Il sole di mezzanotte di Kokkola

Nell’anno 2009 andai in Finlandia. Era la prima volta, poi ci sarei ritornato diverse volte ancora. Il volo che partiva da Roma fece scalo ad Helsinki e da lì, alle 2 di notte, ci piazzarono su un piccolo aereo che aveva non più di dieci posti, e ci spedirono in un cittadina che stava al nord, ai confini della Lapponia. La città si chiamava Kokkola, e l’aereo per arrivarci sorvolò delle aree immense fatte di boschi e di una miriade di laghi. Si vedeva tutto nitidamente per via del sole di mezzanotte. Era fine giugno, cioè nel periodo in cui il sole non tramonta mai. Sull’aereo ero con delle persone provenienti da diverse parti d’Italia e d’Europa, che facevano parte dello stesso progetto cui afferivo anche io. A bordo si rideva e si scherzava, mentre il piccolo aeroplano vibrava e dava scossoni: “se l’aereo cade, non lo verrà a sapere nessuno”, dicevo io, mentre indicavo il grandissimo numero di laghi che ci avrebbero inghiottiti senza lasciare traccia alcuna. Gli altri ridevano: c’era un clima goliardico, da gita scolastica. Non ricordo per quale progetto fossimo lì, ma ricordo che la mia cooperativa faceva parte di una rete internazionale di cooperative che si chiamava Reves, con la quale abbiamo fatto tantissime cose. Senza dilungarmi nelle sessioni lavorative o nelle lunghe passeggiate nella città di Kokkola, avvolta nella luce tiepida e spenta del sole di mezzanotte, ho un ricordo particolare di una serata speciale. In una di quelle sere, ci radunammo al porticciolo. Credo che fossero almeno le 21. Come al solito il cielo era illuminato e faceva molto freddo, nonostante fosse l’inizio dell’estate. Non c’erano più di 5 gradi. La barca, molto bella e tutta rifinita con legni di pregio, partì per una meta a noi ignota. Scendemmo in sottocoperta, dove trascorremmo molto tempo in un ambiente molto bello e soprattutto caldo, avvolti da una bellissima musica jazz e mangiando, tanto per cambiare, salmone in tutte le salse.

Arrivammo a destinazione che era poco prima di mezzanotte. Scendemmo dall’imbarcazione. Eravamo arrivati sull’isola di Tankar. Li avemmo modo di girare l’isola, ma soprattutto di osservare, da una postazione d’eccezione, il sole di mezzanotte che fu una costante di tutto quel viaggio. Ricordo ancora il freddo pungente della notte (notte è un eufemismo, ovviamente), che mi costrinse a mettere un k-way sopra al mio giubbotto di jeans.

Tornammo sulla terra ferma a notte fonda, ma non ce ne accorgemmo, visto era sempre costantemente giorno. Fu una bellissima avventura in quella nave della quale ricordo ancora i grandi finestroni nella parte bassa, che erano per metà immersi in acqua e permettevano di guardare sia sopra che sotto il livello del mare, dove nuotavano pesci che non avevo mai visto prima di allora. Nella prima foto eravamo sulla prua della nave con il comandante, nell’ultima foto ero ad Helsinki il giorno prima del ritorno in patria.

Pubblicato da Giuseppe Tecce

Scrittore di saggi e romanzi Giornalista Direttore di RSA

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