Il giorno dopo del Festival “Letture dal Bosco” è sempre piuttosto complicato, perché le energie che si muovono sono così talmente tante e forti, che fai fatica a metabolizzarle. Sicuramente ci vorrà qualche giorno per riordinare davvero i pensieri e per riorganizzare le emozioni, darle un nome e catalogarle in modo da ricordarle per sempre. L’espressione più comune che si sente ripetere, da parte di chi ha partecipato, è che si tratta di un Festival al fuori dall’ordinario: “se non si partecipa, non si possono cogliere le sfumature delle emozioni e le energie che si generano”. Anche ieri abbiamo raccolto scrittori, musicisti, poeti, attrici, e tantissimi lettori dentro a un bosco, e vi assicuro che non è una cosa né facile né tantomeno scontata. Arrivare fino al bosco richiede, già di per sé, un piccolo sacrificio, quello di arrivare fino a Lago Laceno, ripagato subito dall’accoglienza che solo un bosco può dare, dai suoni della natura e dall’esperienza unica che si vive. Forse la definizione migliore del Festival ce l’ha data un’amica dalla spiccata sensibilità, Premjeet Kaur Tina, che sintetizzando il tutto in una sola parola, lo ha definito “olistico”, perché contiene in sé il momento dell’incontro, della narrazione, dell’ascolto e soprattutto quello spirituale dell’unione con la natura. Insomma, in fin dei conti, Letture dal Bosco è un’esperienza che è più facile da vivere che da raccontare. Nei giorni prossimi cercherò di trasmettertela, per quanto possibile.
