Le tre forme di coraggio

Ci sono svariate forme di coraggio: quello di apparenza, quello di sostanza e quello per impressionare. Lei non aveva nessuno dei tre. Aveva lasciato l’ultimo sospiro sotto al tiglio più alto, quando ancora non era fiorito. Aveva chiuso la porta alla primavera che stava per arrivare, forte e impetuosa. La paura si era impossessata della sua anima, facendola arrovellare in un miscuglio di misticismo distopico e ricordi distorti di un passato che di passare non ne voleva sapere. Per salpare verso nuovo mari, era necessario levare l’ancora, ma quell’ancora pesava più del mondo intero, e quel salpare immaginato, viveva solo in una fervida immaginazione!
Eppure, chi le stava accanto non era stato un porto qualunque. Era un faro, acceso nelle notti più buie, un ponte sospeso sopra il vuoto. Lei lo sapeva bene. Lo sapeva nei giorni in cui si perdeva in quegli occhi che raccontavano storie di promesse, nei silenzi che gridavano verità troppo grandi per essere dette. Ma le sue mani, che un tempo si aggrappavano a quelle certezze, ora tremavano, incapaci di stringere. Era la paura, forse. O il timore di vedersi riflessa in uno specchio che non lasciava spazio a compromessi.
Il tiglio, testimone immobile delle loro passioni, si stagliava sul cielo dorato della sera, come un giudice severo. L’aveva vista raccogliere i primi fiori caduti, quando la stagione si vestiva di speranza, e l’aveva vista lasciarli cadere, come se anche quei petali avessero iniziato a pesare troppo.
C’erano stati momenti in cui lui avrebbe scalato ogni vetta per lei, e lei lo sapeva. Ma ciò che non sapeva – o non voleva sapere – era che il coraggio che le mancava, lui lo teneva in serbo per entrambi. Bastava un gesto, un passo verso quel faro che ancora brillava per lei.
E ora, a due settimane dal suo ultimo sguardo, lui si chiedeva se quel faro sarebbe rimasto acceso per sempre o se, anche la luce più forte, avesse un limite. Non era il silenzio a ferirlo, ma l’eco di ciò che avrebbe potuto essere. Quella primavera chiusa fuori dalla porta continuava a bussare, e lui, contro ogni logica, sperava che un giorno lei l’avrebbe aperta.
(Inedito da: “I racconti dall’Irpinia”)

Pubblicato da Giuseppe Tecce

Scrittore di saggi e romanzi Giornalista per il Corriere dell’Irpinia Direttore di RSA

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