Sì chiude la seconda edizione (la prima istituzionalizzata) del Festival “Letture Dal Bosco” a Lago Laceno. Il Festival è stato molto partecipato ed il bellissimo bosco di faggi del Piano dei Vaccari ci ha accolti con un clima fresco ed amorevole. Grazie a tutti coloro che hanno partecipato all’evento, a Mariano Graus che ha partecipato in rappresentanza della Graus Edizioni, a Pietro Graus, che non ha mancato di farci sentire la sua vicinanza, anche se non presente, a Marta Krevsun autrice di bellissime poesie, che ci ha portato un’aria di giovinezza e di bellezza. Un ringraziamento anche agli altri due membri della giuria: Rosanna Lemmo, che, come al solito, è stata impeccabile e professionale, e a Maria Grazia Nazzaro che si è prestata con grande attenzione al nostro gioco. Ci sono stati i primi vincitori dell’evento: Domenico Spinelli, terzo classificato, Nuccia Maresca, seconda classificata e Stefania Napolitano, prima classificata. A loro le bellissime opere d’arte prodotte da Avventura di Latta di Napoli. Un ringraziamento a La Vie En Rose Fiori e Piante che ha superato se stesso, realizzando la corona simbolo del Festival di una bellezza ineguagliabile. E un grazie anche a Michela Ottobre, che ha concluso la manifestazione con il rito per il “Piccolo Popolo”. Ci vediamo l’anno prossimo, sempre nella terza domenica di Luglio!
Al Passo di Mirabella passano due asini, carichi di ogni ben di Dio, accompagnati da un uomo, che li precede, con un bastone in mano e vestito di tutto punto. I due asini sono attrezzati con basto e soma. I carichi che pendono ai lati del grosso addome fanno pensare alle coppie di caciocavalli, appese al bastone per l’essiccazione. Percorrono la Statale 90, ossia la via delle Puglie, e lo fanno in direzione di Foggia. Camminano al margine della strada, per non intralciare il traffico. Hanno il passo lento di chi conosce bene la fatica del camminare e sa bene come dosare le energie per raggiungere i propri obiettivi. Le auto, come al solito, sfrecciano sulla nazionale senza curarsi troppo dell’insolita scena, a differenza degli indigeni, assiepati davanti ai bar, che forti del giorno festivo e complice un clima mite, sono in tanti per strada a chiacchierare. Alcuni riprendono l’insolita scena con il telefonino, e ridono di gusto. È da tempo che, da queste parti, non si vedeva un asino, figuriamoci due, guidati da un uomo silenzioso e forte. Io sono mosso da una gran curiosità e mi incammino verso di loro. Non ci metto troppo a raggiungerli. Sono lenti, hanno il passo cadenzato, e la schiena curva per il carico. L’uomo ha una pancia pronunciata, una barba incolta, ma ha il viso buono. Ha l’aspetto di uno sulla quarantina, ed ha il capo coperto da un cappello scuro a falda. Li affianco, e cammino sul marciapiede accanto a loro. L’uomo si gira, fa per parlarmi, ma poi si volta di nuovo verso la strada, senza pronunciare una parola. Un’occasione persa, penso io, che, invece, cercavo il contatto visivo oltre a quello della parola. Gli sorrido, in quel battito di ciglia che si volta verso di me. Gli sorrido più per l’imbarazzo che mi trasmette il suo sguardo cupo e buono, che per una reale gioia. Che ne pensi di fermarti per una birra? Gli dico con voce ferma e tono basso. Si gira ancora verso di me ed annuisce. L’invito è stato accolto. Gli faccio cenno di seguirmi, e mi metto davanti alla simpatica carovana, sotto lo sguardo attento degli indigeni, che mi guardano con un piglio tra il divertito e l’invidioso, promuovendo la sfacciataggine. Li conduco fino al bar che era poco più avanti. Mi fermo e, prima che si fermassero a loro volta gli animali, mi presento: sono Giuseppe, dico, allungandogli la mano in segno di saluto. Lui mi tende la sua e ci avvinghiamo in una stretta vigorosa: piacere, sono Nello. Camminiamo da oltre quattro ore, e questa sosta è provvidenziale. Faccio strada verso la porta del bar, ma mi accorgo che lui si attarda, armeggiando con gli animali, anch’essi stremati per la fatica. Gli stacca la soma, poggiandola sul tubolare di ferro che delimita il marciapiede, poi, con un po’ di affanno si avvia ciondolante verso la porta di ingresso del bar, dove ero in sua attesa. Mi guardo intorno, in cerca di un posto dove sederci, lo trovo nello spazio antistante l’ingresso. Prendiamo posto all’unico tavolino rimasto libero. Il cameriere arriva subito ed ordiniamo due peroni ghiacciate ed un bel po’ di taralli. (Brano inedito, tratto da “La Gente della Terra di Mezzo” di Giuseppe Tecce)
Siamo giunti al “Day After”, il giorno dopo di tutto, ma anche il giorno in cui tutto può avere inizio. È il giorno delle opportunità, ed anche il giorno dei ringraziamenti! La serata era cominciata con un video di Maurizio De Giovanni, con un bellissimo ringraziamento a Pietro Graus, perché la sua carriera, un po’ di anni fa, prese l’avvio proprio con il premio Approdi d’Autore (tra l’altro il suo primo premio letterario). Ieri sera lo stesso premio l’ho ricevuto io, ed è stato in assoluto il mio primo premio letterario. Ma come ho detto, è anche il giorno dei ringraziamenti, in primis a Pietro Graus che è un editore davvero illuminato, precisando che non è un mero stampatore di libri, come tanti fanno, ma è un vero editore, nel senso più antico della parola: l’editore è non solo quello che seleziona l’opera, ma anche colui che l’accompagna all’altare. Un grazie di cuore va al mio amico Maurizio Del Greco, con il quale condivido pienamente questo pezzo di viaggio, che tante soddisfazioni ci sta dando e ci darà. Un grazie anche a Marta Krevsun, magnifica conduttrice della serata, donna dalla profonda sensibilità, e padrona incontrastata del palco. E ancora un grazie a Maria Baldares efficace direttrice del mio ufficio stampa, giornalista attenta, sagace e fedele braccio destro nella mia comunicazione. Un grazie a tutto lo staff della Graus Edizioni, fatto di ragazze, ed un ragazzo, attenti, premurosi e professionali. Insomma oggi, mi godo un po’ il premio che vedete in foto, opera di un artista napoletano, ma da domani di torna già al lavoro!
Sono nell’elenco dei finalisti al premio letterario “Approdi D’Autore” che si concluderà il 6 Luglio nella Piazza del Soccorso di Forio d’Ischia. Io, però mi sono anticipato un po’… e diventa d’obbligo il passaggio nelle acque termali. Vi lascio nel primo commento un articolo de “Il Mattino” di oggi!
L’emozione cresce e con essa anche l’adrenalina. Voglio rinnovare a tutti l’invito a partecipare alla seconda edizione del festival “Letture dal Bosco”, da me ideata e che si terrà a Lago Laceno, sulla Piana dei Vaccari il 21 Luglio. L’evento si propone di essere il primo Festival rivolto ai lettori, che si renderanno protagonisti di performance espressive, attraverso le letture dei testi degli scrittori Giuseppe Tecce e Marta Krevsun. La giornata sarà presentata da Grazia Caruso. Avremo una giuria prestigiosa, che valuterà le performance, formata da Pietro Graus, Rosanna Lemmo, Luigi Frasca e Emanuela Liaci. Ai primi tre classificati saranno consegnati dei premi prodotti da Avventura di Latta, officina Sociale di artigianato artistico di Napoli. La manifestazione si svolgerà tra le 11 e le 17, Si inizierà con degli esercizi di benessere fisico e spirituale, a cura di Marta Krevsun, e si chiuderà con il Rito di Ringraziamento del Piccolo Popolo, a cura di Michela Ottobre della Associazione “Sabba de Nuce”. Il tutto nella cornice spettacolare dei Monti Picentini, comodamente sdraiati all’ombra di lecci secolari. Simbolo del Festival sarà l’immancabile corona di fiori, che verrà posta sul capo di chi si esibirà. La partecipazione è gratuita, e vi aspettiamo numerosi e pieni di entusiasmo ed allegria. Un grazie di cuore a Maria Baldares e alla Graus Edizioni tutta, che ci stanno dando una grande mano nell’organizzazione. Ed un ringraziamento ancora all’amico regista Maurizio Del Greco che, pur a distanza, ci trasmette tanta energia positiva in tutto ciò che organizziamo. E ancora un grazie doveroso al Comune di Bagnoli Irpino e alla Provincia di Avellino che ci hanno concesso il Patrocinio. Cliccando su questo link troverete altre informazioni utili: https://www.facebook.com/share/MJU1JTmagXLPwjqg/?mibextid=9l3rBW
Mi trovo al bivio per Andretta. Ho lasciato lì Celestina ed ho fatto due passi a piedi sulla statale che taglia il Formicoso. Una striscia d’asfalto che divide un’altura piatta e priva di vegetazione. In altri tempi ti avrei raccontato ancora che questa via segue il tracciato della Via Appia Antica, ma adesso non ne ho più voglia. Le cose non mi attirano più, o, almeno, non quanto le persone e le loro storie. Sono arrivato fino al guardrail che protegge gli automobilisti più audaci in una curva troppo stretta e falsa. Mi sono fermato ed ho guardato. Le ginocchia poggiate contro la barriera, poi il vuoto, ed il ventre poggiato ad un parapetto metallico. È freddo, mi procura i brividi, che però non sono nulla al cospetto di quello che avrei provato poco dopo. Ero distratto dallo smartphone che mi segnalava l’arrivo di un messaggio, ma una volta riposto nella tasca posteriore del pantalone, sono stato costretto a sollevare lo sguardo. Costretto dalle ansie del momento che mi trascino dietro ovunque io vada e che, a volte, mi spingono ad avere una fretta che non si addice alla bellezza del luogo in cui mi trovo. Resto senza fiato, ancora una volta questa terra così cruda e dura mi lascia senza fiato. Cerco un contatto con la realtà: mi volto dapprima verso destra. La via da dove sono venuto è deserta. Mi volto, poi, a sinistra; poco più avanti, al centro esatto dell’incrocio, ci sono dei cartelli stradali: Bisaccia, Calitri, Lacedonia, Andretta. Bisaccia, il paese di Franco, Lacedonia, quello di Mario, Calitri, quello di Franca. Ho un piccolo seme piantato in ciascuno di questi paesini disseminati su queste alture impervie, ma fertili. Mi volto d’improvviso, alzando, poi, lo sguardo di fronte a me. Questi luoghi mi sono così familiari che non posso non pensare che in una vita passata li abbia abitati. In fondo li riconosco istintivamente, emotivamente, a pelle, e a naso. Tutto mi è familiare, i colori, i panorami, gli odori e d’istinto mi accorgo di sentirmi a casa, accolto in un abbraccio tenero, tipico di una madre premurosa, che teme la partenza del figlio, che non vuole che vada, che gli da cibo in abbondanza per legarlo a se, per sempre. Ho alzato lo sguardo ed ho guardato verso Sud, attraversando con la vista un terreno all’apparenza brullo, privo di vegetazione da fusto. Qui sotto c’è Morra De Sanctis, e li più avanti, sulla sinistra c’è il lago di Conza. E ancora Lioni, Teora, Materdomini, Calabritto, poi lo sguardo si alza verso l’imponenza austera dell’Appennino. È la magnificenza del massiccio dei Monti Picentini, un massiccio immenso, ricco di acqua e di fitta vegetazione, che divide la terra irpina da quella salernitana. (Inedito da: La Gente della Terra di Mezzo, di Giuseppe Tecce)
Ed eccoci in dirittura d’arrivo. Sono tra i 20 finalisti del prestigioso premio letterario “Approdi D’Autore”, che ci vedrà schierati sabato 6 Luglio nella bellissima cornice di Forio d’Ischia. In bocca al lupo a tutti e vinca il migliore.
C’era un tempo in cui vivevo in simbiosi con la mia bicicletta. Era il tempo in cui mi allungavo in lunghe escursioni, seguendo la direttrice della via Appia Antica, tra Benevento e l’Alta Irpinia. In quel tempo scorrazzavo lungo quel pezzo di Appennino Centro Meridionale che è conosciuto con il nome di Formicoso. Era il tempo in cui prendevo appunti di viaggio, che poi sarebbero diventati un libro “L’agente della Terra di Mezzo”, che racconta i lati più intimi della terra Irpina. Oggi, a distanza di anni, quella terra mi ha accolto, ed io trascorro qui le mie giornate, nel bellissimo centro di Sturno, tra mille progetti e l’amore per questa terra, selvaggia e miracolosa, misteriosa e magica. Sono diventato uno scrittore, viaggio molto, ma ritengo, con fermezza, che “L’agente della Terra di Mezzo”, sia il libro che ogni Irpino debba tenere nella propria biblioteca, per piccola o grande che sia.