Scrivere un libro non è solo una faccenda di tecnica. Dietro alla scrittura si nascondono anni di studio, giornate infinite di letture, di ricerche e, soprattutto dentro a un libro c’è tutta l’esperienza che un autore ha maturato nel proprio percorso di vita. Non tutti gli scrittori scrivono. Per quanto strano possa sembrarvi, però, accade che alcune persone abbiano le idee o le esperienze, ma non sappiamo concretamente scriverle. In questi casi si affidano a dei professionisti che lo fanno al posto loro, i cosiddetti ghostwriters. Io stesso sono stato un ghostwriters, in almeno un paio di casi. Ma adesso sta succedendo qualcosa di molto più preoccupante, e cioè l’utilizzo dell’intelligenza artificiale che molti “soggetti” utilizzano per organizzare le proprie idee in un testo. La cosa ancor più preoccupante è che, spesso, non servono nemmeno le idee, perché te le fornisce la stessa intelligenza artificiale. Stiamo finendo per davvero nel mondo del sottosopra, con il rischio che le idee vere, le esperienze vere, vengano surclassate da un algoritmo artificiale. E voi lo leggereste mai un libro scritto da un’intelligenza artificiale? Se avete risposto no, la cattiva notizia è che con grossa probabilità l’avete già letto, senza nemmeno accorgervene.
