Ancora antisemitismo? La storia non ci ha insegnato nulla?

C’è un problema di antisemitismo? probabilmente si. La storia si ripete, diceva Gianbattista Vico, e pare che anche questo caso si stia per ripetere per l’ennesima volta. Ed è un fenomeno generale: negli Stati Uniti d’America, gli attentati ai danni di Ebrei sono aumentati in maniera esponenziale, superando anche quelli che vengono commessi in Europa. Tra l’altro, proprio ieri sera, alla stazione Termini di Roma c’è stato un vile attacco ad una ragazza ebrea di soli 24 anni, accoltellata da uno sconosciuto. Potrebbe essere un fatto di cronaca commesso da un balordo, ma anche l’avvisaglia che qualcosa si sta muovendo, purtroppo, anche dalle nostre parti.

L’ultimo accorato appello è quello lanciato dal Rabbino capo di Mosca, in esilio in Spagna, il quale afferma che gli ebrei dovrebbero andarsene dalla Russia finché sono in tempo, prima di diventare un capro espiatorio della guerra in Ucraina. “Quando guardiamo alla storia russa, ogni volta che il sistema politico era in pericolo il governo ha cercato di sfogare lo scontento e la rabbia contro la comunità ebraica”, dice Pinchas Goldschmidt al Guardian. “Lo abbiamo visto in epoca zarista e durante il regime stalinista. E anche oggi vediamo un crescente antisemitismo mentre la Russia torna a un passato di tipo sovietico e un passo per volta cala di nuovo una cortina di ferro. Perciò credo che l’opzione migliore per gli ebrei russi sia partire“.

Gli ebrei hanno sofferto persecuzioni per secoli in Russia: la parola pogrom, che significa “distruggere, demolire con la violenza”, è nata lì. Negli ultimi cent’anni sono emigrati a ondate per sfuggire alla repressione e alla discriminazione, prima verso l’Europa, poi negli Stati Uniti e infine in Israele. Nel 1926 un censimento calcolava che c’erano 2 milioni e 600 mila ebrei in Unione Sovietica: oggi in Russia, su una popolazione di 145 milioni di abitanti, ne rimangono 165 mila.

La confessione del rabbino

“Il potere premeva sui leader della nostra comunità affinché sostenessimo la guerra, ma mi sono rifiutato”, racconta Goldschimdt al quotidiano britannico. “Mi sono dimesso per le misure repressive che venivano prese contro chi si opponeva alla guerra”. Il fatto che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sia ebreo, osserva il rabbino, ridicolizza la tesi usata da Putin per giustificare l’invasione, secondo cui l’Ucraina sarebbe governata da neo-nazisti: “Mostratemi un paese in mano ai nazisti in cui prospera la comunità ebraica”, dice Goldschimdt.

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