Sul ciglio della strada di campagna, dove, di notte passeggia la volpe, ora vi cammina una fanciulla. Ha lunghi capelli neri e scarpe di betulla, sulle spalle una faretra, nelle mani un fagiano e al piede resta attaccato il fido cane, che cammina maestoso con la coda ritta, guardando il mondo dall’alto dei suoi trentaquattro centimetri. Che volete… si fa quel che si può, per restare al passo umano senza farsi degradare al loro rango.
Sotto al filo d’erba il lombrico ha sprecato il tempo che gli resta da vivere per cercare gli occhi di una farfalla e sussurrarle il proprio amore. La ragazza lo vede, triste filiforme, dall’incedere incerto, e sorride con indulgenza, perché conosce il destino dei piccoli esseri innamorati: sempre in attesa di un battito d’ali che li attiri, sempre a rincorrere un sogno che sfuma nell’aria fresca del mattino.
Il vento accarezza i rami spogli delle querce ai margini del sentiero, sussurra antiche storie nei solchi della terra battuta. La fanciulla prosegue il cammino, il passo leggero ma deciso, e il suo cane, fiero compagno d’avventura, vigila attento, fiutando l’aria satura di profumi giammai dimenticati.
Più avanti, l’ombra di una capra sfiora la bruma del mattino, tra le felci ancora umide di rugiada e il sole che fa capolino per scaldare occhi e cuore. La ragazza solleva il capo, il fagiano si è stretto tra le dita come un pegno d’amore tra il mondo degli uomini e quello degli spiriti selvaggi. Non c’è bisogno di parole, solo il respiro della natura che la accoglie come parte di sé.
Sul ciglio della strada, dove la volpe fa da guardiana ai sogni e il lombrico aspetta la sua farfalla, tutto è sospeso tra il reale e il fantastico. La ragazza sa di appartenere a entrambi, figlia della terra e del vento, viandante di un tempo che non si misura in giorni ma in battiti di vita.
E così, senza fretta, il mondo si rimette in cammino accanto a lei.
