“Ti ho vista laggiù, è inutile che ti nascondi. Il tempo delle stupide rincorse contro il tempo è finito. É terminata la guerra e siamo sopravvissuti. Non è cosa da poco. Ora vieni qui. Non ho più voglia di giocare. Dammi la mano e camminiamo insieme.”
Lei si voltò, si passò la mano sopra al vestito, per far cadere gli ultimi residui di polvere, poi uscì da dietro a un muro, diroccato per metà, facendo capolino con i suoi grandi occhi blu, che sembravano due fari accesi sul mondo. Lo guardò, restando ferma per qualche secondo.
Quel vicolo sembrava non finisse mai. Era rimasto intatto ai bombardamenti, all’incuria, alla gente che se ne era andata troppo in fretta, alle chiacchiere e alle risate di chi lo aveva abitato, alle lacrime di chi era sopravvissuto. La guerra, ora, era finita per davvero e Antonio aveva mantenuto la promessa: era tornato per prenderla e portarla in quella vita che aveva sempre sognato.
Lei si passò la mano tra i capelli, quelli biondi e folti che si hanno a vent’anni. I vent’anni di una giovane donna che negli ultimi anni aveva visto e patito di tutto: le bombe, la fame, la miseria nera, la paura di non farcela, di non morire subito sotto a una bomba, ma di restare
schiacciata sotto alle macerie. La fame, che l’aveva costretta a fare di tutto, ad umiliarsi, a non volersi più bene, e finanche a pensare dì farla finita. Ora che aveva Antonio davanti, non
riusciva a pensare ad altro che alla vergogna. Forse non lo meritava, forse doveva dirgli tutto?
“Antó, sono più di due anni che non ci vediamo. Io sono cambiata, e sono certa che lo sei anche tu. Non siamo più quei ragazzini che si erano giurati eterno amore sotto a quel portone lì. Io ho visto troppe cose brutte e non credo che tu possa sentirle.”
“E tu non me le dire”, rispose d’impeto Antonio. Aveva il cuore semplice, del ragazzo pulito, anche se il fronte lo aveva segnato. Anche lui aveva visto tante cose brutte, aveva patito il
freddo e la fame, ma non aveva nessuna intenzione di raccontarle ad Anna. Lui fece qualche passo in avanti e le tese la mano. Quel vicolo ora era diventato il prolungamento del suo braccio, la leva che poteva utilizzare per sollevare la sua donna al di sopra del bene e del
male, al di sopra di tutte le brutture del mondo. La sua caparbietà era riposta in un corpo magro, fatto di soli muscoli e coraggio, di pochi soldi e tanta dignità.
Anna uscì completamente da dietro al muro diroccato, fermandosi esattamente al centro della strada, proprio di fronte a lui. Quel vicolo era diventato, per lei, il prolungamento dei suoi occhi, e la bocca attraverso cui parlare al solo uomo che avesse mai realmente desiderato.
Napoli era tutta intorno a loro, senza scampo, senza respiro.
L’aria di maggio respirava addosso a tutti i sopravvissuti. Un clima festoso era sparso nell’aria, come un aerosol di gioia, come quando una guerra finisce e ti accorgi di essere ancora vivo. E non solo, ma sei ancora integro, e riesci ancora a camminare, a correre, a
sorridere. Da quel punto in poi, il mondo non poteva che essere in discesa. Antonio lo sapeva bene e quella sensazione la teneva stretta dentro. Anna non era così consapevole. Il suo
corpo abusato portava ferite che non erano visibili ad occhio nudo. La sua anima era sezionata in piccole parti, ognuna delle quali non rappresentava che se stessa e tutte insieme
non riuscivano più a costruire il suo intero. Anna si mosse con audacia e speranza verso quella mano. Il destino, finalmente le stava offrendo quell’opportunità di riscatto che aveva
sempre sospirato. Ma la mano del destino, quello che si nasconde tra le case diroccate, travestito con l’uniforme di un soldato, scampato alla guerra, ma ancora in guerra dentro di
se, era in agguato, interposta tra lei e lui. Aveva le sembianze di un giovane, che ancora non aveva trent’anni, che era rimasto per giorni, tremante, dietro la finestra divelta di un’abitazione, ignaro, o forse inconsapevole della fine di quel mondo di cattiveria in cui era
stato catapultato. Lui, giovane fante, fucile in braccio, allucinato dalla fame e dalla paura, imbracciato il fucile, sparò due colpi precisi in direzione di Anna. Quasi fosse un cecchino, o, forse, per un ulteriore scherzo del destino, colpì dritto al cuore della donna, che cadde
repentina in terra, emettendo un solo rantolo prima di partire per altre terre. Nessuno seppe mai il motivo di quel gesto, come se fosse stato comandato da qualcuno che si muoveva dentro di lui, ordinandogli cosa fare o cosa non fare. Ci volle un attimo per rompere tutte le
aspettative dei due, quelle stesse aspettative che nemmeno una guerra intera aveva saputo distruggere. Ora era bastato un solo gesto per togliere una vita, ad Anna, e per distruggere
un’esistenza, quella di Antonio. Antonio tornò più volte in quel vicolo, ma lo fece dopo anni, quando tutto era cambiato e la sua anima si era riappacificata con il mondo. Quello era il vicolo dell’Amore.
