Cara Italia ti voglio parlare
di Rocco Scotellaro.
Era un poeta di un bellissimo paese lucano.
Ricordati di leggere le sue poesie.
Lui morì a trent’anni, ma fece in tempo
a fare il sindaco, a scrivere, a studiare.
Se ti occupi di lui ti potrai occupare
anche di Carlo Levi, di Manlio Rossi Doria.
Cara Italia, non ti scordare il sogno
di Olivetti, il pensiero di Nicola Chiaromonte
e Corrado Alvaro.
Cara Italia, pensa alla vita di Gaetano Salvemini,
al terremoto di Messina in cui perse tutti
i suoi cinque figlie e la moglie e la sorella.
Pensa a come si può fare buon uso
anche della più terribile tragedia.
Cara Italia non ti scordare
che sei la terra in cui il divino più che altrove
si è posato sulla terra: Venezia esiste veramente,
e le meraviglie di Firenze e le meraviglie
di mille paesi, da Badolato a Portofino,
da Sepino a Mondovì.
Cara Italia ricordati di andare a Taranto,
città antica e puberale, sensualissima e letale,
ricordati la bellezza di Antonia Pozzi e Cristina Campo.
Cara Italia vatti a prendere il sole di ottobre
a Porto Badisco, ricordati le tue isole,
i monasteri, gli artigiani, le poesie di Leopardi,
i muratori di Bergamo.
Cara Italiani, uscite nelle piazze
che amava Alfonso Gatto,
non date le spalle ai vecchi, ai vicoli,
alle logge. Tornate a camminare
verso la campagna, tornate antichi,
la modernità vi stanca,
“siate la polpa rossa dell’anguria
spaccata in mezzo alla tovaglia bianca”. (Franco Arminio)
