La notizia è arrivata a bomba: in anteprima assoluta la copertina del nuovo libro “Tramonti Occidentali”, che arriverà nelle librerie nel giro di un mese. Come già più volte anticipato il libro diventerà un film, con una sceneggiatura scritta da Maurizio Del Greco e tra qualche mese uscirà anche una versione in tedesco, per il mercato tedesco, con una bellissima traduzione curata da Patrizia Pili. Ma la notizia bomba è che a Bruxelles, al Parlamento Europeo, presenteremo non solo “Ljuba senza scarpe”, ma anche l’ultimo arrivato “Tramonti Occidentali”. Sarà una giornata lunga e ricca di emozioni. Un grazie di cuore va a Pietro Graus per aver creduto in me e nei miei progetti, alla Graus Edizioni tutta, per il supporto e la professionalità, con un ringraziamento speciale ad Alice Balistreri che ha curato maniacalmente l’editing della pubblicazione e a Federica che ha curato la copertina. Ancora mi sento di ringraziare l’onorevole Pietro Bartolo che ci ha donato una bellissima prefazione e anche all’amico fraterno Hilarry Sedu per le considerazioni finali. Un grazie ancora a Saverio Ferrara per la collaborazione e a Rosanna Lemmo per il totale supporto in tutte le attività che svolgo e che stiamo programmando insieme, e che non vedo l’ora di rivelarvi in via definitiva. Come avrete ben inteso la trama del libro si snoda intorno ad una commovente vicenda di migrazione, una storia che farà commuovere tutti: ne sono certo. Intanto vi lascio il link di Ljuba senza scarpe, in modo da non perdervene la lettura:
Il grande momento sta per arrivare, un altro tassello è stato aggiunto: il 22 marzo, io e il magnifico Ljuba saremo al Parlamento Europeo di Bruxelles! 🇪🇺 Sarà un’occasione unica per presentare il mio libro e diffondere il messaggio che desidero lasciare alle future generazioni. Un sentito ringraziamento a Pietro Graus e a tutto il team della Graus Edizioni per il loro incrollabile sostegno e pazienza in questo viaggio incredibile. 📚 Ljuba, sempre senza scarpe, continua a lasciare un’impronta indimenticabile ovunque vada, riscuotendo successi e superando chilometri. 🚶♂️✨ Non vedo l’ora di entrare nel cuore politico dell’Europa e di condividere con voi ogni passo di questa avventura. Mi sembra doveroso, sia per tutti quelli che mi sostengono e mi vogliono bene, sia per coloro che osservano con invidia o gelosia. 💖 Un bacio a tutti voi. 😘 Ps: condividerò l’avventura con un altro bravo autore Graus, Saverio Ferrara, con il quale mi recherò a Bruxelles, e che presenterà il suo libro. Ad maiora.
Arriva il secondo appuntamento che approfondisce alcuni elementi presenti nel mio ultimo libro “Ljuba. Senza scarpe.” Come anticipavo la volta scorsa, oggi andremo ad analizzare un aspetto particolare della storia di Ljuba e che riguarda le divinità.
Nello specifico i riferimenti di Ljuba sono quelli delle divinità della Saga dei Norreni, una saga legata strettamente alle popolazioni nordiche, scandinave ed islandesi, legate, nell’immaginario, all’epopea dei vichinghi.
Le divinità con cui Ljuba entra in contatto sono fondamentalmente tre: Freya, Fenrir e Brunilde. Esaminiamoli:
Freya
Benedetta sia la dea dell’Aurora scintillante
Freyja, la Bellissima,
La piu Appassionata delle Regine.
Insegnami i misteri dell’autentica passione del cuore.
Mostrami i segreti del wyrd.
Cammina con me nella luce delle stelle.
Io accendo questa candela
in una ardente offerta a Te,
Freya, dea del fuoco etereo. (Inno a Freya)
Freya è comunemente riconosciuta e amata come una delle principali divinità femminili della mitologia nordica. Il suo nome, che tradotto significa “la Signora”, originariamente era un titolo onorifico piuttosto che un nome proprio. Essa rappresenta l’archetipo della donna libera e selvaggia tra le divinità del nord.
Il termine inglese usato per indicare il giorno del venerdì, “Friday”, deriva dal suo nome.
Proveniente dalla stirpe dei Vani, è figlia di Njord, divinità suprema dei Vani e protettore dei marinai, e di Skadhi, nonché sorella di Freyr e consorte di Od. È celebre per la sua straordinaria bellezza e venerata come dea dell’amore passionale, della fertilità, oltre che dell’arte profetica e della magia. Presentandosi come una guerriera, Freya è altresì una divinità bellica, ricevendo metà degli eroi caduti in battaglia nel suo palazzo Sessruminr, noto per essere “Ricco di Seggi”.
Risiede in Folkvang (“campo del popolo”), un maestoso palazzo dove risuonano canti d’amore. È famosa per indossare Brisingamen, una collana eccezionale creata dai nani Brising, e per cavalcare Hildsvin, il suo cinghiale da guerra dalle setole dorate.
Eterna rivale di Hundia, una vecchia strega alleata con gli Asi che, mossi dalla gelosia, diffondevano maldicenze sulla sua vita amorosa. Freya fu anche frequentemente contrastata dai giganti, che talvolta la rapirono.
Rappresenta inoltre l’ispirazione per la Mausong, un tipo di poesia amorosa proibita dalle leggi nordiche.
I giorni dedicati al suo culto sono il 27 dicembre, il 10 gennaio, e il mese di marzo.
Freya, tradizionalmente considerata figlia del divino Njord appartenente al clan Vanir, trascorse l’inizio della sua esistenza tra i Vanir nella terra di Jotunheim. Questa situazione subì un radicale cambiamento all’avvio del primo conflitto tra gli Aesir e i Vanir. Dopo la guerra, Njord decise di abbandonare i Vanir e si recò ad Asgard, proponendo i suoi figli, Freya e Freyr, come pegni di pace agli Aesir per prevenire ulteriori ostilità.
Odin accettò l’offerta e così Njord insieme a Freya e Freyr furono accolti tra gli Aesir. Freya diventò un’illustre maestra per gli dei, trasmettendo loro preziose conoscenze in ambito di erboristeria, pozioni e rune – ambiti in cui Odin non era completamente versato, nonostante il sacrificio di uno dei suoi occhi e la sua penitenza sull’albero Yggdrasil. Con il tempo, Freya assunse il suo ruolo di divinità potente, abbracciando le funzioni di dea della vita e della morte. Possiede un’autorità che si equipara a quella di Odin e, come riconoscimento, accoglie metà dei guerrieri caduti in battaglia, mentre l’altra metà si dirige con Odin verso Valhalla. Freya e Odin, entrambi impegnati nella salvaguardia dell’ordine cosmico, combatteranno fianco a fianco nel momento del bisogno. Freya guida le Valkyrie nel loro compito di selezionare le anime dei guerrieri defunti.
Freya è stata sposata con Od, che in alcune narrazioni si identifica con Odin (in questi casi Freya viene a volte confusa con Frigg, la consorte di Odin). La tradizione narra che, in seguito alla scomparsa di Od, Freya versò lacrime d’ambra. Od, spesso equiparato a Odin, è un personaggio nebuloso e alcuni storici ritengono che possa essere semplicemente un alias di Odin stesso. La confusione persiste sulle figure di Freya e Frigg e sulle loro possibili sovrapposizioni. I miti indicano che mentre Odin aveva le sue avventure e una consorte da cui ritornare, Freya cercava disperatamente Od, ben sapendo che la sua ricerca sarebbe stata vana poiché Od era divenuto uno con Odin, piangendo per lui lacrime d’ambra.
Od è talvolta visto come un adattamento tardivo per risolvere ambiguità morali, inserito per sostituire il precedente consorte di Freya, suo fratello Freyr.
Freya è comunemente associata alla fertilità, ma non vi sono fonti dirette che la collocano come divinità agraria. È piuttosto venerata come dea della prosperità, con lacrime che si trasformano in oro e discendenze considerate tesori preziosi.
Fenrir
Fenrir, un mastodontico lupo mitologico, è frutto dell’unione tra il divino Loki e la titanica Angrboða, fratello del serpente Jormungand e della dea Hel. Cresciuto sotto la custodia di una maga nella selva oscura di Járnviðr, si stabilì per volere di Óðinn in Ásgarðr. Con il passare del tempo, la sua stazza e la sua aggressività aumentavano esponenzialmente, al punto che solo il divino Týr osava nutrirlo regolarmente.
Nonostante le infauste profezie che avvolgevano la bestia, gli dei optarono per imprigionarla piuttosto che sopprimerla, cercando di sottometterla mediante l’inganno. Fenrir distrusse senza difficoltà la prima fune, Lǿðingr, e altrettanto fece con una seconda ancora più resistente, chiamata Dròmi.
Preoccupati dalla crescita incontrollata della creatura, gli dei incaricarono un messaggero di Freyr di recarsi nel dominio degli elfi per commissionare una legatura incantata. Gleipnir, forgiata dai nani con materiale insolito come la barba femminile, il silenzio dei gatti, le radici sotterranee, i tendini d’orso, il soffio dei pesci e la saliva degli uccelli, era sottile come un nastro di seta ma incredibilmente resistente. Dopo la sua creazione, si narra che le donne perdessero la barba, i gatti smettessero di fare rumore saltando e le rocce cessassero di produrre radici. Gli dei convocarono Fenrir su Lyngvi e lo sfidarono a rompere anche questa nuova legatura. Sospettoso, il lupo accettò solo dopo che Týr garantì con la propria mano la buonafede degli dei.
Quando Fenrir si accorse dell’inganno e tentò invano di liberarsi, la furia divampò tra gli dei. Týr perse la mano, come previsto, e per fermare il feroce lupo, legarono un’estremità di Gleipnir a due massi e gli ficcarono una spada in bocca, causando un flusso incessante di schiuma e sangue, origine del fiume Vön. Il lupo, in preda alla follia, rimarrà così incatenato fino al Ragnarök, il crepuscolo degli dei. In quel giorno, si libererà e, con una bocca così ampia da toccare cielo e terra, ingoierà il sole e attaccherà Óðinn, venendo infine ucciso da Víðarr, che cercherà vendetta per la morte del padre.
Brunilde
“Valchiria della corazza”. Per aver scelto di difendere un guerriero piuttosto che un altro durante una battaglia, fu castigata severamente dal suo genitore, Odino, attraverso un aculeo avvelenato che la fece cadere in un lungo sonno. Fu condannata a giacere vestita d’armi su un promontorio avvolto da fiamme, Hindasrfjall, attendendo che un coraggioso combattente la risvegliasse.
Questo avvenne quando Sigfrido, viaggiando verso la terra dei Nibelunghi, la trovò e spezzò l’incantesimo tagliando l’armatura che la ricopriva come una seconda pelle. Dato che possedeva preziose conoscenze, l’eroe le chiese di impartirgli insegnamenti di vita.
Brunilde gli offrì quindi una bevanda di birra e lo educò con consigli saggi, regalandogli anche incantesimi potenti (quelli legati alla gioia, alla vittoria, all’oratoria, alla birra, alla natura e all’intelletto). Sigfrido e Brunilde condivisero un amore profondo e da loro nacque Aslaug. Al momento della loro separazione, si promisero eterna lealtà e lui le affidò il prezioso anello di Andvari. Tuttavia, Sigfrido, sotto l’effetto di un filtro amnesico somministrato da Crimilde, dimenticò tutto su Brunilde e si innamorò di Godhrun, prendendola in sposa.
Più tardi, tramite un sotterfugio orchestrato dallo stesso Sigfrido, Brunilde sposò Gunnar. Quando venne a sapere tramite Godhrun dell’inganno e del tradimento, tramò e realizzò la rovina dell’eroe. Si disperò sulla sua salma, ma il dolore per l’amore perduto la soverchiò e si lasciò sopraffare dal rimorso. Dopo aver organizzato le cerimonie funebri per Sigfrido, si distese al suo fianco sul rogo funerario e si tolse la vita con la propria spada.
Attraverso l’analisi delle tre figure, che trovano una precisa collocazione all’interno dell’opera letteraria di “Ljuba senza scarpe”, credo di avervi fornito gli strumenti migliori per poter analizzare al meglio l’opera stessa, capendo con maggiore conoscenza il ruolo che le stesse rivestono all’interno dell’opera.
1934, #NewYork, #USA, 61° piano del Chrysler Building: la fotografa Margaret Bourke-White scatta una foto su un’aquila iridea come punto di osservazione.
Margaret Bourke-White fu la prima fotografa straniera ad avere il permesso di scattare foto in URSS e la prima donna fotografa per il settimanale Life.
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La scorsa estate, insieme alla brava Grazia Caruso , abbiamo dato vita a un momento magico: una presentazione unica di “Ljuba senza scarpe”, immersi nella tranquillità e nella bellezza dei boschi di montagna. In quell’angolo incantato di natura, l’evento si è trasformato in un viaggio attraverso le parole, dove non solo “Ljuba senza scarpe”, ma anche altre mie creazioni, inclusi lavori ancora non pubblicati, hanno trovato voce. L’atmosfera giocosa era palpabile, con un simpatico rituale: chi leggeva indossava una ghirlanda di fiori e foglie, simbolo di connessione con la natura e la letteratura, che veniva poi passata al prossimo lettore. Una staffetta poetica che ha creato un legame speciale tra noi. Questo evento non è stato solo una lettura, ma un’esperienza che ha lasciato un segno indelebile nei nostri cuori. Spero ardentemente che possiamo ripetere questa magica giornata, perché ha seminato in noi emozioni bellissime, quasi fiabesche. A tutti coloro che hanno condiviso con me questi momenti: grazie per aver reso quella giornata così speciale. Ps: nel video una lettura tratta da un inedito letto da Antonio!
Le feste sono ormai un ricordo, ma la magia è rimasta intatta durante l’iniziativa appena conclusa! Abbiamo smontato l’Albero della Cultura, un’installazione artistica creata con oltre mille libri donati da Graus Edizioni alla nostra città di Benevento. È stato un vero e proprio successo di pubblico! Ho avuto l’immensa gioia di distribuire personalmente i libri che troneggiavano in cima all’albero, opere che ho avuto l’onore di scrivere. È stato un momento di condivisione e crescita culturale per tutti noi!
Una delle cose che maggiormente salta all’occhio a chi si avvicina alla lettura di un testo come “Ljuba senza scarpe” è l’importante massa di riferimenti che vengono fatti alle culture nordiche e alle loro divinità.
Come spesso accade per i miei libri, “Ljuba senza scarpe” può avere una duplice chiave di lettura: una rivolta a tutti, intendendo per tutti anche i ragazzi, che posso appassionarsi ad una bella storia d’amore, e trovare dei riferimenti sognanti nella natura più o meno selvaggia che pervade l’intera opera, ed una seconda chiave di lettura più profonda che carpisce l’attenzione di coloro che sono più assuefatti ad avere a che fare con l’esoterismo ed in particolare con le divinità pagane del nord Europa.
Spesso si tende a pensare che con l’avvento del cristianesimo, e la sua successiva diffusione ad opera degli imperatori romani, il paganesimo, presente nel continente europeo, si sia progressivamente ritirato, lasciando spazio al cristianesimo prima, e ad altre religioni monoteiste, che pure hanno colonizzato l’Europa nel corso del tempo, successivamente.
La realtà è ben diversa, perché sacche di resistenza alle grandi religioni monoteiste si sono sempre conservate intatte in diverse parti del continente europeo. D’altra parte il paganesimo altro non è se non la trasfigurazione della realtà circostante in divinità più o meno buone, più o meno propositive, o più o meno cattive, rispecchiando pedissequamente i fenomeni naturali e il loro impatto sugli esseri umani. E’ normale, pertanto, che molte persone abbiano continuato a trovare maggiori aderenze tra quelle divinità e le leggi della natura, che talvolta risultano essere inspiegabili. E’ accaduto, pertanto, che molte persone, anche in epoche recenti, si siano sentite ispirate e spiritualmente legate alle divinità pagane.
La storia ci insegna che le divinità pagane sono state diverse ed innumerevoli, cambiando di nome a seconda della lingua e della regione di riferimento, pur avendo sempre delle similitudini che rendono bene la loro nascita come frutto della mente e della cultura umana, che, andando a ritroso nel tempo, è sempre assimilabile ad una cultura unica di riferimento, che ha generato tutto quello che è venuto poi.
Il termine pagano cominciò ad essere usato nell’antica Roma, con l’intento di indicare quelle persone dedite al culto di divinità non cristiane. Si indicavano, in origine, soprattutto i seguaci della religione dell’antica Grecia, nonché i romani vissuti in epoca pre cristiana, dediti al culto di divinità, spesso, prese in prestito dalla mitologia greca. Successivamente con l’allargarsi dei confini dell’impero romano, e venendo a contatto con tanti altri popoli che abitavano le regioni dell’Europa centrale e settentrionale, il termine pagano è stato utilizzato in maniera più generica per indicare tutti coloro che praticavano religioni diverse da quella cristiana.
Il “paganesimo” era, di fatto, diventata una parola dispregiativa e intollerante, inventata dai cristiani per indicare chi cristiano non lo era, additandoli come infedeli, come successivamente è accadutoper gli islamici, e quindi non indica una religione ma tante religioni ben distinte con la loro storia e la propria dignità.
Oggi, esistono tanti culti ispirati ai riti pagani antichi, che possiamo riportare sotto la definizione unica di “Neo Paganesimo”, comprendendo al proprio interno una infinità di riti, correnti spirituali, e divinità diverse. La religione Neo Pagana piùdiffusa è la Wicca. Da stime effettuate, pare che nel solo Regno Unito vi siano almeno 250 mila persone che si proclamano pagane, ma allo stesso modo riti pagani sono diffusi in Germania, in Frisia, in Svezia, ma anche in Francia, Normandia, Italia, nell’Europa dell’est, creando un mosaico di riti diversi, tutti accomunati dalla profonda venerazione per la natura e le anime che la abitano.
Tutti questi riferimenti antropologici sono profondamente presenti nel romanzo “Ljuba senza scarpe”, dove Ljuba, il protagonista, viene quasi ad identificarsi con un moderno sciamano, in grado di interferire con la percezione della realtà e con lo scorrere lineare del tempo, influenzando eventi che vanno decisamente fuori dall’ordinario. Ljuba utilizza questi poteri in maniera più o meno consapevole, interagendo con le divinità ultraterrene entrando nel loro mondo, come facevano gli eroi della tradizione greca e romana. Il viaggio negli inferi, che tanto aveva appassionato gli autori antichi, diventa in questo racconto un viaggio nel sogno, capace di distorcere la realtà e di modificarne i suoi tratti essenziali sulla linea spazio temporale.
Prossimamente ci sarà un altro approfondimento che si focalizzerà sulle divinità con cui Ljuba entra in contatto, nello specifico sono tre. Per chi ha letto il libro, le ricorda?
Se non hai ancora letto libro e vuoi scoprire di più sul mondo di Ljuba, lo puoi trovare ai seguenti link.
Ed è così che in una normale domenica di sole di fine estate anche io ho fatto il mio ingresso trionfale in paese, senza essere annunciato da nessuno e senza aver preavvertito alcun abitante del posto. Sprizzo felicità da ogni poro, percorro di corsa la breve ma ripida discesa che mi porta dritto nella parte bassa del centro abitato e sono sopraffatto dalla bellezza delle case in pietra, ben tenute e adornate di vasi di fiori. Dai balconi pendono gerani di ogni colore, la signora che passa per la strada con una pentola in mano è cordiale e mi saluta. Subito arrivo nella piazza centrale, c’è un’anziana signora alla bella fontana settecentesca, che lava dei secchi. Un’ape si è posata su uno dei becchi e beve lentamente dalla fonte di acqua pura, attenta a non farsi travolgere dalla forza della corrente. Mi accorgo subito che il paese si evolve in verticale e che quasi non esistono strade che portano verso l’alto, quanto piuttosto delle scalinate più o meno contorte. Penso che sia impossibile percorrerle con la bicicletta. Faccio un breve tratto, arrivo davanti a una porta aperta di quella che sembra una bottega. Fuori ci sono due uomini, uno intento a dipingere una tela messa su un cavalletto di legno, e l’altro che si dà un gran da fare a portare dentro dei grossi ceppi di legno, che capisco poi essere delle sculture. Mi presento, salve sono Giuseppe; salve sono Alessandro Norelli, pittore, e io sono Raffaele l’Osco Rabel.
🍃 Mentre mi avventuravo per le terre che chiamo casa, il destino mi ha regalato questa vista mozzafiato, un angolo nascosto che mi ha trasportato con la mente alle vaste pianure della Mongolia. Guardate questo verde: non è forse un dipinto che prende vita sotto i caldi raggi del sole che saluta il giorno? 🌅 Ho colto l’attimo, immortalando la scena, e ho realizzato quanto sia incredibilmente fortunato a vivere in un luogo così ricco di bellezza, magia e mistero. Condividete con me la bellezza nascosta dei vostri angoli del mondo! Postateli nei commenti