Un gran bel team! 💥 🎉 APPUNTAMENTO DA NON PERDERE! 📚🌿 📣Per la Rassegna “LIBRI NELLA NATURA”, in collaborazione con l’ Associazione Insieme per Avellino e l’Irpinia, guidata dal dott. Pasquale Luca Nacca: Presentazione del libro “Racconti dall’Irpinia” di Giuseppe Tecce 📍 Alla Tenuta Ippocrate, Montefredane (AV) 📅 Giovedì 24 luglio 2025 – ore 19:30
✨ Chi? L’autore Giuseppe Tecce, accompagnato dalla sottoscritta e da ospiti d’eccezione quali l’editore Pietro Graus, la studiosa Milena Acconcia e le attrici Mena Matarazzo e Angelina Martino. L’ executive Chef della Tenuta Aldo Basile preparerà un finale… da gustare!
📖 Cosa? La presentazione del libro “Racconti dall’Irpinia”, un’opera che emoziona e sorprende: dodici storie che profumano di terra, memoria e umanità. Tra letture teatrali, riflessioni culturali e sapori autentici, ogni pagina si trasformerà in un’esperienza sensoriale.
📍 Dove? Nella splendida cornice naturale della Tenuta Ippocrate a Montefredane (AV), immersi nei colori e nei profumi dell’estate irpina, accolti dall’impeccabile tenutaria dott. ssa Antonella Perrino.
🕢 Quando? Giovedì 24 luglio 2025, con inizio alle 19:30. Un appuntamento serale, tra parole e tramonto, per vivere la magia dell’Irpinia sotto le stelle.
💬 Perché? Per riscoprire il valore delle radici, il fascino delle storie tramandate e il potere della cultura che si fa comunità. Un viaggio nell’identità irpina, tra libri, teatro, antropologia… e buon cibo!
🍷 A seguire: degustazione guidata con piatti della tradizione rivisitati in chiave salutare ippocratica, secondo i principi della Biblioteca della cucina del benessere della Tenuta, diretta dal dott. Dott. Rocco Fusco – Centro Medico “La Salute” . Perché nutrirsi di bellezza – anche a tavola – è un atto d’amore verso sé stessi e il territorio.
👉 Vi aspettiamo numerosi, per vivere insieme una serata ricca di emozioni e sapori: è gradita la prenotazione !
Possiamo, finalmente, tirare le somme delle tre intense giornate di Ischia, tra presentazioni di libri, premio Approdi D’autore, che diversi autori hanno ricevuto, e premio Itinera Maris che è toccato a me e ad Attilio D’Arielli per il nostro L’inaffondabile. Tanti i personaggi del mondo del giornalismo, dello spettacolo, dell’associazionismo, presenti in una cornice unica, che è la piazza antistante la bellissima chiesa del Soccorso. Insomma tre giornate trascorse tra libri, cultura, presentazioni, premiazioni e feste bellissime. Ed il tutto , come sempre, reso possibile dal lavoro incessante di un editore davvero illuminato come Pietro Graus, sempre supportato dalla squadra della Graus Edizioni.
Alla fine della premiazione era d’uopo fare due chiacchiere con la regista de Il Ragazzo dai Pantaloni Rosa, Margherita Ferri. La sua sensibilità ha inciso molto sul mood del film, e nella trasposizione dal libro alla pellicola. Una grande donna!
Anche la seconda è andata. È andata bene? Nooooo…. È andata benissimo. Sul palco più affollato della serata, io ed Attilio D’Arielli abbiamo ricevuto un premio speciale, per il miglior romanzo di mare del 2024, ovviamente con il nostro libro “L’inaffondabile”. Il premio si chiama” Itinera Maris “ e c’è c’è stato conferito da Sara dell’associazione “Le Vie del Mare”. Grazie sempre alla Graus Edizioni ed in particolare a Pietro Graus, editore illuminato, per la grande fiducia che ripone nel mio lavoro, soprattutto in quelli del futuro!
La notizia oramai è ufficiale: io ed @attilaplanet , al secolo Attilio D’Arielli, riceveremo in una cerimonia ad Ischia, il premio per il nostro libro “L’inaffondabile”, come miglior romanzo di mare 2024. Il premio si Chiama “Itinera Maris” e ci sarà consegnato Sabato 12 Luglio. Per chi ancora non lo sapesse, L’inaffondabile narra, in forma romanzata, la vicenda del veliero Bayesian, tragicamente affondato al largo di Porticello il 19 agosto del 2024. Un libro che dà spazio ad un ventaglio di probabilità, di ipotesi e a qualche certezza. Un libro da leggere tutto d’un fiato, come un romanzo che ti cattura, ma da pensare come un fatto di cronaca, purtroppo tragico!
Ci sono persone che scompaiono dalla tua vita, per poi riapparire sotto forma di fantasmi eterei, di osservatori esterni. Ma tu fantasma, ricorda che si vive nel qui ed ora, ed ora sei vivo. Se vuoi entrare nella vita di una persona, fallo sempre dalla porta principale. Bussa alla porta, fai squillare il telefono e ti sarà aperto. Poi, non ci sarà più tempo!
Oggi ho fatto un sopralluogo nella faggeta del Piano dei Vaccari, a Lago Laceno, in compagnia della Comandante dei Vigili Urbani di Bagnoli Irpino, delimitando l’area (alle mie spalle) in cui si svolgerà la III edizione del Festival “Letture dal Bosco”. Mancano solo due settimane, i preparativi fremono e tutto deve essere organizzato alla perfezione. Mi raccomando, segnati la data e resta una giornata con noi: 20 luglio, Lago Laceno, per il Festival dedicato ai lettori!
L’11 e 12 luglio sono ad Ischia: il giorno 11 sarò a Forio per presentare il mio best seller “L’inaffondabile”, mentre il 12, io ed Attilio D’Arielli, riceveremo il premio letterario “Itinera Maris”, dedicato alle opere letterarie che parlano di mare. Se siete in zona, passate a salutarmi. Vi aspetto!
Sei giunto nel luogo che procura visioni, che evoca anime trapassate (1000 anni fa o forse più). Ci sono luoghi che rinascono solo nelle nebbie del mattino o nei teneri bagliori della sera. Luoghi in cui Dio fa convegno con le vecchie donne, sagge di natura, con i capelli intrecciati di saggina, dritte contro il vento, come solo sanno esserlo coloro che sono dotate di spina dorsale.
Quello stesso Dio che sì è perso nei meandri degli sterrati, nelle righe consumate delle pietre, nei sospiri dei rospi e nei contorni irregolari delle pozzanghere. Dio stesso si è specchiato in una di esse, sopra la patina colorata della benzina, tra l’odore acre del petrolio e la luce diffusa del tramonto. Un lampione a intermittenza illumina un cane, vecchio, e sporco, dal pelo arruffato e lo sguardo opaco di chi ha visto troppe lune passare. Ha annusato l’aria che sapeva di pane raffermo e maggese, che di notte contava le anime rimaste a piedi sui bordi della strada. Teneva il muso duro e lo sguardo fisso, osservando i piccoli sotterfugi che portavano a mari di pensieri innocui e vacanti, sapendo distinguere bene la mano della carezza da quella del sasso.
Da dietro a una finestra, un fiammifero illumina un volto consapevole, stanco del vino, infastidito dalle pene, che preme sul vetro, stampando le rughe della sera sul filo dei ricordi. Li il viandante è divenuto stanziale, precipitando parole colorate su tele di piacere e ricordi senza fiato.
Ci sono luoghi dove il tempo non corre, si attarda sui gradini di pietra, si rifugia nei buchi delle serrature, aspetta che un piede sconosciuto lo risvegli dal torpore. Sono i luoghi delle voci basse, delle storie sussurrate tra le pieghe della notte, dei miracoli nascosti nei dettagli che solo gli occhi pazienti sanno cogliere.
E Dio? Dio che fine ha fatto? Lui è rimasto qui, intrappolato nella ruggine delle ringhiere, nel grido acuto del gufo, nel canto intonato del campanile, nel respiro del filo d’erba, nello sporco del selciato, nei filari dei pomodori, negli odori delle arature.
Dio si nasconde nel silenzio e nell’attesa, e forse aspetta che qualcuno lo riconosca, nel riflesso di una pozzanghera o nel latrato solitario di un cane dimenticato.
(Inedito tratto da “Breviario dei Racconti Brevi”)
La raccolta di novelle di Giuseppe Tecce, Racconti dall’Irpinia, (Prefazione di Luigi Tecce, Postfazione di Giuseppe Cresta, grausedizioni 2025) già nel titolo presenta una sua specificità. Dall’Irpinia: come se quel complemento di origine o provenienza sottolineasse come tutto sia già presente in quel luogo e da lì provenga la voce dei racconti. Non è l’autore che è andato in Irpinia a creare storie ma è la natura magica di quel territorio che si fa sentire a distanza perché lì vive e va cercata. Il testo si apre con la dedica ad Osvaldo Sanini, giornalista e scrittore, sovversivo antifascista arrestato nel 1940 mentre rientrava da Parigi nella sua Genova e confinato a Grottaminarda nel 1941. Nel paese irpino morì nel 1962, rappresentando per quella comunità un riferimento culturale e civile. Tecce dice: A Osvaldo Sanini, che giunse tra queste alture come uomo in esilio e vi restò come poeta innamorato. Alla sua voce, che seppe ascoltare il respiro dei boschi, dedico queste storie, affinché l’Irpinia continui a parlare a chi sa leggere con il cuore.
E’ lo spirito con cui va affrontata la lettura dei dodici racconti che compongono la raccolta: uno per mese, uno per paese o zona irpina. Una lettura immersiva che vuole omaggiare una terra aspra ma ricca di bellezza e tradizioni che risalgono a tempi precedenti alla dominazione romana. In uno dei racconti la descrizione del solido e taciturno protagonista del racconto Germano di Lago Laceno è l’occasione per aprire uno spiraglio sulla storia della popolazione irpina: Un popolo forte, ostile, ribelle, forse il più forte e ribelle di tutte le popolazioni del Sannio. Guerrieri indomiti usavano contro le legioni dell’esercito romano le tecniche della guerriglia, quella che si usa ancora oggi negli attacchi nelle foreste. Salivano, scendevano su e giù per i monti, praticando attacchi fulminei che lasciavano senza scampo. La conoscenza del territorio era l’elemento chiave di quella tecnica. Sapevano bene come e dove muoversi, dove attaccare e dove nascondersi. Un vantaggio non da poco in un’epoca in cui non esistevano mappe, né cartacee né tantomeno digitali. Ma l’esercito romano non tollerò a lungo un tale affronto e poco tempo dopo quelle popolazioni, fiere e indomite, furono sconfitte e relegate ai margini della storia, praticandogli la damnatio memoriae. Tale evento, se da un lato fu deleterio per le popolazioni dell’epoca, dall’altro permise che le stesse si evolvessero secondo una propria cultura e propri codici morali e legislativi di riferimento. C’è ancora nel DNA degli abitanti irpini un’informazione genetica che discende da quelle popolazioni antiche: del resto vivono in un habitat che in certi tratti sembra ancora quello selvaggio che percorsero le legioni degli invasori.
I personaggi protagonisti delle novelle si muovono in un’area, geografia dell’anima, che va da Ariano Irpino a Nusco, Montaguto, Frigento, Sturno, Grottaminarda, Laceno, Calitri, Rocca San Felice, toponimi che ai più dicono forse di qualche passeggiata, qualche visita di carattere storico-museale ma che invece al nostro autore dicono di magia, incanto, forza generatrice. La descrizione dei luoghi non è mai fredda e distaccata perché essi sono osservati attraverso il filtro della sensibilità e dell’amore dell’autore per la terra a cui sente di appartenere. Le vicende raccontate nelle novelle risultano in sostanza avere minore rilevanza rispetto al palcoscenico su cui si muovono i personaggi. Noi ci guardiamo, l’alba sta sorgendo appena e sopra gli Appennini, tra gli Alburni e i Picentini, si levano nuvole di fumo, come fuochi d’artificio, suffumigi di benessere animici. Noi ci abbracciamo, ci baciamo e cadiamo stremati su una panchina. Dormiamo. (pag. 58-59). Dall’Irpinia, come suggerisce il titolo, provengono le storie del ciabattino, del chianchiere, della janara, di un venditore di sogni che si materializzano in quei luoghi amati perché l’autore possa raccontarli, restituire loro la voce che il tempo cancella e restituire luce anche alla terra che li ha generati e sostenuti. Avrebbero potuto esistere, vivere, operare altrove? Forse no perché la forza del racconto è appunto nel dare ai personaggi, che spesso svolgono attività tipiche delle zone montane una capacità catarifrangente, sono cioè capaci di riflettere la luce che a loro proviene dagli spazi aperti, verdi dell’Irpinia e solo da quelli.
A soffrirne, nell’economia del racconto, è spesso la trama che a volte si perde nei meandri della fantasia o si interrompe perché sazia di ciò che è già stato detto. A tenere tutto legato è la cornice dell’Irpinia che fa perdonare anche alcuni improvvisi salti temporali o cambiamenti del punto di vista. Le suggestioni letterarie si avvertono: Virgilio, Boccaccio in alcune novelle che si avvicinano al licenzioso pur senza mai valicare i limiti. C’è per esempio un sacerdote che viene consapevolmente meno al voto di castità. Ma anche D’Annunzio con il suo panismo. Il tutto elaborato in uno stile ricco di suggestioni, immaginifico ed onirico che tuttavia non perde mai di vista i confini della realtà.
Giuseppe Tecce, attivo nel sociale, poeta e scrittore, equamente diviso tra Sannio (dove è nato a Benevento) ed Irpinia ci ha offerto un testo di notevole intensità emotiva in cui il dodecaedro che le dodici storie compongono è un solido platonico al cui interno pulsa la terra madre, l’Irpinia