Parliamo di “Sette e Quarantacinque”

Perché non parlare di libri? D’altronde siete atterrati sulla pagina di uno scrittore.
“Sette e Quarantacinque” è un noir, ma uno di quelli che si servono del delitto quasi come una scusa.
Perché a me, in realtà, interessa quello che succede prima, e anche quello che rimane dopo. Mi interessano le vite che si incrociano nei nostri paesi, dove tutti si conoscono e nessuno conosce davvero nessuno. Mi interessano le persiane che si muovono lentamente, le parole dette al bar la mattina presto, così come quelle non dette. Mi interessano anche i sospetti che corrono più veloci delle persone e le verità che vanno a rilento.
Mi interessa molto la provincia. Ancor di più quella italiana, meridionale, apparentemente immobile, dove alle sette e quarantacinque del mattino qualcuno alza una serranda, qualcuno mette su il caffè, qualcuno accompagna un figlio a scuola. E intanto, da qualche parte, sta per accadere qualcosa capace di cambiare per sempre la vita di tutti.
Ed è proprio da questo mondo che nasce Sette e Quarantacinque. Un giallo, certo. Un noir, forse ancora di più. Ma soprattutto una storia di uomini e donne, delle loro debolezze, delle loro ossessioni, dei loro piccoli segreti conservati per anni come fotografie dimenticate in fondo a un cassetto.
Poi arriva un giorno in cui quel cassetto qualcuno lo apre e da quel momento, niente è più come prima.
Ma uno scrittore ha ancora un altro punto di vista: quando finisce di scrivere un libro e lui (il libro) comincia a vivere di vita propria passando di mano in mano, di casa in casa. Ed è una sensazione meravigliosa.

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Pubblicato da Giuseppe Tecce

Scrittore di saggi e romanzi Giornalista Direttore di RSA

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