La prosa mattutina dei diaristi russi, di gente come Michail Prishvin o Konstantin Paustovskij, mi è rimasta dentro.
Avevano proprio questa abitudine: alzarsi presto, sedersi vicino alla finestra e guardare il mondo che lentamente ricominciava a respirare, stiracchiandosi dopo le tenebre della notte.
Nella loro letteratura si intravedevano cani che abbaiavano in lontananza, stormi che tagliavano il cielo, il primo fumo che usciva da un comignolo.
Non si faceva mai riferimento a grandi eventi, ma c’era sempre e solo il mattino.
Come adesso…
