Putin spiegato agli smidollati e agli smemorati

Io sono d’accordo con Angelo Panebianco, con quello che ha scritto sul Corriere, ringrazio gli ucraini per averci ricordato cosa significa essere europei.
Li ringrazio per averci dato la sveglia.
Per aver risvegliato i valori occidentali nonostante gli occidentali.
Nonostante gli occidentali che vanno in piazza con la Cgil a manifestare per la pace( minuscolo), cioè, per Putin.
Perché le marce con i colori della “pace”, al posto di quelli dell’Ucraina o dell’Europa, di questi giorni, questo sono, rappresentano una “equidistanza”, che è distante, distantissima, dalla realtà di quello che succede.

Se diciamo che non vogliamo andare in guerra, ma nemmeno vogliamo dar loro le armi per difendersi, diamo ragione a Putin.
Se ripetiamo, ossessivamente, ripetutamente, che le sanzioni non servono a niente, diamo ragione a Putin.
Se diciamo che lo abbiamo provocato( quelli più stupidi dicono che lo abbiamo accerchiato), gli diamo ragione.
Perché gli diamo ragione?
L’ho già scritto. Lo ripeto.
Putin ci considera degli smidollati.
Gli europei, gli occidentali: smidollati.
Ha da tempo sposato le teorie del filosofo bianco Il’in, riportate ad oggi, in forma minore, rozza, molto rozza, molto pericolosa, da Dugin.
Ecco, per Il’in, per Dugin, per Putin, noi siamo smidollati. Le democrazie liberali sono “minorità morali”, “ciò che crea libertà, la democrazia liberale, è il male”. Da combattere. Con la “forza”, valore assoluto, oltre “la ragione”.
Putin si sente “redentore”.
La sua missione storica è combattere “ciò che crea libertà”.

Lui ha invaso l’Ucraina perché pensava di prendersela con un ruggito.
Perché ormai contagiata dai disvalori occidentali.
Lui pensava di poterlo fare perché gli smidollati europei non avrebbero reagito.
Lui contava anche sulla mancanza di memoria degli europei. Pensava a Chamberlain. Quando il Premier inglese prendeva l’aperitivo con Hitler, mentre costui, affascinato da Il’in, guarda un po’, preparava il suo pasto più grosso, che comprendeva Chamberlain. E tutti noi.

E invece questa volta, l’Europa si è unita.
L’Occidente si è unito.
E, pensate un po’, anche la politica italiana si è unita.
Tutto questo Putin non lo aveva previsto.
Pensava fossimo tutti dei Landini qualsiasi.
O degli smidollati come, non so, un Formigli, che invita “filosofe” da due soldi.
O come un Bersani, affascinato da un Di Battista.
E invece no. Siamo andati oltre quello che Putin pensa di noi e che lo ha spinto contro di noi. Sbagliando i calcoli. Di molto.
E dobbiamo dire grazie agli ucraini.
E a Zelensky.
Ci hanno dato il coraggio che avevamo smarrito.
Putin ha già perso. Perché può prendersi la terra ucraina, ma non avrà mai gli ucraini.
Non avrà gli europei.
A parte gli smidollati e gli smemorati. Ovvio.
La guerra l’ha persa. Quella di prospettiva.
Quella delle idee l’ha persa.
Oggi discutiamo, dobbiamo discutere, di come ridurre le perdite umane.
E dovremmo discutere di come andare oltre gli aiuti umanitari e l’invio di armi.
Di come aiutare i bambini e le donne che cercano riparo e gli uomini che combattono.
Con ogni mezzo. Con interventi di difesa umanitaria. Anche con la forza.
Senza entrare nella terza guerra mondiale. Certo.
Ci arriveremo. Dobbiamo arrivarci. A respingere la guerra sul campo.
Quella delle idee è respinta.
Grazie Ucraina.

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