A casa di Arminio

Era successo per caso, come succedono sempre le cose migliori.

Avevo parcheggiato la macchina proprio davanti casa sua a Bisaccia, e verso le dodici e mezza, mentre la stavo riprendendo, ho visto Franco Arminio uscire di casa. L’ho chiamato. Si è girato, mi ha messo a fuoco (già ci conosciamo perchè ci siamo incrociati più volte negli anni) e mi ha salutato con quel suo modo burbero ma buono, che fa tanto Franco Arminio.

Mi ha chiesto se stessi ancora scrivendo. Gli ho risposto di si, e gli ho parlato del mio nuovo libro: “Sette e Quarantacinque”, un noir di provincia ambientato in Alta Irpinia, primo di una trilogia. Mi ha chiesto quale fosse la mia casa editrice, e gli ho risposto che scrivo per la Graus Edizioni: “Beh, non ti puoi lamentare”, ha risposto, “è una buona casa editrice”. Poi mi ha detto che non legge romanzi, nè tantomeno gialli, compresi Simenon, Camilleri, De Giovanni, e che una volta aveva cominciato un giallo di Simenon, ma lo aveva abbandonato dopo sette o otto pagine.

Gli ho offerto lo stesso il mio libro, affinchè lo leggesse, ma ha detto di no, con il suo modo spontaneo. Poi si è fatto fotografare con il mio libro in mano, con un gesto altrettanto spontaneo, che vale più di mille parole.

Franco Arminio è il personaggio che più di tutti mi ha dato l’impulso a scrivere, e soprattutto a mettermi in gioco con la mia scrittura. Il fatto che fosse di Bisaccia, della mia Irpinia, mi ha sempre riempito di una strana gioia ed è sempre stato mia grande fonte d’ispirazione. Ho sempre pensato: “se ce l’ha fatta lui, che è irpino, ce la posso fare anche io”. È un faro, sia della poesia, che degli intellettuali del Sud, e di chi crede che i margini abbiano qualcosa da dire al centro.

infine abbiamo scattato la foto, con lui che tiene in mano il mio libro, che non lo leggerà, ma che considero un passaggio di testimone, da scrittore a scrittore.

Pubblicato da Giuseppe Tecce

Scrittore di saggi e romanzi Giornalista Direttore di RSA

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