Un bell’articolo su “Eventi Culturali Magazine”

La Festa

Come è andata la festa?
Direi molto bene. La nostra prima uscita pubblica dopo il covid, rompendo la routine del piccolo paesino dell’entroterra campano. Le cuoche si sono superate: hanno preparato dei cavatelli con sugo ciambottella che erano una cosa meravigliosa. Devo ammettere che a latere, per me hanno preparato anche un piatto di cavatelli con sugo con “pulieio”, che ho gradito ancora di più. La bellissima torta di Stefania ha concluso la serata in modo dolcissimo e squisito. Sarebbe potuta andare meglio?
Si, se non fosse arrivata la pioggia a rovinarci la festa, dopo 2 mesi di siccità.
Però, come si dice: festa bagnata, festa fortunata!

Chi ci sarà?

Philippe è un filosofo e scultore francese, non parla italiano, ma solo in napoletano, costruisce e suona il Duduk.
Prem è una maestra di Kundalini Yoga, filosofa spirituale ante litteram.
Ljuba vive nelle pagine del libro “Ljuba senza scarpe” di Giuseppe Tecce, ma prenderà vita e dialogherà sia con Philippe che con Prem, e, poi, tutti insieme balleremo al ritmo del Duduk suonato da Philippe.
Le letture incantate saranno curate dalla poetessa Mena Matarazzo.
Il tutto nell’incantevole cornice di Villa Viscione a Roccabascerana (Av)

Siamo Best Seller…. E vaiiii

E vaiiiiiiii, Ljuba è già tra i Best Seller di Luglio.
Grazie a tutti per il prezioso supporto! 😘
Ve l’ho sempre detto, è lo ripeto: Ljuba è scalzo, ma di strada ne farà tanta!
Un grazie a Pietro Graus e alla Graus Edizioni per aver creduto in questa bellissima favola dei tempi nostri.🙏

Un progetto di antropologia applicata

Oggi camminando lungo Via Roma a Sturno, mi sono accorto che ad ogni angolo di casa c’erano dei fogli plastificati.
All’inizio non gli avevo nemmeno dato peso, pensando fossero i soliti annunci dell’amministrazione comunale. D’altronde siamo in estate e ci può stare che ci siano delle ordinanze comunali o sindacali.
Poi, con la coda dell’occhio, mi avvedo che su questi fogli c’erano delle fotografie e delle frasi.
Le ordinanze con le foto non le ho mai viste, penso tra me e me, e vado più vicino per indagare meglio sulla loro origine, e mi trovo davanti un mondo, un mondo del passato, ma pur sempre un mondo.
In pratica hanno realizzato ciò che anche io ho lanciato come progetto per la nostra casa di riposo : documentare fotograficamente tutte le persone del nostro tempo, affinché se ne lasci una traccia per il futuro. In questo caso specifico, hanno fatto una ricerca fotografica di personaggi vissuti in quella via negli ultimi 100 anni.
Così mi sono imbattuto nei volti di donne ed uomini del secolo scorso, magari qualcuno anche dell’800, che mi hanno fatto rivivere quelle atmosfere di un tempo passato e che mai più ritorneranno.
Non so chi abbia fatto questo lavoro, ma gli faccio i complimenti, perché ha un valore enorme, per noi e per le generazioni future.
Bravo o bravi!!!

LE GOBBE ANTI-BANDITO O PISSOTTE VENEZIANE


Passeggiando per le calli di Venezia, ma anche negli angoli delle chiese, non è raro imbattersi nelle “gobbe antibandito” o “pissotte” o “pissabraghe”: sono delle colate di malta, spesso in pietra d’Istria o in ferro battuto, che un tempo avevano il compito di impedire ai malviventi di nascondersi negli angoli bui per sfuggire alla polizia o per fare agguati.

Infatti, Venezia non disponeva di un’illuminazione pubblica e percorrere le calli nelle ore più buie della notte poteva essere pericoloso
La “gobbe antibandito” avevano, però, una seconda utilità tanto da ricevere un secondo appellativo: quello delle “pissotte” o “pissabraghe”: oltre a impedire ai criminali di nascondersi, le colate di malta inclinate avevano anche il compito di mantenere un certo decoro pubblico e quindi impedire ai veneziani di urinare negli angoli delle calli.

Infatti, ad urinare su un piano inclinato, si rischiava di ricevere tutto addosso.
Queste “gobbe” si trovano in diverse città, come nel centro storico di Cagliari. e come a Bologna, dove ci sono alcuni recinzioni semicircolari in ferro battuto oppure, di rado, colate di malta.

La magia di Ljuba a Lago Laceno

Quest’oggi è andato in scena a Lago a Laceno, un evento più unico che raro. Su una montagna dell’Appennino Centro Meridionale, nel mezzo del massiccio dei Monti Picentini, tante persone, provenienti dai luoghi più disparati della Campania, si sono date appuntamento in un bosco, per celebrare le storie di Ljuba, e del suo amore per la natura. Tra esperimenti magici, amori interrotti, ed amori eterni, ci siamo cimentati in letture estemporanee, segnando il narratore di turno con una coroncina di fiori bianchi, che è stata passata, come un testimone, di testa in testa. Noi lo sapevamo che dietro agli alberi c’erano gli elfi, che osservavano e ci schernivano. Lo sapevamo e ci faceva anche piacere, tanto che alla fine del convegno, ad essi abbiamo lasciato in offerta la corona di fiori.
Secondo qualcuno è la prima volta che si svolge un reading di un libro in un luogo ed in un contesto del genere.
Un evento raro e prezioso, da conservare in un angolo sacro del proprio cuore, perché è avvenuto ed eravamo presenti.
Un grazie di cuore va, innanzitutto, alla Graus Edizioni e, per essa, al grande Pietro Graus che tanto ha investito sulla mia persona e sulla mia opera. Un ringraziamento sentito va a Grazia che mi ha dato un aiuto prezioso nella presentazione del libro e quanti si sono dedicati alle letture ( Angela, Carmela, Stefania, Antonio, Francesco Ugo, Rosaria) e a quanti hanno assistito, in religioso silenzio alla performance, rendendo il giorno speciale.
Ci sono state rappresentanze di diverse parti della Campania (Napoli, Avellino, Benevento, sant’Agata dei Goti, Battipaglia), di persone che, nonostante il caldo, si sono messe in macchina ed hanno raggiunto il luogo convenuto.
Grazie di cuore a tutti e lunga vita a “Ljuba senza scarpe” .

L’isola inavvicinabile

C’è un luogo remoto della Terra che ha portato alla morte (quasi) chiunque ha provato ad avvicinarlo.
L’isola di North Sentinel farebbe territorialmente parte dell’India, ma dista mille chilometri dalle sue coste, risultando fisicamente più vicina all’Indonesia.
I suoi abitanti sono i sentinelesi, la più estrema fra le poche tribù del nostro pianeta a essere incontaminate, mai contattate da essere umano: tribù del genere sono esistenti anche in Africa e sud America, m la peculiarità di North Sentinel è che, in quanto isola, non è abitata da altri che dai sentinelesi che ignorano in buona misura perfino l’esistenza di altri esseri umani.
Al momento è difficile anche stimare il numero degli abitanti: si ipotizza una cifra da 15 a 150 ed è arduo capire da quanto siano lì, visto che risultano parlare una lingua unica, forse di matrice oceanica, ma incomprensibile anche ad altre etnie di isole vicine.
Le ipotesi comunque stimano la loro presenza sull’isola in un range che va dai 30 ai 60 mila anni.
Fisicamente hanno pelle nero scuro e bassa altezza, navigano su canoe sotto costa, sembrano essere all’età della pietra, ma hanno trovato modo di usare il ferro da navi naufragate, si dipingono i corpi, mangiano pesce e tartarughe e cocco.
Le informazioni, però, sono tutte molto ipotetiche dati i contatti scarsissimi nel tempo e sempre abbastanza drammatici.
La prima “scoperta” avviene quando una nave indiana, nel 1867, naufraga sull’isola con oltre 100 uomini; l’equipaggio viene attaccato dai sentinelesi e deve difendersi, respingendoli fino all’arrivo dei soccorsi.
Pochi anni dopo un ufficiale britannico, Maurice Vidal Portman approda sull’isola con l’idea di farci piantagioni di cocco e coi suoi uomini prende 6 prigionieri: un anziano, una donna e quattro bambini.
I due adulti muoiono e allora Portman riporta i bambini sull’isola e ci torna varie volte, con dei regali, ma i sentinelesi non gradiscono e non intessono alcun rapporto.
È un altro naufragio, nel 1981, a lasciare un cargo vicino all’isola; i naufraghi stavolta vedono i sentinelesi prepararsi per un attacco, ma sono salvati in tempo da una seconda imbarcazione.
Nel 1974 una troupe del National Geographic prova a girare un documentario, ma viene attaccata a colpi di freccia.
Ci sono stati tentativi più mirati, come quello dell’antropologo indiano Triloknath Pandit che, negli anni 80, autorizzato dal governo, con cautela progressiva riesce a entrare nell’isola a piedi, per un chilometro.
I sentinelesi lo guardano e non lo attaccano, però si girano e defecano, come a dire che non amano quell’intrusione.
In un’altra occasione, cambiando approccio, Pandit rimane appena al largo con dei doni e si lascia avvicinare dai sentinelesi che li accettano. Nel momento in cui però fa il cenno di scendere sull’isola uno di loro estrae un coltello e fa il cenno di tagliare la gola.
Nel 2004 alcuni elicotteri sorvolano l’isola per capire la situazione dopo lo tsunami, ma vengono fatti oggetto di lanci di frecce.
Nel 2006 due pescatori nuovamente naufragano sull’isola e vengono uccisi, ma i cadaveri lasciati in spiaggia e non mangiati come accadrebbe se si trattasse di cannibali; i sentinenelesi invece usano i cadaveri come spaventapasseri umani issati su pali.
L’ultimo a tentare illegalmente il contatto è, nel 2018, un missionario statunitense: John Allen Chau di 27 anni matura l’idea di evangelizzare quello che definisce “l’ultimo avamposto di Satana”.
Chau si prepara con delle specie di cartoline per comunicare e kit medico, si sottopone a tutti i possibili vaccini, cerca di apprendere lingue che potrebbero portare a una comunicazione; quindi, paga due pescatori per portarlo vicino all’isola, benché sia illegale.
Chau tenta una prima volta con una barca l’approdo, arriva sino a riva con una Bibbia in mano e cerca di porgere doni, ma vede una reazione e ostile e si allontana.
Chau ritenta, si avvicina intonando dei canti e parla in lingua Xhosa, ma la reazione stavolta è di risa, con suoni acuti e gesti.
Un ragazzo gli tira una freccia che colpisce proprio la Bibbia che lui tiene sul petto, come un segno divino, e Chau si allontana ancora.
Da ultimo Chau chiede ai due pescatori di abbandonarlo sulla riva e loro eseguono.
I sentinelesi lo uccidono a colpi di freccia, trascinano il corpo con una corda e quindi lo lasciano sulla spiaggia.
È chiaro che, purtroppo, il vaccino contro la stupidità non esiste ancora, nemmeno quella che ha portato alcune comunità religiose a dipingere Chau come martire caduto per portare la parola di Dio.
Nei giorni successivi al decesso le autorità indiane cercano di recuperare il corpo del missionario, ma sulla spiaggia si palesano i guerrieri sentinelesi di nuovo non proprio amichevoli.
L’uccisione ha posto anche una sorta di dilemma giuridico, trattandosi di un omicidio commesso in un territorio legalmente sottoposto a normative giuridiche, ma ovviamente non applicabili a persone che non possono conoscerle.
Il recupero della salma è stato abbandonato e ovviamente i sentinelesi sono stati considerati non imputabili; solo il diario del ragazzo è stato recuperato e la linea è rimasta quella tracciata già in precedenza ovvero non contattare i sentinelesi, anzi, restringere ancora di più le possibilità di contatto, coinvolgendo anche i pescatori locali nel non-avvicinamento.
Qualsiasi tentativo di contattare gli abitanti potrebbe essere letale, sia per chi lo facesse che per loro e la diffusione di eventuali malattie comuni come il raffreddore potrebbe rischiare di decimare la popolazione come già accaduto in isole limitrofe dove i contatti avvengono da più tempo.
La scelta del giusto approccio da utilizzare (o, di fatto, non utilizzare) per lo studio di fenomeni antropologici così estreme, comunque, rimane ancora oggi oggetto di dispute tra gli studiosi.
Nel frattempo le sentinelle dell’età della pietra restano lì, a scrutare il mare e il cielo, le nostre strane barce, i nostri spaventosi aerei.


Visto che spesso si legge il post e non l’autore io sono Riccardo Gazzaniga e scrivo (anche) libri.
L’ultimo si chiama “In forma di essere umano” e lo trovate in tutte le librerie fisiche o digitali.
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Tecce Ljuba senza SCARPE, sul percorso della natura

Su “Il Mattino” di oggi, Stefania Marotti tratteggia molto bene le caratteristiche di Ljuba, rendendo vive ed attuali le storie narrate nel romanzo, i cui protagonisti prendono vita grazie alla narrazione di Stefania.
Ljuba combatte, a modo suo, una guerra “non violenta” per lanciare al mondo il proprio grido diaperato: o torniamo ad uno stile di vita  più naturale…. O saremo spacciati per sempre.

LETTURE Stefania Marotti

Nuova pubblicazione dell’economista ed operatore sociale irpino Giuseppe Tecce, autore di Ljuba senza scarpe, edito da Graus. Un romanzo affascinante, ricco di suspence, tra introspezione e magia, per catturare l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina. La scrittura, incalzante e descrittiva, induce alla riflessione sui diversi aspetti della realtà, dalla condizione contadina, fatta di sacrifici e di solidarietà, alla dimensione onirica, che sublima il reale in un’atmosfera dove tutto è possibile, al rapporto con la natura, che diventa stretto legame tra esseri viventi, basato sul rispetto. In un’atmosfera sciamanica, l’autore suggerisce di ripensare al rapporto con le proprie radici, con i luoghi, ma anche con la propria anima, per vivere un’esistenza equilibrata anche nell’aspetto interiore e spirituale. Ljuba è un giovane dalla spiccata personalità, che non accetta l’omologazione neanche nei suoi elementi basilari, come indossare abiti e scarpe. Per il protagonista del romanzo, vestirsi è una forma di convenzione sociale, a cui si può rinunciare, tanto da camminare scalzi come lui. Il suo desiderio è ritornare all’armonia con la natura, con la quale vivere in sintonia, riscoprendo, così, una forma di felicità. Giunto in Italia dall’Unione Sovietica, Ljuba aderisce alla Rainbow Family, un’organizzazione che gli ha plasmato il modo di vivere e di pensare. Ljuba vive con Katia, la sua compagna, che soffre per le scelte radicali del giovane. A questo punto del racconto, si inserisce la magia. Una sera, Ljuba invita a casa sua una coppia di amici, ed inizierà uno strano gioco fatto di storie e di sogni. Ljuba, infatti, guida i due amici e Katia nel paranormale, per indurli a ragionare sul senso dell’esistenza. Un romanzo dalla trama avvincente, dunque, con un personaggio apparentemente semplice, ma, in realtà, molto razionale e libero dagli stereotipi culturali della società. Una scrittura contemporanea, per affrontare l’eterno dilemma sulla condizione esistenziale dell’uomo, alla continua ricerca di una felicità che non riesce né a definire né ad individuare, sprofondando, in tal modo, nella solitudine e nello sconforto. Nell’era dell’intelligenza artificiale, Giuseppe Tecce suggerisce di ritornare allo stadio primordiale, riscoprendo la bellezza della natura, fonte di bellezza, di pace interiore, di energia vitale. Alla continua sete di successo, potere e danaro, Ljuba oppone l’immersione nella rigogliosità dei boschi, dove la quiete rigenera la mente e lo spirito. Tecce individua, così, nella semplicità, il segreto per essere felici, per vivere in armonia, senza affannarsi nella frenetica corsa a possedere sempre di più. La magia della natura, che riesce sempre a stupire l’osservatore, alimenta la fantasia, suggerendo all’immaginazione di ciascuno dei percorsi creativi, strettamente legati al fluire di emozioni. Del resto, l’autore pratica ciò che suggerisce. Amante dell’ambiente, ha percorso l’Irpinia, la sua amata terra, in bicicletta, scoprendone gli angoli nascosti, ed intrattenendosi con i personaggi che abitano paesi, ormai, desertificati. Da questa esperienza, è nato, infatti, il libro L’agente della terra di mezzo. In Ljuba senza scarpe, Tecce indica nel percorso della natura il segreto per ritrovare l’anelito spirituale, completamente soffocato dalla prepotenza, dagli abusi necessari a bruciare le tappe per raggiungere il successo. Camminare nell’erba, senza scarpe, come fa, appunto Ljuba, è la metafora per riflettere su una modernità in cui anche il superfluo è ritenuto necessario.

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Letture estemporanee dal libro “Ljuba senza scarpe”, dello scrittore irpino Giuseppe Tecce, a Lago Laceno

Un tempo erano le streghe a darsi congresso tra le genti del Sannio, domenica 23 Luglio diversi artisti della Campania si sono dati appuntamento sul pianoro di Lago Laceno per dar vita ad un “reading” estemporaneo di brani tratti dall’ultimo romanzo dello scrittore di origini irpine Giuseppe Tecce.

Ljuba, il protagonista del libro, è un anticonformista: non porta le scarpe e vive a stretto contatto con la natura, facendo emergere tutte le contraddizioni del nostro tempo, in cui pensiamo di avere tutto, mentre abbiamo perso il contatto con l’unica cosa davvero essenziale che ci lega alla vita che è il contatto con la natura genitrice.

 Il “sesso” diventa atto di purificazione e liberazione. Ljuba senza scarpe, il libro di Giuseppe Tecce è un viaggio ed un viaggio sciamanico che tocca diverse realtà.  Realtà soggettive intrappolate nella propria narrativa.  Realtà sognate ma reali.  Realtà contadine e semplici fatte di solidarietà, condivisione, empatia  e natura, tra chi è attento al maturare di un frutto e chi invece vive senza accorgersene. La denuncia del predominio dell’uomo sulla natura. 

Giuseppe Tecce: “ritorniamo, con questo momento artistico estemporaneo, proprio nei luoghi di Ljuba, i boschi e le montagne del Sud Italia. Ed è qui che l’anima del protagonista riprende fiato per diffondere al mondo il suo messaggio: ritorniamo al contatto con la natura, ritorniamo all’essenziale, perché siamo su un binario sbagliato, che ci porterà all’auto distruzione”.

L’evento è aperto a quanti vorranno partecipare, ed è completamente gratuito. L’appuntamento è per il giorno di Domenica 23 Luglio, nei pressi del ristorante La Lucciola a Lago Laceno. Venite muniti di colazione a sacco, di tappetini o asciugamani per sedersi a terra, e di abbigliamento comodo, consono alla gita in montagna. Il reading è completamente improvvisato, e, pertanto, si darà la possibilità, a chi volesse, di interagire con l’autore, cimentandosi in letture del libro.