La pietra gettata nel placido stagno del pacifismo agita la coscienza di chi non ne ha.

Sono passati 65 interminabili giorni da quando questa ennesima guerra, una guerra nel cuore della civile Europa, ha avuto inizio, con immagini disumane di massacri e distruzione. Tutti noi vogliamo la pace, tutti noi vogliamo fortemente fermare il massacro, non giustificato e non giustificabile, che è in atto. Ma è sul come che si determinano le divergenze. Si, lo ammetto, sono un intervenrista: se hai un cancro non c’è altra soluzione se non l’asportazione, poi si passa alla fase della cura. Non ho mai visto un cancro regredire per il solo fatto che gli sia stato ordinato di farlo, ne con le buone, ne con le cattive parole. I pacifisti, hanno le loro ragioni, che non condivido, ma che comprendo. Oggi c’è un editoriale su Avvenire, dell’amico Angelo Moretti, che fa, finalmente, delle proposte concrete al movimento pacifista. Lo ringrazio, perché, per la prima volta, si è avuta la capacità di mettere da parte gli slogan facili sul fermate le armi e frasi similari, per concretizzare proposte operative da mettere in campo. È un vero salto di qualità nella variegata discussione aperta nel fronte pacifista. Passare dalla passività degli slogan alla operatività sul campo, potrebbe davvero segnare il passo in questa situazione che sembra senza via d’uscita.

Intanto una pietra è stata lanciata nel placido stagno degli attendisti, a smuoverne le acque e le coscienze. Qualcosa bisogna pur fare, prima che il conflitto possa allargarsi, come le metastasi di cui sopra.

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