Da vedere, ma soprattutto da ascoltare

L’edizione 2026 del Festiva “Letture dal Bosco”, si è contraddistinta per aver avuto molti momenti importanti e di rara sensibilità artistica.

Ve ne lascio qui traccia di uno di quei momenti: il fisarmonicista jazz Carmine Joanna, collaboratore del Circ Du Soleil, e il poeta Mimmo Cipriano, hanno dato vista una improvvisazione entusiasmante. Buona visione.

Il Bosco è stato protagonista

Il giorno dopo del Festival “Letture dal Bosco” è sempre piuttosto complicato, perché le energie che si muovono sono così talmente tante e forti, che fai fatica a metabolizzarle. Sicuramente ci vorrà qualche giorno per riordinare davvero i pensieri e per riorganizzare le emozioni, darle un nome e catalogarle in modo da ricordarle per sempre. L’espressione più comune che si sente ripetere, da parte di chi ha partecipato, è che si tratta di un Festival al fuori dall’ordinario: “se non si partecipa, non si possono cogliere le sfumature delle emozioni e le energie che si generano”. Anche ieri abbiamo raccolto scrittori, musicisti, poeti, attrici, e tantissimi lettori dentro a un bosco, e vi assicuro che non è una cosa né facile né tantomeno scontata. Arrivare fino al bosco richiede, già di per sé, un piccolo sacrificio, quello di arrivare fino a Lago Laceno, ripagato subito dall’accoglienza che solo un bosco può dare, dai suoni della natura e dall’esperienza unica che si vive. Forse la definizione migliore del Festival ce l’ha data un’amica dalla spiccata sensibilità, Premjeet Kaur Tina, che sintetizzando il tutto in una sola parola, lo ha definito “olistico”, perché contiene in sé il momento dell’incontro, della narrazione, dell’ascolto e soprattutto quello spirituale dell’unione con la natura. Insomma, in fin dei conti, Letture dal Bosco è un’esperienza che è più facile da vivere che da raccontare. Nei giorni prossimi cercherò di trasmettertela, per quanto possibile.

Il Festival diventa sempre più internazionale

C’è un Festival Made in Irpinia, che ha travalicato i confini dell’Irpinia e fa parlare di sé anche agli italiani che vivono negli USA. Si tratta del nostro Festival Letture dal Bosco che si svolgerà domani 19 luglio a Lago Laceno. La partecipazione è riservata a tutti ed è assolutamente gratuita. Vi aspettiamo domani mattina alle 10 davanti al Bar La Lucciola. E grazie alla rivista United States of Italy per la bellissima recensione.

L’Irpinia va a Rimini: sarò la voce delle aree interne alla più grande fiera del turismo italiana

C’è una notizia che desidero condividere con voi, perché non riguarda solo me: riguarda la terra di cui scrivo da sempre.

Sono stato selezionato da Book & Go per rappresentare l’Irpinia al TTG Travel Experience, la più importante fiera del turismo italiana, in programma al Rimini Expo Centre dal 14 al 16 ottobre 2026. Il 16 ottobre salirò su quel palco per raccontare la nostra terra davanti a operatori, buyer e professionisti del turismo provenienti da tutto il mondo. Lo farò attraverso il mio ultimo romanzo, Sette e Quarantacinque (Graus Edizioni, 2026), un noir ambientato nella provincia irpina, primo capitolo di una trilogia, presentato in anteprima al Salone Internazionale del Libro di Torino.

Un punto di arrivo, e di partenza

Chi mi segue da tempo sa che questa selezione non arriva dal nulla. È il punto di arrivo di un percorso che dedico da anni alla scrittura e alla cura del territorio: undici libri tra romanzi, racconti e diari di viaggio, tutti attraversati da un unico filo: l’Italia interiore, i borghi dell’Irpinia, del Sannio e del Molise, le voci e le memorie che il tempo rischia di cancellare.

Un percorso che mi ha portato lontano, per tornare sempre qui. Un mio romanzo è stato tradotto in tedesco e pubblicato in Germania, Austria e Svizzera. Porto regolarmente i miei libri in tournée tra le comunità italiane residenti in Germania e in Belgio, raccontando la Campania interna alla diaspora italiana, a chi quei paesi li ha lasciati e li porta ancora dentro. Ho presentato le mie opere al Parlamento Europeo di Bruxelles e alla Camera dei Deputati a Roma, e ho ricevuto premi nazionali e internazionali, come il Premio Itinera Maris per il miglior romanzo di mare, il Premio Spoleto Art Festival, il Premio Internazionale Oscar Wilde, il Book Verlag Award di Colonia.

E poi c’è la scrittura di ogni settimana: le collaborazioni con il Quotidiano del Sud, e con la rivista internazionale Masticadores.

Le aree interne non sono un margine

Ma se devo scegliere una sola esperienza che spiega perché andrò a Rimini, scelgo il Festival Letture dal Bosco. Ogni estate, a Lago Laceno, nel cuore dei Monti Picentini, centinaia di lettori arrivano da tutta Italia per leggere ad alta voce in mezzo ai boschi. Un festival divenuto di rilevanza nazionale, riconosciuto dalla Regione Campania e dalla Provincia di Avellino e dal Parlamento Europeo, che dimostra ogni anno una cosa semplice e rivoluzionaria: cultura e natura possono essere il motore di un turismo nuovo per le aree interne.

È questo che andrò a dire a Rimini. Che l’entroterra campano non è un margine, ma un patrimonio narrativo e turistico ancora in gran parte da scoprire. Che i nostri paesi non sono il resto che avanza dopo la costa, ma un’Italia intera, con i suoi silenzi, i suoi boschi, il suo vino, le sue storie. Ed è un discorso che sento sempre più presente anche nel dibattito pubblico della nostra regione: le aree interne hanno bisogno di attenzione, e soprattutto hanno bisogno di essere raccontate al mondo.

Con un romanzo in valigia

Porterò con me Sette e Quarantacinque, perché sono convinto che un romanzo possa fare per un territorio quello che nessuna brochure potrà mai fare: farlo abitare. Chi legge un noir ambientato in Irpinia non vede una destinazione, vive un luogo, con le sue strade, i suoi bar, i suoi misteri. E chi ha vissuto un luogo sulla pagina, prima o poi, viene a cercarlo.

Ci vediamo a Rimini, il 16 ottobre. E come sempre, ci rivediamo qui, tra queste pagine.

Il resto deve ancora venire.

Tra Veglianza e Craismo: il nuovo articolo sul Quotidiano del Sud

Avevo scritto questa riflessione sui paesi dell’Appennino, che sono equamente divisi tra Veglianza e Craismo, qualche tempo fa. Si tratta dell’eterno dilemma delle genti dell’Appennino di dover scegliere tra l’andare via e il restare in una terra, il più delle volte, meravigliosa e dura. Questa riflessione ha ora trovato casa sul Quotidiano del Sud. Buona lettura.

Nella rubrica Governare Insieme l’articolo di Giuseppe Tecce, scrittore.

Una recensione EROICA per “Sette e Quarantacinque”

Ringrazio gli amici di EriocaFenice per la bella recensione fatta al mio libro, e soprattutto per aver evidenziato un tratto importante della mia opera, che in realtà porto avanti già da un po’: il fatto che ho introdotto l’Irpinia nella narrativa, facendola diventare lo scenario naturale di una serie di gialli, che terranno i lettori col fiato sospeso, e, magari, gli daranno anche l’imput per approfondire la loro conoscenza di quella terra meravigliosa.

Clicca il link in basso per leggere la recensione:

https://www.eroicafenice.com/…/sette-e…/…

La newsletter di metà luglio

E’ appena uscita la nuova newsletter di metà luglio. Clicca sul link in basso per leggerla. Il focus è ancora Lago Laceno, in vista dell’avvicinarsi della data del nostro Festival “Letture dal Bosco”. Vi aspettiamo a Lago Laceno il 19 luglio. Appuntamento tra le 10 e le 11 davanti all’Hotel La Lucciola, Lago Laceno, Bagnoli Irpino (AV).

https://gtecce.substack.com/publish/post/206697163

Alla fine mi hanno premiato alla XXII edizione di Approdi D’Autore

Sabato 4 luglio, nella bellissima cornice della Chiesa del Soccorso a Forio di Ischia, si è svolta la XXII edizione del premio “Approdi D’Autore”, promosso dalla Graus Edizioni.

Già qualche anno fa avevo vinto il premio “Approdi D’Autore” con il libro “Tramonti Occidentali”. L’anno scorso, sempre ad Ischia, vinsi, con Attilio D’Arielli, il premio “Itinera Maris” con il libro “L’Inaffondabile”, come miglior romanzo di mare.

Sinceramente, quest’anno avevo aderito alla manifestazione solo per la bellezza di partecipare, sapendo di non dover vincere alcun premio e per intrattenere relazioni pubbliche con i tanti scrittori e personaggi, che, quest’anno affollavano il Festival.

E invece mi hanno fatto la sorpresa. In modo del tutto inaspettato sono stato chiamato sul palco e mi è stato assegnato un premio per il mio impegno sui social in favore della cultura.

Si tratta di un premio molto gradito, perchè già da diversi anni ho intrapreso il cammino della diffusione della cultura attraverso i social. Infatti, attraverso i miei canali, attraverso il mio blog, parlo tutti i giorni di libri e di tutto che gira intorno al mondo dell’editoria.

Ci vediamo nel bosco — guida alla IV edizione di Letture dal Bosco

Nel bosco di Basile: fiabe, visioni e racconti dalla Campania interiore. Domenica 19 luglio 2026, Lago Laceno.

Ragazzi, ci siamo quasi. Il fermento sale: tra pochi giorni, nella meravigliosa cornice del Lago Laceno — per la precisione nel bosco della Piana dei Vaccari — si svolgerà la IV edizione del Festival Letture dal Bosco, il primo festival che premia i lettori, pur parlando di libri, di poesia, di musica e di natura.

Se hai ricevuto questo invito, qui sotto trovi tutto quello che ti serve per esserci.


Informazioni pratiche

Quando: domenica 19 luglio 2026, dalle ore 10.00.

Dove ci vediamo: l’appuntamento è alle 10.00 davanti all’Hotel Ristorante La Lucciola, a Lago Laceno (Bagnoli Irpino, AV). Da lì ci sposteremo tutti insieme nel bosco della Piana dei Vaccari, dove si terrà il festival.

Quanto costa: nulla. La partecipazione è completamente gratuita.


Cosa portare con te

Stiamo per passare una giornata nel bosco, in montagna: con poche cose giuste te la godi molto di più. Ecco cosa mettere nello zaino:

  • un plaid o un telo, per sistemarti comodamente tra gli alberi;
  • la colazione al sacco, porta ciò che ritieni necessario per te, o, se vuoi, anche qualcosa da condividere con gli altri partecipanti
  • il repellente per insetti — è sempre meglio averlo;
  • acqua e scarpe comode e chiuse, perché si sta nel bosco;
  • cappello e crema solare per le ore centrali, e una felpa leggera: a Laceno, a quota, l’aria a volte rinfresca improvvisamente;
  • se ti va, il tuo libro del cuore;
  • e soprattutto tanta voglia di sorridere e di stare insieme.

Cos’è Letture dal Bosco, e cos’è la gara di lettura

Letture dal Bosco nasce da un’idea semplice e un po’ controcorrente: mettere al centro non solo chi scrive, ma chi legge. È, di fatto, il primo festival che premia i lettori. Attorno a questo cuore si intrecciano libri, poesia, musica e natura, in un bosco che diventa il nostro palcoscenico.

Il momento più atteso è la gara di lettura, valutata dalla giuria presieduta da Rosanna Lemmo. È il cuore dell’intera giornata.

La cosa bella di questa gara è che non serve essere attori né scrittori: può partecipare chiunque. Le iscrizioni si fanno il giorno stesso, direttamente sul posto, dalle 10.00 alle 11.00, e sono gratuite. Basta compilare una scheda con i propri dati e consegnarla entro le 11.00; se desideri leggere con un accompagnamento musicale, puoi indicarlo proprio lì.

A ogni lettore viene assegnato un brano o una poesia — la scelta è della giuria ed è insindacabile — con pochi minuti di tempo per prepararsi prima di fare la lettura. La giuria, composta da esperti di letteratura, arte e recitazione e presieduta da Rosanna Lemmo, assegna a ciascuna performance un voto da 1 a 10.

C’è poi un gesto che dà a tutto il sapore di un rito: la corona di fiori, simbolo del festival, viene posata sul capo di chi legge durante la sua performance e passa poi al lettore successivo, come un ideale passaggio di testimone da una voce all’altra.

Alla fine vengono premiati i primi tre classificati.

E per tutti, dall’inizio alla fine, vale una sola regola — la nostra regola del bosco: “porta via ciò che porti”. Tutto quello che portiamo in montagna, lo riportiamo a casa con noi.


Chi ci sarà

Ad aprire la giornata sarà la nostra amica Premjeet Kaur Tina. A raccontare tutto dal palco, come sempre, la mitica Grazia Caruso; la giuria sarà guidata da Rosanna Lemmo; a fissare in immagini la giornata il fotografo ufficiale Mattia Tarantino; l’ufficio stampa e la comunicazione sono affidati all’instancabile Maria Baldares.

Con noi ci saranno gli amici del Cesvolab e della Svimar, e le amiche dell’associazione tutta al femminile “Sabba de Nuce”, a cui è affidato il rito del Piccolo Popolo — la parte più magica e più nostra del festival. I più piccoli saranno intrattenuti dall’associazione Wave Animazione, con letture tratte dall’opera di Giambattista Basile: perché questo, in fondo, è il bosco di Basile, il bosco delle fiabe della Campania interiore.

Le case editrici e gli autori

La grande novità di quest’anno sono le tre case editrici presenti: la nostra storica Graus Edizioni, insieme a Marotta&Cafiero e ad Apeiron Edizioni. E con loro gli autori: Alessia Vessicchio, Lorenzo Marone, Catena Fiorello, Rosario Esposito La Rossa e altri ancora.

I premiati

Tra gli ospiti che riceveranno un riconoscimento ci saranno:

Rino Cillo, Antonello Carbone, Carmine Ioanna, Domenico Cipriano, Carlotta Pinto, Pietro Pio Ciampa, Luca Aquino, Maurizio Del Greco, Federica Brogna, Pasquale Luca Nacca, Marika Camposano.

Le sorprese e gli sponsor

Non mancheranno le sorprese, grazie ai nostri sponsor e amici: Claudia Magà, Orbisophia (con gli intermezzi di musica sacra), Ifalco vini, Avventura di Latta, La Vie En Rose – Flower Boutique, Accademia Delle Opere ApS e Caruso WineBakery & Cafè, il Mercatino dell’Usato di Avellino.


Che cosa vuoi di più? La partecipazione è gratuita, il luogo è incantevole.

Ti aspetto nel bosco della Piana dei Vaccari, a Lago Laceno, domenica 19 luglio, a partire dalle 10.00, davanti all’Hotel Ristorante La Lucciola.

Per chi volesse soggiornare presso l’Hotel la Lucciola, vi lascio il numero a cui potrete rivolgervi. Vi basterà dire che parteciperete al Festival e avrete diritto ad uno sconto. Tel: 0827 68065 – 3339498193

Giuseppe Tecce Direttore Artistico – Festival Letture dal Bosco

La barca di Aldebaran

Che non avessi mai avuto un rapporto idilliaco con il mare era cosa risaputa. Lo si capiva da due elementi importanti: il primo era che il destino, o forse le forze superiori, mi avessero fatto nascere lontano dal mare, il secondo era che il mio editore, un po’ di tempo fa, mi aveva convocato per farmi scrivere “L’inaffondabile”, il primo e forse unico romanzo al mondo che narrava la storia del grande veliero Bayesian, affondato al largo di Porticello il 29 agosto 2024. Già questi due elementi avrebbero dovuto essere sufficienti per evitare che mi mettessi per mare, per di più in compagnia di amiche e amici, che di tutta quella faccenda ne avrebbero anche sofferto. Però da qui ad arrivare alla vicenda del 5 luglio, ce ne passava di acqua sotto le barche. La storia, come detto, viene da lontano: sono nato in una terra di mezzo, dove il mare era un sogno lontano, una favola da raggiungere, per i più fortunati. Dalle mie parti le genti venivano ugualmente distinte in Adriatiche o Tirreniche a seconda di dove sfociavano i fiumi che le attraversavano. Così succedeva che quelli che vivevano in prossimità dell’Ofanto erano Adriatici mentre quelli del Calore erano Tirreni. Questa cosa mi aveva segnato per tutta la vita. E in effetti da buon abitante della Terra di Mezzo, non ero né un uomo di pianura e nemmeno un uomo di montagna, ma piuttosto un abitante delle zone collinari preappenniniche tanto diffuse dalle mie parti. Ciò nonostante, il blu del mare lo avevo visto tante volte. Avevo vissuto diverse estati al mare con i miei genitori, e sotto questo aspetto potevo ritenermi un fortunato. Tutto sommato c’erano tante persone delle mie terre, che il mare, quello vero, non lo avevano mai visto.

Quel 5 luglio, sull’imbarcazione c’ero salito con altre sei persone e tre membri dell’equipaggio: Pietro, che era stato promosso a comandante della piccola imbarcazione e incaricato di guidarla, Giovanni, proprietario della barca, dolorante per aver riportato, qualche giorno prima, un trauma alle costole, ed una signora, madre di Giovanni, che se ne stava per tutto il tempo sotto coperta, dove era addetta alla preparazione di spuntini e pasti, oltre che all’apertura di fantomatiche bottiglie di vino. I miei amici sorridevano. La giornata era perfetta per una gita in barca: il clima era caldo, tipico di inizio luglio e non c’era un alito di vento. Come al suo solito, Piero aveva fatto tardi. L’appuntamento delle 11 era diventato l’appuntamento delle 11.30, e mentre Piero se la prendeva con calma, tutti noi altri continuavamo a pronunciare mezze parole di improperi e a lanciare piccoli anatemi contro l’amico che si era macchiato dell’onta del ritardo. D’altra parte, due amici del gruppo, che nella vita formavano una coppia, erano Svizzeri, e ben si conosceva il loro rispetto per gli orari, la precisione negli appuntamenti e il fastidio mortale che potevano provare per chi contravveniva a quelle semplici regole di vita. Giacomo e Barbara erano, con precisione, una coppia Italo Svizzera, ma al contrario, quanto meno sotto l’aspetto visivo. In che senso, vi starete chiedendo voi. Ed io subito vi rispondo: lei Svizzera da almeno 5 generazioni e forse più, con una carnagione scura e i capelli neri neri, sembrava una tipica donna del Sud, o, per meglio dire, del profondo sud. Lui, invece, uomo napoletano, trapiantato in Svizzera, era biondo come un normanno e con gli occhi azzurri come il mare o come quel cielo di luglio, già terso e carico di promesse. La strana coppia al contrario si sarebbe poi sposata verso fine luglio con un bel rito civile e una festa completamente napoletana.  Elisa era la psicologa del gruppo. Dall’alto del suo metro e sessanta guardava tutti dritto negli occhi e si sforzava di non dare giudizi professionali sull’uno o sull’altro, ma si vedeva bene che era spesso sull’orlo di sbottare e di rinfacciare qualcosa che non era andata per il verso giusto. Sfoggiava un grande cappello di paglia, con il proprio nome ricamato in alto, quasi fosse un vessillo delle proprie qualità o una bandiera di identità personale. A occhio e croce lei avrebbe potuto benissimo essere una di destra, considerato anche il piglio autoritario e gli occhialini rossi portati sulla punta del naso. Avrei scoperto, in ritardo, che di destra non era, ma che aveva una certa simpatia per la sinistra moderata. Cristina era la calma fatta persona. L’opposto esatto di Elisa. Dimentica dei suoi mille impegni personali, che la accompagnavano durante tutto l’anno, aveva finalmente trovato una propria dimensione. Cristina era un pezzo grosso nelle scuole del Lazio, e, di sicuro, era sottoposta a stress continui durante l’anno scolastico, ma adesso, in vacanza aveva finalmente trovato la propria dimensione di pace. L’ultima era Roberta. Ultima in ordine di fila per salire sull’imbarcazione, e non di certo come persona. Roberta era la saggia del gruppo. Aveva un’intelligenza di gran lunga superiore a quella di tutti noi messi insieme, forgiata in anni di esperienza di gestione di imprese e nella risoluzione di intricatissimi casi giudiziari e non.  Eravamo in dieci sulla barca Lenù, ormeggiata al porto di Forio d’Ischia. Eravamo saliti, o per meglio dire, scesi in barca attraverso uno scaletta di legno appoggiata tra l’imbarcazione e il molo, che stava parecchio più in alto. Erano le 11.30 passate quando finalmente ci riunimmo tutti su quell’imbarcazione, tutto sommato piccola, ma ben tenuta. Pietro, il comandante, era gioviale. Si rideva e si scherzava, mentre levava l’ancora e cominciava a fare le prime manovre per uscire dal porto. Il morale di tutti era alto. Ci aspettava una bellissima gita in barca, che alle 17.00 ci avrebbe riportato al punto di partenza. Mentre si usciva dal porto tutti, o quasi, si spalmavano creme solari. Io ebbi la fortuna di ritrovarmi tra le mani un tubetto di crema solare Dior, probabilmente di Roberta. Me ne spalmai un bel po’ sul viso: “quando mi ricapita ancora di avere tra le mani una crema Dior”, pensai, dimentico del fatto che forse stavo approfittando un po’ troppo della situazione. Gli altri facevano a gara per offrirmi le loro creme solari. Alla fine, accettai quella di Elisa e quella di Cristina. Ero, di gran lunga, quello più bianco tra tutti e soprattutto quello meno avvezzo alle gite in barca e alle lunghe esposizioni al sole. Ne approfittai perché avevo ancora vari pezzi del corpo da proteggere, come le braccia, le gambe, e soprattutto le ginocchia e il dorso dei piedi, che sono i primi a scottarsi in caso di lunghe esposizioni al sole. Uscimmo dal porto con un gran rombo di motori e salutammo cordialmente le persone che stavano in piedi sulle altre imbarcazioni. Per un attimo, tutti noi, c’eravamo sentiti come i passeggeri del Titanic, in partenza per una lunga traversata oceanica. Nella realtà la giornata che ci aspettava, ci prometteva molto di meno: un giro attorno all’isola, qualche fermata in punti prestabiliti per qualche bagno rinfrescante e un pranzo a bordo. Le solite chiacchiere da visitatori in vacanza ci accompagnarono fino alle 13.30. Una fermata nei pressi di una caletta, vicino al promontorio di Sant’Angelo, aveva permesso agli ospiti di fare il primo bagno della giornata. Agli ospiti, ovviamente, ma non a me, che non mi sarei tuffato a mare nemmeno se l’imbarcazione si fosse capovolta con un gran tonfo.

Alle 13.30 avevamo da poco superato il Castello di Ischia ed eravamo arrivati in prossimità del porto di Ischia Porto. Fu lì, in quel momento, senza grossi rumori, e senza grossi clamori che Pietro fece segno a Giovanni che il timone aveva smesso di funzionare. Effettivamente, mi accorsi che il volante del timone girava a vuoto e che la barca aveva preso a girare su se stessa, senza più seguire una linea retta, o quanto meno la linea perimetrale dell’isola. Ci fu un grande affaccendarsi da parte dei marinai a bordo. Pietro, nel pieno delle proprie funzioni e consapevole della propria responsabilità rispetto alle persone presenti, si tuffò prontamente a mare, entrò in apnea sott’acqua, passò sotto alla barca e ne uscì da dietro. La sentenza fu data in poco tempo: “i motori del timone si sono rotti. Entrambi sono bloccati e sono rivolti verso sinistra. Ora provo a fare una manovra per cercare di sbloccarli”. Si tuffò ancora al di sotto dell’imbarcazione. Noi a bordo sentimmo dei rumori che provenivano dal fondo. Poco dopo Pietro riemerse con la cattiva notizia: “non c’è nulla da fare. I motori sono bloccati e non si muovono di un millimetro”. Coinvolse addirittura Giacomo, che con grandi aspettative di tutti, si immerse sotto la barca, per aiutare Pietro nell’attività di sbloccaggio. Nulla da fare. Anche Giacomo riemerse, tra gli applausi di tutti, e mettendo fine all’ansia della compagna, che per qualche istante aveva temuto di diventare vedova ancor prima di concludere la cerimonia matrimoniale. Da quel momento in poi cominciò quell’avventura che nel giro delle successive tre ore ci avrebbe portato dai sorrisi splendenti al mal di mare più impietoso, alle invettive contro i marinai e a temere per la nostra stessa incolumità. All’inizio ci sembrò anche divertente, soprattutto quando venne un’altra imbarcazione a trainarci. Pare che la pratica non fosse propriamente ortodossa, e che l’imbarcazione che ci precedeva ci avesse presi con una corda, una di quelle grosse corde che si usavano in mare. Noi, che stavamo dietro, la prendemmo a ridere e soprattutto avemmo, per un po’, anche l’impressione che la nostra imbarcazione fosse diventata una barca a vela. Il fatto stesso di non sentire più il rumore assordante dei motori, ci aveva fatto concentrare l’attenzione sul frusciare del mare lungo la chiglia dell’imbarcazione, che ora sembrava tagliare silenziosamente l’acqua, facendoci sognare di viaggi esotici e di lontani lidi. Fu allora che, all’improvviso, il mare diventò grosso.

Le onde che ci arrivavano di lato, che in un primo momento sembravano cullarci dolcemente, presero forza. Il vento cominciò a soffiare con maggiore vigore e il mare continuava ad alzarsi in modo impietoso, gridando vendetta per qualcosa di cui noi non conoscevamo le motivazioni. Ci volle poco che la nostra imbarcazione rimanesse in balia delle onde, sballottolata da una parte all’altra. I nostri volti passarono ben presto dall’essere allegri ad essere tesi, tirati, ingrigiti dai miasmi addominali che, sballottolati da una parte all’altra, erano diventati come un’amara medicina che il corpo voleva espellere ad ogni costo. Alcuni si sentirono male. Furono fatti sdraiare a terra, mentre Barbara e Cristina se ne stavano beatamente distese nelle loro postazioni a dormire. Il sonno della ragione, in certi casi, porta grandi benefici e anche in quel caso le salvò da quell’improvviso mal di mare che, nel bene o nel male, aveva colpito tutti gli altri, ad eccezione dei marinai che forse erano avvezzi a certi movimenti. Ci furono dei momenti in cui la barca si inclinò pericolosamente da una parte e dell’altra. Furono quelli i momenti in cui invidiai il Barone Rampante, che per tutta la vita non mise mai piede a terra e men che meno su un’imbarcazione.

Arrivammo allo stesso molo dal quale eravamo partiti alle 17.30, dopo un’esperienza che non ci avrebbe più permesso di essere quelli che eravamo prima. Il mare stesso ci aveva fatto fare un ritardo di mezz’ora, ma questa volta gli Svizzeri non avrebbero avuto un soggetto con cui prendersela. Io stesso, dopo lo sbarco, mi vidi come Aldebaran, come la stella che insegue sempre le Pleiadi, senza mai raggiungerle. Aldebaran è la stella d’inverno, e in una sera di luglio, per quanto io la potessi cercare nel cielo, lei non c’era. Io stesso, povero narratore di questa storia, a fine giornata, tornato sulla terraferma, alzai gli occhi al cielo e non trovai quella stella, perché io, come lei, in quel cielo e in quel mare non ci dovevamo proprio stare.