Natale Ucraino.
Chiesa a Bachmut… 25 Dicembre 2022

Scrivo per dare voce a ciò che il tempo vorrebbe portarsi via
Natale Ucraino.
Chiesa a Bachmut… 25 Dicembre 2022

Ieri mattina, dopo una prima giornata di febbre a 40 e tampone negativo, scopro, al terzo tampone, di essere positivo e comincia l’odissea.
Vengo rinchiuso in una stanza di 16 mq, gli unici contatti con il mondo sono il balcone che affaccia sull”uliveto, ed il telefono che si affaccia su tutto il resto dell’umanità.
Dentro alla stanza un tavolino, sul quale ci faccio praticamente tutto: mangio, scrivo, prendo le medicine, penso.
E mi sento come Silvio Pellico ne le Mie Prigioni, o Gramsci nella sua cella.
Anzi a tratti mi sento Francis Drake, Henry Morgan, o Anne Bone, che trascorrevano interminabili periodi chiusi nelle loro cabine in mezzo al mare, lontano da tutto. E mi rendo conto di quanto fossero davvero lontani da tutto, senza telefoni o altri mezzi di comunicazione.
La tv, la seguo pochissimo, come al solito, meglio dedicarsi a qualche sana lettura o a qualche amica che magari ti fa compagnia al telefono.
Il brutto del covid non è il covid, ma l’isolamento!


La storia vuole che le streghe di Benevento si raccogliessero attorno ad un noce magico, in un rito magico detto Sabba. Le streghe si preparavano al sabba cospargendosi il petto con un unguento, dopodiché uscivano volando sulle proprie scope di saggina, al suono dell’antico adagio: unguento,unguento, portami al noce di Benevento, sopra l’acqua e sopra il vento, e sopra ogni altro maltempo. Ai sabba sotto al noce prendevano parte streghe di diversa provenienza. Questi consistevano in banchetti, orge con spiriti e demoni sotto forma di caproni o gatti. Dopo le riunioni le streghe seminavano il terrore. Si credeva che causassero aborti, deformità nei neonati, facessero dispetti, facendo trovare le criniere dei cavalli intrecciate. Ancora oggi nei paesini del beneventano circolano voci secondo le quali le streghe rapiscano dalle culle i neonati, per passarseli tra di loro e riportarli infine al loro posto. Tre erano le tipologie di streghe a Benevento: ‘a janara, ‘a zoccolara, e ‘a manolonga. La leggenda delle streghe di Benevento è una delle ragioni principali della fama nel mondo della nostra città. Tanto che molti artisti, scrittori, musicisti hanno tratto ispirazione da questa leggenda. Secondo alcuni la leggenda è da far risalire al periodo longobardo, quando gli invasori adoravano un serpente d’oro (probabilmente legato alla dea Iside, che era dominatrice dei serpenti). I longobardi cominciarono poi a celebrare presso il fiume Sabato dei riti particolari, che sono stati all’origine dell’idea dei riti delle streghe. Un sacerdote di nome Barbato accusò i dominatori di idolatria , ed egli stesso abbattè il noce sacro, strappandone le radici. In realtà la leggenda delle streghe deriva da una serie di fattori diversi, ma in particolare è da collegare all’antica venerazione, presso la città di Benevento, della dea Iside e della dea Diana. Il culto di Iside, e successivamente l’affermarsi del mito del streghe é legato, senza dubbio, alla energia magica di questo territorio. La fondazione della città in una confluenza fluviale, così come avviene per Torino e Praga, pone la conca di Benevento tra i nodi cruciali del “reticolo energetico” sacro che avvolge e vivifica la Terra. La costruzione di un tempio dedicato ad Iside, la potente dea e maga egizia, unico in europa ad essere costruito con materiali, tecniche ed arredi, originari dell’Egitto, è la conferma del primato magico che questa città vanta nell’Italia intera e nel mondo. L’altra divinità molto venerata in città era la Dea Diana, Signora e Matrona del Sannio, le cui sacerdotesse e seguaci, dette janare, erano le depositarie di un sapere astronomico e religioso senza tempo. Il termine janara era la trascrizione dialettale del latino dianara , che significa “seguace di Diana”. In quanto personaggio cardine della leggenda che più caratterizza la cittá di Benevento e nonostante che la sua immagine venga spesso confusa con lo stereotipo della strega cattiva, la janara è, in realtà, il simbolo della vita vissuta in armonia con la natura, ossia in sintonia con la madre Terra. Si ritiene che le ultime vestali del tempio di Iside e Diana a Benevento , scacciate dalla città, furono costrette a vivere nei boschi della valle del fiume Sabato, e siano le progenitrici delle janare, le quali conoscevano il ciclo dei pianeti, e i rimedi fito-terapici. Secoli fa, quando non esistevano ospedali o ambulatori medici, era proprio a loro che si rivolgevano le genti locali per essere curate. Reale,invece, fu la persecuzione delle streghe, iniziata con le prediche di San Bernardino da Siena, che nel XV sec. predicò pesantemente contro di esse, ed in particolare contro quelle di Benevento. Egli stesso le indicava come causa di sciagure e sosteneva la tesi secondo la quale dovessero essere sterminate. Nel 1486 fu pubblicato il Malleus Maleficiarum, che spiegava come riconoscere le streghe, come processarle ed interrogarle con torture atroci. Proprio attraverso tali torture furono raccolte diverse confessioni, nelle quali si parlava di sabba a Benevento, di voli, della pratica di succhiare il sangue dei bambini. Perlopiu le streghe erano mandate al rogo o al patibolo.

Mentre tutti gli europei stavano guardando la partita come degli invasati, Kadyrov, presidente della Cecenia, chiamava a raccolta”tutti i musulmani del mondo”, incitandoli a combattere contro la NATO.
È un fatto di una gravità inaudita.
Vi lascio la traduzione di quello che ha detto:
Negli ultimi cento anni, gli Stati Uniti e l’Europa hanno organizzato dozzine di guerre, colpi di stato militari e invasioni in tutto il mondo.
Milioni di civili sono diventati le loro vittime.
Ora, tuttavia, hanno portato la minaccia ancora più terribile di distruggere tutti i valori morali che i popoli di tutte le nazioni hanno sviluppato durante l’esistenza umana.
Vogliono trasformarci in animali facilmente manipolabili.
Questo non può mai accadere!
Facciamo appello all’intero mondo islamico, a tutte le persone sane di mente, affinché si uniscano contro il nostro comune nemico!
I loro soldi e le loro armi non sono niente in confronto alla nostra unità, volontà e fede nel nostro Creatore!
L’Alleanza del Nord Atlantico minaccia l’esistenza del mondo intero.
Ma la Russia ha sfidato tutte le previsioni occidentali, ha sfidato questo male e ha marciato con fiducia verso la vittoria.
Non lasciare che la NATO ti imponga, o verranno a calpestare la tua patria in men che non si dica!
Stai insieme ai tuoi fratelli!

“Oggi l’uomo crede di essere importante, s’immagina al centro dell’universo. Invece è zero, niente. E si rende ridicolo pensando di decidere, dominare. L’uomo diventa essere straordinario soltanto se si accetta come nullità, minuscolo ingranaggio del sistema naturale”.

Giovanni, 46 anni, operaio edile in attività. Busta paga di circa 1200 euro mensili, tre figli, una moglie a carico, ed una casa di proprietà, frutto di un’eredità maturata qualche anno prima, con la morte del padre, e per la quale aveva dovuto pagare un’esosa tassa di successione.
La mattina del 15 Aprile, durante la pausa pranzo, sul cantiere, addenta un croccante marsigliese farcito con della profumata mortadella. Un dolore sordo, seguito da un crack, nella parte laterale della bocca, gli promuove una lacrima. Continua a masticare, il dolore aumenta, e si accorge di avere un corpo estraneo in bocca. Sputa in un fazzoletto, e vede un frammento piuttosto grosso di un molare e da quel momento comincia la sua odissea nella sanità pubblica.
Giovanni, fino a quel momento non aveva mai avuto grossi problemi di salute e si era curato sempre con una sorta di fai da te con il supporto del medico di base. Ma l’esperienza che stava per iniziare avrebbe cambiato per sempre il suo rapporto con il mondo della sanità. Il dolore al molare rotto aumenta con il passare dei giorni, la gengiva si gonfia e si rende necessario fare una visita dal medico di base: dottore ho, presumibilmente, un ascesso ad un molare. Ho bisogno di una visita odontoiatrica e vorrei farla in ospedale. Il dottore lo ascolta, gli guarda la bocca e sentenzia: sei certo di voler andare in ospedale? Non credo che ti cureranno il dente, al massimo ti proporranno un’estrazione. Dottore, suvvia, disse Giovanni sorridendo, se necessario me lo cureranno. Perché eliminare un dente, se ancora si può fare un lavoro di recupero? Il dottore alzò le spalle ed eseguì quanto gli era stato richiesto, scrivendo al pc una ricetta per visita odontoiatrica.
La mattina stessa, Giovanni chiama il CUP del locale ospedale civile, chiedendo una prestazione odontoiatrica, forte del fatto di essere in possesso di una regolare prescrizione medica. La donna dall’altra parte del telefono, dopo una breve pausa di riflessione, sentenzia: la visita con la ricetta la possiamo fissare per il 5 Maggio. Ma di questo anno? scherza Giovanni, ignaro dei gangli della sanità pubblica. Si, signore il 5 Maggio di quest’anno, rispose la donna. Ma, signora, io ho un ascesso dentario, e non posso aspettare per un tempo così lungo. Signore, proruppe la donna con tono scocciato, la sua ricetta non ha la caratteristica dell’urgenza. Se ha bisogno di una visita urgente chiami il suo medico e si faccia sostituire la ricetta. Giovanni riaggancia meravigliato e ritorna dal proprio medico di base, fa di nuovo la coda in sala di attesa e al momento in cui si ritrova faccia a faccia con il dottore gli chiede spiegazioni del perché non gli abbia fatto una richiesta di visita urgente. Il medico si scusa in qualche modo, annulla la ricetta emessa, e ne scrive una nuova con la dicitura di urgenza. Giovanni, che intanto ha già perso una giornata di lavoro, esce dallo studio, e considerata l’ora non può più chiamare il CUP. Lo avrebbe fatto l’indomani mattina. Con la ricetta alla mano, telefona e parla, questa volta con un uomo. Salve, sono Giovanni, ho bisogno di una visita odontoiatrica d’urgenza. Certo signore mi fornisca il numero della ricetta , scritto in alto a destra sotto al codice a barre: inizia per 1500 A. Giovanni cerca il numero e glielo detta. L’uomo risponde: bene, vedo che ha una richiesta di urgenza, pertanto potrà venire a fare la visita Giovedì pomeriggio alle 15. Si presenti al CUP alle 14, paghi il ticket, e poi sarà libero di recarsi in ambulatorio. Ma oggi è Martedì, dice Giovanni alzando il tono della voce, e dovrò aspettare ancora due giorni per essere visitato? Il molare mi duole. Mi dispiace signore, il primo posto disponibile è per giovedì alle ore 15. Le confermo la prenotazione? Va bene, risponde Giovanni, con un moto di rassegnazione. Giovedi alle 14 Giovanni si presenta al CUP. Ha dovuto lavorare mezza giornata. Alle 14.30 paga il ticket e si reca presso l’ambulatorio odontoiatrico. Il dottore è in ritardo e tutte le visite saranno spostate in avanti di un’ora. Alle 16 finalmente entra nella sala medica. Si siede sulla poltrona e dopo aver spiegato al medico l’accaduto, apre la bocca per farsi visitare. Il dottore esplora il cavo orale con lo specchietto, ed effettivamente, trova l’ascesso. Tocca il dente, lo guarda, poi chiede a Giovanni di alzarsi. Si spostano verso la scrivania, dove il dottore, incrociate le dita delle mani, con i gomiti appoggiati sulla scrivania, dice: Senta Signor Giovanni, il suo dente non è in condizioni tali da dover essere estratto. Si può curare e con una capsula avrà un dente come nuovo. Bene, esclama Giovanni, quando possiamo cominciare la cura? Forse non mi sono espresso bene, continua il dottore, con aria incupita: noi non possiamo curarle il dente e men che meno possiamo incapsularlo. E’ un tipo di lavoro che possiamo eseguire in rari casi, previsti espressamente dalla legge, per persone che si trovino in una grave condizione di vulnerabilità sanitaria o sociale, e credo che lei non rientri in nessuna delle due categorie, pertanto le prescrivo un antibiotico per ridurre l’ascesso, ed un antidolorifico per ridurre il dolore. Poi le consiglio di rivolgersi ad uno studio odontoiatrico privato che pratica la chirurgia conservativa del dente. Giovanni, lo guarda con meraviglia e si ricorda delle parole del medico di base. Si alza e saluta il dottore con gentilezza, ma con il cuore in frantumi per la delusione. Giovanni ha perso all’incirca due giornate di lavoro, i soldi del ticket per la visita presso l’azienda ospedaliera locale, ed uscito dall’ospedale chiama il medico dentista il cui numero gli è stato fornito dal cognato. L’appuntamento è per la sera stessa alle 19, per iniziare il percorso medico che lo porterà ad avere, di nuovo, una bocca sana, ed un portafogli molto più leggero.

“Santa Lucia l’adda cecà l’uocchi”!
Nel “Barbiere di Siviglia”, don Bartolo spiega che la calunnia è un leggero venticello, ma può diventare come un rombo di cannon.
A questo proposito, mi sovviene un episodio, le cui protagoniste e i cui fatti non sono per niente casuali, ma realissimi: per questo motivo, chiameremo Ada la protagonista e Nunziatina l’ antagonista .
Le due donne avevano l’orto confinante e ogni ramo o foglia caduti oltre confine era motivo di litigio, soprattutto quando i cavoli dell’una crescevano meglio di quelli dell’altra, cosicché dalle invettive si passava alle parole argute.
Una mattina di dicembre, all’ennesima lite per i soliti cavoli, dopo essersi apostrofate a vicenda per gesta meretrici e reciproche, le ingiurie coinvolsero il resto della famiglia: mariti, figlie e affini.
Il diverbio, più o meno, si svolse così:
Ada, dopo aver messo in discussione la virilità del coniuge della vicina, passò all’ illibatezza della di lei figlia.
– Fa tanto ‘a verginella e pó va coll’ uommini ind’ e macchine! – le urlò contro.
– Mia figlia è illibata – si difese Nunziatina – come la Vergine Maria.
– E pò nascette ‘o bambeniello – rispose Ada, incrociando la mani per disegnare un semicerchio dall’ addome al pube.
– L’ hanno vista sotto la montagna di Montevergine che faceva ‘nzu ‘zun dentro una macchina rossa.
Dall’altezza, anzi, dal peso, dei suoi quasi cento chili, Ada, con le mani sui fianchi, piegò le ginocchia in moto sussultorio con un tempo musicale di tre quarti, mimando la faccenda.
– ‘Nzu ‘nzu… ‘nzu ‘nzu…
Nunziatina, convita della purezza della figlia, domandò: – E di grazia, chi è che l’ ha vista?
– Assunta mia figlia, cull’ uocchi suje e Santa Lucia l’ dda levà ‘a vista si nun è ‘ vero !
Ci fu un attimo di silenzio.
– E si l’ ha vista cull’ uocchi suje, pur’ essa stava faccenno ‘nzu ‘nzu, dentro all’ automobile a fianco – e portò il tempo pure lei sull’ ultimo ‘nzu.
Non si contarono i capelli che l’una strappò all’altra per difende l’ onore, ognuna, della propria figliola.
E nella valle l’onta volò di bocca in bocca: Assuntina e Immacolata, sotto la montagna, avevano perso la verginità. (Carmela D’Auria)

Giuseppe Tecce presenta “Il portiere”, una raccolta di dieci racconti brevi ambientati tutti di notte e all’interno di hotel italiani di vario livello; le storie ruotano intorno al portiere di questi alberghi, che osserva ciò che accade o vi partecipa, che muove l’azione o ne è testimone passivo, che offre un apporto positivo o in alcuni casi negativo. L’autore dipinge un ritratto multicolore della natura umana, colta nei suoi momenti di bassa moralità o in quei lampi di empatia e altruismo; vi sono quindi personaggi che cercano di sistemare le cose e altri che compromettono tutto, a volte per il solo gusto di distruggere.
Il filo rosso che lega tutte queste vicende è rappresentato dall’attuale conflitto tra l’Ucraina e la Russia; in ogni discorso, o magari solo proiettata da uno schermo televisivo, la guerra è sempre presente: c’è chi ne è disgustato e chi ne è entusiasta, chi parteggia per uno schieramento e chi per l’altro.
È l’occasione per l’autore di muovere un’aspra critica nei confronti di tutti i conflitti, che rendono gli esseri umani più vicini alle bestie; nonostante ciò, egli lascia libero spazio a ogni pensiero: i lettori, infatti, potranno trovare la guerra raccontata a trecentosessanta gradi, offrendo anche il punto di vista di chi è a favore di una risoluzione violenta dei problemi.
È così possibile che si svolgano dialoghi in cui c’è chi pensa che l’Ucraina se la sia cercata e chi crede che Putin sia un essere immondo; oppure si può assistere alle empie azioni di chi vende armi per favorire l’esercito russo o agli estremi atti di un uomo disperato, che arriva a compiere del male per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’insensato genocidio che sta avvenendo a pochi chilometri da noi.
Sono racconti che fanno riflettere, che fanno indignare e che fanno anche credere che ci sia ancora una speranza per il genere umano; una particolarità di queste storie è inoltre quella di non avere un finale vero e proprio: l’azione, infatti, si chiude bruscamente e a volte sul più bello.
Giuseppe Tecce, molto interessato alla sperimentazione letteraria, ha voluto dare la possibilità ai lettori di concludere a loro piacimento le vicende, e per questo motivo ha lasciato anche diverse pagine vuote alla fine dell’opera. Invita quindi coloro che si impegneranno ad elaborare delle conclusioni per le sue storie a inviarle al suo indirizzo di posta elettronica – giuseppe.tecce@gmail.com; i migliori elaborati verranno in seguito pubblicati sul suo blog – http://www.giuseppetecce.com
Recensione da
Intanto in California hanno disegnato il futuro energetico del pianeta. Per la prima volta nella storia umana è stata realizzata la fusione nucleare, creando una quantità di energia enorme. È come se avessero acceso un piccolo sole. L’ente per l’energia americano ne darà notizia ufficiale domani alle 19.


La magistratura della Repubblica islamica ha annunciato che il 23enne Mohsen Shekar, arrestato durante le proteste a settembre, è stato giustiziato. Il giovane era accusato di aver bloccato una strada, di aver provocato disordini, di aver estratto un’arma con l’intenzione di uccidere nonché di aver ferito intenzionalmente un ufficiale durante il servizio. La magistratura ha detto che l’udienza si è tenuta il 10 novembre e che l’imputato ha confessato le sue accuse. Ovviamente non posso nemmeno immaginare in quali condizioni sia stato costretto a confessare. Forse con un mitra puntato alla tempia e forse dopo essere stato picchiato a sangue.


Intanto nella prima foto si può vedere una normale donna iraniana che nel 1973 festeggiava il suo compleanno, e sotto si vedono le donne iraniane come sono state costrette a vivere oggi.
La loro non è più una battaglia per la parità, ma per la sopravvivenza.
Gloria alla donne ucraine!