Il capo del Rione Sanità

L’artefice del “Miracolo del Rione Sanità”
Sicuramente qualcuno lo riconoscerà, perché è uno degli artefici più importanti della rinascita di Napoli.
«La Speranza ha due bellissime figlie: lo Sdegno e il Coraggio di cambiare le cose così come sono»
Ad maiora…

La prima uscita di “Ljuba senza scarpe”

Tutto pronto. Prima uscita pubblica per Ljuba senza scarpe, il mio nuovo romanzo, edito da Graus Edizioni.

Ci vediamo il giorno 13 Luglio alle ore 18 presso la libreria Ubik di Benevento.

Vi aspetto numerosi per fae festa.

Torna a casa il titolo regionale dei 100 mt

E con questa prestazione di Lorenzo, oggi a Salerno, il titolo di campione regionale dei 100 mt ritorna a lui, alla Libertas e in casa Tecce.
Auguri e Ad Maiora!

A San Barbato

Il castello medievale di San Barbato.
Abbiamo degli esempi di arte di tutte le epoche, proprio intorno a noi.
Certe volte i nostri occhi sono talmente allenati a vedere la bellezza, che abbiamo una sorta di overdose, e non ci accorgiamo di ciò che ci circonda.
Il rimedio migliore resta sempre quello di mantenere uno stato di meraviglia costante. Solo così riusciamo a continuare a vedere la bellezza intorno a noi.

Il nuovo romanzo di Giuseppe Tecce: Ljuba senza scarpe

È stato pubblicato il nuovo romanzo di Giuseppe Tecce, dal titolo “Ljuba senza scarpe”, edito da Graus Edizioni, con un’importante prefazione dello scrittore Maurizio Braucci, ormai prestato al cinema (sue le sceneggiature di tutti i film di Garrone, quali “Gomorra” e “Reality”, e di “Pasolini” di Abel Ferrara e tanti altri).

Giuseppe Tecce: si tratta di un romanzo d’amore, scritto secondo i canonici classici dei romanzi d’amore, con tutti gli elementi ed i colpi di scena che non dovrebbero mai mancare in questo tipo di letteratura. Ma è anche tanto altro, con riferimenti a mondi incantati fatti di magia, elfi, e fate, con quel pizzico di riferimento al realismo magico che non manca mai nei miei libri. Ljuba, il protagonista, è un anticonformista: non porta le scarpe e vive a stretto contatto con la natura, facendo emergere tutte le contraddizioni del nostro tempo, in cui pensiamo di avere tutto, mentre abbiamo perso il contatto con l’unica cosa davvero essenziale che ci lega alla vita che è il contatto con la natura genitrice.

 Il  “sesso” diventa atto di purificazione e liberazione. Ljuba senza scarpe, il libro di Giuseppe Tecce è un viaggio  ed un viaggio  sciamanico che tocca diverse realtà.  Realtà soggettive intrappolate nella propria narrativa.  Realtà sognate ma reali.  Realtà contadine e semplici fatte di solidarietà, condivisione,  empatia  e natura, tra chi è attento al maturare di un frutto e chi invece vive senza accorgersene. La denuncia del predominio dell’uomo sulla natura. 

“Se in una condizione di equilibrio, anche imperfetto, elimino o modifico uno dei soggetti, ne otterrò un disequilibrio che potrebbe portare a risultati tanto inattesi quanti insperati”. 

La nostra cultura antropocentrica viene spogliata e messa in contrapposizione alla nudità che simbolicamente coincide con l’atto del gettare vie le proprie maschere.  E dunque quale sarebbe il segreto per vivere in equilibrio e felici?  

Ljuba senza scarpe, è distribuito da Messaggerie ed è acquistabile in tutte le librerie ed in tutti gli store on line.

La prima uscita ufficiale dell’autore sarà il prossimo 13 Luglio presso la libreria Ubik di Benevento alle ore 18. La presentazione sarà moderata dalla Dott.ssa Grazia Caruso, mentre le letture con accompagnamento musicale saranno a cura dell’attore beneventano Peppe Fonzo. Tutti sono invitati a partecipare.

Ljuba senza scarpe: è nato il nuovo romanzo di Giuseppe Tecce

Con grandissima gioia posso, ora, comunicare che è nato il mio nuovo romanzo: Ljuba senza scarpe, edito da Graus Edizioni e con una prefazione di Maurizio Braucci.
Inizia, da oggi, questa nuova avventura, bellissima e coinvolgente.
Il libro sarà disponibile nelle librerie e negli store on line dalla settimana prossima.

Topolino a Benevento

Come già accennato nel mio post di qualche giorno fa sulla Via Appia (Regina Viarum) ecco il numero in uscita oggi del giornalino “Topolino” – ove nel racconto a fumetti “Topolino e la via della Storia ” viene rappresentato , seguendo la Via Appia da Capua , l’arrivo a Benevento di Topolino & soci . Nella seguenza del racconto vediamo una panoramica della nostra città dall’alto e “Topolino e Pippo” estasiati alla vista dell’Arco di Traiano disegnato in modo eccellente dal disegnatore e colorato dal “colorista” che è di origine beneventana . Entrambi sono oggi in Città in merito alla loro attività artistica e alla sponsorizzazione da parte degli editori del fumetto per la candidatura della Via Appia Antica e Via Appia Traiana a “Patrimonio UNESCO”

Pompei, scoperto nuovo affresco: è raffigurata un’antenata della pizza

Pompei non smette mai di regalare sorprese, scoperto un nuovo affresco: è raffigurata un’antenata della pizza.

Sembra una pizza, quello che si vede su un dipinto pompeiano di 2000 anni fa, ma ovviamente non può esserlo dato che all’epoca mancavano alcuni degli ingredienti più caratteristici, ovvero pomodori e mozzarella.

Tuttavia, come risulta da una prima analisi iconografica di un affresco con natura morta, emerso in questi giorni nell’ambito dei nuovi scavi nell’insula 10 della Regio IX a Pompei, ciò che era rappresentato sulla parete di un’antica casa pompeiana potrebbe essere un lontano antenato della pietanza moderna, elevata a patrimonio dell’umanità nel 2017 in quanto “arte tradizionale del pizzaiuolo napoletano“.

Pompei, un affresco raffigura l’antenata della pizza

Come spiegano gli archeologi del Parco Archeologico di Pompei, si suppone che accanto a un calice di vino, posato su un vassoio di argento, sia raffigurata una focaccia di forma piatta che funge da supporto per frutti vari (individuabili un melograno e forse un dattero), condita con spezie o forse piuttosto con un tipo di pesto (moretum in latino), indicato da puntini color giallastro e ocra. Inoltre, presenti sullo stesso vassoio, frutta secca e una ghirlanda di corbezzoli gialli, accanto a datteri e melograni.

Tale genere di immagini, noto in antico con il nome xenia, prendeva spunto dai “doni ospitali” che si offrivano agli ospiti secondo una tradizione greca, risalente al periodo ellenistico (III-I secolo a.C.). Dalle città vesuviane si conoscono circa trecento di queste raffigurazioni, che spesso alludono anche alla sfera sacra, oltre a quella dell’ospitalità, senza che tra le attestazioni rinvenute finora ci sia un confronto puntuale per l’affresco recentemente scoperto, che colpisce anche per la sua notevole qualità di esecuzione.

Da un passo nell’Eneide di Virgilio (libro VII, v. 128 sgg.), si può dedurre il posizionamento di frutta e altri prodotti dei campi su pani sacrificali che fungono da “mense“: nel momento in cui gli eroi troiani mangiano dopo la frutta, anche i pani usati come contenitori (mense) , si accorgono nell’epos virgiliano, che si è verificata la profezia secondo la quale avrebbero trovato una nuova patria, quando “spinto a lidi sconosciuti, esaurito ogni cibo,” la fame li avrebbe portati a “divorare anche le mense.”

San Giovanni decollato

Salomè, con aria sprezzante e teatrale, mostra la testa di Giovanni Battista, chiesta in dono al patrigno Erode come ricompensa per averlo ammaliato con una danza talmente sensuale da perdere ogni inibizione, istigata dalla madre, diventata la concubina del re dopo la morte del marito Filippo, fratello di Erode.
Giovanni Battista aveva condannato pubblicamente il legame dei due, provocando le ire della donna.

Oggi si è celebrata la nascita del Battista, diventato santo, il 29 agosto se ne celebrerà il martirio.

Povero San Giovanni!

Questa grande pala che rappresenta la decollazione di Giovanni Battista e la faccia soddisfatta di Salomè si trova nell’abside della Collegiata di San Giovanni in Persiceto, tornata al suo posto originario da qualche anno, in quanto la confraternita del tempo reputò il dipinto troppo licenzioso e lo sostituì con uno più consono e tradizionale, relegando la tela dei fratelli Fabbi in una soffitta.

Povero San Giovanni!