Una recensione datata

La recensione è un po’ datata, ma l’ho notata solo stasera. È bello sapere di aver contribuito, sia pure in piccola parte alla scelta della meta turistica di una persona. Intanto continuerò a dirvi che L’Irpinia è una terra magica e andrebbe visitata tutta!

Sembra ieri

La danza dei granchi

Le onde dell’azzurro Mediterraneo lambivano la riva producendo un sussurro armonioso, dando vita ad una melodia insolita. I granchi, con la loro corazza blu cobalto e chiazze di un arancio scintillante, emersero dalla parte inferiore delle rocce, quella parte che alternativamente veniva ricoperta e poi liberata dall’acqua, e cominciarono a danzare, con un ritmo che sembrava in simbiosi con il degradare delle luci del tramonto. Intrecciavano le loro chele in una danza intricata, mentre il riflesso dorato del sole scintillava sull’acqua, creando l’effetto di mille scintille argentate, in un’atmosfera, che d’improvviso era diventata magica. Il cielo sfumava verso territori cromatici difficili da decifrare per l’occhio umano, scivolando dal rosso, al giallo, all’arancio al blu scuro, al nero della notte. Tutte le stagioni si erano concentrate in un’unica striscia di cielo che andava dalla linea dell’orizzonte fino ad un’altezza di quarantacinque gradi. Sulla sua testa, allo Zenith, già si vedeva il punto luminoso delle stelle. I granchi, ignari di tutto ciò, continuavano la loro danza, rituale ed antica, scritta nei loro geni e nella brezza del mare. Sembrava, ad un occhio più attento, che stessero celebrando la bellezza fugace del tramonto, ed erano la testimonianza vivente della meraviglia della natura. L’aria era carica di un senso di mistero ed incanto, e chiunque avesse avuto la fortuna di assistere a quello spettacolo avrebbe portato, per sempre, con se il ricordo della danza dei granchi su una spiaggia di Lampedusa. (tratto da Tramonti Occidentali)

Sono io

Sembra ieri

Sembra ieri che mi rincorrevi sui viali alberati che portavano al mare, mentre, invece, il tempo è trascorso inesorabile, ed io sono invecchiato e tu non sei null’altro che una donna anziana curva mentre cammini, dalla pelle bianca, a tratti emaciata, e dalle labbra spaccate dal tempo che nulla perdona. Sembra ieri che ridevamo seduti, stretti in un abbraccio, che in quel momento significava poco o nulla, ma che ha acquistato valore con il tempo. Perché, vedi, le cose, col tempo, acquistano importanza, almeno fino a quando non si rompono. E il nostro abbraccio, a un certo punto si è rotto e non abbiamo più saputo aggiustarlo. Avevamo il mondo nelle nostre mani e non lo sapevamo. Eravamo più forti delle nostre insicurezze, ed ora siamo pieni di fragilità. Eravamo giovani e certi come solo i giovani sanno essere, ed ora siamo solo un involucro che contiene sangue, piscio ed escrementi. 

Siamo stati la vita, il rimorso, la distanza, la vicinanza, l’infinità. Ora siamo gli stessi di sempre, mischiati ad un elemento in più che si chiama fragilità. I calici si toccano ancora. Abbiamo novant’anni, il viale alberato che portava al mare, è diventato il viale del tramonto, alla fine del quale corriamo il rischio di vedere ancora il sole sorgere. 

Il folklore e i racconti

Ieri alla disfida del soffritto a Mirabella Eclano, ci siamo divertiti davvero tanto. E poi, il folklore irpino, resta sempre affascinante!
Come potrebbe uno scrittore non scrivere di tutto ciò?
E infatti, a fine maggio, uscirà il mio nuovo tascabile dal titolo “I Racconti dall’Irpinia”.
Stay tuned!!!

Sì vola di nuovo in Germania

Oggi è la giornata mondiale della poesia!

È facile confondersi nei colori dell’alba, passando dal rosa pallido del viso all’arancio del cielo, obbedendo a un bisogno immateriale di dissacrare immagini e colori.
Luce e ombra si intrecciano in un respiro che non appartiene a nessuno, un soffio di seta che sfiora i margini del reame. Le case addormentate tremano sotto il peso di sogni mai sognati, e le finestre socchiuse trattengono segreti in bilico tra la notte e il giorno.
Nel chiarore incerto, le forme si dissolvono come nebbia risucchiata dal vento, mentre un canto lontano — forse solo il sussurro della terra — si insinua tra i rami spogli. I colori non sono che illusioni in rivolta, fantasmi di luce in cerca di una voce.
Un istante ancora, e il cielo cambierà volto: il tempo si scioglie tra le dita, scivola come sabbia d’oro, lasciando dietro di sé solo il silenzio di ciò che non è mai stato.

I pensieri

Proprio nello specchio di mare alle mie spalle, ora calmo e tranquillo, si trova, a 50 mt di profondità, il relitto de “L’inaffondabile”, ossia il veliero Bayesian, che ha ispirato la storia della mia ultima fatica letteraria, scritta a quattro mani con il bravissimo Attilio D’Arielli.
Una tristezza infinita mi cade addosso, al solo pensiero di quelle persone morte nel naufragio, morte proprio in quello specchio d’acqua, che, per qualche minuto si era trasformato in un vero e proprio campo di battaglia!!!
Per chi volesse saperne di più, può trovare il libro al seguente link: https://amzn.eu/d/aduSLij

L’inaffondabile e l’ammorbidente per anime

Oggi ho ricevuto un messaggio da un’amica, nel quale mi spiegava di aver letto “L’inaffondabile”, e di aver pianto molto leggendo la parte finale. È bello quando i libri ti lasciano dentro un turbinio di emozioni: vuol dire che hanno svolto bene la loro funzione, che è quella di rimestare nell’animo umano. Quando ciò non accade, o il lettore è insensibile, o il libro non è stato farcito bene dell’ammorbidente per le anime!