Il libro non basta mai né può bastare mai. Può comportare molto nella vita sapere che altri stanno facendo le tue stesse esperienze, ma bisogna studiare. Il libro è utile se sei in relazione a quello che viene scritto.
Franco Battiato
La distinzione tra comprendere e sapere.
In Occidente la boria del dotto è un fenomeno ben noto a tutti tranne che al dotto, il quale non si rende conto (ma non solo lui) che il conoscere e il comprendere sono due cose completamente diverse. La comprensione richiede infatti il lavoro simultaneo dei tre centri, mentre il conoscere è l’attività tipica del solo centro mentale.
Madre, madre lucente Cerco te, Nella notte oscura. Cerco te Nei meandri del Labirinto della notte. Cerco te , madre Quando il mio animo Ha bisogno di riposo Di ristoro. Cerco te Nella veglia e nel sonno Signora della notte . Onoro te Invoco te Nel tuo aspetto di fanciulla, Amante , madre, Vegliarda. Illumina Il buio delle nostre notti. Risplendi nella nostra vita. Apporta inizi, pienezza, Manifestazione, e apporta fine, Morte, per ciò che non serve, Per ciò che è superfluo, Per ciò che è inutile. Signora della notte Vedo i tuoi occhi Negli occhi delle tue sacerdotesse. Sento La tua presenza Nel mio cuore, Nel pulsare inarrestato della terra, Nel ritmo delle maree. Tu che sei signora delle acque, Tu che sei signora del cielo, Tu che sei signora dei boschi, Vieni a portare la tua luce. Illuminaci della tua presenza, Permettici di espanderci, Nel calore, nel torpore Del tuo abbraccio materno. Tu che tutto sai, Tu che tutto puoi, Permettici di accedere Alla saggezza, alla sapienza Che queste donne Hanno custodito Nei secoli che ci precedono. Permettici di esperire A pieno L’estasi dei nostri corpi, I templi che portiamo e custodiamo, Giorno per giorno. Fa si che siamo degni Custodi della tua fiamma Che arde Dentro di noi. Fa si che riusciamo a vedere Al di là del velo Che ci separa dal mondo dei vivi. I vivi al di là del velo, Coloro che ci accompagnano In un mondo Al di là della materia Che vediamo. Madre cosmica, Diana, Dia Jana, Consacro a te, O Luna splendente, L’amore che provo , Il corpo su cui ho il dominio In questo ciclo vitale. Vieni, vieni tra di noi, Insinuati, inebriaci, Così come i fumi, La luce che attraverso le foglie Arriva fin sulla terra. I fumi che la terra sprigiona Le nebbie che salgono. Vieni a noi Respiriamo la tua essenza, Tu sei la benvenuta, Luna splendente, Diana, Dia Jana. Benvenuta. (Inedito, da “L’uomo che sopravvisse all’atomica”)
“È come se il tempo si fermasse.” Così mi ha scritto una delle lettrici che ho scelto per leggere in anteprima i miei “Racconti dall’Irpinia”, in uscita a fine maggio. “La scrittura descrittiva, sin nei minimi particolari, tanto da diventare poetica, è la tua cifra stilistica, che ti rende unico ed immediatamente riconoscibile”. Lei ha colto nel segno, perché realmente è così: scrivere, per me, significa trasferire le immagini in parole. Qualcuno l’ha definita una scrittura cinematografica. Tra poche settimane il libro sarà disponibile. E se leggerlo vi farà sentire anche solo una briciola di quello che ha sentito lei… allora ne sarà valsa la pena.
📅 Uscita: fine maggio 📚 Titolo: Racconti dall’Irpinia
Fatemi sapere nei commenti: se siete mai stati in Irpinia, e quale posto o ricordo dell’Irpinia portate nel cuore?
Sono nato nello squarcio di una ragnatela, tra una tazza di tè e un fiocco di neve. Chi mi conosce sa che la camicia la dismisi in quel tempo e mai più la indossai. Il tempo si era fermato sulle lancette di un orologio rotto, tra lo scroscio del piscio nell’acqua ferma del cesso, che suonava insaziabili battute sonore, tra ritmi incalzanti e soffi di vita ancestrali. Sono cresciuto in una baracca di legno e polvere, con in mano una bottiglia di rum e nell’altra le carte del destino, quelle che predicono la tua povertà e mettono termine alla tua iraconda perfidia. Il vento era gelido oltre la finestra, e gli alberi erano mossi da un maestrale che non si vedeva da diversi lustri. Oggi sembra primavera, ma dentro le ferite dell’anima sanguinano Giove e Marte, con spruzzi di sangue che sembrano tempeste dal vago sentore di un uragano. Sono morto in un blocco di cemento, calpestato dai fori che tolsero dai cannoni, imbevuto di spirito divino e del senno del poi. Ah quante volte gridai al mondo che era terminata la vita del destino e che la virtù dei forti non era più la calma, ma l’abitudine.
A proposito di felicità: negli ultimi giorni sono usciti due libri bellissimi, che recano una prefazione a mia firma. Si tratta di due libri molto diversi: il primo ambientato in un passato non meglio definito, che io ho idealizzato in un periodo compreso tra la seconda metà dell’800 e gli inizi del ‘900, l’altro ambientato in una Napoli un po’ diversa da quella che conosciamo di solito, immersa nella miseria e nelle sciagure della seconda guerra mondiale. Entrambi i romanzi raccontano di due bellissime storie d’amore, più o meno compiute, ma, ad ogni modo, storie d’amore che lasciano il segno e che ti fanno pensare che la vita è davvero bellissima. Sono stati scritti da due donne meravigliose, Iole Sorda e Domenica Tuzzo, che si sono avvicinate a questo fantastico mondo della scrittura. I libri sono editi da Graus Edizioni e vi consiglio vivamente di leggerli, perché sono davvero molto belli.
Ragazzi cos’è la bellezza, cos’è il piacere? Sono delle cose impalpabili, a volte irraggiungibili, a volte li senti più vicini e ti sembra di poterli toccare con mano. Ecco, oggi è uno di quei giorni di piacere. Oggi, ancora una volta, una mia prosa poetica, ha trovato casa su una rivista molto importante, con la quale collaboro oramai dall’inizio dell’anno, e che mi da spazio ed attenzione per pubblicare i miei testi. La rivista si chiama Masticadores, ed è una rivista di rilevanza internazionale, in quanto è pubblicata in 14 nazioni sparse per il pianeta ed è un grande amplificatore, anche, della mia voce. Se cliccate sul link in basso, sarete trasferiti sulla pagina del sito e potrete leggere anche voi la mia prosa, e magari potreste lasciare un commento. Vi aspetto
Stamattina, nella mia amata città, qualcuno mi ha apostrofato come “riciclato” nel mondo della scrittura, come se il passaggio dal sociale alla cultura fosse un salto improvviso, quasi opportunistico. A onor del vero, è giusto ricordare che il mio rapporto con la scrittura è antico, radicato nell’adolescenza. Ho scritto più poesie e racconti brevi in quegli anni acerbi che in tutto il resto della mia vita. Già a metà degli anni ’90 avevo pubblicato due raccolte di poesie. La mia carriera da romanziere, invece, ha preso slancio quando ho deciso di rallentare – e sottolineo rallentare, non abbandonare – il mio impegno nel sociale. Scrittura e impegno sociale, per me, non sono mai stati mondi separati: si nutrono l’uno dell’altro. È proprio dal mio lavoro quotidiano a contatto con le persone, con le loro fragilità e le loro storie, che traggo ispirazione. La mia Irpinia verde e silenziosa, dove ho scelto di ritirarmi, è il luogo in cui queste due anime trovano sintesi e profondità. Il lavoro continua, dentro e fuori i confini, perché le mie competenze e la mia esperienza nel sociale sono ancora oggi apprezzate e stimate. E scrivo. Continuo a scrivere. Perché non ho mai smesso.
C’è stato un tempo in cui frequentavo assiduamente Mosca. Avevo un viso diverso, meno barba e strampalati occhialini tondi. Passeggiavo sulla Stare Arbat, la via che vide camminare Aleksandr Pushkin con la sua Natalia, che sentì l’eco dei passi di Bulgakov, e che forse fu percorsa, almeno in sogno, da Dostoevskij, con le sue visioni febbrili e le sue ombre interiori. È stato un tempo sospeso, in cui mi perdevo tra i banchi del mercato alla ricerca di una matrioska dal volto triste oppure di una scacchiera scolpita a mano, immaginando che in qualche angolo ci fosse ancora l’anima di Majakovskij, pronta a declamare i suoi versi colmi di parole. In quell’aria gelida, in un mercatino d’antiquariato, trovai un cappello militare che divenne un portale temporale, portandomi, all’istante, nell’epoca sovietica facendomi sentire il vigore dei canti sovietici. In quel periodo mi districavo bene tra i banchi dei mercati e le scritte in cirillico che sovrastavano le imponenti porte delle botteghe, e mi sentivo immerso nel mondo della letteratura che avevo sempre amato.
Questa notte, in un moto di insonnia, ho aggiornato la mia biografia sul sito personale, con tante tante foto d’epoca. Per chi volesse curiosare, la trova a questo indirizzo: