L’appartamento appena comprato da Putin alla sua compagna. “Il più costoso di tutta la Russa”, pare.
I soldati russi muoiono ammazzano torturano eccetera per difendere queste cafonate qua, non per l’espansione della NATO.




Scrivo per dare voce a ciò che il tempo vorrebbe portarsi via
L’appartamento appena comprato da Putin alla sua compagna. “Il più costoso di tutta la Russa”, pare.
I soldati russi muoiono ammazzano torturano eccetera per difendere queste cafonate qua, non per l’espansione della NATO.




Grazie Presidente!

Io glielo dirò, domani, cosa avete fatto.
Entrerò in classe e leggerò ai miei studenti le dichiarazioni del ministro che ha detto:
«Io non partirei se fossi disperato perché sono stato educato alla responsabilità».
Le leggerò e mi siederò lì ad ascoltare cos’hanno da dire. Hanno dodici anni, i miei studenti. Ed è giusto che sappiano.
Lo vedranno da soli che avete fatto arrestare chi voleva salvare delle persone.
Che avete scritto e detto cose orrende, che avete l’anima sporca di parole che nessuno potrà cancellare.
Glielo dirò che avete costretto in porto le navi che avrebbero potuto salvarli.
Glielo dirò che sono anni che usate la vita delle persone per raccattare quattro voti in più.
Glielo dirò che cosa avete fatto.
Cosa abbiamo fatto, in realtà. Perché siamo tutti responsabili.
Glielo dirò che quelli che c’erano prima non erano così diversi, solo che sapevano nasconderlo meglio.
E mandatemi la Digos, mandate chi volete, toglietemi la cattedra, la classe.
Alla fine è tutto quello che sapete fare: usare la forza con i più deboli. Con quelli davvero forti non ci provate neanche.
Sospendetemi pure: voglio poter dire a mia figlia, quando sarà grande e vedrà cosa stava succedendo in questi giorni, in questi anni, quando mi chiederà dov’ero, voglio l’orgoglio di poterle rispondere, a testa alta: dall’altra parte. (Enrico Galiano)


#Piantedosi non è il mio ministro
#nonnelmionome
Otto anni fa moriva l’ultimo baluardo di democrazia nella Federazione Russa. L’unica possibilità per il popolo russo di essere altri da una dispotica dittatura. Il 27 febbraio 2015 moriva Boris Nemtsov.
Nemtsov nacque a Sochi.
GLI STUDI
Studiò Fisica all’università statale di Gor’kij e ottenne anche un dottorato in fisica e matematica. Fu autore di più di 60 pubblicazioni scientifiche su fisica quantistica, termodinamica, acustica. Tra le invenzioni di Nemtsov ci sono alcuni parametri dell’antenna per un veicolo spaziale e un laser acustico.
GOVERNATORE DELLA REGIONE DI NIZHNY NOVGOROD
Deputato del popolo russo (1990-1993). Fu governatore della regione di Nizhny Novgorod (1991-1997).
Durante i 6 anni del suo governatorato, furono costruiti e restaurati più di 150 chiese e monasteri ortodossi, eremi e moschee, 5.000 chilometri di strade, create zone di produzione territoriale con tassazione preferenziale cosi da fare ottenere alla regione il 3 ° posto in Russia per volume di investimenti.
LA CARRIERA POLITICA
Fu negli stessi anni Membro del Consiglio della Federazione (1993-1997).
Ministro dei combustibili e dell’energia (aprile-novembre 1997), primo vice primo ministro della Federazione russa (1997-1998), membro del Consiglio di sicurezza della Federazione russa (1997-1998).
Nel 1997, secondo il fondo “Public Opinion”, il 29% dei russi voleva vedere Nemtsov candidato alla carica di presidente della Russia.
Nel 1998 fondò il movimento liberale Giovane Russia. Nel 1999-2003 – Deputato della Duma di Stato dell’Assemblea Federale della Federazione Russa – Vice Presidente della Duma di Stato e poi Capo della coalizione dell’Unione delle forze di destra.
Dopo il 2003, lavorò nel mondo degli affari: è stato consulente economico freelance del presidente dell’Ucraina Viktor Yushchenko, il fautore della Rivoluzione Arancione.
Fu uno dei fondatori del movimento democratico di opposizione russa “Solidarnosc” – “Solidarietà”.
RIVOLUZIONE ARANCIONE
Nel 2004 sostenne la rivoluzione arancione in Ucraina tanti da venire nominato consigliere del presidente dell’Ucraina, Viktor Yushchenko. Espresse il desiderio di diffondere i risultati democratici in Ucraina alla Russia esercitando pressioni sul Cremlino. Con altri partiti russi di opposizione, fece parte del “Comitato 2008: Libera scelta”.
CANDIDATURA A SINDACO DI SOCHI
Nel 2009 si candidò a sindaco di Sochi arrivando secondo solo dopo il candidato di Russia Unita (il partito di Putin), Anatolii Pakhomov. Nemtsov contestò i risultati in tribunale. 30.000 persone avevano votato in anticipo e il 30% degli elettori sotto pressione e ricatto
Nel 2010, il movimento Solidarnosc si unì alla coalizione “Per la Russia senza arbitrarietà e corruzione”.
Dal 16 giugno 2012 al 27 febbraio 2015 fu co-presidente del partito politico “Partito Repubblicano della Russia – Partito della Libertà Popolare” (RPR-PARNAS).
GUERRA IN CECENIA
Raccolse più di un milione di firme di cittadini russi contro la prima guerra cecena.
“PUTIN. RISULTATI DI 10 ANNI”
Nel 2010, pubblicò un’indagine relativa ai risultati delle attività Putin durante il suo periodo al potere come presidente e poi primo ministro della Federazione Russia. La diffusione del rapporto di 48 pagine superò il milione di copie.
3 POSSIBILI SCENARI DI RIVOLUZIONE IN RUSSIA
In una delle sue interviste nell’agosto 2011, dichiarò:
“Possono verificarsi tre tipi di scenari di rivoluzione in Russia. E in base al grado di probabilità, sono così elencati.
In primo luogo, lo scenario nazionalista. Ci potrà essere una rivoluzione con pogrom di stranieri.
Al secondo posto si colloca lo scenario socialista o comunista. Potrà scoppiare una rivoluzione causata dall’insoddisfazione delle persone per il calo del tenore di vita, la mancanza di mobilità sociale, la crescita della corruzione e della criminalità, la stratificazione sociale, l’odio per gli oligarchi.
E infine, al terzo posto del grado di probabilità, una rivoluzione liberale causata dalla mancanza di libertà e democrazia.
In ogni caso, la rivoluzione è sangue. La responsabilità al cento per cento dello scenario rivoluzionario ricadrà su Putin , poiché si aggrappa al potere con le unghie e con i denti perseguendo una politica di furti e frodi.”
“PUTIN. GUERRA”
Nemtsov scrisse questo rapporto nel 2015 focalizzandosi sugli eventi nell’est dell’Ucraina.
Le fonti di Nemtsov erano persone che rappresentavano gli interessi dei parenti dei soldati russi caduti a cui non era stato pagato il risarcimento promesso. Le famiglie delle vittime fecero appello a Nemtsov per fare pressione sul Ministero della Difesa ed ottenere i pagamenti. Secondo le famiglie, i soldati russi morirono in massa in Ucraina in due periodi. La prima ondata di bare con “Vantazh-200” è arrivata in Russia nell’estate del 2014, quando l’esercito ucraino passò all’offensiva liverando una ad una molte delle città occupate nelle regioni di Donetsk e Luhansk. L’offensiva è stata interrotta dopo l’intervento diretto di parti dell’esercito russo. Quando divenne impossibile nascondere la presenza delle truppe russe nella zona del conflitto, il Ministero della Difesa affermò che molti uomini erano andati a combattere durante le loro “vacanze”. Ci furono perdite ingen da entrambe le parti nelle battaglie che scoppiarono nei pressi di Ilovaisk. Il coautore del report, I. Yashin, dichiarò: “È difficile stimare il numero esatto di soldati morti dalla parte russa, ma valutando tutto almeno 150 bare contrassegnate con “Vantazh-200” arrivarono nelle nostre città”. La seconda ondata di bare è andata in Russia a gennaio e all’inizio di febbraio 2015. Yashin affermò che, secondo le loro stime, almeno 70 militari russi morirono nel Donbas durante tale arco di tempo. Venne inoltre denunciato che circa 53 miliardi di rubli del bilancio russo furono spesi per la guerra nell’Ucraina orientale.
IL SOSTEGNO AD EUROMAIDAN
Nel 2013 sostenne l’Euromaidan, ma il governo russo gli impedì di poter entrare in Ucraina.
CONDANNA ALL’ANNESSIONE RUSSA DELLA CRIMEA
Nel 2014 condannò l’annessione della Crimea da parte della Federazione Russa, definendo Putin un bandito che segue una mentalità da bandito. Firmò inoltre una dichiarazione con la richiesta di “fermare l’avventura militare: ritirare le truppe russe dal territorio dell’Ucraina e interrompere il sostegno propagandistico, materiale e militare ai sostenitori delle autoproclamate repubbliche popolari di Donec’k e Luhansk.
Nel gennaio 2015, riferendosi agli scontri intorno all’aeroporto di Donec’k, dichiarò:
“La situazione è in stallo, non dipende da chi controlla l’aeroporto di Donec’k. Vedo un’unica via d’uscita: l’Ucraina dichiari i territori delle repubbliche popolari di Donec’k e di Luhansk come territori ribelli e costruisca un confine con loro. L’oggetto dei negoziati con Putin dovrebbe riguardare solo una questione: la sicurezza durante la costruzione del muro. I checkpoint sono installati lungo il muro. Ogni residente deve decidere una volta per tutte dove preferisce vivere.”
POROSHENKO SU NEMTSOV
Il presidente dell’Ucraina Poroshenko osservò: “Per noi ucraini, Boris Nemtsov rimarrà per sempre un patriota della Russia e un amico dell’Ucraina. Ha dimostrato con la sua vita che ciò è possibile: bisogna solo volerlo”.
L’ASSASSINIO
Il 27 febbraio 2015 , venne freddato da quattro colpi di pistola al petto, alla testa e al cuore sul Grande Ponte Moskvorytsky, nei pressi del Cremlino.
L’omicidio avvenne un giorno prima della marcia dell’opposizione Vesna, prevista per il 1° marzo a Mosca.
La penultima intervista rilasciata da Boris Nemtsov il 10 febbraio 2015 alla rivista russa “The Interlocutor” fu pubblicata con il titolo “Ho paura che Putin mi uccida”.
Nemtsov fu ucciso appena prima della pubblicazione del suo rapporto “Putin e la guerra” in cui, documenti alla mano, avrebbe dimostrato le prove della partecipazione dell’esercito russo alla guerra nel Donbas e il coinvolgimento personale di Putin.
Il presidente della commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo, Elmar Brock, denunciò:
“Il sistema di Putin è responsabile dell’omicidio di Nemtsov . Boris Nemtsov è stato ucciso a causa della sua intenzione di pubblicare prove della presenza di truppe russe nel Donbas”.




E niente, me lo aveva promesso: ti regalerò la protezione per Celestina.
Ed incredibile ma vero, lo ha fatto sul serio, ed oggi mi è arrivato questo bellissimo “corniciello” da tenere in macchina.
Grazie mille e a buon rendere!
Figli di Putin.
Ci hanno spiegato subito che la Russia non avrebbe invaso l’Ucraina, mai mai mai, e che le informazioni di intelligence americana che lo sostenevano erano fake news, pollo chi ci è cascato. Il giorno dopo l’invasione hanno ripiegato: la situazione è “complessa”, ma sia chiaro, la Russia è stata costretta a invadere, non è nello stile di Mosca fare queste cose.
Hanno raccontato che sarebbe stata una guerra lampo, che i russi avrebbero preso Kiev in poche settimane, forse pochi giorni, e che agli ucraini conveniva arrendersi subito. Hanno messo in discussione i bombardamenti sui civili, come la strage al teatro di Mariupol, hanno parlato di set, attori e figuranti sotto finte bombe e con il succo di pomodoro al posto del sangue, quindi hanno avanzato pubblicamente l’ipotesi che i civili massacrati a Bucha fossero una messinscena, comparse pagate per fingersi morte in strada, il tempo di essere riprese dalle telecamere oppure, al limite, morti veri sì, ma uccisi dagli stessi ucraini per scaricare la colpa sui russi davanti all’opinione pubblica internazionale.
Hanno chiesto di sospendere ogni giudizio sul massacro in mancanza di una commissione d’inchiesta internazionale o di un congelamento della scena del crimine, come se Bucha fosse Garlasco o lo chalet di Cogne. Davanti all’evidenza dello sterminio, delle fosse comuni, degli stupri, delle razzie taluni hanno scelto una linea alternativa: e allora la Libia? E allora l’Iraq? E allora l’Afghanistan? Facendo strage in un colpo solo del principio di umanità e di quello di logica, visto che deplorare l’interventismo statunitense avrebbe dovuto spingere per coerenza a fare altrettanto con quello russo. Invece no: se gli Stati Uniti invadono l’Iraq, maledetti yankee guerrafondai; se la Russia invade l’Ucraina, pure.
Hanno scritto sui giornali e sui social, detto in tv e nei teatri (la linea complessista fa sbigliettare) che più l’Occidente forniva aiuti militari all’Ucraina e più Putin avanzava, poi davanti all’evidenza del contrario hanno spiegato che l’esercito russo non si stava ritirando, era una finta, una trappola, una coreografia di truppe.
Hanno scritto appelli per la “pace” sostenendo al punto uno che Putin ha le armi atomiche, quindi meglio non disturbare i suoi piani. Hanno gridato che non è mica Putin a non volere la pace, lui buonuomo si siederebbe al tavolo delle trattative domani, bensì i suoi nemici – l’Occidente, gli Usa, la Nato – a voler prolungare la “guerra per procura”. La chiamano così. Sta a significare che agli ucraini è negato persino il riconoscimento della dignità: non stanno combattendo per difendere la loro libertà, appoggiati da quanti credono che la resistenza di Kiev sia la battaglia dei democratici di tutto il mondo. No, combattono “per procura”, in quanto pupazzi di Biden, in quanto mercenari, in quanto guerrafondai, perché a loro piace così e vogliono trascinarci tutti nel baratro della guerra mondiale. Si sono scandalizzati che la stampa abbia raccontato il fenomeno degli intellettuali filo putiniani. Hanno obiettato: “Falso, non esistono!”. Gli è stato fatto l’elenco: “Lista di proscrizione!”. Ne sono state citate le dichiarazioni filorusse: “Non basta, bisogna saper confutare le loro tesi!”. Ne sono state confutate le tesi: “Siamo al pensiero unico!”.
Si sono appigliati a qualunque magagna della fragile e acerba democrazia ucraina pur di dimostrare che Mosca e Kiev pari sono. Hanno suggerito agli italiani che non valeva la pena fare alcun sacrificio per gli ucraini, pena l’aumento delle bollette, i tagli alla sanità, un’atomica su Urbino. Si sono indebitamente appropriati della bandiera della pace e delle nobili ragioni del pacifismo per nascondere il motore e la natura reali delle loro tesi, hanno dragato il fondo del menefreghismo, del qualunquismo, del darwinismo geopolitico.
Però in una cosa sono rimasti coerenti: se li accusi di replicare le tesi del Cremlino, trasecolano e frignano tutti ancora come il primo giorno.
Ecco da oggi il videoclip de “La crociata dei bambini”, il nuovo brano di Vinicio Capossela ispirato al poema del 1942 di Bertolt Brecht “La crociata dei ragazzi” a un anno esatto dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin. Nel poema “La crociata dei ragazzi” lo scrittore e drammaturgo tedesco rievocava un evento storico di epoca medievale – un gruppo di bambini e adolescenti che, attraversando macerie, morte e distruzione, cerca la via per una terra di pace – ambientandolo però fra le nevi della Polonia agli inizi della Seconda Guerra Mondiale.
Ora il cantautore Vinicio Capossela trae spunto da quella “denuncia” per trasferirla nel suo nuovo brano, accompagnato da un poetico lyric video realizzato dal disegnatore Stefano Ricci, con la collaborazione di Ahmed Ben Nessib, utilizzando la tecnica del gesso bianco su carta nera. Un lavoro minuzioso costituito da 4705 immagini, fotografate una per una, senza alcun ausilio di tecniche di animazione digitale.
Contratto appena firmato. Il mio quarto romanzo ha iniziato il suo percorso, che lo porterà dalla mia mente, a diventare quell’oggetto meraviglioso che è un libro.