Quel pasticciaccio di Plovov Motorola

Non mi sarei mai ricordata di un individuo del genere, ma ieri ho letto nei notiziari russi e in quelli della repubblica separatista del Donetsk, che la vedova (quella n.2, del Donetsk, più avanti vi spiego il trucchetto), ha ricevuto il riconoscimento dell’Ordine del coraggio della Russia del marito defunto, dalle mani di Sergej Kirienko (un politico vicino a putin, uno dei curatori principali degli interessi della Russia nelle repubbliche separatiste di Lugansk e Donetsk dall’inizio dell’operazione speciale russa in Ucraina).
Mi è sembrato un buon pretesto per disegnare le dinamiche della politica Russa in queste due regioni separatiste. Andiamo.
Arsen Pavlov, meglio conosciuto col nome di battaglia di “Motorola”, naque nel 1983 in una periferia sperduta della Federazione Russa, a Uchta, nella Repubblica dei Komi. È un posto depresso e desolato, alcune strade assomigliano a Mariupol’ dopo i bombardamenti, senza però essere state mai bombardate.
Scuola dell’obbligo, servizio militare, lavoro nell’autolavaggio della città di Rostov sul Don. In quell’autolavaggio nel 2012 Motorola rubò, in stato di ebrezza, una macchina. La Femida russa non fu severa con Motorola: fu condannato con pena sospesa ad un anno e mezzo.
Intanto arriva il 2014, e Motorola parte alla volta dell’Ucraina e si arruola come volontario nelle milizie filorusse della repubblica separatista di Donetsk. Qui la vita di Motorola ebbe una svolta. Diventò il comandante del battaglione “Sparta”, uno dei principali battaglioni paramilitari filorussi, che combatté contro il governo centrale di Kiev.
Pavlov guidò il suo battaglione nelle importanti battaglie di Illovaisk dove un gran numero di soldati ucraini sono stati accerchiati e catturati dai miliziani filorussi e presso l’Aeroporto di Donetsk, conquistato alla fine dai miliziani filorussi nel 2015 dopo 242 giorni di dure battaglie contro i soldati dell’esercito ucraino. Motorola finì nella lista nera del governo ucraino come una tra le principali persone ricercate per la formazione di gruppi illegali paramilitari e per formazioni militari, e a febbraio 2015 fu inserito dall’Unione europea nella lista delle persone sanzionate a cui era vietato l’ingresso nel territorio europeo.
Pavlov-Motorola è stato accusato dell’uccisione, che sarebbe avvenuta nel 2015, di 15 soldati ucraini fatti prigionieri, azione che si configura come un crimine di guerra.
Motorola ha sempre dichiarato di essere andato a combattere in Ucraina non per soldi o per aspirazioni politiche, ma esclusivamente per difendere il “russkij mir” (mondo russo), qualche volta utilizzando espedienti interessanti: per esempio, per spaventare i nemici, Motorola trasmetteva attraverso gli altoparlanti le esclamazioni di “Allah Akbar” in modo da creare l’impressione della presenza di forze speciali cecene nei villaggi.
Anche la vita sentimentale di Motorola cambiò: nonostante avesse una moglie e un figlio in Russia, si sposò nel Donetsk con Elena Kolenkina (proprio quella che ieri ha ricevuto la medaglia), una ragazza originaria di Donetsk. Al matrimonio erano presenti le due figure di spicco di allora dei ribelli filorussi: Igor Girkin (meglio conosciuto come Strelkov) e Pavel Gubarev.
La giovane sposa si presentò al matrimonio vestita come una vera compagna di un combattente: sopra al vestito bianco indossava una fondina con una pistola.
La giovane famiglia ebbe subito una casa in regalo dal nuovo governo separatista: tanto c’erano tante case lasciate libere dagli ucraini fuggiti dalla regione.
La nuova vita proseguiva così, fino a quando nell’ottobre del 2016 Pavlov-Motorola che in quel momento saliva spedito il suo ascensore sociale, fu ucciso dall’esplosione di un ordigno all’interno dell’ascensore della sua residenza.
Forse un giorno sapremo chi fu l’autore dell’arresto della salita dell’eroe della repubblica separatista. Potevano essere i servizi segreti ucraini, potevano essere i concorrenti locali, potevano essere anche i servizi segreti russi: nel 2016 la fase calda militare della conquista del Donbass era terminata e la Russia non aveva più bisogno di materiale umano di consumo militare. Chissà.
Motorola fu sepolto in pompa magna a Donetsk ed è stato inserito nel pantheon degli eroi del Donbass.
Fino a quando, nel maggio del 2022, dopo 6 anni dalla sua morte, è stato insignito, post mortem, da putin dell’ordine del Coraggio della Federazione Russa “per il coraggio e l’altruismo” mostrato nello svolgimento dei compiti “per garantire la tutela dei diritti e delle libertà dei connazionali”.
Ieri la medaglia è stata consegnata alla vedova n.2 di Motorola in presenza dei combattenti del battaglione Sparta, dal primo vice capo dell’amministrazione del presidente della Federazione Russa Sergey Kiriyenko”, ha scritto Pushilin nel suo canale Telegram. Amen.

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