‘A juta de’ femmenielli

I’ so’ ‘a cchiù brutt’ ‘e tutte ‘e ssòre meie, me n’aggi’ ‘a j’ tanto luntano ca m’hânno veni’ a truva’.

Così la Madonna di Montevergine, una delle sei Madonne sorelle che volle andarsene sul monte Partenio, considerandosi rispetto alle altre ‘a cchiù brutta pecchè nera. Nera come le donne costrette a lavorare sotto al sole nei campi. Nera come una schiava, da cui l’appellativo di Mamma Schiavona. Nera come le Madonne di matrice orientale. Come la vergine Hodigitria, patrona di Costantinopoli. Nera di quella nerezza nei paesi cattolici associata agli inferi, all’occulto, alla magia.

Ebbene, quell’ascesa al monte Partenio compiuta dalla Madonna, da secoli è la medesima che i suoi devoti replicano su quel massiccio montuoso più volte l’anno. Si tratta della cosiddetta juta che si svolgeva e tuttora si svolge a maggio, a settembre e a febbraio lungo itinerari prefissati sia per l’andata sia per il ritorno, scanditi da luoghi di sosta per ricordare la salita della Madonna al monte. Vi sarebbe addirittura ancora un sasso sul quale ella si sarebbe seduta per riposare. Juta punteggiata da canti sul tamburo conclusi da canti “a distesa” secondo lo stile dei richiami dei venditori napoletani.

Secondo una leggenda medievale, nel 1256 proprio su quel monte sarebbe accaduto un fatto altrettanto eccezionale. Commossa dall’amore di due omosessuali incatenati per punizione sul Partenio a lei sacro e condannati a morire di freddo o sbranati dai lupi, la Madonna li avrebbe salvati riscaldandoli con la sua luce.

Il pellegrinaggio che si tiene nel giorno della Candelora verso il Partenio, dove sin dall’età arcaica era attestata la presenza di culti dedicati a divinità femminili o dai forti contenuti ambivalenti come la dea Cibele o l’androgina Mefite o Mefito, viene ricordato come la juta dei femminielli laddove il termine femminiello sta ad indicare un uomo che negli atteggiamenti, nell’abbigliamento e nelle scelte sessuali assume i caratteri identitari femminili. E ogni 2 febbraio il rinnovarsi del ringraziamento alla Vergine per quel miracolo d’inverno trova nelle tammurriate e danze dei pellegrini il suo acme prioritario.

Pubblicato da Giuseppe Tecce

Scrittore di saggi e romanzi Giornalista Direttore di RSA

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