I paesi

I paesi respirano come respira il cuore della terra, si allargano, si stringono, poi emettono uno sbuffo di vapore, infine inspirano ancora.  Non c’è nulla di strano in tutto ciò , è solo il respiro della terra. Spesso le case sono vuote. Vuol dire che chi le abitava è andato via: a volte si va via per piacere, per lavoro, spesso si va via per forza, con la chiamata dell’altissimo. Le case dell’inedia si rompono e per rimetterle in piedi ci vuole fatica e sudore. Oggi, le grida dei bambini sembrano un ricordo lontano e i paesi si sono trasformati in culle per anziane signore, che in una strana involuzione del destino ritornano a indossare i panni dell’infanzia, e questa volta, senza più memoria. 

Non è stato sempre così: un tempo c’era un bambino per ogni giovane donna e un cane per ogni bambino. C’erano intere generazioni affollate in una casa. I gatti amoreggiavano sotto ai lampioni dalla luce gialla, mentre la ragazza lasciava all’angolo gli avanzi della casa. Il macellaio sbuffava per il troppo lavoro e il contadino alleggeriva le giornate con un buon bicchiere di vino e un pezzo di formaggio. Le vacche erano all’angolo delle strade e le case in pietra erano il perimetro di viali alberati, pieni di sedie e di voci. 

Ma anche gli alberi, ogni tanto, perdono le foglie.

Così i paesi si spogliano piano piano, restano le case vuote come gusci, le strade silenziose come orfani.

Non c’è nulla di strano in tutto ciò:

è solo il respiro della terra, che fa posto al silenzio, per poi, forse, un giorno, ricominciare.

Pubblicato da Giuseppe Tecce

Scrittore di saggi e romanzi Giornalista Direttore di RSA

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