La sera, la luce, il tramonto. Il momento è troppo ghiotto per non fare esercizi di stile… e così scrivo:
La via del mare è lontana e ripartire da qui sarebbe impossibile. Ci vorrebbe un’infinità di tempo già solo per rimettere indietro gli orologi, figurati per incamminarsi verso il mare.
Per fortuna che qui c’è una vigna, alla cui ombra si sta divinamente, leggendo un passo da un libro di Gurdjieff, uno di quelli che incitano alla calma dentro al moto perpetuo delle cose,
mentre parole come gambe sottili trasportano
corpi imbalsamati dalla salsedine serale.
Per fortuna che ho la vigna di fronte a me. Trascino una sedia e mi ci siedo sotto.
I filari di uva matura mi parlano di afrodisiache visioni. Il nettare cade lento sulla mia bocca che, appena aperta, aspetta di riceverne ancora.
Ma la sua bocca dipinta di rosso non concede scampo a me, mentre lei viene a sedersi a terra accanto alla mia sedia.
Ed io, reso empio dal nettare del frutto, non colgo il tempo per sfiorarla, ma mi lascio ingannare dalla promessa dell’uva.
Come la rosa davanti al filare grida al cielo il suo sacrificio, così il vignaiolo risponde addossandosene la cura.
Con ostinazione devota, io stesso spalanco gli occhi sul mondo e attendo dalle sue mani calde il permesso di osare.
