lo sai cosa sono?

Te lo spiego qui sotto:

Quelle che vengono chiamate comunemente bombe termobariche fanno parte della più ampia categoria dei cosiddetti “esplosivi volumetrici”, che funzionano tutti secondo il medesimo principio.

Normalmente una molecola di esplosivo contiene al suo interno il carburante necessario all’esplosione e l’ossidante necessario a generare la reazione esplosiva, di solito ossigeno.

In una bomba termobarica (così come in tutti gli esplosivi volumetrici), la sostanza esplosiva è composta al 100 per cento da carburante, mentre l’ossidante utilizzato è l’ossigeno dell’atmosfera. Questo permette di avere bombe molto più efficienti a parità di peso, poiché non hanno bisogno di contenere il loro ossidante.

In concreto, questo tipo di esplosivo funziona in due fasi. Una prima esplosione nebulizza il contenuto della bomba: una mistura di combustibile e particelle metalliche. In questo modo si crea una nuvola di aerosol infiammabile che nelle bombe più grandi può raggiungere un diametro di decine e decine di metri.

Dopo la dispersione del carburante e dopo che questo si è mischiato con l’aria, quindi con l’ossidante necessario all’esplosione, una seconda carica esplosiva, oppure in certi casi una reazione naturale, incendia la nuvola creando un’esplosione gigantesca che genera a sua volta una potente onda d’urto.

Quando le fiamme si estinguono, nell’arco di qualche decina di millisecondi, nell’area dell’esplosione si crea una condizione di quasi vuoto che risucchia violentemente tutta l’aria circostante (da qui il loro nomignolo “bombe a vuoto”).

Dostoeviskij è stato un ideologo o precursore del nazionalismo russo?

Oltre al concetto di unicità della storia e della cultura russa, vi sono due elementi che possiamo ritrovare in quasi tutti i promotori conservatori dell’Idea Russa: una postura nazionalista e antioccidentale e il perseguimento di un fine escatologico.

Per quanto concerne il primo aspetto, va ricordato che“l’Idea Russa”nacque come reazione tradizionalista alla forzata europeizzazione di Pietro il Grande. La rivoluzione culturale che egli promosse generò uno scisma profondo nel Paese, anzitutto tra Stato e popolo, ma anche tra classi ben istruite e contadini, aprendo in Russia, con un movimento apparentemente innaturale, una “finestra sull’Europa”, Pietro finì per favorire la nascita di un pensiero nazionale originale, attraverso l’opera di Puškin, Dostoevskij e Tolstoj. Nella sua rivelazione identitaria, l’Idea Russa prese pertanto forma rigettando nettamente i valori occidentali e quindi profilandosi da subito più come un’ideologia nazionalista che come un semplice movimento culturale. Si accompagnò infatti alla percezione complottistica di un Occidente che voleva indebolire la Russia perché mal sopportava la sua indipendenza. La riscoperta delle radici valoriali russe fu improntata sin dall’inizio ad un approccio difensivista. L’Idea Russa nacque “in opposizione” a qualcosa di esterno, senza accettare di fare sintesi tra valori diversi, perché espressione di una visione di modernità ispirata a una irredimibile unicità.

In merito al secondo elemento, fu in particolare Nikolaj Berdjaev a parlare di un’Idea Russa dal forte valore escatologico, votata alla trasformazione etica della società. Secondo Berdjaev l’Idea Russa aveva una radice spirituale, per cui “il popolo russo, secondo la sua Idea eterna, non ama l’organizzazione di questa città terrena ed è teso alla Città del Futuro, alla Nuova Gerusalemme”. Ma per Berdjaev la coscienza della Russia, la sua unicità, non era solo religiosa. Era anche messianica. Nel suo pensiero, l’Idea Russa rappresentava una nuova Idea dell’uomo e assortiva sentimenti apocalittici e massimalisti. Era pellegrinaggio spirituale, ascetismo e nichilismo, rimessa in discussione dei valori della storia. Era fede nella definitiva trasfigurazione del mondo intesa come salvezza universale.

In definitiva, partendo da questi aspetti qualificanti, l’Idea Russa promossa dai conservatori si basava sui seguenti princìpi, che sono altrettanti ideologemi: l’unicità (e per molti la superiorità) della cultura, della storia e del percorso di modernizzazione della Russia; una società etica orientata sui “valori ultimi”, sulla verità rivelata (dal cristianesimo o dallo Stato); una più elevata forma di comunità, secondo il modello dei villaggi contadini; un’uguaglianza di risultati e condizioni, non solo di opportunità, nella vita e nelle aspettative del popolo; uno Stato forte, centralizzato e paternalistico, lontano dalle concezioni liberali di stampo europeo; un’opposizione dogmatica all’Occidente e ai suoi valori; una missione universale che sarebbe stata declinata in forme diverse (Terza Roma, panslavismo, eurasianismo) a seconda delle diverse epoche storiche e che, nella sua versione laica, avrebbe aperto lo spazio alla tentazione imperialista di Mosca e alla sua ossessiva ricerca di uno status di grande potenza.

Non sai come aiutare gli Ucraini? Fallo tramite AIRBNB

Esiste un modo per aiutare gli ucraini a ricevere un po di soldi? Ci pensavo da giorni e ora posso dire che Si, esiste un modo.

Vi invito a ripetere questo gesto che ho appena compiuto. Prenotate, tramite AIRBNB, un appartamento in Ucraina, in una città qualsiasi, e pagate on line. È un modo per mandare un po di soldi ad una persona che sicuramente ne ha bisogno.

È un modo sicuro per far arrivare soldi in maniera immediata.

Usate solo “AIRBNB”

Per favore condividete questo messaggio e facciamolo girare, in modo che chi può, faccia questo piccolo gesto.

Grazie.

Putin spiegato agli smidollati e agli smemorati

Io sono d’accordo con Angelo Panebianco, con quello che ha scritto sul Corriere, ringrazio gli ucraini per averci ricordato cosa significa essere europei.
Li ringrazio per averci dato la sveglia.
Per aver risvegliato i valori occidentali nonostante gli occidentali.
Nonostante gli occidentali che vanno in piazza con la Cgil a manifestare per la pace( minuscolo), cioè, per Putin.
Perché le marce con i colori della “pace”, al posto di quelli dell’Ucraina o dell’Europa, di questi giorni, questo sono, rappresentano una “equidistanza”, che è distante, distantissima, dalla realtà di quello che succede.

Se diciamo che non vogliamo andare in guerra, ma nemmeno vogliamo dar loro le armi per difendersi, diamo ragione a Putin.
Se ripetiamo, ossessivamente, ripetutamente, che le sanzioni non servono a niente, diamo ragione a Putin.
Se diciamo che lo abbiamo provocato( quelli più stupidi dicono che lo abbiamo accerchiato), gli diamo ragione.
Perché gli diamo ragione?
L’ho già scritto. Lo ripeto.
Putin ci considera degli smidollati.
Gli europei, gli occidentali: smidollati.
Ha da tempo sposato le teorie del filosofo bianco Il’in, riportate ad oggi, in forma minore, rozza, molto rozza, molto pericolosa, da Dugin.
Ecco, per Il’in, per Dugin, per Putin, noi siamo smidollati. Le democrazie liberali sono “minorità morali”, “ciò che crea libertà, la democrazia liberale, è il male”. Da combattere. Con la “forza”, valore assoluto, oltre “la ragione”.
Putin si sente “redentore”.
La sua missione storica è combattere “ciò che crea libertà”.

Lui ha invaso l’Ucraina perché pensava di prendersela con un ruggito.
Perché ormai contagiata dai disvalori occidentali.
Lui pensava di poterlo fare perché gli smidollati europei non avrebbero reagito.
Lui contava anche sulla mancanza di memoria degli europei. Pensava a Chamberlain. Quando il Premier inglese prendeva l’aperitivo con Hitler, mentre costui, affascinato da Il’in, guarda un po’, preparava il suo pasto più grosso, che comprendeva Chamberlain. E tutti noi.

E invece questa volta, l’Europa si è unita.
L’Occidente si è unito.
E, pensate un po’, anche la politica italiana si è unita.
Tutto questo Putin non lo aveva previsto.
Pensava fossimo tutti dei Landini qualsiasi.
O degli smidollati come, non so, un Formigli, che invita “filosofe” da due soldi.
O come un Bersani, affascinato da un Di Battista.
E invece no. Siamo andati oltre quello che Putin pensa di noi e che lo ha spinto contro di noi. Sbagliando i calcoli. Di molto.
E dobbiamo dire grazie agli ucraini.
E a Zelensky.
Ci hanno dato il coraggio che avevamo smarrito.
Putin ha già perso. Perché può prendersi la terra ucraina, ma non avrà mai gli ucraini.
Non avrà gli europei.
A parte gli smidollati e gli smemorati. Ovvio.
La guerra l’ha persa. Quella di prospettiva.
Quella delle idee l’ha persa.
Oggi discutiamo, dobbiamo discutere, di come ridurre le perdite umane.
E dovremmo discutere di come andare oltre gli aiuti umanitari e l’invio di armi.
Di come aiutare i bambini e le donne che cercano riparo e gli uomini che combattono.
Con ogni mezzo. Con interventi di difesa umanitaria. Anche con la forza.
Senza entrare nella terza guerra mondiale. Certo.
Ci arriveremo. Dobbiamo arrivarci. A respingere la guerra sul campo.
Quella delle idee è respinta.
Grazie Ucraina.

E’ tutta una questione di propaganda

Non posso esimermi dal raccontare , per quello che posso, il conflitto che sta tenendo il mondo col fiato sospeso, cioè quello tra Russia ed Ucraina. Due paesi fratelli , che per le mire espansionistiche di uno Stato vicino, armato fino ai denti si trova a sopportare perdite ingenti in termini di vite umane. La propaganda russa è una macchina micidiale: l’abbiamo vista in funzione in varie parti del mondo. Ora è in azione nel suo stesso paese, per spiegare addirittura ai bambini la propria versione del conflitto in Ucraina. Un conflitto che, a mio avviso, non ha nessuna motivazione di esistere, se non facendo riferimento alle mire espansionistiche del nuovo Zar, schiacciando l’autonomia e l’autodeterminazione di un popolo, già da tanti anni autonomo. Guardate il video e fate le vostre valutazioni, e sappiate che si tratta di propaganda messa in atto dal più grande tiranno d’Europa.

Storia di un eroe Ucraino che ha nel cuore un pezzo d’Italia

Oggi vi racconto la storia di un eroe Ucraino, che ha un pezzo di cuore nella nostra città. Si chiama Kazbek, ed è mio cognato.

E’ di origine russa, ed arriva in Ucraina poco prima del 2009, dove ha terminato gli studi giuridici già precedentemente avviati in russia. Si laurea con pieni voti ed entra nella magistratura con la funzione di Procuratore. Viene inviato alla Procura di Alushta, una ridente cittadina di mare, nel sud della Crimea, a pochi kilometri di distanza dalla ben più nota Yalta.

La vita lavorativa si svolge con serietà e regolarità fin quando, sul finire del mese di Febbraio 2014, la Russia occupa, di fatto, la Crimea e con un referendum, più o meno corretto, la annette.

Kazbek è presto preso di mira dalle autorità occupanti ed è costretto ad una rocambolesca fuga notturna che lo porta fino alla capitale Kiev. Arrivato nella capitale il Ministero della Giustizia si stava riorganizzando a causa dei terrtori perduti. Kazbek resta per circa due anni senza lavoro, fino a quando rientra a pieno titolo, in veste di Procuratore, presso la Procura della capitale. Inizia un nuovo percorso lavorativo, che porta avanti con rigoroso rispetto del ruolo rivestito.

Nel Marzo 2020 è protagonista di un episodio che lo riporta agli onori della cronaca. In una fredda notte un automobilista perde il controllo della propria auto e finisce nel fiume Dnepr, nel centro di Kiev. Passando sulla stessa strada, si accorge dei capannelli di persone formatisi nel luogo in cui l’autovettura era uscita di strada. Nel rispetto del proprio ruolo si ferma e trova la disastrosa situazione di un’auto semi sommersa nel fiume con due persone a bordo. Senza pensarci due volte si butta nella scarpata, raggiungendo l’autovettura già parzialmente in acqua. La temperatura era di parecchi gradi sotto lo 0, ma sprezzante del pericolo entra in acqua e facendo leva solo sulla propria forza rompe il vetro del finestrino anteriore, riuscendo  ad aprire lo sportello e a tirare fuori le due persone.

Diviene allora un eroe nazionale, il Procuratore che sprezzante del pericolo non tentenna per buttarsi in acqua  per salvare due vite umane. Nonostante il momento di gloria, continua imperterrito il proprio lavoro, fino a quando il 24 Febbraio scorso, i russi, le genti della sua stessa terra di origine, entrano in Ucraina per invaderla.

Ancora una volta non scappa via, ma ha le idee chiare sulla parte con cui stare: il paese che lo ha accolto e che è mosso da un forte fermento democratico e che si chiama Ucraina. Entra nella Guardia Nazionale e coordina il suo reparto di riferimento.

Kazbek ha un pezzo di cuore qui, perche la sorella, ed i nipoti vivono proprio nella nostra città, Benevento.

Carmen ha danzato per me, per noi e per la PACE nel Mondo

Carmen Diodato è una ballerina professionista che lavora stabilmente presso l’Arena di Verona e presso il Teatro Massimo di Palermo. E’ venuta per noi a Benevento, presso la Fondazione Ciccio Romano, dove ha danzato, nella bellissima biblioteca, per me, per noi del canale e soprattutto per LA PACE IN UCRAINA E NEL MONDO. Un piccolo gesto da una grande artista che trasmette energia positiva e coinvolgendo i cuori di tutti. Carmen è sorda dalla nascita, ma ciò non le ha impedito di inseguire il suo sogno e diventare prima ballerina. Con la Direzione Artistica di Antonio Parciasepe