Questo post è rivolto ai miei amici sindaci e a chi fa politica e segue la mia pagina.
Alla luce di quanto accaduto la sera di Capodanno in un locale in Svizzera, e di ciò che è successo pochi giorni fa al Kristal di Ariano Irpino, dove solo per pura fortuna non c’è scappato il morto, forse è arrivato il momento di farsi una domanda semplice e necessaria:
non si potrebbero organizzare i festeggiamenti in modo diverso?
Ogni anno contiamo centinaia di feriti per i botti di Capodanno. Mani, occhi, volti segnati per sempre. E intanto continuiamo a chiamare “festa” qualcosa che, soprattutto nelle città, assomiglia più a una simulazione di guerra che a un augurio di buon anno.
Esplosioni, paura, animali terrorizzati, ambulanze in corsa. Che razza di rito è diventato?
Forse sarebbe il caso di vietare definitivamente i botti privati e inaugurare una nuova tradizione, più adulta e più bella: fuochi d’artificio organizzati dalla collettività.
Eventi pubblici, sicuri, pensati, curati. Magari persino una sana “competizione” tra città e paesi.
Sarebbe bello poter dire:
“Quest’anno vado a vedere i fuochi di Napoli”, oppure “Quelli di Roma”, “Quelli di Firenze”.
E lo stesso potrebbe valere per i piccoli centri, che avrebbero finalmente un’occasione di attrazione, di racconto, e di orgoglio.
In cambio, elimineremmo quella pericolosa e assurda abitudine di riempire case e locali di candelotti incandescenti che provocano danni, feriti, paura. E diciamolo senza ipocrisie: spesso sono anche brutti, caotici, senza alcuna grazia.
Le tradizioni non sono sacre perché esistono.
Sono sacre quando migliorano la vita delle persone.
Forse è tempo di cambiarne una!